Restauro dei murales cileni, iniziativa nata nel 2015 grazie ad una mozione del M5S

muralesviaminardiIl Comune sabato inaugurerà il secondo murale cileno restaurato. Quello di via Minardi che fa seguito a quello, inaugurato tempo fa, di viale Roma. Naturalmente non possiamo che accogliere con favore questa iniziativa dell’amministrazione. Ma non possiamo esimerci dal raccontare come questo progetto è nato: grazie ad una mozione presentata, nel 2015, dal M5S, ed approvata all’unanimità da tutti i gruppi consiliari. Un atto che prevedeva anche il coinvolgimento delle scuole nell’opera di restauro. Non potevamo, infatti, accettare che questi murales, realizzati, nel 1976, da un gruppo di studenti ed esuli cileni (fuggiti dalla dittatura della destra militare del generale Pinochet), fossero lasciati deperire, dimenticati, dietro ai bidoni dell’immondizia, vista anche la loro valenza storica oltre che artistica. Siamo per questo orgogliosi di aver esercitato in modo costruttivo il nostro ruolo di portavoce consegnando alla comunità una proposta di buon senso che non poteva essere bocciata dal Consiglio comunale, una delle poche approvate e poi realizzate dall’attuale amministrazione comunale a guida Pd.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri del M5S per il Comune di Forlì

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Carceri: via libera dal comitato paritetico a stanziamento per Forlì. Soddisfazione del sottosegretario Ferraresi e degli esponenti nazionali e locali M5S

carceriVia libera da parte del Comitato paritetico Ministero Infrastrutture e Trasporti-Ministero della Giustizia ad una specifica destinazione di risorse disponibili destinate alla ripresa dei lavori per il completamento del nuovo carcere di Forlì.
Ne dà notizia il sottosegretario alla Giustizia, onorevole Vittorio Ferraresi che ha la delega specifica all’edilizia penitenziaria, che si dice soddisfatto della ratifica allo sblocco di fondi. Il Comitato paritetico, riunitosi ieri mattina al ministero della Giustizia, era presieduto dal capo gabinetto, Fulvio Baldi, alla presenza del capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini, e della direttore generale delle opere pubbliche e dell’edilizia statale del Mit, Barbara Casagrande.

“Oggi è stata una giornata molto importante sul fronte edilizia carceraria grazie al lavoro di squadra fra Ministero della Giustizia, il Sottosegretario Ferraresi delegato per l’edilizia carceraria e il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Lo sblocco dei fondi per i lavori del carcere di Forlì è un’operazione che rientra nel più ampio e strutturale piano carceri al quale stiamo lavorando”, commenta Carlo Ugo de Girolamo, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della commissione Trasporti della Camera.

Accolgono favorevolmente la notizia anche i consiglieri pentastellati Simone Benini e Daniele Vergini: “Dopo anni di incertezze sul futuro del carcere, la via maestra sembra così finalmente tracciata. E’ nostra intenzione sistemare e riaprire la Rocca di Ravaldino per farne un punto di attrazione turistica che possa ampliare l’offerta cittadina ricostruendo una corte del ‘500 incentrata sulla figura di Caterina Sforza, detta la “leonessa di Romagna”, una figura storica che riteniamo possa essere attrattiva e da far conoscere anche come simbolo della città. Basti vedere come altre città vicine, ad esempio Riolo Terme, abbiano fatto la stessa scelta impostando la loro Rocca proprio sulla figura di Caterina. Forlì è una delle poche città romagnole che non valorizza la propria Rocca, la sua riapertura è una delle proposte del nostro programma elettorale e può essere realizzata ancor prima del trasferimento del carcere, situato nella ex Cittadella, cioè la cinta fortificata ove sorgevano le abitazioni del popolo, che potrà sicuramente essere recuperato, ma in un secondo momento”.
“La rinascita cittadina non può che partire dalla rinascita del Centro Storico, uno dei nostri principali obiettivi sarà infatti quello di renderlo più attrattivo per i turisti ma anche di riportare i forlivesi a vivere nel cuore della città. Questo è necessario per riacquistare un orgoglio forlivese e permetterci di tornare a camminare a testa alta e tornare ad essere la “capitale” della Romagna”- concludono i consiglieri pentastellati.

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Mai più cani isolati socialmente: si discuta del problema canile in una commissione consiliare. Tra le proposte del M5S nuovo bando per la gestione e un cimitero per animali domestici

canileChe il cane sia entrato a tutti gli effetti a far parte del nucleo familiare dei forlivesi lo dicono i numeri. Dati chiari, eloquenti. Quelli di un’indagine condotta nel 2016 da Legambiente che per Forlì parla di 1 cane ogni 3,5 residenti registrato all’anagrafe canina. Ovvero il 30% circa dei nostri concittadini (circa 35mila forlivesi) convive col suo amato Fido. Ed è questo che rende la gestione del miglior amico dell’uomo un fenomeno, anche sociale. Nei canili in primis. Luoghi dove il cane andrebbe ospitato ed anche educato: cosa che, secondo quanto denunciato dall’Associazione volontari del canile di Forlì, attraverso i media, non accadrebbe nella struttura della nostra città, che terrebbe alcuni cani in “isolamento sociale senza la possibilità, per alcuni di loro, di interagire né con gli altri Fido, né con gli operatori oppure i volontari, e con un sistema meccanico di apertura esterno al box che azzera qualsiasi contatto con l’uomo”. Non solo, l’Associazione lamenta anche “la totale mancanza, in questi anni, di una figura professionale che supporti questi animali con percorsi di recupero comportamentale, necessari per aumentare il loro indice di adottabilità”. E critica il Comune per il solito, stancante, rimpallo burocratico che non avrebbe permesso loro, insieme ad un istruttore cinofilo, di avvicinare questi cani. Così, stanchi di questi assurdi, quanto incomprensibili, ostacoli, i volontari (che peraltro avevano presentato un progetto di recupero per questi animali, a costo zero per il Comune, e con figure professionali preparate come veterinari e istruttori cinofili) chiedono di essere ascoltati in Consiglio comunale, in una Commissione ad hoc convocata per discutere di questo delicato argomento.

LA PROPOSTA DEL M5S
Ebbene, al “silenzio” dell’amministrazione comunale a guida Pd, noi del M5S rispondiamo col “rumore” del fare. Ovvero con la proposta di un nuovo bando per l’affidamento (vista la scadenza a fine anno del contratto di gestione all’attuale Cooperativa), ma solo dopo le elezioni comunali del maggio 2019 lasciando, così, a chi governerà Forlì l’onere di redigerne le linee guida. E, come previsto dalla legge, con l’affidamento del canile ad associazioni animaliste e non, come nel caso attuale, ad una cooperativa con l’associazione relegata a posizione subordinata. Nel nuovo bando sarà inserita, anche, la necessaria presenza del veterinario comportamentalista e dell’educatore per valutare e gestire i cani problematici al fine di aumentarne l’indice di adottabilità. Sarà, ovviamente, interrotto l’isolamento sociale denunciato dai volontari e la struttura verrà, quindi, suddivisa in due parti: un canile sanitario di prima accoglienza con “zona quarantena” e, in separato spazio, un’ampia area adibita a “parco-canile” dove i cani possano vivere liberi in gruppo. Non solo, sarà richiesta una maggiore trasparenza dei bilanci di gestione del canile e tutti gli eventuali utili dovranno essere impiegati nel miglioramento delle condizioni dei cani e mirati ad incentivare la loro adozione oltre che per l’autofinanziamento della struttura. E, ancora, creazione di un cimitero comunale per gli animali domestici per dare sepoltura agli animali che vivono nelle famiglie forlivesi ed incremento del numero, oltre che della qualità, delle aree di sgambatura per cani e delle aree verdi dove è consentito il loro accesso, compresa una parte del Parco urbano. Infine, incentivi alle adozioni attraverso le spese veterinarie agevolate e realizzazione di un “gattile-sanitario” in grado di accogliere felini ammalati o incidentati.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri del M5S per il Comune di Forlì

AGGIORNAMENTO DEL 11/1/2019:
Cogliamo con favore il fatto che che la Giunta abbia fatto, pochi giorni fa, quanto da noi richiesto: prorogare di un anno la concessione del canile, sarà quindi la prossima giunta comunale, dopo le elezioni di maggio, a decidere i criteri del nuovo bando, se il M5S sarà alla guida della città, come abbiamo più volte detto, la gestione del canile prevedrà priorità di assegnazione alle associazioni animaliste, come stabilisce la Legge.

Vedi anche comunicato precedente: Canile comprensoriale senza convenzione con le associazioni animaliste

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Condannato per danno erariale “premiato” dal Sindaco Drei a responsabile anticorruzione dell’Unione dei comuni! Indignato il M5S

cigna-dreiCondannato dalla Corte dei Conti per danno erariale, “premiato” dalla politica a Responsabile Anticorruzione per quattro comuni del forlivese: Santa Sofia, Premilcuore, Galeata e Civitella. Non è un paradosso, è la pura realtà. Lo scrive la giornalista, Milena Gabanelli, in un articolo-denuncia pubblicato, ieri, 15 ottobre 2018, dal Corriere della Sera. Un articolo in cui vengono elencati i tanti “anticorruttori” nominati dalla classe politica, che, però, erano stati raggiunti, precedentemente, da un provvedimento di natura penale o erariale. Come appunto Giorgio Cigna, condannato tre anni fa dalla Corte dei Conti di Bologna a rimborsare 31.565 euro, perché si era fatto indebitamente rimborsare le spese di viaggio dalla propria abitazione (fatti accaduti quando rivestiva il ruolo di segretario a Camugnano, provincia di Bologna). Per Cigna, però, non c’è stato soltanto il “premio” dei quattro Comuni. E’ arrivato anche quello concessogli dal sindaco Pd, Drei, quando era anche presidente dell’Unione dei Comuni: il nostro caro sindaco, infatti, lo ha investito dell’incarico di Segretario della nostra Unione dei Comuni e, come se non bastasse, anche di Responsabile Anticorruzione sempre per la nostra Unione dei Comuni. E vai con la politica “anti-meritocratica”. Che, guarda caso, qui da noi vede il Pd in prima linea. Naturalmente la nostra non è una critica alle capacità professionali di Giorgio Cigna, ci mancherebbe. La nostra è una forte indignazione per l’azione politica condotta dal nostro sindaco che è andato a “premiare” proprio un condannato per danno erariale allo Stato.
Ma gli incarichi per Cigna non finiscono qui. Un anno fa, infatti, noi del M5S, presentammo un esposto alla Corte dei Conti, perché non ci convincevano 19mila euro di compenso che gli venivano dati. In sostanza il sindaco Drei gli conferì anche l’incarico di Direttore della nostra Unione dei Comuni “intuitu personae”, senza, cioè, alcuna procedura selettiva.
Comunque una cosa è certa: se il M5S s’indigna per queste “nomine premio” l’Anac “Autorità nazionale anticorruzione” ha fatto di più. Ha, infatti, emanato una circolare con la quale raccomanda di “evitare di designare, quale responsabile della prevenzione della corruzione, un dirigente nei confronti del quale siano pendenti procedimenti giudiziari”, “destinatario di provvedimenti giudiziali di condanna”, o che non abbia dato “dimostrazione nel tempo di comportamento integerrimo”.

LA PROPOSTA M5S
Il M5S ha sempre contrastato questa Unione dei Comuni fallimentare perché era evidente, fin dalla sua creazione, che non avrebbe mai funzionato. Per questo se i cittadini forlivesi ci daranno fiducia alle prossime elezioni comunali uno dei primi atti che faremo sarà quello di uscire, appunto, dall’Unione per garantire, almeno per Forlì, il funzionamento del servizio di Polizia Municipale, indispensabile per la sicurezza dei forlivesi.

QUESTA LA REPLICA DEL SINDACO DREI AL SITO ONLINE FORLITODAY CHE HA PUBBLICATO LA NOSTRA NOTA. Da leggere tutta d’un fiato la parte conclusiva, un vero e proprio autogol politico. Davvero molto divertente. “A dare la propria versione è il sindaco Davide Drei che contrattacca il M5S – scrive Forlitoday nella replica di Drei -: ‘Le cose – dice Drei – bisogna poi dirle tutte in modo completo e non solo raccontarle negli aspetti propagandistici. Prima di tutto il segretario dell’Unione lo nomina il presidente, ma viene scelto dalla giunta, vale a dire dai sindaci dell’Unione. Nel caso di Cigna, che è stato nominato nell’aprile 2017, era una scelta obbligata, dal momento che si può scegliere solo tra i segretari dei Comuni ricompresi nell’Unione, ad indennità pari a zero per il carico aggiuntivo, ed essendo la nostra un’Unione grossa abbiamo scelto tra segretari di fascia A, e tra quelli che avevano dato la disponibilità. Una rosa assai ristretta e quindi quasi obbligata. Per quanto riguarda il ruolo di responsabile anticorruzione è la norma stessa ad indicare che questo ruolo vada naturalmente al segretario generale. D’altra parte – conclude Drei – Cigna era responsabile dell’Anticorruzione già nei 4 Comuni di provenienza’. Eppure – rilancia Forlitoday – nell’atto di nomina emerge una contraddizione in termini, in quanto si dà atto che la circolare prevede in premessa l’assenza di provvedimenti giudiziari di condanna e poi procede con la nomina di Cigna. Continua Drei a riguardo: ‘Non ero a conoscenza della sua condanna in primo grado – dice il sindaco Drei -, in ogni caso qui parliamo di giustizia contabile e non penale e immagino che il procedimento sia pendente in secondo grado’. E conclude: ‘In ogni caso a noi non era noto quest’aspetto e senza dubbio diventerà oggetto di una discussione interna tra noi sindaci all’interno dell’Unione”

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri M5S per il Comune di Forlì

 

Cinque anni di sudiciume e degrado alle case popolari di via Marsala, cinque anni di denunce dei residenti a Comune e Acer, poi un attivista del M5S porta il caso dai Carabinieri e improvvisamente parte la pulizia!

scalaC’è di tutto sotto quel garage abbandonato: siringhe, cartacce, bottiglie di birra vuote, lattine, resti di merende frugali, addirittura bombole antincendio. E’ il “mondo buio e sommerso” dei sotterranei delle case popolari di via Marsala (vedi foto allegate) dimenticato da Comune e Acer per almeno cinque anni che è, improvvisamente, tornato ad illuminarsi dopo l’intervento-denuncia di un attivista del M5S. “Non viviamo più – racconta una residente (che ci ha chiesto di mantenere l’anonimato) delle case popolari tra via Marsala, via Valzania e via Tre Mori – da sotto arrivano odori insopportabili. Andate a vedere quanta robaccia c’è, quanto sporco. Eppure viviamo a due passi dal centro storico. E, addirittura, chi di noi si lamenta riceve minacce. Lì sotto si raduna gente di ogni genere: da ragazzi rumorosi, fino, addirittura, a drogati che vengono a bucarsi. Abbiamo denunciato la cosa a Comune e Acer, ma sono più di cinque anni che si rimpallano la competenza, che ci dicono: è competenza dell’Acer, no è competenza del Comune. E, intanto, nessuno viene e pulire e noi restiamo nel degrado più assoluto. Ripeto, da più di cinque anni”.
La scorsa settimana il nostro attivista Riccardo Bevilacqua, avvicinato da una residente, è sceso sotto il garage di via Marsala e ha trovato quello che si vede nei quartieri ghetto delle città metropolitane (le foto parlano inequivocabilmente). Così si è recato immediatamente dai carabinieri per denunciare la cosa. Ebbene, la mattina seguente sul posto c’erano già degli operatori in tuta e mascherine pronti a ripulire i garage (vedi foto del dopo pulizia). Cinque anni di denunce e lamentele dei cittadini non sono servite a nulla. E’ bastato, invece, l’intervento di un attivista del M5S e, probabilmente, la mobilitazione dei Carabinieri di Forlì, perché Comune o Acer (sui garage insiste una proprietà a due) aprissero bene le orecchie, mettessero da parte la scusante becera della burocrazia, e facessero quello per cui il cittadino paga le tasse: garantire pulizia e igiene. Ma si sa, ormai il cittadino, per la politica di questa amministrazione comunale a guida Pd (ma, in questi anni, si sono comportate allo stesso modo anche altre amministrazioni comunali a guida centrodestra: Forza Italia, An, Lega), è diventato un vuoto a perdere: prima vengono gli interessi delle banche, dei poteri forti; poi, forse, arrivano i problemi del popolo. Non per il M5S, però, che fa dell’interesse dei cittadini il proprio motivo di esistere.

Movimento 5 Stelle Forlì

Foto confronto “prima-dopo”

Foto della situazione “prima”

Foto delle pulizie e della situazione “dopo”

 

Un ponte su Roma per portare in Parlamento e al Governo le problematiche del territorio

“Un ponte su Roma, affinché le problematiche e le criticità che incontrano i professionisti e le imprese forlivesi trovino un interlocutore in Parlamento ed al Governo”. E’ quanto emerso dal convegno “Lavoro, Impresa e Professione in Italia”, organizzato dal M5S di Forlì, che si è svolto venerdì sera, al Salone comunale. Un confronto aperto e costruttivo al quale sono intervenuti, tra gli altri, i rappresentanti delle associazioni di categoria di Forlì. Tante le domande poste dai cittadini ai relatori: Manuela Sangiorgi, sindaco di Imola; Carlo De Girolamo, giurista docente universitario e deputato del M5S; Ricky Salvatore Lantino, docente di fiscalità internazionale; Valerio Tacchini, notaio e consigliere del Mibact; moderatore dell’incontro, Carla Franchini, vicesegretario comunale.
Meno burocrazia, sforbiciata a leggi e leggine inutili, più aiuti a chi crea lavoro: ecco l’obiettivo del M5S, forza di Governo. Perché è ora che professionisti, partite iva e imprese possano svolgere il proprio lavoro liberi da vincoli e impedimenti, senza più uno Stato “nemico”, come accaduto in questi ultimi venti anni di governi di centrodestra e di centrosinistra, ma con uno Stato finalmente “amico”, che sappia rimuovere gli ostacoli.
Sottolinea il sindaco di Imola, Manuela Sangiorgi: “Gli amministratori che propone il M5S hanno come obiettivo prioritario quello di soppiantare vecchi schemi, dietrologie e inciuci di una vecchia classe politica che ha perso completamente il contatto con i problemi reali e quotidiani dei cittadini. La partecipazione, la preparazione e l’umiltà, caratteristiche finalizzate a migliorare la qualità della vita di tutti, sono le cose essenziali che chiedono i cittadini alla politica e che solo il M5S può garantire. Per trovare soluzioni ai problemi”. E aggiunge il deputato Carlo De Girolamo: “Le sfide che il futuro ci pone nell’ambito del lavoro e delle professioni passano inevitabilmente per una revisione dei sistemi di governance del mercato del lavoro ed un aumento degli investimenti in nuove tecnologie e formazione. L’evoluzione dei processi innovativi non deve spaventare, ma, anzi, tanto più si riuscirà a cogliere le sfide che questi ci pongono, tanto più la nostra società saprà, finalmente, compiere quei passi coraggiosi che numeri e bilanci spesso tentano di frenare”. Spiega il notaio Valerio Tacchini, consigliere del Mibact: “In un mondo che cambia, anche le professioni devono cambiare. E la mia, in particolare, se saprà innovarsi nella forma e nella comunicazione, utilizzando gli strumenti digitali, avrà grande futuro e potrà traghettare il Paese collocandosi come attore principale nel sistema”. Ed il docente Salvatore Lantino conclude: “Il futuro è già presente. Il nostro futuro non è domani, è oggi. E dobbiamo governarlo: noi cittadini impegnandoci in prima persona, e lo Stato. Quello Stato che, finalmente, dopo decenni, sta ricominciando a fare gli interessi della gente e non quelli dei poteri forti e della finanza”.

 

Approvata la proposta di legge “Elezioni Pulite”: più trasparenza e tutela degli elettori

elezionipulite“Senza elezioni “pulite” non c’è democrazia. E’ per questo che con la proposta di legge presentata dal MoVimento 5 Stelle recante, tra le altre, “Disposizioni in materia di procedimento elettorale e di esercizio di voto fuori dal Comune di residenza” approvata oggi alla Camera e che passa ora all’esame del Senato, vogliamo garantire il massimo della trasparenza in tutte le votazioni. Per noi è uno strumento semplice ed utile alla democrazia, perché va a scoraggiare il voto di scambio e contrasta i brogli elettorali” dichiara il parlamentare del Movimento 5 Stelle Carlo Ugo de Girolamo.

“Abbiamo previsto, ad esempio – prosegue – cabine elettorali pensate per evitare scorrettezze, urne in plexigas contro i brogli, regole più rigide per scegliere i componenti dei seggi elettorali: le novità sono tante, ma l’obiettivo è semplicemente quello evitare che la volontà dei cittadini sia inquinata dai soliti traffichini”.

“Via i vecchi scatoloni di cartone bianco, che non consentono di controllare se ci sono irregolarità. Le nuove urne saranno in un materiale semi-trasparente. Usare dei contenitori di questo tipo, ad esempio in plexigas opaco, permette agli scrutatori e ai cittadini di controllare che non vengano inserite schede elettorali già “votate”, prima dell’inizio delle votazioni. Con questo sistema evitiamo i brogli, e la segretezza del voto è garantita comunque”.

“Le nuove cabine elettorali saranno aperte su tre lati e “copriranno” gli elettori solo per lo stretto necessario. Anche in questo caso, il voto resterà segreto, ma si eviteranno tanti brogli. Si pensi, ad esempio, a chi scatta foto alla scheda per dimostrare di aver votato questo o quel candidato, perché è stato pagato per farlo. Questo genere di cose non accadranno più”.

“Vogliamo anche dire basta con scrutatori nominati da consiglieri comunali e politici locali”, incalza de Girolamo. Anche per questo, serve la massima trasparenza. La nostra proposta prevede che gli scrutatori siano estratti a sorte dall’albo, durante una seduta pubblica. Inoltre, oltre alle limitazioni che esistono già, abbiamo stabilito che anche chi è stato condannato in via non definitiva per reati contro la pubblica amministrazione o per mafia, non potrà fare lo scrutatore”.

“Le elezioni sono anche una opportunità di lavoro. Per questo abbiamo voluto inserire una regola per favorire chi non ha un impiego: il 50% degli scrutatori saranno selezionati tra i disoccupati iscritti alle liste. Per “svecchiare” gli albi abbiamo abbassato il requisito dell’età. Con la nostra proposta lo scrutatore “più anziano” potrà avere al massimo 65 anni”.

“Siamo altresì consci – prosegue il parlamentare – che Presidenti e segretari di seggio, cioè coloro che dirigono le attività di voto nelle sezioni, hanno un ruolo fondamentale garantendo che tutto si svolga in modo regolare. È importante quindi che siano persone trasparenti. Per questo, stabiliamo che non possano essere parenti dei candidati né condannati per gravi reati, come quelli contro la Pubblica Amministrazione (ad esempio corruzione) o mafia. Ma vi è di più. Capita spesso che presidenti, segretari di seggio e scrutatori svolgano questo lavoro sempre nella stessa sezione. Così c’è il rischio che prendano sempre più confidenza con gli elettori di quella zona e, se hanno cattive intenzioni, possano manipolarne il voto. La nuova normativa stabilisce quindi un sistema di turni: le persone che hanno questi ruoli non potranno essere nominati per più di due volte consecutive nella stessa sezione”.

“Con questa nostra proposta – continua de Girolamo – diciamo anche stop al mercato delle assunzioni nelle aziende partecipate a ridosso delle elezioni. Un posto di lavoro in una partecipata locale è spesso la merce di scambio per ottenere voti. Per questo, abbiamo previsto il blocco delle assunzioni nei 60 giorni che precedono e seguono le elezioni comunali e regionali”.

“Infine conosciamo bene la situazione di chi vive lontano dalla località di residenza, soprattutto al Sud Italia: sempre più persone, in particolare studenti fuori sede o altre, per motivi di lavoro o salute, si trovano lontano dal Comune di residenza. Questo impedisce di esprimere la propria opinione attraverso il voto. È per questo che proponiamo di permettere ai fuori sede di votare anche nel luogo in cui vivono al momento delle elezioni europee e dei referendum. Anche questa è uguaglianza” sottolinea il parlamentare.

“Votare è un diritto per il quale i cittadini hanno lottato duramente. Votare è anche un dovere, per questo con le nostre proposte cerchiamo di riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Votare significa esprimere le proprie idee e partecipare alla vita politica del Paese: in poche parole, il popolo è sovrano, come dice la Costituzione. Dobbiamo quindi garantire che i cittadini abbiano più fiducia nei meccanismi della politica, soprattutto nel modo in cui si svolgono le votazioni. Rendiamo così le elezioni finalmente pulite, libere!”

Anche i consiglieri comunali di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini esultano per la notizia: “Era stata una nostra battaglia anche a livello locale fin dal 2014, quando avevamo chiesto di sorteggiare tutti gli scrutatori, ma la proposta fu ovviamente bocciata da Pd e Centro Destra compatti! Da allora noi abbiamo comunque continuato a sorteggiare sempre la “quota” a noi spettante, mentre i partiti hanno continuavano sempre a nominare chi volevano. Rimase inoltre carta morta anche la proposta di favorire disoccupati e persone a basso reddito che il Pd aveva promesso di realizzare, siamo molto felici che l’inerzia locale sarà ora superata da una norma nazionale”, concludono i pentastellati.

 

L’ennesimo aiuto del Pd alle banche: approvata delibera per saldare debito della Fiera con la Cassa dei Risparmi ed a pagare è sempre il cittadino! Ecco cosa avrebbe fatto invece il M5S

fieraQuando ci sono di mezzo le banche, quando ci sono interessi forti da tutelare, quando la finanza chiama a rispondere è sempre il Pd. Diventato ormai il partito del capitale, quello che per decenni era stato il Polo di centrodestra (Forza Italia, Alleanza nazionale, Lega). Alla faccia dei cittadini. E così, come accaduto con Monte Paschi di Siena (col governo Pd a veicolare miliardi di euro degli italiani nelle casse dell’istituto senese), anche a Forlì, in una sorta di politica del copia incolla, milioni di euro (dei forlivesi) finiscono nella pancia di una banca: in questo caso della Cassa dei Risparmi di Forlì (da poco fusa nel gruppo Intesa Sanpaolo). Precisamente 1,7 milioni di euro, ovvero l’ammontare del mutuo che la società partecipata Fiera di Forlì ha acceso con Cassa dei Risparmi per gli immobili di proprietà. In sostanza, la banca decide di rientrare nell’esposizione? E il Pd cosa fa? Trova subito l’escamotage giusto, a discapito, come sempre, dei cittadini.
Ecco cosa è successo. Ieri il Consiglio comunale, col solo voto dei consiglieri Pd, approva la delibera “Soldi in Cassa”, come la definiamo noi. Perché? Si domanderanno i forlivesi. Semplice: per azzerare un debito (inteso come mutuo sui padiglioni di proprietà) che Fiera di Forlì, società partecipata (31% dal Comune di Forlì, attraverso la Holding Livia Tellus; 21% dalla Fondazione Cassa dei Risparmi e 7% dalla Cassa dei Risparmi Spa; 27% dalla Camera di Commercio), ha, come emerso in Commissione, proprio con Cassa dei Risparmi (uno dei soci).
E’ evidente lo stato di difficoltà in cui versa la Fiera di Forlì con un bilancio 2017 chiuso in forte passività e un disavanzo di 4,9 milioni di euro: ricordiamo che la legge Madia impone la chiusura o la liquidazione di quelle “partecipate” con bilanci in perdita per più anni. Ebbene, cosa s’inventa la giunta Pd per cercare di sanare la falla e risollevare la situazione? Forse la rinegoziazione del mutuo col “socio” Cassa dei Risparmi? Assolutamente no! Forse un bel piano di marketing per rilanciare la Fiera? Ma neanche per sogno! Il Pd s’inventa l’indispensabile e indilazionabile necessità del Comune di acquistare gli immobili della Fiera per, guarda caso, 1,7 milioni di euro (di avanzo di bilancio, soldi dei forlivesi) che la stessa Fiera utilizzerà per estinguere il mutuo con Cassa. Solo i padiglioni, però, non l’impianto fotovoltaico situato sopra, che produce utili dagli incentivi: quello resterà alla Fiera.
La domanda sorge spontanea: chi ci guadagna da tutta questa operazione? Il socio banca, naturalmente, che, non fidandosi, evidentemente, dell’Ente Fiera, decide di rientrare subito del proprio capitale scaricando, così, sulla collettività il costo degli immobili. Se un domani, infatti, stretta da Fiera di Bologna e Fiera di Rimini, Fiera di Forlì dovesse fallire, Cassa dei Risparmi non ci rimetterebbe nulla, grazie alla generosità della politica Pd.
Ma è nell’esaminare attentamente l’intera operazione che sale l’indignazione. Secondo la delibera “Soldi in Cassa” l’operazione sarebbe vantaggiosa per il Comune perché, acquistando gli immobili a 1,7 mln, potrà poi darli in affitto alla Fiera ad un canone di 100mila euro all’anno per 20 anni, incassando, così, 2 mln e guadagnandoci 300mila euro. In 20 anni, però. E se in questi 20 anni la Fiera dovesse chiudere, o, viste anche le attuali perdite, non dovesse farcela a pagare l’affitto? Il Comune, e quindi i forlivesi, ci rimetterebbero un bel po’ di soldini. Non solo, gli “scienziati” del Pd ci spiegano che gli 1,7 milioni vengono pagati, appunto, con avanzo di bilancio, che sono ottenuti spostando il finanziamento della nuova strada tra via Veclezio e via del Partigiano da avanzo di bilancio a mutuo. Insomma, una vera e propria alchimia contabile: il mutuo si spegne in Fiera per riaccendersi in Comune, con i conseguenti oneri a carico dei contribuenti naturalmente. Convenienza??? Questa è una vera e propria presa per i fondelli per tutti noi cittadini che con fatica paghiamo le tante tasse che ci sono.
Ma non è finita qui. Manca la ciliegina sulla torta, la vera chicca finale. La legge impone che per poter acquistare immobili, gli enti locali devono documentare una comprovata indispensabilità e indilazionabilità dell’acquisto. Ebbene, la delibera “Soldi in Cassa” spiega che la motivazione dell’acquisto si lega ad una finalità di protezione civile (valutazione firmata dal geologo Arfelli). In sostanza, i padiglioni della Fiera verrebbero acquistati per essere utilizzati in caso di “terremoto importante” per alloggiare fino a 5000 sfollati (domanda ovvia: visto che il servizio di Protezione civile è conferito all’Unione dei Comuni perché ad acquistarli non ha provveduto l’Unione?). Ma attenzione, il “comico” o meglio il “tragicomico” arriva adesso. Sempre nella relazione allegata alla motivazione dell’acquisto si legge che il “complesso non risulta costruito con criteri antisismici”. Ma come: compriamo degli immobili per ospitare degli sfollati da terremoto e questi sono pericolosi perché non antisismici?

LA NOSTRA PROPOSTA
Secondo noi sarebbe stato più ovvio e vantaggioso per i cittadini forlivesi accordarsi con Cassa dei Risparmi per ristrutturare il mutuo e spalmare così il debito rimasto nei prossimi 20 anni. Dopodiché pianificare un progetto di rilancio e di marketing della Fiera con adeguati manager, prerequisito indispensabile per la rinegoziazione del mutuo con la banca. Oppure dare in gestione la fiera ad una società privata con idonee garanzie: esempio una fideiussione a copertura di almeno 2 o 3 anni di canone d’affitto. O, ancora, privatizzare la Fiera vendendo le quote del Comune (31%) nell’Ente Fiera per investire il capitale in progetti per la città.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

Hanno votato favorevolmente all’operazione i seguenti consiglieri comunali:

Ancarani Valentina (PD)
Bertaccini Paolo (Verdi/Socialisti)
Castellucci Patrizia (PD)
Chiodoni Annalisa (PD)
Drei Davide (PD – sindaco)
Fiorentini Loretta (PD)
Freschi Massimo (PD)
Giulianini Sonia (PD)
Laghi Andrea (PD – dipendente Cassa dei Risparmi Forlì / Intesa Sanpaolo)
Maltoni Maria (PD)
Maretti Paride (PD)
Peruzzini Mario (Forlì SiCura)
Ragazzini Paolo (PD)
Zanetti Lodovico (Liberi e Uguali)
Zani Nada (PD)
Zoli Massimo (PD)

 

Evento “Lavoro, Impresa e Professioni”. L’analisi dei problemi e l’individuazione delle soluzioni

Impresa e libera professione tra leggi, leggine e tanta burocrazia. E’ il tema dell’incontro promosso dal M5S, che si terrà venerdì, 12 ottobre, alle 19:00, presso il salone comunale in piazza Saffi a Forlì. Una serata dedicata all’analisi dei problemi e all’individuazione delle soluzioni. Interverranno tecnici ed esperti che si confronteranno col mondo delle professioni per conoscere le problematiche forlivesi e trasformarle in potenzialità. Insomma, due ore di confronto rivolto a tutti i professionisti e cittadini in attesa di risposte concrete a criticità mai risolte.
Tra i relatori ci saranno: Manuela Sangiorgi, sindaca di Imola e ragioniera responsabile del patronato Uil di Imola; Carlo De Girolamo, deputato del M5S, docente universitario e giurista specialista in Diritto del commercio internazionale; Ricky Salvatore Lantino, docente di Fiscalità internazionale, specialista di Diritto tributario e Diritto dell’economia e della finanza; Valerio Tacchini, notaio milanese impegnato nella riforma del notariato (esercita per importanti brand, per il M5S e per l’associazione Rousseau), consigliere del Ministero per i Beni e le attività culturali.

Al termine (ore 21:00 circa) cena di autofinanziamento. Per informazioni/prenotazioni telefonare al numero 335 585 4710.

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Zona Portici, un destino annunciato: giunta Pd incapace di intervenire. Ecco il “Piano della Rinascita” del M5S

porticiE alla fine per riportare legalità e ordine nella zona Portici si sono dovuti mobilitare, prima i cittadini, attraverso denunce e segnalazioni, e poi i Carabinieri con un vero e proprio blitz. Decine di spacciatori, tutti stranieri richiedenti asilo, sono stati arrestati, e la piaga dello smercio di droga, per ora, debellato. Per quanto tempo però? Si chiedono i cittadini e ci chiediamo noi. Una cosa è certa: se quell’area, a due passi dal centro storico e adiacente la stazione ferroviaria, continuerà ad essere abbandonata a se stessa, così come lo è stata in questi ultimi anni, delinquenti e malintenzionati continueranno a vederla come terreno fertile per i loro sporchi affari. A nulla, infatti, sono servite le proteste degli abitanti, i nostri interventi, le nostre interrogazioni, l’ultima discussa in consiglio proprio ad inizio anno: il Comune non si è mosso, non è intervenuto nemmeno potenziando i controlli o installando delle semplici videocamere. E così spaccio di droga e, addirittura, tentativi di stupro, sono aumentati nel tempo. Creando un vero e proprio porto franco della delinquenza a due passi del cuore della città.
A portare alla ribalta delle cronache la grave situazione di degrado della zona Portici fummo proprio noi un paio d’anni fa con “Movimento d’ascolto”, il nostro ciclo di assemblee pubbliche. Incontri con gli abitanti dei quartieri per comprendere problemi e difficoltà e girarli all’amministrazione comunale per la loro soluzione. Lo scorso anno incontrammo di nuovo i residenti dell’area Portici e, attraverso un’interrogazione, elencammo a sindaco e giunta tutte le cose che non andavano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: per riportare legalità ed ordine quei cittadini hanno dovuto chiedere aiuto ai Carabinieri. Perché l’amministrazione a guida Pd non è stata in grado di intervenire al di la degli annunci. Avevamo chiesto anche una commissione per discutere i millantati interventi sbandierati da questa giunta per l’area Portici, ma non ci è mai stata concessa.
Cosa fare? Come abbiamo avuto già modo di dire in altre situazioni legate alla sicurezza pubblica è necessaria una maggiore presenza, in città, di uomini in divisa. In primis degli agenti della polizia municipale che devono tornare sotto il controllo del Comune di Forlì e non più dell’Unione dei Comuni. Se i forlivesi ce lo permetteranno, la prima cosa che faremo è riprenderci, appunto, il controllo della Polizia municipale, potenziarne l’organico, attualmente sottodimensionato, e ripristinare il servizio su strada. Con noi i vigili torneranno a fare il lavoro per il quale vengono pagati e cioè controlleranno strade, piazze e parchi e non più uffici e scrivanie come oggi. Più divise circolano in città, meno facilità di azione hanno malintenzionati e delinquenti. Tra l’altro nella manovra economico-finanziaria del Governo Conte c’è l’incremento dell’organico dei Carabinieri e della Polizia, attraverso nuove assunzioni.
Non solo divise. La nostra azione passerà per il “Piano della rinascita”, un vero e proprio progetto di rilancio del centro storico che vedrà l’abbassamento delle tasse comunali agli esercizi commerciali (negozi, locali), incentivi per la ristrutturazione di abitazioni e palazzi, aiuti per la creazione di piccole attività ricettive, e facilitazioni nell’apertura di nuove attività da parte dei giovani. E, naturalmente, rimuoveremo tutti quei lacci e lacciuoli burocratici che hanno bloccato, finora, lo sviluppo ordinato e armonico dell’area Portici

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

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volantino con le principali proposte:
centro storico 2019