Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico
INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SULLO STATO DI AGITAZIONE DEI DIPENDENTI DELL’UNIONE DEI COMUNI [scarica testo]
la risposta è stata non soddisfacente
INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SULLA “MATTANZA” DEI CONIGLI AL PARCO URBANO [scarica testo]
la risposta è stata non soddisfacente
DELIBERA SUL BUDGET 2017 DI LIVIA TELLUS voto M5S in consiglio: siamo usciti dall’aula
esito: approvata
DELIBERA SULLA COSTITUZIONE DELLA SOCIETA’ “IN HOUSE” DEI RIFIUTI (gli emendamenti da noi proposti sono stati tutti bocciati) voto M5S in consiglio: favorevole
esito: approvata
Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video
Le difficoltà politico-organizzative dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese hanno spinto le principali sigle sindacali ad indire un’assemblea ed un presidio in piazza Saffi nella giornata del 19 aprile 2017, dove hanno sottolineato come “le parole spese da sindaci” che hanno spinto per la costituzione dell’Unione – una delle più grandi d’Italia – siano rimaste ad oggi “mere promesse da marinaio” e chiedono in tempi brevi (entro il mese di maggio) risposte concrete o metteranno in atto azioni di protesta anche clamorose, anche in concomitanza di importanti eventi pubblici come il Giro d’Italia.
I Consiglieri Comunali del MoVimento 5 Stelle Forlì Daniele Vergini e Simone Benini hanno presentato un’interrogazione in consiglio comunale chiedendo al sindaco Davide Drei di conoscere dalla sua viva voce le motivazioni che hanno portato, dopo tre anni di vita dalla nascita dell’Unione, ad un innegabile fallimento politico/amministrativo.
“Condividiamo le problematiche evidenziate dai sindacati – spiegano in una nota Daniele Vergini e Simone Benini – nel caso dell’Unione sono state usate dai sindacati parole molto efficaci per descrivere la grave situazione che si è venuta a creare: “immobilismo politico”, e ulteriori problemi arrecati ai singoli Comuni, che avevano scelto invece la strada dell’Unione con la promessa di semplificare le procedure. Basta parlare con qualsiasi dipendente per capire che tutti servizi passati sotto l’Unione hanno subito dei peggioramenti e i problemi si sono moltiplicati fino ad arrivare all’immobilismo politico/amministrativo”.
Il MoVimento 5 Stelle Forlì elenca alcuni casi: “a Forlìmpopoli non vengono più concesse le occupazioni di suolo pubblico perchè l’ufficio dell’Unione che se ne dovrebbe occupare non risponde, manca una programmazione della spesa del personale che preveda la copertura dei troppi posti vacanti oggi presenti, ed in particolare nel caso della gestione del personale della Polizia Municipale si raggiunge l’apice dell’impossibilità di garantire un servizio per tutto il territorio 24 ore su 24”.
“Questa più che la ‘rivol-unione’ promessa in campagna elettorale dal sindaco Drei, sembra solo un gran pasticcio. Un Ente voluto con insistenza dal Pd che però ha dimostrato in più occasione di non essere in grado di amministrarlo. Vedasi il caso dell’ex segretaria dell’Unione, Anna Maria Galassi, nominata dal sindaco Drei che ricopriva il suo incarico senza averne i titoli, costretta poi alle dimissioni a seguito dei nostri esposti. E la sua erede la Dott.ssa Pamela Costantini che l’ha sostituita non è rimasta in sella più a lungo: solo pochi mesi, Infatti da quello che abbiamo appreso l’Unione è attualmente di nuovo senza segretario e direttore dal 1° aprile”: si legge nella nota del M5S di Forlì.
Daniele Vergini e Simone Benini accusano direttamente il Pd: “Non riuscite nemmeno a trovare qualcuno che metta mano in questo pasticcio che avete creato. Noi dal canto nostro anticipiamo che nel nostro futuro programma elettorale metteremo seriamente in discussione l’opportunità che il Comune di Forlì resti dentro un’Unione così mal gestita; speriamo che si vada presto al voto perché è necessario che qualcun altro si faccia carico al più presto di risolvere i problemi che il Pd ha creato”.
“Ai forlivesi ricordiamo un fatto: è stato concesso il via libera del Pd in consiglio comunale ad un aumento ingiustificato della Tari, con un aggravio medio del 3,3% pari a 714 mila euro. Giunta e assessore hanno promesso che presenteranno ricorso al Tar. Ma intanto c’è il via libera al salasso agli aumenti ingiustificati imposti da Atersir che a sua volta è passacarte del gestore: Hera. Ravvisiamo una tardiva indignazione del Pd e rimaniamo stupefatti dall’ipocrisia di chi, per anni, ha votato sempre “si” agli aumenti a “occhi chiusi” e ora invece si “straccia le vesti” annunciando che si troverà il modo di stoppare i rincari. Abbiamo denunciato questo ‘meccanismo perverso’ fin dal nostro ingresso in consiglio, ma solo ora il Pd sembra aver accolto le nostre perplessità, un ritardo ingiustificabile”: così Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del M5S di Forlì dopo l’ultima delibera in consiglio.
“Resta però difficile spiegare ai cittadini il motivo per cui la maggioranza abbia approvato comunque gli aumenti con la promesse di ricorrere al TAR successivamente. La delibera approvata dal Comune presentava a nostro parere vari profili di illegittimità (come confermato anche da una sentenza del TAR Lazio) e non era quindi votabile. Doveva essere ritirata e non approvata per dare un segnale più forte, come è stato fatto da vari comuni, ad esempio Savignano nella nostra provincia, ma anche da capoluoghi di provincia come Ferrara, il tutto senza nascondersi dietro a ipotetici “squilibri di bilancio” come è successo invece Forlì”: aggiungono in una nota i due pentastellati.
“Ma questo atto – spiegano Vergini e Benini – è stato bocciato dalla maggioranza del Pd; per chiedere di ritirare la delibera contenente gli aumenti Tari avevamo esplicitato due precise motivazioni: quella principale era la mancanza della documentazione propedeutica relativa al Pef (il Piano economico finanziario), funzionale all’ente locale per la determinazione della tariffa Tari, che doveva essere fornita da Atersir. E approvare questa delibera “alla cieca” ha probabilmente addossato tutte le eventuali responsabilità di terzi sui Consiglieri Comunali votanti, oltre ad esplicitare il loro ruolo di “passacarte” di Atersir, che a sua volta, invece di esercitare il suo ruolo di garante dei comuni, dimostra di essere passacarte del gestore privato”.
“In secondo luogo tutto l’iter di convocazione del consiglio comunale e della commissione consiliare dedicata alla Tari è avvenuto a nostro parere troppo velocemente e al di fuori dei termini regolamentari, adducendo una “urgenza” non giustificata in quanto il termine ultimo del 31 marzo per l’approvazione delle tariffe era noto da mesi. Perché la giunta non s’è attivata prima se davvero voleva contrastare gli aumenti?”: aggiungo i due esponenti del M5S.
“Questi avvenimenti purtroppo confermano il modus operandi di questa giunta comunale e della maggioranza Pd che sfocia come sempre in una gestione superficiale e poco oculata della cosa pubblica, che infine si riflette sulle tasche dei cittadini, cosa che denunciamo ormai da anni e che non mancheremo di segnalare nuovamente al Prefetto di Forlì”: concludono i consiglieri comunali del M5S di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.
Si è tenuta questa mattina, alle ore 10:30, una visita ispettiva al carcere di Forlì della portavoce alla Camera dei Deputati Giulia Sarti e del portavoce in Consiglio Regionale Andrea Bertani, attesi all’uscita dai portavoce Comunali di Forlì Benini e Vergini.
“Abbiamo chiesto ai nostri portavoce in Parlamento una visita ispettiva, come prerogativa dei parlamentari, poiché ci sono stati segnalati numerosi problemi che purtroppo affliggono il nostro carcere, in aggiunta alle già note vicende che hanno coinvolto la struttura negli ultimi mesi: un agente di polizia penitenziaria – in servizio presso il carcere – arrestato per detenzione di cocaina ai fini di spaccio, e la denuncia per truffa ai danni dello Stato per timbrature fasulle a due medici “furbetti del cartellino” in servizio presso l’infermeria”, raccontano Benini e Vergini.
“Oltre a tutto questo erano emerse altre segnalazioni, sia strutturali che organizzative: mancanza di acqua calda, cibo scadente e non idoneo ai fabbisogni dei carcerati (non è previsto cibo diversificato per chi soffre di intolleranze o di patologie più o meno gravi), situazioni di disagio per i visitatori, soprattutto nei periodi invernali, nonché l’ormai annoso problema dei “sovraffollamenti”.”, sintetizzano Benini e Vergini.
“D’inverno la sala d’attesa è lasciata senza riscaldamento e talmente fredda che si fatica ad aspettare il turno per entrare a visitare il detenuto, oltretutto, dopo le perquisizioni, ci si deve togliere l’abbigliamento pesante e quindi il freddo è ancora più pungente. I servizi igienici sono fatiscenti, non c’è una palestra, i detenuti non sanno come passare il tempo, c’è umidità nella struttura, poca acqua calda e non sufficiente per tutti. Oltre a tutto questo, con la motivazione del poco personale a disposizione, verrebbero anche costantemente rinviate le richieste di permesso e gli altri benefici penitenziari, con istanze in attesa anche oltre un anno perché non vengono fissate le camere di consiglio che dovrebbero decidere se i detenuti possano lavorare fuori dal carcere e quindi incominciare un percorso riabilitativo”, raccontano Benini e Vergini, riportando alcuni spezzoni delle segnalazioni ricevute.
“Dalla visita ispettiva è emerso che la struttura ha effettivamente problemi di manutenzione e infiltrazioni. Alcuni dei lavori di ristrutturazione erano sospesi per via del promesso e mancato trasferimento al nuovo carcere o per mancanza di fondi. Ad esempio la palestra, tuttora inagibile, sarà presto rimessa in funzione dopo i lavori effettuati dagli stessi detenuti.
Sono disponibili vari laboratori di lavoro interni con spazi adeguati ma purtroppo riservati a pochi soggetti.
Non abbiamo rilevato problemi di sovraffollamento, tuttavia qui c’è l’unica sezione femminile della Romagna, attualmente 21 detenute su un totale di 122, ed ogni nuovo ingresso può creare difficoltà di spazi adeguati. A dicembre è cambiato il magistrato di sorveglianza e si spera che le istanze dei detenuti vengano evase con maggiore celerità. Presenteremo interrogazioni in Parlamento e in Regione per evidenziare quanto emerso e sollecitare questo inaccettabile ritardo sui lavori del nuovo carcere” dichiarano Sarti e Bertani.
“La situazione è paradossale e la Politica, quella con la P maiuscola, dovrebbe prendere decisioni importanti: la Rocca di Ravaldino, conosciuta come la “Rocca di Caterina Sforza”, la “leonessa di Romagna”, potrebbe diventare un punto attrattivo storico/culturale della città, ma necessita di ristrutturazioni, di cure e di rivitalizzazione. Purtroppo, come sappiamo, ciò potrà avvenire solo a seguito della costruzione del nuovo carcere, il cui cantiere invece è ormai fermo da tempo nonostante le rassicurazioni di vari parlamentari locali del Pd. Per questo, chiediamo attraverso i nostri Portavoce in Parlamento, di sollecitare il Ministero ad attivarsi per velocizzare al massimo la realizzazione del nuovo carcere, e per avere date certe, il trasferimento dei detenuti nella nuova struttura sarebbe anche una soluzione a gran parte dei problemi riscontrati e darebbe loro maggiori possibilità di riabilitazione sociale”, concludono i Portavoce Comunali di Forlì Benini e Vergini.
Il M5S di Forlì torna a puntare i riflettori sul pericolo amianto, sul quale, secondo i “pentastellati”, l’amministrazione comunale non pone sufficiente attenzione. Alcuni esempi?
“Stiamo ancora aspettando una soluzione ad un problema da noi segnalato più di un anno fa relativo ai capannoni con amianto in pessimo stato di conservazione in via dei Molini, in una zona densamente abitata del quartiere Romiti, e vicino ad un parco giochi per bambini, dopo più di un anno non si è ancora arrivati ad una soluzione”: spiegano i consiglieri comunali del M5S Daniele Vergini e Simone Benini, che pongono anche alcune domande.
“Perché il sindaco Drei non ha ancora emesso un’ordinanza per obbligare la rimozione? Forse perchè gli stabili sono di proprietà della moglie di Paolo Talamonti: ex assessore comunale di centrosinistra ed ex presidente locale di Hera?”: si chiedono gli stessi Vergini e Benini.
“Inoltre, un’altra incredibile vicenda di cui siamo venuti recentemente a conoscenza è che la Giunta ha dato in concessione al Liceo Classico per l’anno scolastico 2016/2017 l’uso della “Sala Icaro”, sala che però contiene una “pavimentazione con colla contenente amianto classificata nella categoria “Materiali danneggiati” ai sensi del D.M. 06/09/1994, per i quali è consigliata la rimozione”: svelano i due consiglieri del M5S che si richiamano alla prescrizione della Provincia di Forlì-Cesena, che vista la “gravissima situazione finanziaria”, non può prendere in gestione l’immobile in quanto ”non si possono garantire i necessari interventi di manutenzione e rimozione dei materiali contenenti amianto, funzionali ed essenziali a garantire la salute e sicurezza degli utilizzatori”.
“Il Comune non si preoccupa quindi di bonificare la pavimentazione ma mette unicamente per iscritto che il concessionario deve “fornire una corretta informazione agli occupanti l’edificio sulla presenza di amianto nello stabile, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare”. A nostro parere questa è solo l’ennesima leggerezza del sindaco Drei e della sua Giunta, che non esiteremo a segnalare alle autorità competenti! Ci chiediamo se gli studenti siano veramente informati della presenza di amianto nella sala Icaro e soprattutto non comprendiamo per quale motivo non sia mai stata bonificata visto che è di proprietà del Comune”: aggiungono Benini e Vergini.
Secondo il M5S la questione amianto va affrontata più seriamente e con maggiore impegno.
“E poiché siamo soliti non limitarci alla sola protesta ma anche proporre soluzioni abbiamo presentato una mozione in consiglio comunale – annunciano i due pentastellati – per chiedere azioni concrete contro la piaga dell’amianto che devono partire da una seria mappatura delle coperture in materiali contenenti amianto su tutto il territorio comunale, come consigliato anche dalle linee guida regionali al fine di eliminare eventuali condizioni di rischio per la salute pubblica, tale mappatura può essere realizzata intelligentemente e a basso costo con mezzi tecnologici come i “droni”; esistono infatti aziende, anche italiane, che hanno le conoscenze specifiche per realizzare censimenti di questo tipo”.
Secondo il M5S una volta mappato il territorio sarà possibile procedere alla rimozione anche mediante risorse economiche messe a disposizione dai Fondi Strutturali e d’Investimento Europei che possono essere espressamente destinati anche a rimozioni di amianto da edifici privati.
“La nostra mozione chiede inoltre anche di utilizzare maggiormente lo strumento dell’ordinanza sindacale contingibile ed urgente, per sollecitare i privati alla rimozione nei casi più gravi, come ad esempio ai Romiti, in cui si ravvisi un concreto pericolo per l’incolumità pubblica. Chiediamo infine di promuovere presso la cittadinanza un’adeguata e corretta informazione sui pericoli e rischi per la salute connessi all’amianto. Le soluzioni per affrontare la piaga dell’amianto esistono e anche le risorse economiche, quello che manca purtroppo a Forlì è probabilmente la volontà e la capacità politica di farlo”: concludono i consiglieri comunali del M5S Daniele Vergini e Simone Benini.
Video dell’interrogazione dell’anno scorso sull’amianto in via del Molini ai Romiti: