Programma M5S Forlì Amministrative 2014
Versione 1.2 (con correzioni ortografiche e di formattazione rispetto all’originale)
Sommario
PREMESSA GENERALE
1. AMBIENTE E TERRITORIO
1.1 Rifiuti
1.2 Piano energetico
1.3 Trasporto pubblico e mobilità
urbana
1.4 Aeroporto
1.5 Acqua Pubblica
1.6 Piano del Verde Pubblico
1.7 Urbanistica
1.8
Inquinamento
1.9 Dissesto idrogeologico
2. SALUTE E WELFARE
2.1 Premessa
2.2 Salute e Sanità
2.2.1 Prevenzione e nuovi stili di
vita
2.2.2 Autocura
2.2.3 Vaccinazioni
2.2.4 Medicine tradizionali e non
convenzionali
2.2.5 Trasparenza amministrativa
2.2.6 Riduzione degli sprechi nella
Sanità
2.2.7 Diritto alla salute
2.2.8 Incentivazione della ricerca
indipendente
2.2.9 Sicurezza in ambito ospedaliero
2.2.10 Spunti per la Sanità del
futuro
2.3
Welfare riflessivo e di prossimità
2.3.1
Premessa
2.3.2 Proposte di cambiamento
culturale e professionale
2.3.3 Welfare aziendale
2.3.4 Community care
2.3.5 Workfare e inclusione sociale
2.3.6 Piano regolatore sociale
2.3.7 Armonizzatore Familiare
2.3.8 Case management di comunità
2.3.9 Laboratori di cittadinanza e
interculturalità
2.3.10 Modello multisistema per il
sostegno ai minori e alle loro famiglie
3. CULTURA, SCUOLA, TURISMO E SPORT
3.1 Premessa
3.2 Cultura
3.3 Scuola
3.4 Turismo
3.5 Sport
4. LAVORO ED ECONOMIA
4.1 Premessa
4.2 Agricoltura e permacultura
4.3 Green Economy e Blue Economy
4.4 Centro del Riuso e del Riciclo
4.4.1 Premessa
4.4.2 Dettagli sul funzionamento e
sul progetto del Centro del Riciclo
4.4.3 Progetti Educativi
4.4.4 Progetti innovativi ispirati al
Centro di Vedelago
4.5 Sviluppo e vocazioni territoriali
4.6 Progetti contro la disoccupazione
giovanile
4.7 Riqualificazione energetica
grazie alle ESCO
4.8 Decrescita
4.8.1 Premessa
3.8.2 Presupposti della decrescita
3.8.3 Equità e redistribuzione delle
risorse
3.8.4 Sostenibilità
3.8.5 Impronta ecologica
3.8.6 Proposte specifiche a breve
termine
4.9 Barter / SCEC
4.10 Economia della felicità
4.11 Orti della convivialità
4.12 Reti di Economia Solidale
4.13 Fondo di Garanzia per le PMI del
distretto del riciclo
5. COMUNITA’ RESILIENTI
5.1 Le reti virtuose
5.1.1 Le città equosolidali
5.1.2 Le città amiche delle foreste
5.1.3 Le città del bio..
5.1.4 La rete dei comuni solidali
5.1.5 La rete internazionale delle
città del buon vivere
5.2 Idee per vivere meglio
5.2.1 Transition town
5.2.2 Quartieri car-free
5.2.3 Incredibile edibile
5.2.4 Street art
5.3 Collettività
6. TRASPARENZA E GESTIONE DELLA
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
6.1 Il Comune dei cittadini
6.2 Semplificazione amministrativa
per cittadini e imprese
6.3 Trasparenza, partecipazione,
amministrazione economica
7. RIQUALIFICAZIONE CENTRO STORICO E
SPAZI DISMESSI
7.1 Centro storico
7.2 Migliorie all’arredo urbano
7.3 Spazi dismessi
8. SICUREZZA E LEGALITA’
8.1 Premessa
8.2 Sicurezza
8.3 Legalità, solidarietà e
partecipazione
9. PARTECIPAZIONE E FUTURO: LA CITTA’
CHE VORREI
PREMESSA GENERALE
Per la filosofia del Movimento 5 Stelle è determinante che i
cittadini siano costantemente informati sulle decisioni prese
dall’amministrazione comunale, per renderli sempre più consapevoli dei loro
diritti/doveri, favorendone la partecipazione alle scelte, attraverso un
maggior interesse politico e sociale.
L’attuazione di questo modello di democrazia partecipativa
prevede un uso “importante” del dialogo con la cittadinanza, da attuarsi anche
attraverso gli strumenti informatici che la tecnologia ci mette a disposizione.
Per il cittadino informato sarà più semplice scegliere comportamenti/stili
di vita virtuosi per l’ambiente, il territorio e, soprattutto, per il futuro
delle generazioni successive.
Uno dei nostri impegni primari, una volta alla guida della
città, sarà quindi ristabilire un vero rapporto di fiducia fra istituzione e
cittadino, facendo crescere la consapevolezza di come le tematiche legate ad
ambiente e territorio siano il migliore investimento di ognuno di noi per il
bene collettivo.
Quando usiamo il termine “cittadinanza” intendiamo
educazione, rispetto di regole e ambiente, cambio di mentalità/sensibilità
personale, generosità/disponibilità del proprio tempo, attivismo nell’uso delle
capacità/competenze personali. Dobbiamo riscoprire quella appartenenza al
territorio cercando e sviluppando insieme idee e progetti, tutti noi possiamo
farlo, tutti noi abbiamo qualche peculiarità che ci contraddistingue, tutti noi
possiamo dare un contributo per il nostro Paese.
Il progetto che potremmo definire “La città che vorrei” nasce
dal desiderio dei cittadini Movimento 5 Stelle di Forlì di co-abitare la città
attraverso un forte senso civico di appartenenza a tradizioni e territorio ma
con lo sguardo rivolto sempre al futuro. Prenderemo come spunto le Smart City e
le realtà che già esistono in giro per il mondo, applicandole alla città e ai
cittadini di Forlì. Le nostre parole chiave sono e saranno mobilità,
sostenibilità, sicurezza, condivisione, utilità, rifiuti zero, energie
rinnovabili, ecologia sostenibile, eco-città, assistenza, zero barriere, verde
pubblico, social green park, soluzioni multifunzionali, Transition Town, blue
economy, resilienza, permacultura.
Molte, forse troppe, sono le idee e i progetti che seguono,
ne potremmo realizzare solo una piccola parte se saremo minoranza in consiglio
comunale, ne realizzeremo molte di più se saremo maggioranza di governo. Se poi
i cittadini diventeranno proattivi e maggiormente responsabili ne potremmo
realizzare molte e molte di più. Questo programma non è il libro dei sogni ma
delle utopie concrete già esistenti altrove e che tutti assieme (amministratori
e cittadini) potremmo realizzare – attraverso la democrazia partecipativa –
anche a Forlì.
1.1
Rifiuti
Il rapporto ISPRA per la
produzione dei rifiuti nel 2012 stabilisce per la provincia di Forlì-Cesena un
valore di circa 800 kg/abitante.
Questo dato è tra i più alti
in Italia (il valore medio in Emilia Romagna è 673 kg/abitante) e ci mostra
quanto lavoro ci sia da fare per:
·
sensibilizzare i cittadini e indirizzarli ad acquisti più
consapevoli al fine di ridurre al minimo la produzione di rifiuti;
·
spingere le aziende verso sistemi di produzione che utilizzino
meno imballaggi e che producano meno rifiuti;
·
creare regolamentazioni che premino i consumatori e gli
imprenditori virtuosi.
Nel nostro contesto locale la
società Hera Ambiente è responsabile della raccolta dei rifiuti e Hera spa
dello smaltimento tramite il suo inceneritore di Forlì. La stessa ditta non ha
certo avuto un interesse reale alla diminuzione dei rifiuti, anzi il suo
interesse è quello di averne in quantità sempre maggiori per alimentare il suo
sistema di produzione di energia tramite l’inceneritore.
Noi continuiamo ad acquistare
prodotti dove il valore del rifiuto è maggiore del prodotto stesso. Il costo di
una bottiglietta di acqua è quasi tutto nel contenitore e nel trasporto. E’
chiaro che il legame produzione rifiuto/incenerimento-smaltimento và
progressivamente indebolito rendendo obsoleti i processi di combustione e di
discarica.
La raccolta differenziata ha
il vantaggio di produrre un rifiuto di qualità che può quindi essere riciclato
e recuperato come materia prima, ma l’obiettivo del Movimento 5 Stelle è quello
di avere una città a
rifiuti zero.
Rifiuti Zero è un sistema che propone di riprogettare la vita
ciclica delle risorse in modo tale da riutilizzare tutti i prodotti,
facendo
tendere la quantità di rifiuti da conferire in discarica allo zero.
A dimostrazione che questo
nuovo stile di vita sia valido e applicabile su vasta scala, si portano ad
esempio le esperienze di comuni come Empoli (circa 50.000 abitanti) e altri 80
comuni per un bacino di oltre 2.000.000 di persone.
I punti chiave di questa svolta
sono:
·
informazione capillare ai cittadini e alle aziende con messa a
disposizione di esperti per la riduzione dei prodotti di scarto
·
riduzione degli imballaggi alla fonte
·
applicazione della tariffa di smaltimento puntuale cioè chi più
produce più paga (quota fissa più una variabile)
Azioni necessarie:
·
cambiamenti nel nostro stile di vita che ci deve far traghettare
dalla civiltà dell’usa e getta ad una civiltà di consumi consapevoli. In cambio
avremo una migliore qualità ambientale e non lasceremo alle future generazioni
i danni dei nostri sprechi.
·
il sistema della raccolta differenziata non è in contraddizione
con l’obiettivo rifiuti zero e quindi la situazione rallentata di Forlì,
causata da un costo insostenibile, deve essere superata togliendo ad Hera la
raccolta e contemporaneamente impostando la tariffa puntuale.
·
dovranno essere incentivate in ogni modo la nascita di aziende
specializzate per il recupero del rifiuto differenziato in modo da creare un
tessuto fertile per la crescita di questo settore economico.
·
Il comune dovrà organizzare dei punti di raccolta dove i
cittadini potranno portare i loro oggetti dismessi o rotti dove poter
effettuare la riparazione, la rivendita o la separazione delle materie prime
prima dell’ invio alle ditte per il riciclo.
·
L’obiettivo è quello di raggiungere una quota di rifiuto non
differenziato di 100 kg a persona.
Siamo perciò favorevoli alla
separazione
tra chi raccoglie e chi smaltisce in modo da creare le condizioni perché
nel territorio si passi da un sistema raccolta-smaltimento di tipo industriale,
e quindi con molto capitale e poca mano d’opera, ad una sistema che faccia
nascere più aziende che facciano dello smaltimento un business con creazione di
posti di lavoro.
Il modello del centro riciclo di VEDELAGO è quello a cui si dovrà fare
riferimento.

Il risparmio energetico è certamente uno degli
obiettivi principali che il Movimento 5 Stelle si prefigge, anche quando si
parla di politiche locali. Dal Piano Energetico Comunale emergono pochi dati
(del 2004) che vengono qui di seguito mostrati:

E’ nostra intenzione elaborare un nuovo
Piano
Energetico Comunale (PEC), individuando le scelte strategiche dei prossimi
10 anni per ridurre l’impatto ambientale, promuovere l'uso razionale delle
risorse, diffondere una coscienza responsabile nell’utilizzo di tutte le forme
di energia; per tendere il più possibile a uno sviluppo sostenibile. Il PEC
avrà tra i suoi principali obiettivi l’individuazione delle linee di indirizzo
più adeguate al fine di razionalizzare l'uso dell'energia e lo sviluppo delle
fonti rinnovabili, sia nel settore pubblico che in quello privato. L'obiettivo
è l'autosufficienza energetica del Comune. Ad
esempio potranno essere previsti
incentivi:
·
alle costruzioni ad alta efficienza energetica;
·
all'utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili (si potrà
studiare una proposta di finanziamento collettivo per la realizzazione di
impianti fotovoltaici o microeolico);
·
a forme di gestione collettiva degli impianti termici;
·
all’istallazione di piccoli impianti ad alta efficienza tipo i
cogeneratori;
·
all’istallazione caldaie per uso domestico a pellet
Dovranno trovare vasta
applicazione le nuove tecnologia di
illuminazione:
·
utilizzo di lampadine a led (che, oltre ad essere economica, genera
un fascio luminoso facilmente direzionabile con estrema precisione, consentendo
di illuminare le aree desiderate senza dispersioni);
·
sostituzione dei “vecchi lampioni”, che spesso illuminano
maggiormente il cielo invece della strada, con lampade a maggiore efficienza
che oltre ad un risparmio energetico producono anche un minore inquinamento
luminoso;
·
sostituzione in tutti i cimiteri delle lampadine tradizionali
·
installazione di tubi per la captazione e la diffusione dei raggi
solari in tutti gli edifici pubblici;
·
impianti con sensori di attivazione al passaggio per le zone
scarsamente frequentate.
·
interfacciamento con università e istituti tecnici per studiare e
validare le nuove tecnologie presenti
Inoltre saranno
promosse:
·
Promozioni di soggetti ad azionariato popolare (consorzi,
cooperative, Energy Service Company - ESCO) per la produzione energetica
rinnovabile e il risparmio energetico. Il Comune, in linea con il Piano
Energetico Regionale, metterà a disposizione coperture ed edifici in cui installare
impianti per energie rinnovabili.
·
Emissione di Buoni Ordinari Comunali (BOC) a finanziamento di
impianti di produzione energetica
·
Dotazione delle case popolari e di tutti gli edifici di proprietà
comunale di tecnologie per il risparmio energetico e per la produzione di
energie rinnovabili (attraverso l’uso anche dei BOC).
L’obiettivo è quello nei
prossimi 10 anni di
risparmiare almeno il 50% di energia consumata dagli
edifici pubblici comunali; per fare questo potranno essere attuati progetti
di ristrutturazione utilizzando il modello delle ESCO (Energy Service Company:
queste società hanno il compito di trovare le risorse finanziarie, eseguire gli
interventi di adeguamento tecnico o di isolamento e ripagarsi gli investimenti
con un contratto poliennale di gestione delle utenze. Al termine del contratto
il comune avrà edifici che consumano con standard economici e non avrà
utilizzato risorse pubbliche).
I regolamenti edilizi dovranno
prevedere procedure semplici per le autorizzazioni all’istallazione di
pannelli
fotovoltaici e impianti di microeolico.
Pur essendo favorevoli in
linea di principio alla collettivizzazione degli impianti di riscaldamento,
siamo
contrari al teleriscaldamento quando questo viene alimentato
dall’inceneritore in quanto impegna il comune a mantenere in funzione un
impianto che, secondo il Movimento 5 Stelle dovrà essere chiuso quanto prima.
In ultimo una considerazione
sull’energia elettrica derivante dalla combustione delle
biomasse: il
piano regionale ha dato forte rilievo a questa forma “ecologica” di produzione
in quanto consente un risparmio nella produzione di CO2 e contemporaneamente
uno smaltimento dei prodotti di scarto dell’agricoltura. Il Movimento 5 Stelle
è tendenzialmente contrario all’istallazione di grosse centrali a biomasse in
quanto:
·
non convenienti dal punto di vista energetico se non per le forti
incentivazioni derivante dai certificati verdi
·
non è possibile controllare la provenienza e la qualità del
combustibile
·
la combustione produce in ogni caso nanoparticelle e altre
sostanze inquinanti (NOx)
·
data la bassa resa energetica, i materiali da bruciare dovranno
essere prodotti in grande quantità per rendere conveniente l’impianto e questo
potrebbe sottrarre terreno agricolo per la produzione alimentare
·
se il materiale da bruciare non è a chilometro 0, il loro
trasporto all’impianto di produzione rende il bilancio della CO2 non
conveniente
In ogni caso la concessione
deve essere condizionata ad un reale vantaggio per la comunità.
Anche per quanto riguarda il
trasporto pubblico/privato e la mobilità urbana, l’arretratezza dell’Italia
rispetto ai paesi più moderni è evidente. Forlì non è indenne da questo
problema: il responso del settimo rapporto elaborato da Euromobility con il
contributo e il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
territorio e del Mare, pone Forlì al 38esimo posto su 50 città considerate
sopra ai 100.000 abitanti; dato che boccia senza attenuanti la politica del
trasporto degli ultimi decenni.
La situazione della mobilità a
Forlì è descritta sinteticamente nelle seguenti tabelle (Piano Urbano del
traffico e nel Piano di Azione per l'Energia Sostenibile, dati 2011):
Mezzo utilizzato per
spostarsi in centro storico
|
(%)
|
Auto privata
|
42,5
|
Bicicletta
|
30,5
|
Trasporto pubblico locale
|
8
|
Altro (pedoni, taxi,
moto...)
|
19
|
Mezzo utilizzato per
spostarsi fuori dal centro storico
|
(%)
|
Auto privata
|
72,1
|
Bicicletta
|
10,5
|
Trasporto pubblico locale
|
3,6
|
Altro (pedoni, taxi,
moto...)
|
13,8
|
Appare evidente che l’utilizzo
dell’auto privata per gli spostamenti sia all’interno che fuori dal centro
storico è ormai diventata una consuetudine consolidata dai forlivesi; il nostro
comune è ai primi posti in Italia nel rapporto numero di auto per abitante:
73.851 su 110.000 abitanti.
Questa alta densità di
autoveicoli ovviamente ha un costo: il traffico, la sicurezza nelle strade,
l’inquinamento atmosferico e acustico, una peggiore vivibilità, alti costi
urbanistici per la realizzazione e manutenzione delle strutture viarie (servono
sempre più strade e parcheggi) e un importante costo economico per le famiglie.
Le politiche nazionali e
locali attuate finora per
disincentivare l’uso degli autoveicoli privati
non ha dato apprezzabili risultati. Nonostante le favorevoli condizioni
climatiche e morfologiche del nostro territorio l’utilizzo dei mezzi pubblici e
sopratutto della bicicletta rimane una scelta minoritaria.
Il
trasporto pubblico
rappresenta certamente una delle migliori soluzioni per la soluzione dei
problemi del traffico, purtroppo il dato del 3,6% di uso dei mezzi pubblici per
spostamenti fuori dal centro storico è bassissimo e significa che il cittadino
non vede né la convenienza né la comodità di utilizzare l’autobus per
raggiungere le aree di lavoro o l’ospedale o le zone limitrofe; questa mancanza
di interesse per i mezzi pubblici potrebbe anche essere imputabile a una
programmazione e pianificazione di percorsi ed orari non compatibili con le
esigenze dei cittadini.
L’
attuale amministrazione
ha attuato in questi 5 anni: un ampliamento della rete ciclabile, in alcuni
punti anche molto criticabili sia nella progettazione che nella realizzazione
un esempio per tutti la pericolosità di quella di Piazzale della Vittoria; la
realizzazione del sistema di Bike Sharing; i parcheggi scambiatori; i punti di
ricarica auto elettriche. Queste azioni seppur nella giusta direzione non
sembrano aver portato ad una concreta riduzione del traffico da auto privata.
E’ nostra intenzione promuovere e migliorare queste azioni, premiando i comportamenti
virtuosi dei cittadini che scelgono il mezzo pubblico e le biciclette, per
esempio sperimentando durante l’arco dell’anno alcuni periodi di totale
gratuità del servizio pubblico.
Il completamento del
sistema
delle tangenziali contribuirà a decongestionare il centro dal traffico di
spostamento medio. Per questo motivo sarà possibile rendere più sicure le
strade urbane introducendo limiti di velocità più bassi e dedicando parte delle
carreggiate alle piste ciclabile e ai percorsi pedonali. La scelta di
potenziare le
piste ciclabili è strategica in quanto la maggior parte
degli spostamenti in auto è sotto i 3 km, una distanza che è facilmente percorribile
in bicicletta in dieci minuti. La bicicletta già da diversi anni è tornata di
moda, per motivi salutistici ma oggigiorno anche economici. Per il secondo anno
consecutivo il numero di biciclette vendute in Italia ha superato quello delle
auto e quindi è giusto investire nelle infrastrutture a servizio di questo
mezzo di spostamento.
Considerato che la mobilità è
un diritto di tutti i cittadini sancito dalla costituzione per poter svolgere
le proprie attività e quindi il programma del movimento si impegnerà per dare a
tutti questo diritto in particolare ai soggetti più deboli, le nostre
proposte
sono:
·
ridefinizione del piano di mobilità in particolare del trasporto
pubblico locale
·
tariffe agevolate dei bus per i lavoratori del centro storico
·
estensione a tutto il centro storico e ai quartieri più popolosi
di aree con limite di velocità 30 km/h
·
forte investimento sull’ampliamento della rete ciclabile e il
miglioramento della loro sicurezza
·
incentivazione dell’uso dei mezzi pubblici mediante una campagna
di sconti radicale e periodi di gratuità del servizio
·
introdurre e promuovere il carpooling e carsharing. Le auto
viaggiano con una media di 1,2 passeggeri e quindi se si potesse raddoppiare il
numero dei viaggiatori si potrebbe avere miglioramenti in termini di inquinamento
e di risparmio energetico. I sistemi Jungo e Bla Bla Car sono quelli che meglio
raggiungono questo obiettivo proponendo una sorta di autostoppista pagante e
sicuro
·
Incentivazione e regolamentazione del sistema “taxi collettivo”
che avendo la possibilità di modificare rapidamente i propri tragitti ha una
efficienza decisamente superiore alle linee pubbliche
·
campagne di informazione rivolte alla cittadinanza per l’uso
della bicicletta; obiettivo: fare di Forlì la prima città italiana per l’uso
delle due ruote
Uno dei punti fissi del
Movimento 5 Stelle è lo
stop al consumo del suolo, per cui è contro la
realizzazione di nuove strade a grande traffico tipo la cosiddetta “via Emilia
bis”, soprattutto se vengono realizzate con contributi dei privati che poi
faranno pagare un pedaggio; gli investimenti dei prossimi anni dovranno essere
indirizzati al completamento del sistema di tangenziale e alla messa in
sicurezza delle strade esistenti.
Parcheggi

Dalla mappa sottostante si nota come la presenza
di parcheggi è distribuita soprattutto sul perimetro della circonvallazione con
parcheggi gratuiti o a sosta lunga mentre i parcheggi in centro sono a
pagamento orario.
Vista la necessità di
rivitalizzare il centro storico tra gli interventi previsti ci sono le modifiche
al piano tariffario per consentire la sosta lunga anche in centro per dare a
chi ci lavora la possibilità di raggiungere facilmente il posto di lavoro.
Pur essendo a conoscenza che
l'auto in centro non significa nuova vita per le attività e per i residenti, e
che la rinascita del centro storico deve passare da una serie di interventi
sinergici e concomitanti, si
propone:
·
Formazione ai cittadini per una mobilità sostenibile
·
Semplificazione delle tariffe con tre ipotesi: sosta breve, sosta
lunga e gratuita
·
Tariffe agevolate per chi lavora in centro storico
·
Spostamento dei parcheggi rosa in zone più centrali
·
Aumento del numero di parcheggi a corona nella maggior parte
gratuiti o con tariffa sosta lunga
·
Eliminazione delle auto dalla superficie del centro storico con
realizzazione di interventi di recupero urbanistico che prevedano parcheggi
anche interrati
1.4 Aeroporto
Le ultime vicende, fallimento
SEAF e declassamento a voli nazionali, hanno probabilmente scritto l’ultima
pagina del prestigioso aeroporto di Forlì. La struttura aeroportuale di Forlì è
tecnicamente valida e ha funzionato abbastanza bene fino quando è iniziata la
guerra con gli aeroporti di Bologna e Rimini a colpi di contratti a rimessa con
le compagnie low cost, per la gioia dei loro bilanci. Questo ha portato il
fallimento del Ridolfi ma anche del Fellini.
La regione Emilia Romagna ha
di fatto decretato la chiusura dell’aeroporto forlivese ostacolando i contatti
avanzati con la società SAVE nel 2011 che si dimostrava interessata alla gestione.
La politica regionale ha
aiutato solo lo scalo bolognese senza fornire un piano efficiente e organico
del traffico aereo funzionale anche allo sviluppo delle altre strutture
esistenti in regione. L’esempio di SAVE del Veneto è esemplare; la società ha
progettato il polo aeronautico del nord est e ha così raccolto la gestione
degli aeroporti di Venezia, Treviso, Verona, Trieste e ora concorre anche alla
gestione di quello di Lubiana. In Veneto questa strategia di scala ha avuto
successo specializzando le varie strutture, da noi in Emilia Romagna qualcuno
ha invece perseguito il progetto contrario.
La presenza di un Polo
Tecnologico aeronautico e dell'Istituto Aeronautico richiede un aeroporto
funzionante e quindi non è possibile una chiusura totale della struttura. Si
dovrà quindi tentare l’assegnazione della
gestione a privati ma a costo zero
per le casse del comune.
Una volta aggiudicato, il
comune si farà promotore di una politica di rilancio della struttura che deve
rappresentare un ulteriore elemento di sviluppo economico. Se questa possibilità
andasse persa, la decisione sul destino del Ridolfi dovrà essere presa dopo una
opportuna consultazione popolare.
Ogni abitante
dell’Emilia-Romagna consuma ogni giorno in media
160 - 170 litri d’acqua
per uso civile; molta dell’acqua utilizzata serve per lo sciacquo del WC (33%)
e per l’igiene personale (20-32%) e solo una modesta percentuale (3-5%) è
utilizzata a scopo alimentare. In Germania la quota procapite giornaliera è di
70
litri!!!
Questi sono i dati scorporati
per provincia e per tipo di consumo estratto dal piano di tutela delle acque
regionale:
La situazione nella provincia
di Forlì nel civile è in linea con le medie regionali ma molto distante dagli
standard nord europei. Si nota come l’utilizzo di acqua per uso agro-zootecnico
è paragonabile a quello civile per un totale di oltre l’80% del consumo.
La trasformazione delle
coltivazioni da intensive a perenni (che non richiedono l’alternanza delle
produzioni) e l’utilizzo di impianti di irrigazione meno spreconi tipo
l’irrigazione goccia a goccia può ridurre questa cifra così come il riuso delle
acque derivanti dalla zootecnia. L’amministrazione comunale dovrà semplificare,
nel limite dei propri regolamenti, le procedure per realizzare le
vasche di
accumulo delle acque meteoriche.
Nel campo civile, un terzo
dell’acqua che arriva all’acquedotto deriva da estrazione di pozzi e due terzi
dall’invaso di Ridracoli. L’obiettivo per Forlì è quello di
ridurre al
minimo l’uso dell’acqua da falda sotterranea per evitare i gravi fenomeni
di subsidenza presenti e per rendere l’acqua del rubinetto di qualità più
elevata. Per fare ciò si dovrà attuare una politica di gestione più oculata
dell’utilizzo di acqua potabile non solo nel nostro comune ma in tutti quelli
serviti da Romagna Acque. L’acqua potabile và considerata una risorsa preziosa
da non sprecare per ridurre drasticamente l’uso attuale.
Per ottenere questo risultato:
·
và resa conveniente e incentivata la
divisione degli impianti
idrici per uso domestico in modo che l’utilizzo di acqua potabile venga
destinato al solo uso alimentare. Per tutte le altre azioni si deve utilizzare
acqua non potabilizzata e acqua di recupero.
·
la presenza di
vasche di raccolta delle acque meteoriche
per i nuovi edifici, già attualmente in uso per la pratica dell’invarianza
idraulica, dovrà servire anche per l’accumulo delle acque degli impianti
sanitari e d’irrigazione.
Se si elimina o si riduce al
minimo l’uso di acqua di falda, non saranno più necessarie le strutture
cosiddette “case dell’acqua”. Queste strutture saranno superate se dal
rubinetto di casa uscirà solo acqua di Ridracoli.
Per mantenere alto il livello
qualitativo dell’acqua per uso civile ma anche industriale si dovrà completare
la
sostituzione dei tubi in cemento amianto di cui sono ormai acclarate
le pericolosità (si veda il capitolo Inquinamento).
Si richiederà l'obbligo di
pubblicazione e aggiornamento sul portale comunale on-line dei dati relativi ai
controlli effettuati sulla qualità dell'acqua superficiali nel territorio
comunale. Possibilità di campionamento a spese dell’ente preposto da parte dei
cittadini.
Inoltre l'esito referendario
dell'12-13 giugno 2011 è LEGGE. Il movimento si impegna perciò a
ripubblicizzare
il Servizio Idrico Integrato tramite un Ente Consortile di Diritto Pubblico
con l’obbligo di raggiungere ogni anno il pareggio di Bilancio. La gestione
dell’Ente dovrà essere realizzato tramite democrazia partecipata da parte dei
lavoratori e dei cittadini.
A tutti i cittadini deve
essere garantito gratuitamente il minimo vitale per la sopravvivenza di
50
litri di acqua al giorno per ogni persona.
Anche nell’ambito industriale
la pratica del recupero-riutilizzo delle acque e il doppio impianto dovrà
essere incentivata.
L'obiettivo che ci poniamo è
di ridurre i consumi sia per uso civile che agricolo del 20% in 5 anni.
Secondo
l’ultimo rapporto dell’Istat (che considera l’anno 2011), in Italia il verde
urbano occupa in media il 2,7 per cento del territorio dei capoluoghi di
provincia a Forlì solo 1,3%. Sempre in media, ogni abitante ne ha a
disposizione 30,3 metri quadri, Forlì ne ha solo 24,3.
In termini
percentuali la densità del verde urbano rispetto alla superficie totale è 1,3%
così suddiviso:
Verde urbano
|
1,3%
|
Verde
storico
|
22,7
|
Verde
attrezzato
|
24,9
|
Aree di
arredo urbano
|
12,4
|
Aree
sportive all’aperto
|
24,3
|
Giardini
scolastici
|
7,7
|
Orti
urbani
|
1,3
|
Forestazione
Urbana
|
1,9
|
Altro
|
4,6
|
Totale
|
100,0
|
Da questi
dati si deduce in maniera netta che
il verde pubblico a Forlì è sicuramente
insufficiente sia in termini di quantità ma soprattutto di qualità.
Ad esclusione
dei grandi parchi (Agosto, Dragoni, Resistenza) dove la cura è continua, vi sono
giardini pubblici come quello di Ravaldino o quello di via Salinatore
praticamente in stato di abbandono che necessitano forti
interventi di
recupero e una riprogettazione che gli possa dare nuova vita. Ma anche il
verde di arredo urbano è in condizioni inaccettabili in quanto manca una
manutenzione e una cura regolare.
Migliore
gestione degli
sgambatoi per cani in essere e creazione di nuovi
soprattutto in area centrale.
Per aumentare
la percentuale di verde pubblico potranno essere ricavate
nuove aree verdi attrezzate
lungo i corsi dei due fiumi Montone e Ronco e ampie porzioni delle grandi
aree dismesse.
La città di Forlì ha una
struttura urbanistica che è il risultato di varie espansioni più o meno
programmate in periodi storici diversi. Questa crescita ha prodotto una città
nel complesso senza grandi squilibri e problematiche ma con la necessità di
piccoli interventi mirati di riqualificazione di quartieri in cui per esempio
si può aumentare la presenza di verde pubblico, le piste ciclabili o i
parcheggi extra sede stradale.
La volumetria del costruito
sia in ambito residenziale che industriale ha già superato abbondantemente la
richiesta del mercato e quindi si confermerà il
concetto di volumetria zero.
Per questo motivo si dovranno facilitare le procedure per il recupero
dell’esistente nell’ottica della
riqualificazione energetica e sismica
degli edifici.
Il collegamento tra il centro
abitato e le zone strategiche della città è già in gran parte realizzato con il
sistema viario delle tangenziali. Questo sistema una volta completato, data la
sua collocazione vicina alla città, sarà funzionale anche alla progressiva
diminuzione del traffico nelle vie del centro che potranno quindi essere messe
in sicurezza per il traffico ciclistico e pedonale.
Una parte fondamentale degli
interventi urbanistici del prossimo decennio sarà riservato al
centro
storico che deve diventare il cuore pulsante della città (si veda il
capitolo dedicato). Per ottenere questo risultato si concentrerà in questo
ambito la maggior parte degli investimenti in quanto il centro deve ritornare
ad essere la parte della città dove la cittadinanza può riconoscersi come
comunità.
All’interno e a ridosso delle
mura storiche vi sono
aree pubbliche e private in stato di abbandono che
devono essere recuperati. Tra queste si possono citare:
·
area ex Eridania (sito privato ma strategico per la città)
·
ex deposito delle corriere
·
ex caserma della Ripa
·
ex hotel Universal
·
cortile ex pescheria di corso Diaz
alle quali si può aggiungere
anche l’area Guido da Montefeltro il cui ruolo di parcheggio è stato superato
dalla creazione del parcheggio gratuito a ridosso del parco urbano e quindi
consente una riqualificazione di tutta l’area in funzione dell’area museale.
L’area
Ex Eridania è
privata e il valore dato dalle banche è di 24 milioni. L’acquisto dell’area da
parte del comune sarebbe perciò una impresa onerosa pari al costo di un eventuale
recupero. Per tale area è invece auspicabile un
progetto di recupero che
deve avere una connotazione pubblica e privata evitando la costruzione di
nuovi edifici ma intervenendo sull’esistente. Il privato può realizzare
finalità a servizio della città che siano ad uso commerciale, o multisale
cinematografiche, o impianti sportivi ecc. Per la parte pubblica possono essere
recuperate le aree a verdi creando un parco sulla zona nord del centro storico
che è sfornito di verde pubblico.
Per le
altre aree dismesse
di proprietà comunale, se l’amministrazione identifica un utilizzo pubblico, si
farà carico del loro recupero, in caso contrario si procederà alla vendita al privato,
dopo consultazione pubblica, con obbligo di intervento su progetto concordato.
Una
semplificazione
normativa per il centro storico con possibilità di interventi che, seppure
rispettosi della forma esteriore degli edifici, consenta all’interno maggiore
libertà progettuale è un ulteriore strumento che incentiverà l’investimento del
privato.
Con l’apertura di questi
cantieri pubblici e privati nella città è possibile fornire una nuova spinta
alla riqualificazione urbana del centro storico.
Per quanto concerne l’
iter
delle pratiche edilizie, purtroppo essendo regolate dalla legge regionale
n.31 del 2002, poco si può fare se non cercare di semplificare l’intricata
ragnatela di regolamenti comunali che hanno reso impossibile, per un cittadino
qualunque la presentazione di semplici pratiche di ordinaria manutenzione.
Le problematiche principali
sono:
·
L’inefficienza dello sportello unico con perdite di tempo nello
smistamento pratiche tra i vari uffici; inoltre le pratiche hanno bisogno anche
di autorizzazioni di enti esterni al comune (ex genio civile, comunità montana,
Hera, ASL) e quindi lo sportello unico attualmente è limitato alla
presentazione delle sole pratiche architettoniche. Il Movimento 5 Stelle
potenzierà questo servizio in modo che l’ufficio diventi veramente lo sportello
unico a cui presentare tutte le domande per le autorizzazioni
·
Le eccessive richieste di integrazioni, che sospendono i tempi
via posta senza usare le mail certificate. Sarà abolita la pratica di attendere
sino all’ultimo giorno disponibile prima di richiedere una integrazione, come
mezzo per sospendere la decorrenza dei termini. Le integrazioni saranno
richieste entro 15 giorni dalla presentazione della pratica.
·
L’eccesso di deresponsabilizzazione dei tecnici comunali e dei
dirigenti che richiedono dichiarazioni aggiuntive rispetto alla legge e che
comportano la responsabilità penale del tecnico
·
la difficoltà dei tecnici progettisti di lavorare in comuni
differenti in quanto le regole cambiano da comune a comune; sarà richiesta una
uniformazione dei RUE a livello regionale almeno per aree omogenee
Tra le azioni che il movimento
intende fare in questo ambito è la
trasparenza delle attività dei
singoli dirigenti che devono rendicontare al pubblico il proprio lavoro. Questo
intervento ha lo scopo di
far giudicare ai cittadini il rendimento dei
dirigenti comunali e dimostrare l’adeguatezza dello stipendio percepito.
Il Sistema di Misurazione e Valutazione della
Performance, con il quale viene distribuito il cosiddetto premio di produzione,
deve essere ridefinito considerando anche il giudizio del pubblico nella
valutazione complessiva del servizio. In ogni caso la quota complessiva
dell'importo andrà diminuita.
1.8 Inquinamento
La condizione
dell’inquinamento ambientale nell’ambito del comune di Forlì riguarda i seguenti
ambiti:
ARIA: questa è in assoluto la situazione più preoccupante
e quindi la priorità in quanto vari studi hanno dimostrato che la pianura
padana è tra le zone a peggiore qualità dell’aria.
L’inquinamento deriva dalle
condizioni morfologiche della regione e dalla presenza del forte inurbamento.
Il Comune può incidere su questa tematica agendo sulla riduzione delle sorgenti
principali: il
riscaldamento, il
traffico e gli
impianti di
incenerimento.
Un
piano di risparmio
energetico degli uffici pubblici produrrà un risparmio nei costi e una
minore produzione di particolato. La sensibilizzazione della popolazione a questo tema poco
valutato è la prima forma di intervento. Un cittadino informato sui rischi della
propria salute e dei sui figli è sicuramente meglio disposto anche a tenere il
proprio riscaldamento a 19° o a scegliere la bicicletta per brevi spostamenti.
La
riduzione del traffico del
giovedì anche se non ha avuto un effetto rilevante sui parametri inquinanti ha
però avuto una funzione formativa sulla popolazione e quindi và proseguita.
Questa foto della NASA
mostra le
polveri ultrasottili (nanoparticelle) nella pianura padana.
Si tratta di particelle ultrafini di particolato dannose per
la salute perché non si fermano nei polmoni ma entrano nel circolo sanguigno e
nella composizione cellulare stessa. Ancora più piccole e dannose delle
famigerate polveri sottili si comportano come corpi estranei e sono costituite
per la maggior parte da cromo, cadmio, nichel, arsenico, amianto, mercurio ed
altre sostanze notoriamente tossiche elencate nella lista dei “cancerogeni
certi” da uno studio dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro
(IARC).
ACUSTICO: le aree critiche sono quelle vicino alle grandi
arterie viarie. Il comune dovrà fare un censimento delle zone a maggiore
criticità acustica e sulla base di questo stabilire progetti di bonifica
mediante l’uso di
asfalti fonoassorbenti e variazioni al flusso del traffico
veicolare.
ELETTROMAGNETICO: questo fenomeno è prodotto da due sorgenti
principali gli elettrodotti e le antenne telefoniche e radio. Nel nostro
territorio gli elettrodotti sono presenti solo in zone poco abitate e quindi
meno pericolose delle fonti da antenne che sono ubicate ovunque nella città.
L’ARPA procede al controllo
continuo dei valori e sembra che la situazione forlivese sia nella norma, ma
per la popolazione questi risultati non sono una condizione rassicurante. Gli
studi sull’inquinamento per elettromagnetismo non hanno ancora stabilito
l’effettiva pericolosità, ma ci si base su principi di cautela ponendo delle
soglie limite. Ma se un impianto è al di sotto della soglia ma investe per 6
ore al giorno i bambini di un asilo, dobbiamo stare tranquilli
Il Movimento 5 Stelle valuterà
la possibilità di
riduzione del numero di impianti nelle zone a maggiore
vulnerabilità.
AMIANTO: le caratteristiche patogene di questo minerale
utilizzato in tantissimi contesti ma sopratutto come isolante in edilizia sono
ormai ben conosciute dalla comunità scientifica. E’ ormai necessaria la
rimozione di questi materiali come l’Eternit dall’ambiente e Hera si dovrà
occupare dello
smaltimento prodotto dal cittadino anche per quantitativi
superiori ai 300 kg.
Un altro ambito in cui l’amianto è pericoloso e quello delle
tubature dell’acqua. Degli 805 chilometri di condutture idriche che portano
acqua nelle case dei forlivesi, nel territorio comunale, 233, cioè il 29 per
cento, è fatto di amianto. Aumentano gli studi (Organizzazione Mondiale della
Sanità, ultima edizione delle Guidelines for Drinking-Water Quality) che identificano
le fibre di amianto come responsabili per molte malattie gastro intestinali. Per questi motivi in breve tempo dovrà essere
terminata progressivamente da parte di Hera (proprietaria della rete di
distribuzione) la
sostituzione dei tubi in cemento/amianto per uso idropotabile.
1.9 Dissesto idrogeologico
Lo
stato italiano spende in opere di ricostruzione per eventi sismici o per il
dissesto una cifra che è di circa 5 miliardi all'anno. Se questi soldi fossero
spesi in ordinaria manutenzione del territorio le catastrofi sarebbero
progressivamente annullate. La nostra filosofia è quindi quella di investire in
tale settore con
incentivi economici rivolti a chi opera nel territorio.
Il
territorio del comune di Forlì ha una naturale propensione al dissesto
idrogeologico nella zona pedecollinare dove sono presenti movimenti franosi e
calanchivi. I movimenti franosi sono però aggravati in gran parte da una
cattiva gestione del territorio dovuti alla trascuratezza delle semplici norme
di coltivazione dei terreni (mancanza di fossetti di scolo, arature profonde,
eliminazione delle fasce di sicurezza sulle scarpate, ecc.). Anche in questo
caso l’opera dell’amministrazione comunale sarà rivolta soprattutto
all’informazione dei cittadini e alla
semplificazione delle autorizzazioni
per la messa in sicurezza del territorio.
Altro
capitolo è quello del pericolo di alluvioni e allagamenti. Se i corsi d’acqua
principali Ronco e Montone, con gli ultimi interventi sugli argini e sulle
casse d’espansione, sembra abbiano raggiunto un equilibrio, la rete dei fossi e
degli scoli consortili mostra pericolose criticità durante le piogge
eccezionali. La forte impermeabilizzazione del suolo degli ultimi decenni ha
reso inefficiente un sistema di scoli e fossi che aveva funzionato bene per
secoli. Il
blocco del consumo del suolo fermerà questo degrado, ma nel
contempo occorre intervenire sul terreno con
presidi idraulici specifici
nelle zone più critiche.
Infine
il comune di Forlì si dovrà adoperare per informare la cittadinanza con un vero
piano di evacuazione in caso di evento sismico grave.
Il sistema dei privilegi e la spending review prima, la
riorganizzazione del sistema sanitario poi, hanno ridotto i servizi ai
cittadini, compromesso la qualità degli stessi, negato l'universalità della
cura e - in ultima istanza - leso l‘art. 32 della Costituzione italiana. Già da
anni anche nei territori più avanzati ed efficienti l'accessibilità e
l'appropriatezza della cura è fortemente compromessa e in molti casi non più
garantita: a metà di ogni anno i minori, i tossicodipendenti e gli psichiatrici
che hanno bisogno di un inserimento in comunità non hanno garantito tale diritto
perché i fondi preposti sono spesso terminati. I cittadini non possono continuare
ad essere privati giorno dopo giorno di una delle cose più importanti che con
gli anni una società civile si è costruita: il diritto alla salute.
L’obbiettivo da perseguire in materia di salute e sanità non
può, e non deve essere, quello del risparmio economico a tutti i costi, i soldi
investiti nelle infrastrutture e nel personale della sanità devono poter
costituire un plusvalore, una risorsa per la comunità. Gli obiettivi da perseguire
in materia di salute e sanità oggi sono anche altri a cominciare dagli sprechi
e dalla corruzione.
Una efficace politica della salute implica l’esigenza di
produrre in maniera differente la “salute”. Diventa quindi importante
rimettere
al centro della sanità la soddisfazione della persona. Spesso ci si è
fermati alla valutazione dell’efficienza dei servizi sanitari ma risulta essere
un dato fuorviante se si pensa che soltanto un 10-15% della salute del
cittadino dipende dai “servizi sanitari” (dati OMS) e le restanti percentuali
dipendono da ciò che respiriamo, ciò che mangiamo e dal nostro stile di vita.
Il 75% di media della spesa corrente delle regioni è
rappresentata dalla Sanità, il Comune in questo ambito può fare molto, e gli
interventi devono riguardare alcuni aspetti principale quali la
prevenzione,
la
trasparenza amministrativa e il
coinvolgimento dei portatori
di interessi e dei cittadini alla codefinizione delle politiche socio
sanitarie. Occorre promuovere la concezione e la consapevolezza di “salute
pubblica” come bene comune.
Forlì è inserita nel progetto dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità denominato “città sane” dove i punti fondamentali sono:
·
l’integrazione tra le politiche di gestione diretta della
salute e le politiche strategiche che appartengono ad altri settori
dell’attività amministrativa ma hanno un’influenza sulla salute dei cittadini
intesa in senso ampio;
·
la promozione di uno sviluppo della città fondato
sull’equità, sulla sostenibilità e sull’attenzione alla persona, al suo valore
e alle sue esigenze;
·
la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche che
hanno un effetto concreto sulla loro vita.
Diventa quindi importante, per ricercare una svolta, ridare
impulsi vitali e rimettere al centro della sanità la soddisfazione della
persona. In quest’ambito gli interventi devono riguardare diversi aspetti di
seguito illustrati.
- Per ridurre molti dei principali fattori di rischio è
importante che vengano presentati stili di vita più corretti, attraverso
campagne
educative/formative che partano già dalle scuole.
- Oltre ai “classici” alimentarsi poco, fare attività fisica,
evitare i danni di alcool e fumo, si dovrà assegnare sempre più importanza ai
corretti
rapporti sociali che evitino lo stress di una esistenza tesa a soddisfare
quasi esclusivamente la nostra voglia di competizione e consumismo.
- E’ dimostrato che avere buoni rapporti sociali assieme ad
un incremento del reddito medio pro-capite aumenta del 50% l’attesa di vita
della popolazione. Per questo il Movimento 5 Stelle cerca in tutti i modi di
inserire nella legislazione una quota di
reddito minimo di cittadinanza.
- Prepararci ad affrontare nuove malattie è una delle
priorità della prevenzione: l’OMS prevede che entro il 2020 la
depressione
diventerà la causa più frequente di malattia nei paesi industrializzati. E’
necessario
ridurre le diseguaglianze che persistono sia negli accessi,
che nella cura, che nel decorso della malattia. Si evidenzia ancora un rapporto
significativo tra classe sociale di appartenenza, patologie e decessi.
-
Demedicalizzazione della vita: assumono farmaci il
23% dei bambini fino a 14 anni e il 90% degli anziani. Percentuali troppo alte
sia per i costi che per gli effetti collaterali.
- Riduzione delle
malattie iatrogene: causate
dall’applicazione delle terapie farmacologiche (posologia, ipersensibilità,
interazioni tra farmaci) ma anche dagli interventi chirurgici.
- Il fenomeno dell’intermediazione è già in declino, e sono
sempre di più le persone che si orientano verso una gestione autonoma dei più
comuni disturbi attraverso il ricorso responsabile all’automedicazione. Su
questo aspetto si dovrà investire, incentivando
corsi sull’uso corretto dei
farmaci, in modo da creare una cultura di “vita sana in autonomia”, da cui
trarranno vantaggio sia le casse statali che, soprattutto e direttamente, ogni
singolo cittadino.
- Un cittadino su tre, nel 2020, avrà più di 60 anni, ed in
Italia conteremo oltre 300.000 ore di tempo libero e oltre 240.000 saranno
dedicate alla cura de corpo e alla tutela della salute. Il Movimento 5 Stelle
cerca in tutti i modi di favorire l’
automedicazione responsabile che
aiuta a distinguere tra disturbo e malattie e, quindi, a far ricorso, in modo
appropriato, al SSN.
Le vaccinazioni pediatriche sono un atto medico importante;
la Regione Emilia Romagna, come altre regioni italiane, consente infatti l'
obiezione
di coscienza alle vaccinazioni obbligatorie; per questi motivi riteniamo
che la scelta dei neo genitori debba essere consapevole, attiva e non subita; è
atto doveroso di un’amministrazione che tiene alla salute dei suoi cittadini,
informare i neo genitori oltre che sui benefici anche sui rischi. Istituiremo
quindi dei
percorsi informativi e cercheremo di rendere facile la
reperibilità dei singoli vaccini sul territorio comunale.
Si deve avviare il riconoscimento di quelli esistenti e
favorire da parte del servizio sanitario la realizzazione di nuovi ambulatori
che utilizzino le
discipline bionaturali e psicosomatiche come
naturopatia, osteopatia, craniosacrale, riflessologia, shiatsu, yoga. E’
importante divulgare queste informazioni e far passare il semplice messaggio di
come spesso il farmaco non sia la soluzione migliore ai nostri problemi
fisico/psicologici.
- Il Movimento 5 Stelle è convinto che la
trasparenza,
l’
onestà e la
riduzione degli sprechi sia alla base del buon
governo della città e questo vale, ovviamente, anche in ambito sanitario.
- I cittadini devono essere informati di come viene
amministrata la sanità locale e devono poter
scegliere direttamente il
responsabile della Azienda AUSL del proprio territorio. Deve essere creata
una commissione di cittadini che possano intervenire
sfiduciando la AUSL
se metodi e risultati non sono soddisfacenti.
- Le nomine dei dirigenti, e relativi staff, dovranno essere
meritocratiche
(basate su adeguato curriculum) e non politiche come avviene ora.
-
Coinvolgimento degli operatori sanitari nelle scelte
operative generali e locali nelle commissioni sanitarie attraverso elezioni.
- Obbligo di presentazione del
bilancio generale ai
cittadini con assemblee periodiche ed illustrato dal Direttore Generale e dal
suo staff ogni 6 mesi. In caso di giudizio negativo dei rappresentanti dei
cittadini, sia sul bilancio economico, che sulle azioni gestionali, richiamo
(“warning”) con possibilità di
sfiducia del team manageriale (direttore
generale, direttori sanitari e amministrativi) da comunicare al Sindaco.
- Più trasparenza per il
Registro dei Tumori Romagnolo
dove i cittadini trovano difficoltà nella lettura dei dati statistici resi
complessi e di difficile traduzione.
- Istituire negli ospedali la figura di “
addetto al
risparmio energetico e dei beni di consumo”. Tutti gli edifici devono
essere dotati di
pannelli solari per il risparmio energetico. Gli
sprechi sulla lavanderia, pulizia, prodotti alimentari e mense, utenze
telefoniche, riscaldamento, premi assicurativi degli ospedali fanno registrare
inefficienze del 35%.
- I risparmi di spesa dovranno passare attraverso il
taglio
delle auto blu e delle auto grigie. Il Movimento 5 Stelle è a favore
dell’eliminazione di tutte queste auto della AUSL di Forlì che nel 2011 hanno
comportato una spesa di 229 mila euro.
-
Eliminazione delle consulenze esterne con pieno
sfruttamento delle professionalità interne presenti ed altamente qualificate in
tutti i campi dell’amministrazione.
- La creazione di “
Area Vasta Romagna” viene
giustificata
come necessaria in un’ottica di risparmio pubblico e di miglioramento dei
servizi, ma queste dichiarazioni generiche non hanno alcun riscontro documentale.
Come si possono migliorare i servizi ai cittadini con il risparmio Se
l'esempio che dovremmo prendere in considerazione è quello di guardare il costosissimo
e scandaloso contratto di affitto del
Laboratorio Unico di Pievesestina,
già in funzione dal 2008, ci viene difficile accreditare tale scelta perché
rappresenta l’ennesimo esempio di sperpero di denaro pubblico in piena crisi
economica. Se l’edificio fosse stato acquistato nel 2008 avremmo a tutt’oggi
risparmiato circa 12 milioni di euro. Perché è stato scelto l’affitto
obbligando i cittadini ad un impegno economico enormemente più alto Per questo
il Movimento 5 Stelle è a favore dell’eliminazione di tutti contratti di
affitto che ospitano sedi di uffici direzionali, amministrativi ambulatoriali e
di laboratorio sia in Emilia Romagna che nella AUSL Unica.
- Eliminazione di tutte le incentivazioni economiche e
imposizioni burocratiche alla prescrizione di
farmaci generici per i
medici per i quali non c’è alcun risparmio per lo Stato ma premi per centinaia
di milioni a amministratori, medici e manager delle AUSL dell’Emilia Romagna
compresa quella della Romagna.
-
No ad Area Vasta Romagna, (AUSL Unica), che prevede
tagli di posti letto, di medici, di infermieri e la promozione di cooperative
di servizi. Il Movimento 5 Stelle è per il ritorno alle piccole AUSL più
vantaggiose delle Arre Vaste.
- Il Welfare nel futuro della regione sarà una questione
sempre più privata. Il 75% dei servizi per anziani andrà nelle mani delle
cooperative. Il Movimento 5 Stelle è
contrario alle logiche della
dismissione dei servizi pubblici.
- L’amministrazione sanitaria dovrà garantire il
funzionamento di un “
ambulatorio di primo livello (codice verde)”
ubicato presso il Pronto Soccorso e gestito (a rotazione, h12) dai medici di
base del territorio fino a 1000 pazienti, con la funzione evidente di
alleggerire il PS da tutte le patologie lievi che lo ingolfano, allungando a
dismisura l’attesa dei pazienti.
- Andrà
potenziato il personale ausiliario,
infermieristico e delle centrali operative 118, specie nei territori disagiati.
- La Commissione UE è contro l’Italia per i medici stressati
dai lunghi turni. Il Movimento 5 Stelle è per il rispetto della direttiva
europea che prevede il
limite di 48 ore per l’orario lavorativo
settimanale medio.
- A Forlì, nella zona di Coriano, secondo uno studio del
Comune, le uova e la carne sono contaminate da diossina. Il Movimento 5 Stelle
è per la
chiusura degli inceneritori di Coriano.
- Il Movimento 5 Stelle è per la riconversione delle “
case
della salute” in ospedali del territorio.
-
Riduzione della burocrazia e del numero di
amministrativi per aumentare gli operatori sanitari e garantire più diritto
alla salute dei cittadini.
- Introduzione dell’
Orange Book per fornire tempestive
e sicure informazioni ai medici e pazienti sull’utilizzo dei farmaci generici
nelle terapie croniche L’Orange Book favorirà il contenimento del fenomeno del
Bio-creep (salto di bioequivalenza) che nelle terapie croniche può arrivare
fino al 40% e determinare assenza di terapia con pericolo per la salute dei pazienti
(vedi terapie antipertensive) .
- Riduzione degli obblighi e limitazioni nella
prescrizione
dei farmaci caduti di brevetto per i medici di famiglia e per gli specialisti.
- Obbligo per i
farmaci generici di contenere gli
stessi eccipienti dei farmaci caduti di brevetto che porterebbe a minori
effetti collaterali legati ad allergie e shock anafilattici.
Si incentiverà il finanziamento della ricerca indipendente,
in particolare sulle
malattie rare, anche attraverso presentazione di
progetti alla comunità europea, attingendo dai fondi appositamente destinati.
Si propone di valutare una maggiore presenza di personale
addetto alla vigilanza o di polizia in ambito ospedaliero finalizzato alla
prevenzione di furti ed aggressioni.
2.2.10 Spunti per la
Sanità del futuro
Ribadiamo la necessità di:
·
una
medicina di comunità che ponga al centro la persona (e
non solo la malattia), che sappia valorizzare tutti i professionisti
sociosanitari, che recuperi il rapporto fra medico e paziente così importante
per la cura e la guarigione del cittadino;
·
riduzioni delle “malattie” e “morte evitabili”, sono indicate
come morti evitabili quei decessi che avvengono in determinate età e per cause
che potrebbero essere attivamente contrastate con interventi di prevenzione
primaria, diagnosi precoce e terapia, igiene e assistenza sanitaria;
·
avvio di
processi di “salutogenesi” che pongano al centro
la persona con le proprie specificità ed in interconnessione con gli ambienti
di vita e lavoro; dicasi salutogenesi la ricerca delle cause che portano a
mantenere o recuperare la condizione di salute piuttosto che le cause della
malattia;
·
valutare l'efficacia delle politiche di
prevenzione e di
cura sanitaria. Dopo tali politiche sono cambiati i comportamenti individuali
Si è ridotto il tasso di morbilità per le malattie oggetto di intervento
·
riduzione delle
diseguaglianze di accesso ai servizi
·
occorre usare maggiormente le indicazioni e/o evidenze
scientifiche a livello internazionale.
Inoltre a partire dalle contraddizioni e disfunzioni del
sanità locale provare a recuperare la mission e vision del sistema socio sanitario
ed in particolare:
·
nella normalità proteggere il cittadino dai
fattori di rischio
e fare ammalare il più tardi possibile,
·
nella malattia oltre a curare provare a guarire e se non è
possibile evitare la
cronicizzazione della malattia,
·
nella malattia cronica mantenere il
livello di autonomia
il più a lungo possibile e posticipare la morte.
Per evitare il corto circuito fra contrazione delle risorse e
qualità dei servizi e della cura è necessario ridurre la domanda sociosanitaria
dei cittadini. Per fare questo occorre muoversi celermente nella seguente
direzione:
·
progetto di riforma del sistema sociosanitario utilizzando i
metodi e strumenti della progettazione partecipata a partire dal coinvolgimento
dei portatori di interessi (in primis associazioni professionali,
professionisti e cittadini), questo può e deve riguardare il sistema di
governance
e di
organizzazione del sistema stesso.
·
spingere sulla
prevenzione e promozione della salute come
da indicazioni OMS
·
promuovere le medicine tradizionali e le
medicina non
convenzionale (MnC) - che fanno spendere meno (allo Stato e al singolo
cittadino) e sono meno invasive - attraverso: ambulatori interdisciplinari nei
nuclei di cura primaria e nelle case della salute (la Regione Toscana ad
esempio ha inserito le MnC nei LEA).
A partire dagli elementi riportati sopra e dalle criticità
del sistema socio sanitario evidenziati dai vari documenti analizzati ed in
particolare il report Oasi 2013 si evince la necessità di superare il concetto
di fattori di rischio per recuperare il concetto latino di
ars vivendi
che per semplicità decliniamo in: cura di se,
etica, eudemonia,
modus vivendi, morale,
officia, otium, sapientia, securitas, teche
tou biou, tempo,
tranquillitas, virtù. Le istituzioni di ricerca e i giovani ricercatori
- se condividono il punto di approdo di questa analisi - possono ideare e
promuovere
ricerche epistemologiche ed empiriche che potranno in futuro dare più o
meno credibilità a queste proposte.
Il modello welfare nel nostro territorio si struttura ancora
prevalentemente su un individuo che lavora, maschio, adulto, che ricorre ai
servizi sociosanitari quando e se ne ha bisogno. Questa tipologia dell’offerta,
orientata spesso ad un “ideal tipo” di paziente, si dovrebbe superare a favore
di un
modello inclusivo, che consideri i bisogni trasversali di donne,
giovani, disabili, famiglie sia con figli che mononucleari, poveri, infanzia,
non autosufficienza, migranti, portatori di gravi bisogni socioeconomici che
non sono sostenibili con una rete relazionale oggi più carente in termini di
welfare community. La condizione di “povertà” della community è certamente
collegata alla crisi economica, sia intesa come riduzione della capacità
d’acquisto pro capite che iniqua distribuzione, ma ha ricadute più complesse e
più gravi non direttamente misurabili dal contenuto del portafoglio. Le reti
famigliari/amicali sono fragili rispetto ai bisogni sociosanitari dei soggetti
e, fenomeno decisamente sottostimato, si indeboliscono ulteriormente (stress,
depressioni, conflitti, impoverimento) spesso a svantaggio di alcuni soggetti
quali le donne che possono maggiormente cadere in queste condizioni per far
fronte ai bisogni non presi in carico dall’attuale sistema welfare. Un
“impoverimento” grave, sottostimato e sottovalutato nel dettaglio dei fenomeni
complessi che lo caratterizzano e che per questo richiede analisi e
progettazioni consapevoli e lungimiranti.
L’orientamento all’
equità potrebbe essere rafforzato
con azioni di progetto indirizzate anche alla presa in carico equa, mediante la
strutturazione dei servizi non solo improntati sull’offerta ma anche
sull’intercettazione del bisogno. Tagli lineari o di specifici settori di bisogno,
quindi in controtendenza al principio di equità, e capaci di innescare ulteriori
bisogni nella comunità che non è in grado di sopperire alla riduzione del
welfare. Hanno un limite imprescindibile di fondo: non incidono sui meccanismi
di formazione della spesa, né controllano la richiesta/appropriatezza della
domanda e non limitano le disuguaglianze territoriali, di genere, di ceto, di
cultura e, aspetto sottovalutato, i conflitti intergenerazionali. Il concetto
di equità non è solo un auspicabile avanzamento del livello civile e morale di
una comunità ma determina anche un risultato in termini di risparmio di costi
complessivi, come pure trattare gli individui nelle loro differenze limita che
queste si trasformino in disuguaglianze con conseguente incremento di disagio
sociale e di costi per la salute e il benessere.
Il
fondo sociale nazionale è stato ridotto al minimo
dai precedenti governi e tale riduzione perdura, realizzare i principi della L.
328/00 diventa un grave problema. Cronicità (ormai comparse anche in età
pediatrica) e multiproblematicità sono condizioni più ricorrenti nei segmenti
della popolazione italiana, la cui presa in carico, da parte del sistema, ha
costi elevati e, contestualmente, non è soggetta a forti investimenti di
ricerca scientifica.
Per un welfare efficiente sarebbe utile una “
visione”
che riconsideri l’investimento in queste politiche, quelle che pongono lo
sviluppo sociale quale obiettivo costante e principio guida trasversale nelle
fasi di progettazione sociale, con una programmazione non limitata ai tavoli
tra P.A. e stackeholders ma eventualmente affiancata da percorsi di
shareholding tra pubblico e privato sociale. In tal modo si andrebbe forse
verso una salvaguardia della welfare community, si potrebbe contribuire al
risanamento finanziario limitando anche estremi quali la disintegrazione sociale.
Le
ingiunzioni diffuse nei servizi amareggiano e
bloccano il pensiero e la collaborazione e, prima ancora, delegittimano il
welfare. Sono ingiunzioni che colpiscono i cittadini in difficoltà (“Datevi da fare,
siate autonomi”), gli operatori sociali (“Siate responsabili, fate leva sulla
creativita`”), le organizzazioni (“Siate collaborative”). Ma, autonomia,
responsabilità, creatività emergono la dove c’e` un adeguato humus
culturale ed etico, politico e organizzativo. Non nella prescrizione o
nell’abbandono.
2.3.2 Proposte di cambiamento culturale e
professionale
per fare fronte a questa situazione il Movimento 5 Stelle
propone un cambiamento culturale e professionale che vada nelle seguenti
direzioni:
·
Favorire il
Welfare come bene comune: la crisi economica
ha portato allo scoperto questi nodi, rendendo necessaria una nuova
legittimazione – culturale e sociale prima che finanziaria – del welfare come
bene comune affidato alle cure di tutti. Ovvero l’arte dei beni comuni, che
rifiuta di privatizzare l’esistenza, i suoi affanni, le sue fragilità, e
organizza i servizi sociali, sanitari, educativi come luogo di governo dei problemi
più prossimo al loro quotidiano emergere.
·
Promuovere
strade locali di welfare: gli operatori e le
operatrici del welfare, che abbiamo le mani, la testa e un po’ anche il cuore
in pasta devono assumersi la responsabilità di fare advocacy; ossia di dare
rappresentanza e rappresentazione alle condizioni sociali di chi oggi vive
nella povertà, nella fragilità, nella solitudine. Questa possibilità in altre
epoche si è concretizzata, pensiamo in primis alla psichiatria e alle dipendenze.
·
Diventare
animatori di welfare mantenendo responsabilità
collettiva nell’esercizio della professione: oggi vi è una forte sollecitazione
al cittadino a diventare cliente, questo aspetto, che fino a qualche anno fa
era visto come un passaggio evolutivo perché sdoganava dal ruolo di sudditi che
fanno la fila davanti all’ambulatorio, ha avuto negli ultimi anni una
evoluzione pericolosa. La figura del cliente riduce il servizio a transazione
privata tra un consumatore e un fornitore, facendo smarrire l’idea di responsabilità
collettiva che vi sta dietro. Il timore che diventiamo tutti clienti nasconde
oggi una preoccupazione ben più grande: che il welfare si squagli lasciando
spazio a una molteplicità di risposte non coordinate dentro la comunità. Oggi è
quindi vitale che gli operatori siano meno fornitori e più animatori di
welfare. Occorre che i nostri servizi, interventi, progetti non siano vissuti
come una prestazione che qualcuno dà a qualcuno altro, ma che i cittadini se ne
sentano più corresponsabili. Senza un senso di appropriazione e di
corresponsabilità, nessun welfare terrà mai.
·
Educare i cittadini a fidarsi dei servizi e a ritrovare la
speranza.
Ricostruire la fiducia è possibile se rivediamo i nostri
modelli operativi: sedotti dalla clinica, in questi anni gli operatori hanno
lavorato sul singolo portatore del disagio, con il rischio di stigmatizzarlo.
Chiusi nei loro ambulatori, sono entrati in una logica diagnostica e
fuoriusciti dalla dimensione sociale, dimenticando che l’oggetto/soggetto di
lavoro non sono i singoli con le loro mancanze, ma le reti da riallacciare
intorno alle persone perché si ri-attivino, perché ri-trovino speranza.
·
Superare la sola tecnicalità su cui si sono affidate molte
professioni: la tecnicalità crea un pensiero dicotomico: sano/malato,
competente/incompetente. In questo modo finisce per creare relazioni
asimmetriche: da una parte chi porta le domande, dall’altra chi ha le risposte.
Finisce così per allontanarci gli uni dagli altri, impedendo di riconoscerci in
un destino di fragilità che ci accomuna. Gran parte di coloro che operano nel
welfare o in sanità si sono lungamente disinteressati dei mandati che la
politica di volta in volta definiva. Quanti possono dire di conoscere le
diverse stesure del piano sanitario nazionale e le idee forti che negli anni si
sono succedute Pochi. Ciascuno conoscerà meglio il posizionamento della
propria professione e del proprio servizio all’interno di quel piano, ma il
mandato complessivo, gli obiettivi di salute, le scelte di partecipazione probabilmente
sfuggono a gran parte degli operatori socio-sanitari, disabituati a
interessarsi delle scelte programmatiche e politiche strutturali. La tecnicalità
crea l’illusione che la soluzione si possa somministrare e non co-costruire. In
questo modo collude con l’attesa magica di benessere delle persone, perché fa
credere loro che una via indolore di uscita dai problemi ci sia e si possa
esigere. La tecnicalità non esplora i mondi vitali delle persone, non si mette
in un atteggiamento di ascolto e conoscenza verso gli altri, perché il suo
modello di sapere è in due tempi: c’è un tempo in cui si apprendono le nozioni
per operare e c’è un tempo in cui le si applica.
Diventa sempre più chiaro che abbiamo bisogno di una nuova
organizzazione e di nuovi servizi che:
·
Sappiano
sostenere e moltiplicare il potere dei soggetti e
non, come spesso accade, inibirlo e/o mortificare le persone.
·
Rendere possibile un
uso generativo delle risorse: il
welfare non si deve pensare autoreferenziale ma connettersi fortemente con gli
altri servizi.
·
Sappiano
superare le compartimentazioni - privato
sociale/ente pubblico, sociale/sanitario - che sono dissipative di risorse.
Sono dicotomie frutto di un “lessico organizzativo” che oggi va esplorato e
rimesso in discussione, perché depotenzia l’azione, stabilendo confini
artificiosi, divisioni di competenze che non contribuiscono ad attivare
collaborazioni e cooperazioni.
·
Dare
risposte personalizzate ai bisogni (impliciti
ed espliciti) dei cittadini e non riprodurre risposte standardizzate, senza
rispondere alle domande dei cittadini.
·
Devono dotarsi di una
competenza argomentativa maggiore:
essere sempre piu` capaci di ragionare sui fini del loro operare, saper
cogliere i problemi e saperci ragionare insieme agli altri.
·
Valutare l’efficacia del proprio agire, così da poter
dimostrare alla collettività che il loro non e` un agire meramente
benefico, ma produce risultati di salute, previene costi sociali ed economici
futuri, crea sicurezza e benessere nei territori.
·
Essere
proattive, dai confini aperti: le organizzazioni e
i servizi devono uscire dai propri confini per essere imprenditive nei
territori. Devono riuscire a essere miste, plurime, cioè a comporre soggetti
diversi, riuscendo a fare spazio ad altri soggetti, ad altri punti di vista, ad
altre persone, ad altre organizzazioni che magari fino a quel momento non sono
state implicate e che possono convergere su fini in maniera anche temporanea.
·
Devono oggi avere un quid di
trasgressione, che e`
l’ingrediente dell’innovazione, e non temere il conflitto. Devono lavorare
dentro la comunità locale, andando a ricostruire legami di solidarietà in
quartieri degradati e ritrovando canali di comunicazione e fiducia con i
cittadini.
·
Essere
più centrate sui problemi, meno sui bisogni e far
spazio ai gruppi: i servizi locali sono
ancora molto centrati sul tema
del bisogno. E` però importante saper leggere il problema sotteso al
bisogno. In questo modo diventa possibile ricercare e mobilitare altre risorse
e aprire un confronto con altri sul problema più ampio collegato al bisogno
specifico. I bisogni che le persone portano sono spesso il sintomo di fenomeni
più generali che occorre illuminare, denunciare, portare all’attenzione
pubblica.
·
Diano molto valore all’
interazione tra le persone, alla
dimensione del gruppo, più che alla relazione face to face. La dimensione del
gruppo e` un aspetto metodologico importante per educare i cittadini
utenti al valore della mutualità, del socializzare i problemi, del sentirsi
portatori di saperi esperienziali per far fronte alle proprie difficoltà. E
anche per educarli a riconoscere l’importanza di avere sul proprio territorio
servizi per le persone che sono utili per la comunità. Perché la funzione più
profonda di un servizio (del pubblico o del privato sociale) e` quella di
rendere abile un territorio ad affrontare i problemi che lo travagliano.
·
Essere
temporanee: occorre che siano velocissime perché
devono rispondere alle domande di ieri, però devono essere lentissime
perche´ devono consentire alle persone il tempo per ragionare, per
elaborare, per costruire, per argomentare, che non sono funzioni veloci. E
questo e` già di per sé difficile, ma devono anche fare un’altra cosa:
persistere nei problemi, nelle questioni. Perché tutta questa temporaneità non
sia precarietà, e` necessario che vi sia la percezione di servizi che nel
tempo permangono, che sono radicate nei territori, che costituiscono un
presidio di fronte ai problemi.
·
ricucire con la
buona politica: la politica oggi non ama
il welfare, lo vive come un peso, un costo, addirittura un lusso e gli
operatori si tengono distanti dalla politica. Il rapporto tra operatori sociali
e amministratori locali oggi e` fatto di lontananze e diffidenze.
Prendersi cura delle interazioni con il livello politico diventa oggi cruciale
per tutelare i diritti, che non possono essere lasciati alla autorganizzazione
dei singoli. Il pensiero che si costruisce nell’azione quotidiana degli
operatori deve essere un pensiero che aiuta a costruire politiche del territorio.
La crisi economica del welfare in questo momento e`
aggravata dalla profonda spaccatura tra chi agisce nei territori e chi
amministra i territori. Come questa spaccatura sia ricucibile rimane una
questione aperta sulla quale e` necessario pensare ancora. Per educarci a
continuare a lavorare nel micro, come luogo in cui può avvenire un cambiamento
anche nel macro.
Per favorire i dipendenti e le loro famiglie ci mobiliteremo
per attivare delle esperienze di welfare aziendale rivolte ai dipendenti stessi
e ai loro figli.
Al governo della città spingeremo sulla
Community care che
prova a ripensare il sistema dei servizi a livello delle comunità locali,
suggerendo un nuovo modo di progettarli ed attivarli come reti di intervento
che si basano sull’incontro creativo e collaborativo fra soggetti del “settore
informale” (vicinato, gruppi amicali, famiglie, associazioni locali) e del
“settore formale” (organizzazioni sanitarie pubbliche, private
e non profit) mediante
relazioni di reciprocità sinergica. Si tratta di un processo di “restituzione” della competenza di cura ai “corpi
intermedi” della società civile e a tutti i cittadini. Si disegna così un intreccio tra reti formali ed informali, tra
professionalità e figure non specialistiche, tra pubblico e privato, che ha
come obiettivo il coinvolgere nelle attività di cura tutte le risorse presenti
all’interno della comunità.
L’intreccio tra fonti formali
ed informali di cura esprime
due modalità molto diverse di prestare
assistenza che, tuttavia, attraverso apposite misure di interazione e
collaborazione, riescono a potenziarsi a vicenda:
l’informale può animare e sensibilizzare il formale, mentre il formale
può stimolare e supportare l’informale, in una relazione di reciproco
accrescimento.
Il concetto di
Community care può essere quindi inteso
come “
assistenza nella comunità”, “cura di comunità” od anche “
presa
in carico della comunità da parte della stessa comunità”: essa contempla forme
di assistenza e di supporto erogate
tanto nella comunità, quanto dalla stessa comunità che vengono attivate per
opera sia di professionisti pubblici, privati, volontari,
care-giver informali
(parenti, amici, vicinato).
Le politiche di
Community care rendono possibile il transito da un concetto
di comunità intesa come luogo fisico (territorio)
destinatario di prestazioni socio-sanitarie, ad un’immagine della stessa comunità
come
rete di relazioni sociali significative. Se fino a ieri
l’assistenza veniva considerata prevalentemente in termini di erogazione di
prestazioni tramite gli enti pubblici, oggi è possibile distinguere almeno sei
fonti da cui la
care può originare:
·
l’assistenza socio-sanitaria erogata dai servizi pubblici,
·
le associazioni di volontariato e le cooperative sociali,
·
la cura informale di aiuto famigliare,
·
i gruppi di auto-mutuo aiuto,
·
l’assistenza privata a scopo di lucro,
·
i programmi locali di assistenza di vicinato (volontari,
parrocchia...).
Il concetto di
Community care è dunque un’immagine
molto articolata e complessa: la letteratura ne effettua una triplice ripartizione e, precisamente, parla di
self-care (auto-cura), di
home
o
family care (cura
a domicilio o in famiglia) e di
community care in senso stretto (auto-mutuo
soccorso).
Il welfare, per come è stato realizzato nelle diverse realtà,
può essere posizionato lungo un asse i cui estremi sono rappresentati dal “
workfare”
e da “l’approccio dell’inclusione sociale”.
L’approccio del workfare è basato
sulla convinzione che gli interventi di sostegno del reddito contribuiscono a
rafforzare la dipendenza dei beneficiari dalle istituzioni. In particolare,
l’idea di fondo è che le persone tendono ad adattare il loro comportamento al
fine di ottenere o conservare i benefici di welfare. L’obiettivo del
workfare
è quindi quello di combattere la “cultura della dipendenza”, attraverso la
restrizione del diritto di accesso alle prestazioni. Nella sua forma pura il
workfare
consiste nell’obbligo di svolgere un lavoro per poter beneficiare delle
prestazioni di welfare. Altre varianti di questo modello pongono invece
l’enfasi sugli incentivi piuttosto che sugli obblighi.
Al contrario, l’
approccio dell’inclusione sociale si
basa sull’idea che il sostegno finanziario in sé non sia sufficiente a
combattere l’esclusione sociale, le cui cause non sono individuate nella diffusione
di una cultura della dipendenza ma piuttosto nei meccanismi di esclusione che
influenzano differenti aspetti della vita degli individui. La protezione sociale
in questo caso non deve assicurare solo il sostegno del reddito, ma deve essere
finalizzata anche a garantire il diritto all’integrazione sociale degli
individui. Nella sua versione pura quest’approccio mira a garantire ad ogni individuo
il diritto ad una serie di servizi volti a favorire l’inclusione.
Il
workfare che
proponiamo:
·
mira all’
attivazione piuttosto che alla riduzione dei
benefici,
·
si pone l’obiettivo di
rafforzare le competenze professionali dei
destinatari piuttosto che accrescere la loro mobilità e la loro capacità di
inserirsi nel mercato del lavoro,
·
punta sull’
educazione e sul training piuttosto che sullo
svolgimento di un lavoro come condizione necessaria per l’accesso ai benefici,
·
è basato sull’
empowerment dei cittadini
piuttosto che sul controllo e la punizione,
·
si fonda su
programmi inclusivi piuttosto che su
interventi specifici rivolti esclusivamente ai disoccupati.
Promuoveremo un importante strumento di governance come il
piano regolatore sociale che ha una duplice funzione: da un lato, impegna
l’amministrazione comunale nella programmazione, progettazione e realizzazione
del sistema cittadino dei servizi e degli interventi sociali; dall’altro, è lo
strumento attraverso il quale il “sociale” interpella e orienta le politiche
sanitarie, urbanistiche e abitative, le politiche culturali, della scuola e dei
servizi per l’infanzia, della formazione e del lavoro, dell’ambiente, dei
trasporti e delle periferie, delle pari opportunità tra uomini e donne, dei tempi
e degli orari che si vivono in città, favorendo una crescita complessiva del
benessere della città.
L’Armonizzatore Familiare possiede competenze specifiche per
agire direttamente all’interno delle famiglie, non nel
setting ma nei
luoghi dove sono presenti dinamiche di conflitto e di disagio. Il suo
intervento orienta a conciliare gli opposti, a ristabilire gli equilibri, ad
allentare le tensioni ed a portare chiarezza nei ruoli, rendendoli creativi e
flessibili. In altre parole l’armonizzatore familiare condivide con i membri
della famiglia diversi momenti della giornata (es. la cena, il tempo libero) al
fine di facilitare la comunicazione, le relazioni, favorire i processi
decisionali e sostenere i la gestione dei conflitti. Cercando inoltre di
trasmettere competenze per rafforzare l’identità e i ruoli genitoriali con
obiettivo di aumentare senso di responsabilità e autorevolezza.
L’Armonizzatore Familiare è una figura educativa ancor prima
che psicologica. La sua funzione è prospettica e mira allo sviluppo delle
potenzialità della famiglia piuttosto che alla sua “ristrutturazione
psicologica”. Tale figura, nella verità più nobile dell’etimologia, è avvicinabile
al
famulus, un tempo una persona di condizione servile, ma che oggigiorno
assume il compito di accompagnare la famiglia nelle difficoltà e nel disagio,
si prodiga a traghettarla verso la libertà, lungo l’arco problematico
dell’esistenza.
In breve, il compito della Armonizzazione Familiare è quello
di consentire la crescita del soggetto umano nella autonomia personale
all’interno del contesto familiare. Perciò, l’Armonizzazione Familiare è al
centro dell’attenzione culturale ed educativa, soprattutto in questi ultimi
anni. E mai come ora la sua figura è molto attuale.
2.3.8 Case management di comunità
Il Case Manager proprio nella funzione di coordinamento e di
collegamento, si propone nel complesso sistema delle risorse istituzionali e
comunitarie come figura di accompagnamento, riallacciando il ciclo della
solidarietà, tessendo una fitta rete di sostegno e lavorando per l’autonomia
della persona, della famiglia e della comunità stessa.
Il case management di comunità è una modalità di intervento
che consente di superare non solo la frammentazione interna ai servizi, ma
soprattutto lo scollamento tra sistema formale e informale di organizzazione
della risposta ai bisogni della persona.
Le forme di case management si rivolgono ad ampie fasce di
utenza che, in seguito al riassetto dei Servizi socio - sanitari, vengono prese
in carico da operatori quali medici di famiglia, infermieri professionali,
assistenti sociali, educatori. Gli operatori si trovano così di fronte alla
necessità di riqualificare il proprio ruolo; i passaggi concernenti l'osservazione,
la presa in carico della situazione problematica ed il progetto si presentano
come momenti cruciali per la definizione del compito dell'operatore.
2.3.9 Laboratori di cittadinanza e interculturalità
In realtà territoriali ad alta densità di stranieri è
divenuto necessario attivare progettualità che sappiano co/costruire comunità
transculturali che siano qualcosa di diverso dalla somma delle singole identità
culturali delle etnie che la compongono. Conoscere, cercare di comprendere le
altre culture e costruire assieme momenti di vita civile sono utili non solo
per i cittadini (stranieri e non), per gli operatori sociali, per i volontari
delle diverse associazioni.
All’insegna di questo processo: conoscenza, esperienza
comune, interazione… proponiamo laboratori teorici pratici che prevedano:
·
una parte più “teorica” (es.
focus group su temi per tutti
noi importanti come per es. casa, lavoro, lingua, scuola, educazione,
religione, cultura, tradizioni, amicizie, partecipazione ad attività della
comunità, ecc.), incontri e conferenze sulle diverse culture a cura di migranti
stessi;
·
laboratori esperienziali: dai classici corsi di cucina
interetnica ad altri laboratori manuali come per es. la costruzione di
giocattoli per i figli, corsi di ballo/danze e sulle tradizioni in generale
ecc.;
·
attività nelle scuole come per es. far portare dai bambini foto,
oggetti della loro cultura di appartenenza …(facendo attenzione per questo a
non farli sentire diversi ne tantomeno inferiori se provengono dal cosiddetto
terzo mondo)
·
momenti più ludici come per esempio partite a calcio e/o altri
sport
·
progetto prossimità (biblioteca vivente, panchine parlanti,
armonizzatore familiare, facilitatore sociale)
·
“aggiungi un posto a tavola” (per conoscere, frequentare,
accogliere, integrare l’altro): il primo giorno di ogni stagione invitare a
cena o pranzo un altro condomino, vicino o abitante dello stesso quartiere o
città (autoctono o meno ma che non conosci più di tanto, meglio se sconosciuto,
sulla falsariga di tante feste dell’ospitalità)
·
messa a punto di indicatori della coesione sociale
·
orti di convivialità e di pace: in alternativa o in supporto alle
famiglie multiproblematiche dare loro in accordo con Auser un orto da coltivare
per creare relazioni, per contribuire al proprio sostentamento e per promuovere
stili di vita diversi.
Una interculturalità pensata ed agita che possa portare da
una parte a costruire gruppi e/o associazioni di migranti ma anche
eventualmente una banca del tempo mista, gruppi teatrali et altro.
Il modello parte dalla logica di intervento in rete e,
attraverso una regia unica dell’intervento, ricerca le cause distali e
prossimali (nei diversi ambiti di vita del soggetto) dei problemi che si
vogliono affrontare e risolvere.
L’approccio si articola su tre livelli:
·
individuare i sistemi (individuo, famiglia, scuola, gruppo dei
pari, quartiere) che originano e/o mantengono il problema che si vuole
affrontare;
·
identificare in ogni sistema le risorse necessarie per risolvere,
attenuare o modificare il “problema”.
·
Intervenire in modo integrato e condiviso nei diversi sistemi di
vita dell’adolescente.
·
La valutazione della situazione permette di definire
l’architettura complessiva (intra e inter sistema) al fine di trovare un
significato condiviso ai problemi comportamentali. L’intervento viene condotto
nell’ecologia naturale dell’adolescente e della sua famiglia coinvolgendo anche
le persone che si prendono cura (
caregivers) del soggetto (fratelli
maggiori, nonni, zii, ecc.).
L’operatore sociale assumendo funzioni di armonizzatore
familiare possiede competenze specifiche per agire direttamente all’interno
delle famiglie, non nel
setting ma nei luoghi dove sono presenti
dinamiche di conflitto e di disagio. Il suo intervento orienta a conciliare gli
opposti, a ristabilire gli equilibri, ad allentare le tensioni ed a portare
chiarezza nei ruoli, rendendoli creativi e flessibili.
Questo metodo di lavoro si può avvalere di diversi strumenti
(
in primis l'armonizzatore familiare di cui sopra) per accompagnare
quegli adolescenti che necessitano di un supporto per giungere alla maggiore
età nel modo più sereno possibile. Gli operatori di tale modello si pongono
come interfaccia fra i servizi sociali e le risorse (formali e non) di un
territorio secondo le premesse dell'approccio della community care e del
workfare.
Anche su questi aspetti occorre avviare un percorso con la
cittadinanza che renda la popolazione più consapevole e capace, attraverso la
partecipazione
diretta, di compiere scelte sulle politiche culturali e educative,
condizionando le decisioni della pubblica amministrazione. Occorre pertanto
implementare momenti di condivisione e assemblee pubbliche in cui discutere i
temi concernenti le suddette politiche per la città, lasciando concretamente la
parola ai cittadini sulle priorità degli interventi.
Il nostro programma di politica culturale per la città di
Forlì si fonda sulla declinazione a livello territoriale di quanto espresso
dall’Art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana, di cui la Pubblica
Amministrazione è diretta emanazione:
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la
ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico
della Nazione.”
Con gli obiettivi dichiarati di aumentare il senso di
appartenenza del cittadino alla comunità civica e di sviluppare la vocazione
turistica del nostro territorio, la
Pubblica Amministrazione dovrà
quindi:
·
promuovere sviluppo culturale e ricerca: garantire,
attraverso l’intervento pubblico diretto, la germinazione nel territorio
forlivese di idee, riflessioni e contenuti culturali di tipo storico,
letterario, artistico-musicale, scientifico e tecnico, favorendo, in particolare,
le novità che venire dal mondo giovanile,
·
tutelare paesaggio e patrimonio storico-artistico:
impegnarsi nella diffusione della conoscenza e nella conservazione/valorizzazione
di storia, arte, tradizioni e bellezze paesaggistiche del territorio forlivese.
Questo dovrà avvenire a seguito di un percorso partecipativo,
basato sui seguenti punti:
·
Consapevolezza civico/culturale: sarà importante che il
cittadino forlivese, in particolare le nuove generazioni in formazione, ma
anche chi proviene da fuori città e sceglie Forlì come sede di studio o lavoro,
abbia piena consapevolezza dell’offerta culturale e del patrimonio
storico-artistico locale.
Solo attraverso la diffusione
capillare di questa conoscenza la cittadinanza sarà stimolata a vivere
attivamente la cultura civica e concorrerà a far sì che Forlì acquisisca la
concreta possibilità di sviluppare idee in un ambito culturale.
A questo fine promuoveremo
interventi di contatto tra Pubblica Amministrazione, Scuole superiori e Università,
per lo sviluppo di
progetti su:
-
Storia del territorio romagnolo, progettazione di itinerari turistici e
marketing turistico
-
Patrimonio architettonico, museale e bibliotecario della città
-
Produzione artistico/musicale e spettacolo dal vivo in città
·
Punti di raccolta idee culturali per il territorio: per
individuare la priorità di gradimento dei cittadini rispetto agli interventi
pubblici da attuare nel settore culturale, è necessaria la “riattivazione” del
tavolo cultura; istituiremo sedi specifiche deputate alla ricezione/discussione
dei progetti provenienti dai cittadini, con finalità orientative e di
valutazione della sostenibilità degli stessi. I progetti presentati non saranno
quindi valutati solo da commissioni tecniche comunali chiuse, ma la discussione
e l'approvazione dovranno avvenire attraverso nuovi strumenti di democrazia
partecipativa che coinvolgano direttamente la cittadinanza (
debàt publique).
·
Emanazione di bandi pubblici equi ed appetibili: per
garantire la partecipazione di tutte le realtà culturali del territorio,
compatibilmente con le disponibilità di spesa, si favorirà l’emanazione
disponibilità bandi pubblici per la realizzazione di iniziative/eventi per la
città; dovranno essere coinvolti quanti più attori possibili,
dall’”associazionismo più giovane” alle “realtà più consolidate”, creando
collaborazioni in grado di esaltare le singole peculiarità, in un’ottica di
continuità temporale che veda una città vivace e propositiva per l’intero arco
dell’anno.
·
Attivazione consulta giovani: che sarà aperta ad
ognuna delle realtà giovanili organizzate sul territorio che desideri farne
parte. In un periodo dove la realtà giovanile è in continuo movimento e le
relative problematiche sempre più complesse, l’Amministrazione dovrà
considerare come fondamentale il momento del confronto, istituzionalizzando
anche in questo caso un luogo specifico dove i giovani abbiano quel diritto di
parola sui problemi riguardanti il Comune che garantirà loro una formazione
alla gestione democratica della vita cittadina.
Alcuni dei più importanti aspetti generali sui quali ci
impegneremo, sono:
·
Rendere i luoghi della cultura vicini alla cittadinanza nella
sua quotidianità: si dovrà combattere l'idea elitaria della cultura,
valutando anche una riorganizzazione degli orari ed una
creazione/ottimizzazione dei percorsi di visita: gli accessi a musei, teatri,
biblioteche ed a tutti gli edifici/ monumenti di interesse culturale, devono
essere coordinati per creare un percorso urbano di fruibilità nell’intero arco
della giornata, che porti da un luogo/evento all'altro in maniera facile e
veloce.
Questa trasversalità degli eventi
e dei percorsi, sarà anche stimolata da eventi multipli teatro/museo, cinema/museo,
concerti/museo, letture/mostre in luoghi nuovi della città. Eventi soprattutto
estivi, ma non solo, che spingano i cittadini a frequentare sempre più gli
ambienti tipici della cultura (musei, teatri, edifici storici), cancellandone
il concetto di “templi” per renderli invece spazi fruibili nella quotidianità.
·
Coordinare gli assessorati per favorire il collegamento
cultura/sviluppo: l’istituzione di uno specifico tavolo coordinato,
“obbligherà” l’Assessorato alle Politiche Culturali ad operare a stretto
contatto con quello alle Attività Produttive, affinché la cultura diventi
volano di sviluppo. Solo così si contribuirà anche ad abbattere il decadimento
e lo svuotamento del centro storico.
·
Promuovere e diffondere il Teatro Ragazzi: questa
promozione avverrà sia nell’ambito delle famiglie che delle scuole, per
incoraggiare, a livello intergenerazionale, il gusto del bello e lo stimolo al
consumo culturale come indispensabile strumento di coesione e sviluppo sociale.
·
Ricercare fondi e spazi fisici da mettere a disposizione
dell'iniziativa culturale cittadina: si attiverà fin da subito la ricerca
di fondi nazionali ed europei che permettano l’apertura di nuovi spazi
culturali che creerebbero un volano economico diretto sul territorio; pensiamo
agli ex cinema Arena forlivese ed Apollo, ma anche alla possibile
ristrutturazione dell’ex deposito ATR e del complesso Ex Eridania; quest’ultimo
potrebbe diventare il “contenitore culturale” di tutte quelle realtà museali
attualmente inagibili e l’adiacente area verde essere destinata a parco urbano
con annesso orto botanico: tutte operazioni che avrebbero fin da subito una
indubbia ricaduta economica sull’economia locale.
·
Rivalutare il patrimonio librario della Biblioteca Saffi:
si accelererà l’iter di valorizzazione delle
Raccolte Piancastelli, che
attualmente risultano chiuse fino a data da destinarsi per lavori di
manutenzione.
·
Biblioteca pubblica polifunzionale con apertura domenicale
e serale, con sala ludica per bambini, sala lettura con divanetti, sala per
riunioni e incontri cittadini o per presentazioni di libri, lettura di libri e
poesie, sala conferenze, sala da tè per conversazioni sociali, dove poter
svolgere corsi di scrittura, improvvisazione teatrale etc.
Wi-Fi
gratuito per letture via web con PC, tablet, e-book reader, per divulgare
la cultura e per aiutare chi fatica a deambulare.
·
Digital link, per instaurare un nuovo rapporto tra
cittadini ed istituzioni, creando una serie di servizi digitali on-line, app
specifiche ed un’
unica tessera Digital Card per il cittadino con la
quale utilizzare qualsiasi tipo di servizio. Prendendo spunto da altre città
europee già oggi gli abitanti di Saragozza (Spagna), Grazie alla mappatura
dell’intera città e relativi servizi (trasporto, attività, commercio, ecc.),
possono prendere l’autobus, andare in piscina, visitare musei, andare in
biblioteca, pagare il taxi o usufruire dei servizi amministrativi, tutto con una
sola tessera.
Disponibilità gratuita di una
PEC
(posta elettronica certificata) per le certificazioni online a sostituzione
della raccomandata.
Il
diritto allo studio dovrebbe essere garantito a
tutti, ma anche nel nostro territorio sono sempre più frequenti casi di
genitori costretti a scegliere i percorsi scolastici dei propri figli,
basandosi non sulle attitudini dei ragazzi, ma su quanto incidono il costo di
libri e trasporti sul bilancio familiare.
Alcuni piccoli passi, come la possibilità di scaricare
libri
gratuiti in formato elettronico, sono già stati compiuti dal Movimento 5
Stelle nazionale, e a livello territoriale occorre continuare verso questo
sostegno alla scuola pubblica, ed alla progressiva
informatizzazione
della stessa.
L’integrazione ed il futuro di una società dipendono proprio
dalla scuola, da qui si inizia a costruire e quindi occorre rivalutare i
servizi, occorre quindi promuovere attività culturali, artistiche e sportive
che favoriscano
l’inclusione fra le varie etnie presenti nel nostro
territorio e assicurare il diritto allo studio secondo criteri ponderati che
siano allo stesso tempo garanti di trasparenza ed equità (mense, trasporti
scolastici). Occorre poi incrementare e migliorare le strutture degli
asili
nido ed altri istituti d’istruzione di competenza comunale; organizzare
corsi
di formazione professionale su delega delle Regioni e in collaborazione con
esse sia per i giovani che per gli adulti, non sottovalutiamo il semplice
strumento del corso di formazione come leva culturale, corsi di “primo
soccorso” ed “antincendio” possono essere svolti a basso costo o addirittura
gratuiti, corsi di abilitazione all’uso dei D.A.E. (defibrillatore automatico
esterno) possono allo stesso tempo portare ad un arricchimento personale così
come ad una maggiore sicurezza della società stessa e dovrebbero quindi essere
inseriti nelle scuole già dalla prima infanzia come educazione base di futuri
cittadini.
Mentre per le scuole dell’Infanzia e le Primarie sono già
previsti
aiuti economici, la stessa cosa non avviene per gli Istituti
Superiori: è necessario colmare fin da subito questo squilibrio che impedisce
ai giovani di scegliere il percorso didattico più adatto alle loro aspirazioni.
Ci proponiamo quindi di:
·
Adottare un fondo per libri/sistemi informatici: che
permetta a famiglie/ragazzi in difficoltà economiche di sostenere il percorso
didattico desiderato. Le valutazioni di merito saranno effettuate su base ISEE
e su una rielaborazione del fattore familiare, a seguito anche di un censimento
preventivo sul numero delle situazioni di disagio. Sicuro sarà il controllo ed
il contrasto all’evasione ed alle irregolarità che di fatto permette a chi
guadagna illecitamente di godere di benefici che in realtà non spetterebbero.
Sulla base di questi dati metteremo a bilancio la cifra necessaria cercando
anche partnership con realtà private sensibili all’idea.
·
Arginare l'acquisto di libri poi non realmente utilizzati:
favorendo invece la restituzione dei libri usati o l'utilizzo di dispense
prodotte dal corpo docente.
·
Progetto “piedi-bus”: incentivare ed inserire dove non
presente questo progetto che prevede di ridurre l’utilizzo delle auto ed
aumentare l’aggregazione fra gli scolari. Dove questi progetti sono una realtà
si possono già riscontrare miglioramenti nelle relazioni sociali tra ragazzi.
·
Asili nido presso i posti di lavoro ed asili nido condivisi
per aumentare i posti disponibili. Il punto di partenza venne posto nella Legge
27 dicembre 2002, n. 289 ma troppo poco è stato fatto a causa di diversi fattori
concomitanti.
·
Orari ampi e flessibili per asili e scuole materne: dalle
7 alle 20 con libertà di frequenza ma con un massimo di ore 8/9 al giorno per
bambino, ogni genitore ha diritto a passare un po’ di tempo con i propri figli,
e con i problemi di lavoro e di turni della società moderna è necessaria un
po’ di flessibilità per consentire questo tipo di organizzazione.
·
Mantenere e sviluppare il
progetto sulle mense a Km 0:
concordando con i genitori i cibi che rivalutino la tradizione culinaria locale
ed integrandoli con alcuni rappresentativi delle etnie con le quali oggi si
convive.
·
Incentivare progetti di
orti e giardini civici per le scuole.
·
Verificare la
trasparenza sugli appalti alle cooperative:
nel settore delle politiche educative e di seguito affrontare i problemi di
fatiscenza,
messa in sicurezza sia strutturale che sanitaria e di
risparmio energetico degli edifici scolastici (su delega della Provincia)
·
Incentivare l’
educazione civica ed ambientale a partire dalle
scuole materne in modo da contribuire alla formazione dell’individuo fin
dai primi anni della sua infanzia.
·
Implementare la rete di
connettività gratuita negli spazi
pubblici: che attualmente si limita ad alcune aree del centro storico ed al
parco urbano (luoghi di aggregazione giovanile, campi sportivi, pattinodromi,
parcheggi, etc)
·
Progetto Forlì Campus: Immediata attivazione (già
dall'anno scolastico 2014-2015) dei servizi post scuola (mensa, compiti,
attività) per aiutare i genitori a gestire la vita familiare e quella
lavorativa. Sia per le scuole elementari che per le scuole medie.
Forlì non è mai stata considerata una città a vocazione
turistica, gli interventi troppo frammentari delle passate amministrazioni non
hanno permesso anche a buoni progetti di avere un riscontro positivo in termini
di presenze nella città. Il turista che soggiorna a Forlì porta indubbiamente
ricchezza, non solo per ristoranti ed alberghi, ma per tutto il settore
commerciale e dei servizi.
Il territorio, in realtà, sarebbe a grande vocazione
turistica, sia per le ricchezze che offre, sia per l’intraprendenza e
l’eccellenza della gente che lo abita. Una amministrazione in questo caso deve
amplificare le eccellenze nei vari settori e creare una rete che agevoli la loro
conoscenza all’esterno del territorio stesso.
Sarà nostro impegno incentivare la vocazione turistica del
territorio forlivese seguendo il criterio della
meritocrazia e della
trasparenza
del processo decisionale. A fianco delle già consolidate realtà del territorio
si potranno così affiancare nuovi progetti, nuove idee e tutte verranno
valutate, condivise nello stile partecipativo del movimento.
In questo modo
potremo scardinare, laddove esistano, quei progetti autoreferenziali a favore
di progetti che facciano da volano per il turismo del nostro territorio.
Le nostre proposte:
·
Riorganizzare tecnologicamente gli uffici e renderli più
partecipi alla stesura di nuovi progetti per la “Città che Vorrei” (vedi
capitolo 9); il costo di aggiornamento alle nuove tecnologie sarà colmato con
la maggiore efficienza e riduzione degli sprechi con l’aiuto degli uffici
interni al Comune, molto preparati.
·
Sviluppare applicazioni digitali per implementare
l'informazione turistica sui luoghi di rilevanza culturale e turistica in città
·
Sviluppare interventi di promo/commercializzazione e marketing
turistico che dovranno vedere anche la partecipazione delle associazioni di
categoria e di tutte le realtà (pensiamo all’enogastronomia, piuttosto che
all’attività di ricezione turistica) che operano quotidianamente nel settore
turistico. Il criterio degli interventi sarà obbligatoriamente meritocratico e
gli strumenti decisionali
·
Ideare pacchetti e convenzioni: che mettano in stretta
correlazione l'ospitalità cittadina (ristoranti e alberghi) e le mete
turistiche forlivesi (esposizioni, spettacoli, patrimonio architettonico, ecc);
queste mete dovranno essere rese appetibili anche alle migliaia di turisti
estivi ed ai tanti fruitori delle attività sportive che si svolgono nella vicina
riviera.
·
Dare impulso allo IAT (ufficio informazione e accoglienza
turistica) in modo che possa svolgere la funzione di promozione su più livelli
mediatici di tutte le iniziative sul territorio in maniera chiara, razionale ed
univoca. In tal modo si potranno evitare inutili sovrapposizioni dei già pochi
e frammentati eventi forlivesi. Una proposta sarà, ad esempio, di studiare
indicazioni turistiche che segnalino percorsi caratteristici della città in
modo da orientare i turisti.
·
Nell’ipotesi di soppressione della Provincia il personale
dell’ufficio turismo potrebbe essere utilizzato proprio per un rilancio di
questo importante segmento economico, partendo anche da una
riorganizzazione
degli orari dell’ufficio (in questo momento, infatti, in estate resta
chiuso il sabato e in inverno applica un banale orario “classico”,
distribuzione oraria decisamente poco adatta alle sue peculiarità).
·
Artisti di strada no limits: permettere agli
artisti di strada di usare la città in modo decoroso e senza permessi come
palcoscenico per mostrare e condividere la propria capacità circense, musicale,
artistica, teatrale.
·
Realizzare video di promozione turistica sul territorio
forlivese da presentare a fiere di marketing turistico nazionali ed estere
·
Sviluppare il settore congressuale creando offerte che
possano coniugare i momenti dedicati agli incontri con i pernottamenti e le
visite in città.
La concezione dello sport inteso come attività che coinvolge
le abilità fisiche e mentali umane, esercitandole con costanza per migliorarle
ed utilizzarle successivamente in maniera più proficua, ce lo fa immediatamente
percepire come un aspetto antico quanto l'intelligenza umana stessa. Come per
l'uomo primitivo l'attività fisica, priva dell'agonismo dei nostri giorni, era
solamente un modo utile per migliorare la propria conoscenza della natura e la
padronanza dell'ambiente che lo circondava, così, oggi, assumendo un ruolo
formativo, la pratica sportiva è diventata parte integrante della cultura della
nostra società.
L'organismo umano non è nato per l'inattività: il movimento
gli è connaturato e una regolare attività fisica, anche di intensità moderata,
contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita. Al
contrario, la scarsa attività fisica implica l'insorgenza di alcuni tra i
disturbi e le malattie oggi più frequenti: diabete di tipo 2, malattie
cardiocircolatori (infarto miocardico, ictus, insufficienza cardiaca), tumori.
Alcune cifre: in Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni
svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato e
può essere definito sedentario. In particolare, il rischio di sedentarietà
aumenta con il progredire dell'età, ed è maggiore tra le persone con basso
livello d'istruzione e difficoltà economiche. La situazione è migliore nelle
regioni del nord Italia, ma peggiora nelle regioni meridionali (
Rapporto PASSI 2011).
I benefici dell'attività fisica: muoversi quotidianamente
produce effetti positivi sulla salute fisica e psichica della persona. Gli
studi scientifici che ne confermano gli effetti benefici sono ormai
innumerevoli e mettono in luce che l'attività fisica:
·
migliora la tolleranza al glucosio e riduce il rischio di
ammalarsi di diabete di tipo 2
·
previene l'ipercolesterolemia e l'ipertensione (riduce i livelli
della pressione arteriosa e del colesterolo)
·
diminuisce il rischio di sviluppo delle malattie cardiache e di
diversi tumori, come quelli di colon e seno
·
riduce il rischio di morte prematura, in particolare quella
causata da infarto e altre malattie cardiache
·
previene e riduce l'osteoporosi e il rischio di fratture, ma
anche i disturbi muscolo-scheletrici (per esempio il mal di schiena)
·
riduce i sintomi di ansia, stress e depressione
·
previene, specialmente tra i bambini e i giovani, i comportamenti
a rischio come l'uso di tabacco, alcool, diete squilibrate ed atteggiamenti
violenti, favorendo il benessere psicologico attraverso lo sviluppo
dell'autostima, dell'autonomia e facilitando la gestione dell'ansia e delle
situazioni stressanti
·
produce dispendio energetico e la conseguente diminuzione del
rischio di obesità
Aspetto specifico “bambini”: per bambini e ragazzi la
partecipazione a giochi/attività fisiche, sia a scuola che nel tempo libero, è
essenziale per un corretto sviluppo degli apparati osteoarticolare/ muscolare e
cardiovascolare/respiratorio, per il controllo del peso corporeo ed il
conseguente benessere psichico/sociale. Lo sport e l'attività fisica
contribuiscono inoltre ad evitare l’insorgere di comportamenti sbagliati, come
l'abitudine a fumo e alcool e l'uso di droghe. L'Oms consiglia almeno 60 minuti
al giorno di attività moderata-vigorosa.
Aspetto specifico “anziani”: anche per gli anziani l'esercizio
fisico è particolarmente utile. Il movimento quotidiano ritarda
l'invecchiamento, previene l'osteoporosi, contribuisce a ritardare la
disabilità, la depressione e la riduzione delle facoltà mentali. Diminuisce il
rischio di cadute accidentali migliorando l'equilibrio e la coordinazione.
Secondo l'Oms sono sufficienti 150 minuti alla settimana di attività moderata
con esercizi orientati all'equilibrio, per prevenire le cadute.
Abbiamo voluto riproporre i benefici dell’attività fisica
ormai comprovati e risaputi perché il nostro principale intento è quello di
cercare di favorire quanto già esistente nel territorio in ambito di pratica
sportiva, sia come sostegno di società sportive sia come mantenimento e
sviluppo di infrastrutture adibite a tale scopo. Con progetti che riguardino
tutte le famiglie a partire dalle scuole del territorio.
Ci proponiamo quindi di:
·
Individuare e creare nei quartieri
nuovi/maggiori spazi
dedicati alle attività ricreativo/sportive con particolare attenzione ai
cittadini
disabili che hanno più difficoltà di accesso a tali strutture.
·
Fornire consulenza di allenamento gratuita negli impianti
comunali per i principali sport che aiutano la salute (corsa, camminata,
ciclismo, nuoto)
·
Monitorare tutti gli impianti sportivi della città che a
tutt’oggi sono lasciati allo sbando senza più nessun tipo di
manutenzione
(tipico esempio il centro studi Liceo, Ragioneria, Geometri, che versa in serio
stato di trascuratezza)
·
Sostenere gli eventi sportivi che si svolgono nella nostra
città dandone ampio risalto e coinvolgendo l’intera cittadinanza.
·
Attuare, nell’ambito delle attività della Consulta Comunale dello
Sport, una
politica trasparente sulla distribuzione dei fondi e delle
concessioni degli spazi. Favorire al contempo l’aggregazione fra le
attività sportive di stesso genere, in modo da poter affrontare meglio impegni
e spese che attualmente rischiano di mettere in ginocchio le loro finanze.
Queste sono solo alcune idee per la promozione sportiva che
attualmente viene considerata con superficialità e alla quale sono destinate
poche risorse.
Considerando che a Forlì verrà realizzato il
Museo
Nazionale della Ginnastica (Ex Gil), per il quale il Comune ha ottenuto un
importante contributo statale (oltre 1 Mil di euro per oltre 6 Mil di spesa),
ci impegniamo affinché non resti l’unico insediamento della città dedicato allo
sport.
Il programma economico del Movimento 5 Stelle declinato sulla
città di Forlì comprende alcune idee a fattibilità immediata ed altre da
sviluppare in prospettiva, negli anni a venire.
L’obiettivo principale, molto ambizioso, è di passare da una
società di “persone allevate in batteria” ad una di “persone consapevoli” di
ciò che stanno facendo, producendo e consumando. L’impresa è tanto più ardua
per quell’inclinazione tipica di noi italiani ad adattarci facilmente pur di
“inseguire sempre il nostro tornaconto”, la società che vogliamo costruire invece
deve basarsi sulla constatazione che questa mentalità alla lunga ci impoverisce
sia economicamente che culturalmente; occorre un piccolo sforzo mentale per
comprendere come far parte di una società non voglia dire che “il mondo in cui
viviamo sparisce quando chiudiamo la porta di casa nostra”. Una buona parte di
cittadini ha già cambiato il modo di vedere le cose, e molti altri sono in
procinto di farlo, i tempi e la nostra economia non più sostenibile lo
impongono, per questo ha sempre più senso parlare di consumo intelligente,
decrescita felice, permacultura, blue economy.
Innanzitutto ricordiamo che i punti del programma 5 Stelle
nazionale, imprescindibili anche per Forlì, sono:
·
abolizione di cariche multiple per i consiglieri di
amministrazione di società quotate
·
incentivazione di quelle industrie manifatturiere ed alimentari
che operano nel mercato interno cercando di impedire il loro smantellamento da
parte dell’economia globale
·
impossibilità per i consiglieri di amministrazione di ricoprire
più di una carica nella stessa società (quando questa si sia resa responsabile
di gravi reati che riguardino ad esempio la lealtà nei controlli effettuati da
una amministrazione comunale)
Il nostro programma in ambito agricolo punta a favorire la
conservazione
del territorio attraverso pratiche sostenibili che interessino oltre
all’aspetto strettamente rurale anche quello sociale. L’obiettivo principale
sarà, infatti, lo
sviluppo dell’economia agreste locale, attraverso la
tutela
dei produttori e consumatori virtuosi.
Favorire l’unione sociale intorno al mondo rurale e uscire
dalla logica perversa dell’agro-industria anche attraverso il
consumo
critico, renderà più solido il nostro sistema agricolo locale. Questa
strategia, oltre a favorire nelle persone un diverso “approccio culturale” a
questo mondo, rappresenterà un importante passo avanti per la salute della popolazione
stessa, portando ad un naturale rigetto delle proposte “obbligate” e spesso
paradossali del libero mercato come permettere alle merci di percorrere
migliaia di chilometri al solo scopo di allungare le filiere e creare reddito
per “intermediari inutili” alla qualità finale del prodotto. Proponiamo di
iniziare questo percorso già a livello comunale, avendo negli anni verificato
che questi obiettivi sono difficilmente raggiungibili aspettando le lunghe
tempistiche e le troppo spesso insoddisfacenti risposte del Ministero
dell’Agricoltura.
Utilizzeremo esperienze già in essere in altri comuni per
portare avanti le seguenti proposte:
·
La promozione di mercati di soli produttori (senza
intermediazione) in aree strategiche della città, che siano una garanzia di
trasparenza e di equo compenso per cittadinanza e produttori (mercato del
“genuino clandestino” già attivo in numerosi comuni)
·
La nascita di
Empori (mercati fissi, che contengano
strutture per una minima lavorazione dei prodotti) che possano rappresentare un
punto fisso di incontro tra domanda e offerta, specifici dell’ambito locale
·
Il raggruppamento in
cooperative formate dagli stessi
cittadini, attraverso strumenti di “
garanzia partecipativa”
·
La realizzazione di una politica di
orti comunali gratuiti
con l'obbligo dell'agricoltura sostenibile (biologico, permacultura).
·
Lo sviluppo dei
GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) e DES
(Distretti di Economia Solidale), rete efficiente di persone con funzioni
di tutela per l’esistenza e la purezza delle specie autoctone e di rete di
scambio poco soggetta agli sbalzi di mercato.
Tutte le proposte dovranno essere supportate da un necessario
piano formativo, attraverso l’organizzazione di corsi a partecipazione gratuita.
Anche se di competenza nazionale intendiamo normare il
NO
definitivo ed inequivocabile a tutte le colture OGM e a tutti i prodotti da
esse derivati nel territorio comunale.
Approvare una legge ad hoc che obblighi a non ampliare la
superficie edificabile e a cedere l'uso dei
terreni agricoli (anche con
un minimo di corrispettivo) a chi volesse aprire o rilevare una azienda
agricola, magari tenendo conto di privilegiare disoccupati, aziende già esistenti,
e mettendo un tetto massimo di mq in modo che tutti possano avere un pezzo di
terra da coltivare
La permacultura è un metodo per prendersi cura della
terra e soddisfare i bisogni della gente tramite la condivisione delle risorse,
e si fonda su otto principi:
1) la
biodiversità come insieme di relazioni utili ove la natura è un immenso sistema
produttore di biomassa ed energie rinnovabili.
2) L’energia
prodotta va conservata, organizzata e riciclata.
3) Uso
di risorse biologiche locali secondo due piani: il sistema natura può e deve
usare gli elementi del proprio sistema e, come si diceva in precedenza, l’uomo
deve consumare ciò che la natura ove risiede gli offre.
4) Ogni
elemento della natura ha più funzioni, anche un insetto apparentemente insignificante
ha più funzioni nell’ecosistema.
5) Ogni
funzione è supportata da più elementi: qualunque funzione in natura è permessa
grazie all’interazione e al contributo di più elementi del sistema stesso.
6) Utilizzo
dello spazio verticale, ossia pianificare anche in altitudine tenendo conto dei
dislivelli del terreno in funzione dell’uso delle acque, del riciclo delle
risorse, ecc. Verticalità da considerarsi anche nei sistemi ecologici presenti
in un albero: nel tronco troveremo forme di vita differenziate – ma tutte
ugualmente importanti – man mano che si sale in altezza fino alla cima
dell’albero stesso.
7) Massimizzare
l’effetto margine o ecotono: il confine fra un laghetto e il terreno fra un
bosco e un campo, tra terra e cielo, ecc. è particolarmente ricco di flora e
fauna che per l’equilibrio del sistema va valorizzato.
8) Collocazione
relativa: se noi volessimo costruire o ricostruire un bosco avremmo bisogno di
tante e tante informazioni di discipline diverse che tengano conto della collocazione
di ogni elemento del sistema strettamente interconnesso con tutti gli altri.
Aspetto fondamentale nella coltivazione in permacultura è
quello di evitare la cultura intensiva di una sola specie per dare la
preferenza alle culture miste - consociate - così da creare una comunità di
piante varia ed assortita, prima e fondamentale condizione per tenere lontani i
parassiti e per avere piante sane.
I concetti di green economy sono ormai alla portata di molti,
l’utilizzo di un modello teorico di sviluppo che tenga conto oltre che dei
benefici economici anche dell’impatto ambientale dovrà essere preso in seria
considerazione anche, e soprattutto, in realtà come la nostra città.
La nostra intenzione è di guardare oltre l’attuale sistema e
pensare ad un modello economico sostenibile che non pensi soltanto a ridurre i
materiali inquinanti (green economy) ma punti addirittura alle emissioni “zero”
(blue economy). Le tecnologie esistono già, i progetti sono a medio/lungo
termine (intorno ai 10 anni) e la prospettiva è la
creazione di posti di
lavoro e nuove attività correlate.
L’obiettivo principale non è solo di investire di più nella
tutela dell’ambiente ma, grazie alle innovazioni nei settori economici
utilizzare sostanze già presenti in natura per
massimizzare i ricavi da ciò
che viene usato e riusato.
Pauli, l’ideatore di questa
teoria, descrive con parole chiare la differenza fra (la sua) economia blu e
quella verde:
«Il
modello di green economy ha richiesto alle imprese di investire di più e ai
consumatori di spendere di più per ottenere la stessa cosa preservando nel
contempo l’ambiente. Sebbene ciò fosse già arduo durante il periodo d’oro della
crescita economica, è una soluzione che ha poche speranze in un periodo di
congiuntura economica [negativa]. La blue economy affronta le problematiche
della sostenibilità al di là della semplice conservazione, lo scopo non è
investire di più nella tutela dell’ambiente ma di spingersi verso la rigenerazione
affinché tutti possano beneficiare dell’eterno flusso di creatività,
adattamento e abbondanza della natura».
I principi della Blue Economy:
1) Le
soluzioni si basano principalmente sulle leggi della
fisica. I fattori
chiave sono la pressione e la temperatura.
2) Valutare
sempre con attenzione se è davvero
necessario produrre qualcosa, a volte
può essere meglio non farlo.
3) Nei
sistemi naturali non esiste il concetto di rifiuto, i nutrienti, la materia e
l’energia, vengono generati
a cascata: ogni sottoprodotto di un
processo naturale è materia prima per un altro.
4) La
natura si è evoluta da poche specie antiche fino ad una grande
biodiversità. La
diversità è ricchezza e la standardizzazione
industriale è l’esatto opposto.
5) La
natura offre opportunità agli
imprenditori che producono
di più
con meno risorse. La natura non è monopolista.
6) La
gravità è
la fonte principale di energia, la seconda risorsa rinnovabile è l'
energia
solare.
7) L'
acqua
è il solvente primario (non servono altri catalizzatori).
8) La
natura è in continua
evoluzione.
9) La
natura funziona solo con ciò che è
localmente disponibile. L‘economica
sostenibile si attua dando valore non solo le risorse locali, ma anche la
cultura e le tradizioni locali.
10) La natura mira inizialmente
ai bisogni primari, successivamente e si espande
dal minimo
indispensabile all’abbondanza. L'attuale modello economico è basato
sulla rarità come base di partenza per la produzione e il consumo di massa.
11) I sistemi naturali sono
non
lineari.
12) In natura, tutto è
biodegradabile,
è solo una questione di tempo.
13) In natura tutte le cose sono
collegate con una forma di
simbiosi.
14) In natura, acqua, aria e suolo
sono
beni comuni, gratuiti e abbondanti.
15) In natura, singoli processi
creano molteplici
benefici.
16) Sistemi naturali condividono
i
rischi. Ed ogni rischio un pretesto per l'innovazione.
17) La natura è
efficiente. Pertanto
l’economia sostenibile massimizza l’utilizzo di risorse ed energia facilmente
reperibili, riducendo il prezzo finale per i consumatori.
18) La natura ottimizza
automaticamente l’equivalente degli
imballaggi.
19) In natura le cose negative
possono essere trasformate in positive.
I problemi sono opportunità.
20) La natura tende a
economie
di ampia portata. Un'innovazione naturale offre sempre numerosi
vantaggi per molti e non solo per pochi.
21) Rispondere ai
bisogni primari con quello che abbiamo, sviluppare
innovazioni
ispirate dalla natura, generare
benefici condivisi, quali posti di
lavoro e capitale sociale, offrire
di più consumando meno: questa è la
Blue Economy!
Verranno intraprese tutte le possibili forme di
incentivazione
per attuare quella riforma economico-culturale che ci porterà dalla Green Economy
alla Blue Economy: uso di pannelli fotovoltaici, micro generazione eolica,
micro generazione idrica, cogenerazione ed il così detto “distretto del
riciclo”.
Si organizzeranno
conferenze e percorsi tematici in
collaborazione con le entità locali (CCIAA, organizzazioni di categoria,
associazioni di cittadini, università e studi di ricerca), per far comprendere
ai cittadini come la risorsa fondamentale per innovare sia “imparare ad
utilizzare al meglio quello che abbiamo già”, considerando
il rifiuto di un
processo produttivo come materia prima di secondo processo produttivo.
Esistono già in Italia alcune realtà che si ispirano alla Blue Economy per
ridurre sprechi e recuperare energia e materiali, a questi ci siamo ispirati
per proporre ciò che faremo se andremo alla guida della città.
L’esempio partirà proprio dall’amministrazione comunale come
una “officina delle buone pratiche”, che porti la nostra città ad una nuova
rivoluzione, questa volta sostenibile. Di seguito le nostre proposte
specifiche:
·
Farmer market: Estendere i mercati di soli produttori in
ogni quartiere e in zone strategiche della città destinando loro anche
strutture coperte. L'Italia potrebbe diventare un grandissimo giardino, paese
del biologico o del naturale, e dare tantissimo lavoro a migliaia di
disoccupati. Vogliamo ricordare che in un mondo voracemente colonizzato dagli
OGM, le colture naturali saranno sempre più ricercate e valorizzate, sia da un
punto di vista economico che umano, non a caso, il mercato del
"biologico" solo in America vale 30 miliardi di dollari, in Europa 20
miliardi di euro.
·
Filiera corta: favorire il rapporto tra produttore e
consumatore approntando veri e propri programmi pre-semina che diano la
sicurezza al produttore di una pianificazione a medio/lungo termine sul piano
colturale, e quindi un prezzo fissato in partenza, e la sicurezza al
consumatore per quanto riguarda un approvvigionamento e un controllo sui
prodotti, ponendo particolare attenzione ai metodi produttivi. Questo creerebbe
inoltre un vantaggio economico ad entrambe le parti grazie alla filiera corta.
·
Iniziative comunali: istituzione e pubblicizzazione di
iniziative
volte a favorire forme di garanzia partecipativa, cioè autocertificazione
regolamentata da GAS, privati, associazioni di consumatori.
Controlli informali
per superare il concetto burocratizzato di certificazione e che si basa sulla
conoscenza reciproca diretta, sul controllo dei consumatori stessi, fatto di
visite ai terreni, verifiche ecc. Il comparto agricolo nazionale è stato decimato
da una miriade di leggi sia nazionali ma sopratutto europee. Molte volte i
contadini guadagnano di più nel distruggere le proprie coltivazioni invece che
coltivarle per la produzione del bene primario, il cibo.
·
Istruire gli operatori agricoli: affinché imparino nuovi
metodi di coltivazione eliminando sia l'uso di petrolio che di pesticidi
chimici (oggi le voci che incidono di più sul costo di produzione delle derrate
alimentari). Questo si può realizzare con corsi gratuiti presso università e
istituti agrari di pratiche come la “permacultura”.
Gli obiettivi dell’
Europa
2020 relativamente ai rifiuti sono la riduzione dei rifiuti complessivi del
20% (rispetto al 2000), riciclaggio 85%, recupero di materia 95%, per passare
da 350 a 20 kg procapite/anno di rifiuto che va in discarica.
Il protocollo zero rifiuti
2020 indica per l'immediato futuro i seguenti
dieci passi:
1) Separazione alla fonte (tenere separati i materiali)
2) Raccolta differenziata porta a porta
3) Compostaggio
4) Riciclo
5) Riuso, riparazione e decostruzione vecchi edifici
6) Iniziative di riduzione dei rifiuti
7) Incentivi economici
8) Separazione del residuo e centro di ricerca rifiuti
zero
9) Responsabilità industriale(design sostenibile,
produzione pulita, responsabilità estesa per i produttori)
10) Discarica temporanea per il non riciclabile e la frazione organica
sporca stabilizzata
Gli impianti che combinano
riciclo e compostaggio fanno
risparmiare 3 o 4 volte di energia e
producono 46 volte in meno di gas causa del riscaldamento terreste rispetto a
un inceneritore. La strategia rifiuti zero genera anche più
posti di lavoro
e il capitale investito rimane nell'
economia locale. A tal fine è
necessario predisporre un
tavolo tecnico tra cittadini, aziende specializzate
per il riciclo, gestori autorizzati alla raccolta e altre parti sociali per la
riorganizzazione del ciclo dei rifiuti. Organizzare dei
punti di raccolta
dove i cittadini possono portare i loro oggetti dismessi o rotti dove poter
effettuare la riparazione, la rivendita o la separazione delle materie prime
prima dell’invio alle ditte per il riciclo. E’ necessario inoltre fare una
minuziosa
campagna di informazione ai cittadini e presso le ditte
avviare dei mini corsi fatti da professionisti o stakeholder locali per formare
e controllare le imprese in merito le attività di raccolta differenziata e
risparmio energetico.
La proposta di legge nazionale
di iniziativa popolare “Rifiuti Zero” stabilisce la
chiusura degli
inceneritori entro il 2020, eliminazione degli incentivi all’incenerimento
e sua produzione di energia, tassa sull’incenerimento,
incentivi ai comuni
virtuosi, potere ai comuni,
ricerca sul rifiuto residuo. In questo
momento la scala delle priorità nella gestione rifiuti sono prevenzione (riduzione),
preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, altre forme di recupero (di materia,
di energia prima di arrivare allo smaltimento).
Premettendo e ricordando che
il ciclo dei rifiuti è articolato in: raccolta, trasporto, trattamento
(riciclaggio o smaltimento) fino al riutilizzo dei materiali di scarto; i
comuni possono fare
subito il porta a porta per tutte le utenze, applicazione
della
tariffa puntuale, gestione pubblica del servizio di
raccolta
rifiuti (togliendolo ad Hera), trasformazione dei centri di raccolta in
centri
del riuso, politica di vendita senza
imballaggi
L’impegno del Movimento 5
Stelle per un futuro sostenibile si concretizza nel
riciclo (come
obbiettivo a medio termine) e nei
rifiuti zero (come obiettivo ultimo, a
lungo termine). Già oggi, attraverso tecnologie in essere, è possibile
valorizzare qualsiasi tipo di
rifiuto, trasformandolo, al termine di un
opportuno ciclo di trattamento, in una
risorsa.
L’applicazione di queste
tecnologie non sarà utopia ma il nostro costante impegno a partire da questa
nostra proposta la cui sostenibilità è confermata dalla stima della
produzione dei rifiuti del comprensorio forlivese nel 2020 vedrà:
·
il verde passerà dalle attuali (2012) 13.000 t alle 17.000 t
·
la carta ed il cartone dalle attuali 15.000 alle 16.500 t
·
l’umido dalle attuali 8.000 alle 12.000 t
·
la plastica dalle attuali 2.000 t alle 9.000
·
i metalli arriveranno a 6.000 t
·
il vetro arriverà a 5.300 t
·
i RAEE (rifiuti elettronici) arriveranno a 1000 t
Le attività del Centro
consisteranno, in sintesi, nelle seguenti
fasi:
·
Ricezione dei materiali in ingresso: le frazioni secche
riciclabili dei rifiuti urbani e assimilati
·
Suddivisione dei materiali in base alla composizione merceologica
·
Riduzione volumetrica dei rifiuti conferiti
·
Uscita delle diverse tipologie di materiali che, in
relazione alla possibilità di riutilizzo verranno consegnati ad impianti di
seconda lavorazione o a specifiche aziende che li utilizzano direttamente nei
loro cicli produttivi.
Potranno conferire i
materiali
in ingresso:
i Comuni, i Consorzi e le
Unioni di Comuni, le Aziende produttive che attuano la raccolta differenziata.
I conferimenti in ingresso al Centro verranno autorizzati solo in presenza di
sicura possibilità di riutilizzo dei materiali selezionabili.
Potrà usufruire dei
materiali
in uscita:
i consorzi COREPLA per la
plastica, CNA per l'acciaio e i ferrosi, CIAL per l'alluminio, COREVE per il
vetro, COMIECO per la carta e RILEGNO per il legno.
Per quanto riguarda invece la
materia prima seconda sarà indirizzata verso una rete di imprese/istituti
specializzati presso i quali seguiremo la fase di trattamento/reimpiego.
Gli
obiettivi che il Centro del Riciclo sarà in grado
di raggiungere sono:
·
Soddisfare le più recenti tendenze pianificatorie ambientali in
tema di
recupero di materiali dai rifiuti.
·
Assicurare alti livelli di
garanzie ambientali sia per le
tipologie dei rifiuti trattati che per le caratteristiche proprie
dell'impianto: non sono infatti previsti all'interno del centro trattamenti di
rifiuti putrescibili o con particolari contaminanti. Tutti i rifiuti secchi
riciclabili dovranno provenire da raccolte differenziate ben definite.
·
Annullare, quasi totalmente, la produzione di rifiuti
residuali, considerato che è prevista la collocazione sul mercato di tutte
le tipologie trattate (conferite solo in presenza di sicura utilizzazione in
uscita).
·
Garantire ai Comuni, visto il conferimento di qualità, il massimo
realizzo di ricavi; questo permetterà di far fronte ai contributi
previsti per ottimizzare la raccolta differenziata e di assicurare alle aziende
valori bassi dei costi di conferimento residui prodotti.
·
Recuperare effettivamente, destinandoli al reinserimento in
idonei
cicli produttivi, rifiuti altrimenti destinati allo smaltimento
in discarica.
I
servizi che il Centro sarà in grado di fornire a
Comuni, Consorzi di Comuni e Aziende Pubbliche sono:
·
Selezionare e valorizzare rifiuti da raccolte differenziate
urbane (piattaforma Centro di Selezione Plastiche (CSS), per conto di
COREPLA). Le tipologie di raccolte differenziate gestite sono: Multimateriale
Vetro-Plastica-Lattine, Multimateriale Plastica-Lattine, Multimateriale
Carta-Plastica e Multimateriale Vetro-Lattine.
·
Selezionare e valorizzare imballaggi in plastica da raccolte
differenziate urbane (con contratto COREPLA): flaconi e bottiglie
selezionati per tipologia: PET, PE, HDPE, LDPE; Flaconi e bottiglie selezionati
per colore: Azzurro, Neutro, Verde e destinare i materiali a fabbriche di
produzione/stampaggio materie plastiche.
·
Selezionare e valorizzare imballaggi in carta/cartone provenienti
da raccolte differenziate miste urbane (piattaforma diretta del Consorzio
COMIECO) e destinare i materiali alle cartiere.
·
Selezionare e valorizzare imballaggi in acciaio/alluminio da
raccolte differenziate miste urbane (piattaforma diretta dei Consorzi CIAL e
CNA) e destinare i materiali alle fonderie.
·
Selezionare e valorizzare imballaggi in vetro da
raccolte differenziate miste urbane
(servizi per consorzio CONAI) e
destinare i materiali alle vetrerie.
Il Centro sarà abilitato al conferimento degli
imballaggi
ai Consorzi Nazionali di Filiera CONAI con le seguenti specifiche:
·
Valorizzazione e consegna degli imballaggi in Acciaio, Alluminio,
Vetro, Legno e Carta per conto dei Consorzi CNA-CIAL, COREVE, RILEGNO e COMIEC
·
Selezione e consegna di imballaggi e plastiche per conto del
Consorzio COREPLA
·
Trattamento degli scarti di selezione di imballaggi in plastiche
con produzione di materia prima seconda.
Il Centro metterà a punto un protocollo d'intesa con le
aziende
che preveda:
·
Raccolta e trasporto presso il Centro di rifiuti non
pericolosi da aziende industriali, artigianali e commerciali
·
Posizionamento e noleggio cassoni scarrabili (misure da 15 a
40 mc)
·
Accettazione presso il Centro di rifiuti trasportati
direttamente con mezzi del produttore
·
Accettazione di microraccolte di rifiuti non pericolosi
·
Trattamento degli scarti plastici industriali non
valorizzabili, con produzione di materia prima seconda.
·
Stoccaggio di rifiuti inerti con destinazione:
o
recupero, se detriti da
demolizione o simili
o
smaltimento in discariche
autorizzate, se cartongesso o altri non recuperabili
Filiera del rifiuto
L’ipotesi di massima del
progetto prevede la presenza di tre strutture (capannoni) con le seguenti
funzioni:
Capannone 1 (Selezione e
pressatura)
Provenienza del rifiuto: da raccolte differenziate di rifiuti industriali,
commerciali, artigianali, agricoli e di servizio, conferiti da aziende private
e/o da Comuni
Processo di lavorazione:
·
I rifiuti conferiti vengono
caricati sul nastro trasportatore e sottoposti a selezione manuale per
eliminare le frazioni non compatibili materiale selezionato rimasto sul nastro,
tolto il ferro a mezzo di elettrocalamita, viene scaricato in pressa per la
riduzione volumetrica in balle
·
Le balle in uscita dalla pressa
vengono trasportate con il muletto e depositate nella zona esterna di
stoccaggio (in attesa di raggiungere il volume utile per il trasporto in fabbrica)
·
Le frazioni non compatibili
(ferrosi, vetri,ecc), depositate negli specifici carrelli all'atto della
selezione, vengono trasferite alle aree di stoccaggio esterne dedicate
·
Lo scarto, costituito da plastiche
sporche, elementi di arredo, ecc, viene trasferito all'impianto interno per la
produzione del granulato “sabbia sintetica”
Potenzialità: la capacità di trattamento dipende dalla tipologia,
dallo stato di conferimento e dal peso delle singole partite di rifiuto da
trattare (in considerazione della scarsa omogeneità delle miscele conferite si
può prevedere una capacità di trattamento media di 35 t/giorno)
Capannone 2 (Produzione del
granulato “sabbia sintetica” e Polimar 3/7)
Provenienza del rifiuto: da scarti di selezione interna e conferimento da
impianti di selezione di terzi
Processo di lavorazione:
·
Un caricatore deposita i rifiuti
sul nastro elevatore che li trasporta al trituratore
·
Dopo la fase di triturazione il
materiale viene depurato dai materiali ferrosi e non ferrosi (alluminio)
·
Segue la fase di estrusione
/granulazione nella dimensione voluta.
·
Il granulato ottenuto può essere
utilizzato nell'industria edilizia e per lo stampaggio.
Potenzialità: la capacità di trattamento prevista è di ca. 3 t/h
Capannone 3 (Selezione del
multimateriale da raccolte urbane e selezione plastiche)
Provenienza del rifiuto: da raccolte differenziate di
rifiuti urbani prodotti da utenze domestiche, commerciali, artigianali e di
servizio conferite dai Comuni
Processo di lavorazione: l'impianto consente la
separazione meccanica dei vari componenti della miscela multimateriale rifiuti.
La frazione plastica viene ulteriormente selezionata per tipologia e per colore
:
·
Sulla piattaforma di preselezione manuale il materiale viene
depurato delle frazioni non conformi alle specifiche richieste (scarpe vecchie,
giocattoli, ecc.) che vengono depositate nel cassone dello scarto, con destinazione
Capannone 1
·
Dal materiale rimasto sul nastro un separatore magnetico
(elettrocalamita) preleva la frazione ferrosa inviandola al cassone di raccolta
sottostante; l'alluminio, tramite un separatore di metalli non ferrosi, viene
convogliato al proprio cassone di raccolta; il vetro viene scaricato nel
container per caduta; la plastica viene aspirata e inviata alla piattaforma di
selezione spinta, dove viene separata per colore e tipo di polimero
·
Segue la fase di pressatura per la riduzione in balle delle varie
tipologie di plastica
·
Un muletto provvede al trasporto delle balle in uscita dalla
pressa alla zona esterna di stoccaggio della plastica da dove, al
raggiungimento del carico utile, saranno caricate sui mezzi in uscita
·
Vetro, ferrosi e alluminio selezionati, quando gli specifici
cassoni sono pieni, vengono trasferiti nelle proprie aree esterne di stoccaggio
·
Lo scarto viene trasferito all'impianto interno di produzione del
granulato “sabbia sintetica”
Potenzialità: la capacità di trattamento prevista è di
40 mc/h pari a ca. 6 t/h (considerando un peso specifico medio del materiale da
trattare pari a 0,2 t/mc)
Per spingere la cultura dei rifiuti zero il Movimento 5
Stelle proporrà parallelamente progetti educativi nelle scuole. La questione
rifiuti coinvolge tutti, ma saranno le generazioni future a subire le reali
conseguenze del nostro comportamento irresponsabile. Per questo il Centro
del Riciclo di Forlì, oltre al proprio lavoro di recupero, promuoverà una
campagna di formazione in sintonia con le Istituzioni di riferimento.
Premessa
L'emergenza ambientale, in cui viviamo, è complessa perché
riguarda la natura e l'organizzazione della nostra società, le azioni di
ciascuno e i loro effetti sull'ambiente. Il comportamento dei singoli nei
confronti dei rifiuti determina il successo o meno della battaglia in corso per
ridurre l'inquinamento e lo spreco da rifiuti. Non è più una battaglia a
suon di delibere, ma una guerra quotidiana contro le cattive abitudini dei
singoli.
Target
Le buone abitudini non sono comportamento automatico, ma
conseguenza di una decisione; nelle persone adulte a volte le brutte abitudini
sono troppo radicate, così si è deciso di puntare soprattutto sulla popolazione
più giovane, quella in età scolare (5-13 anni).
Percorso
I ragazzi a scuola capiscono, imparano, si fanno paladini di
comportamenti virtuosi e influenzano prima i genitori e poi a catena tutta la
società. L'efficacia del progetto sta nell'alternanza di attività fra interno
(classe) e l'esterno (città, famiglia, pubblica amministrazione) e nella
modularità degli interventi via via più complessi a pari passo con l’età dello
studente. Inoltre costanti visite al Centro di Riciclo renderanno
l’apprendimento più “ludico” e sperimentale.
Obiettivo
Accompagnare i cittadini a cogliere la grande differenza tra
“rifiuti” e “materiali da ri-usare”, fra ambiente ecologicamente compromesso e
ambiente sano, fra lo scaricare un problema sulle prossime generazioni e
l’attuare fin da subito comportamenti virtuosi; riuscire ad agganciare queste
convinzioni alle strategie del Municipio per la raccolta differenziata sarebbe
un grande risultato.
Il centro di riciclo di Vedelago (www.centroriciclo.com) è
senza dubbio il punto di riferimento italiano del settore, ad esso ci
ispiriamo, con particolare riferimento ai seguenti progetti innovativi.
Progetto Numix: è stato selezionato come uno dei modi
più innovativi in cui le imprese e le organizzazioni europee stanno affrontando
la sfida di coniugare sostenibilità ambientale e crescita economica. Uno degli
obiettivi principali del progetto è contribuire efficacemente alla riduzione
dei rifiuti plastici destinati ad incenerimento o discarica trasformandoli in
materiali alternativi per l’edilizia.
A tutt‘oggi il riciclaggio dei rifiuti plastici selezionati
dai rifiuti solidi urbani è una delle opportunità più interessanti nel campo
del riciclaggio dei materiali. La possibilità specifica di ottenere poi nuovi
materiali da costruzione è una sfida estremamente interessante. In realtà, i
rifiuti provenienti dalla fase di selezione non hanno sicuramente nessuna
possibilità di essere riutilizzati in altro modo, a causa della loro eccessiva
eterogeneità e delle scarse proprietà meccaniche. I dati registrati nel 2008
tra tutti i membri della Comunità Europea indicavano che 12,1 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica
erano ancora lasciati in discarica.
Il progetto Numix punta alla produzione di 2 prodotti
alternativi per i materiali da costruzione: il primo è rappresentato da granuli
espansi da utilizzare come aggregato per calcestruzzo alleggerito strutturale e
non strutturale, sostituendo l'argilla espansa; il secondo è invece costituito
da schegge addensate da utilizzare come aggregati per malte e come materia
prima per i granuli. Altro importante intento del progetto è sviluppare un
mercato europeo di dimensioni ragguardevoli per questi nuovi prodotti.
Progetto ProWaste: mira a ridurre la percentuale
di plastiche miste destinate a discarica e/o recupero energetico, promuovendo
l’uso di una tecnologia innovativa per la produzione di profilati rinforzati in
plastica eterogenea. L’innovazione consiste nel rinforzare i classici profilati
in plastica eterogenea, normalmente a bassa rigidezza flessionale ed alti
spessori, mediante l’inserimento di profili in fibra di vetro, cosiddetti
pultrusi (estrusi per trazione), vicino alle superfici superiore e inferiore
del profilato stesso. Il risultato è un prodotto eco-compatibile, più
leggero e con migliorate proprietà estetiche e meccaniche. Potenziali applicazioni
sono: arredo urbano e per esterni, traversine ferroviarie, pannelli
fonoassorbenti per autostrade, pallets, pavimentazioni per pontili, pali per
uso agricolo
Progetto Sus-Con: co-finanziato dalla Commissione
Europea nell’ambito del “Seventh Framework Programme”, che mira a sviluppare
nuovi percorsi tecnologici per utilizzare i materiali di scarto nel ciclo di
produzione del calcestruzzo. Il progetto promuove la diffusione su larga scala
di aggregati leggeri prodotti dal riciclo di plastiche miste post consumo,
nonché i relativi processi e metodi di produzione, cercando di stabilire
partnership a livello europeo per la produzione, come il progetto Numix, di
scaglie densificate e granuli espansi da utilizzare come aggregati per
calcestruzzo alleggerito strutturale e non strutturale, e per malte. Il
progetto rientra nel programma quadro “CIP Eco-Innovation - Pilot and
Market Replication Projects”.
Progetto CRV100%Aziende: propone alle
aziende interessate un percorso di efficienza ambientale per la riduzione della
quota di rifiuto secco prodotto ed ottenere così degli importanti risparmi
sulle spese di smaltimento. L'obiettivo che ci si pone è duplice: dimostrare
che in un lasso di tempo relativamente breve (2 anni), la quota di rifiuti non
riciclabili prodotti può tranquillamente scendere al di sotto del 5% e che
l‘acquisizione dei nuovi concetti di
Green Marketing porta un indiscutibile valore aggiunto
all’immagine aziendale.
Progetto di recupero dei pannolini/ pannoloni usati e
di tutti i prodotti assorbenti per la persona. Questa tecnologia sviluppata
direttamente dal Centro di Vedelago permette un riciclo effettivo del 100%,
perché consente di recuperare tutta la cellulosa (di ottima qualità) e tutta la
plastica contenute nei pannolini. E’ possibile visualizzare un filmato
esplicativo al seguente indirizzo:
http://youtu.be/6nqJLEbBOZA.
Parlare di sviluppo e vocazioni territoriali nel territorio
forlivese è quasi un tabù, tanta sembra essere la rassegnazione ad un andamento
in continuo declino.
In un dizionario enciclopedico del 1987 si parla di Forlì
come un centro di industrie derivate (zuccherifici, alimentari, seta
artificiale), capoluogo di una provincia agricola di 50 comuni, con una
estensione di 2910 kmq e 599.000 abitanti! Le attrazioni principali erano la
chiesa di San Mercuriale ed alcuni quadri del Melozzo da Forlì e del
Palmezzano!
Purtroppo in dizionari più recenti la realtà riportata è ben
diversa: dopo le divisioni di territorio con la provincia di Rimini (1992) e
Cesena (1999) oggi gli abitanti del nostro comprensorio sono circa 185.000 ed i
comuni si sono ridotti a 15. Le industrie si sono “volatilizzate”, e le opere
di Melozzo da Forlì e Palmezzano stentano ad uscire dall’anonimato ed a
richiamare almeno gli amanti del settore mentre la facciata di San Mercuriale
ha “beneficiato” di una pensilina che, arrivando da via delle Torri, occulta
buona parte della visuale (sull’inutilità e inadeguatezza della suddetta
pensilina si sono scritti fiumi di articoli ma è ancora lì a testimonianza di un
capolinea degli autobus che a tutt’oggi non c’è più…). L’assenza di accordi fra
esercenti e amministrazione comunale ha fatto si che Forlì potesse vedere i
primi chioschi di piadina soltanto dal 2002: alla faccia della tipicità
romagnola! L’aeroporto inaugurato nel 1936 durante l’era fascista, è
sprofondato in un lento declino fino alla malinconica chiusura! Molti degli
importanti edifici di quell’epoca, che costellano la città, sono soggetti ad
incuria e degrado, abbandonati a se stessi senza manutenzione, a testimonianza
di come il confronto con la storia ed il passato della città rimanga un
insormontabile tabù. Oggi che l’economia di alcuni paesi della “zona euro” è in
forte ristagno, il “zitadon” (“cittadone” in dialetto locale) di un tempo si è
trasformato in un agglomerato di negozi e capannoni inutilizzati, con le strade
del centro storico vuote come le sue attività commerciali. Il “made in china”,
da ultimo, ha messo in ginocchio la già fragile economia manifatturiera di
Forlì. Questa analisi, senza l’ambizione di voler essere esaustiva, ci fa
comunque riflettere su come tutte le amministrazioni comunali che si sono fin
qui succedute siano state così poco lungimiranti da investire pochissimo e con
evidente ritardo sulle risorse del territorio.
L’amministrazione comunale attuale, gestendo la “delega
ricevuta dai cittadini” si è purtroppo dimostrata fallimentare; oggi possiamo
finalmente cambiare, “partecipare direttamente” alla vita pubblica e
considerare l’amministrazione comunale realmente al servizio del cittadino e
dello sviluppo economico del territorio. Sempre più cittadini/associazioni,
riconoscendosi negli intenti comuni rappresentati dal Movimento 5 Stelle,
stanno riportando le varie amministrazioni comunali, regionali e del paese a
livelli di partecipazione e trasparenza maggiori, evoluzione democratica dalla
quale non si può più prescindere! Noi vogliamo ricostruire la città, partendo
dalla partecipazione della base, cioè dai suoi cittadini, senza aspettare che
possibili soluzioni calate dall’alto vadano a sfociare nell’ennesimo spreco di
denaro pubblico, che dovrà invece servire per promuovere, incentivare e
calmierare le attività economiche del nostro territorio; le modalità di
erogazione dovranno essere chiare e condivise dalla maggior parte degli
interessati; a posteriori dovrà esserci un controllo sull’effettivo buon fine e
sui risultati riportati proprio per limitare al minimo gli sprechi.
Ecco alcune delle nostre specifiche proposte per Forlì:
·
Valorizzare la nostra piazza, una delle più grandi d’Italia:
emanando bandi pubblici chiari che portino a finanziare in percentuale
eventi,
spettacoli, mercati, concerti, “buskers”, raduni, attività sportive, che siano
essi sporadici o meglio ancora ciclici in modo da dare continuità nel tempo a ciò
che la città offre. La cosa più importante di questi bandi dovrà però essere la
serietà richiesta e quindi il controllo a posteriori sui soldi erogati affinché
non diventino finanziamenti clientelari inutili.
·
Aumentare il numero di panchine, sedie, tavoli nel centro
storico
·
Eliminare o rivedere divieti anacronistici come quello di
accesso ai parchi urbani di cani e biciclette
·
Migliorare la viabilità ciclabile e prevedere parcheggi
specifici per biciclette, video-sorvegliati e coperti. Incentivare l'utilizzo
delle biciclette con iniziative cultural-sportive, con parcheggi sicuri, con
sconti sull'acquisto, con adeguate piste ciclabili anche per lunghi spostamenti
e favorendo la possibilità di poterle trasportare su treni e bus. Creazione di
isole “bike sharing” “bike taxi” e società di “cargo bike” per aziende e uffici
sia privati che comunali per il trasporto di pacchi, posta e oggetti di
piccolo/medio ingombro. Introduzione di
piccoli autobus a metano/idrogeno
in stile aeroporto per brevi spostamenti,con barre porta-biciclette.
·
Valorizzare il patrimonio enogastronomico: agevolando
l’incontro e l’aggregazione delle realtà che già sono presenti nel territorio
in modo che assieme creino eventi e sagre. L'intero territorio ha storicamente
una forte tendenza alla produzione qualificata di
vini “doc” che di anno
in anno vedono classificare ai primi posti delle valutazioni vinicole italiane
i nostri prodotti. Ogni anno la conversione del nostro tradizionale patrimonio
agricolo sta mutando e in questo modo offrendo novità molto importanti da un
punto di vista di innovazione e migliorie sulla coltivazione di vari prodotti.
L'intero comprensorio forlivese ha sviluppato un export vinicolo serio e
qualificato anche se non sorretto da grossi numeri, ma comunque con un trend
positivo. Altra caratteristica sempre nel campo agricolo è la forte varietà di
produzione biologica che si sta imponendo anche come offerta a
km zero.
Non dimentichiamoci che gran parte dei nostri prodotti è destinato a due fonti
di commercio tradizionali quali il mercato conserviero e il settore dell'export
europeo. L’alimentare è anche il settore anticiclico per definizione e la
ristorazione
lo segue a ruota. L’offerta al pubblico deve essere a 360° e deve essere
spalmata durante l’arco della giornata, anche nelle ore serale e festivi. Il
Movimento 5 Stelle è
contrario ad una totale liberalizzazione degli orari
come è concepita attualmente, occorre modificare la legge e già ci si sta
muovendo a livello nazionale con la finalità di avere una regolamentazione
concordata con le varie categorie di esercenti. Alcune cose si potrebbero però
già fare, come prevedere agevolazioni agli esercenti che aprono in orari
festivi, oppure concedendo spazi extra.
·
Valorizzare il patrimonio architettonico: Forlì è una delle
più importanti città per quanto riguarda il patrimonio architettonico
razionalista, occorre rendere appetibile e fruibile questa risorsa. Occorre
promuovere la storia di Forlì anche realizzando
convenzioni con enti
turistici di paesi limitrofi e soprattutto con quelli della riviera romagnola
che in particolare nel periodo estivo rimane tuttora meta turistica di
importanza mondiale.
·
Promuovere ulteriormente il complesso del San Domenico:
Occorre certamente investire sulle infrastrutture del complesso museale, ma
anche fare chiarezza su aspetti che lo vedono decisamente slegato dal contesto
forlivese: ad esempio il fatto accertato di come i turisti, al termine delle
visite ai musei, vengano dirottati con viaggi organizzati verso le località
balneari per alloggio e cena, ci sembra una stranezza degna di chiarimenti.
·
Promuovere modelli aziendali virtuosi: la nascita di nuove
aziende ed il consolidamento di quelle già esistenti dipende molto dal
territorio e dalle scelte dell’amministrazione comunale. Occorre identificare e
favorire la diffusione dei modelli aziendali classici/innovativi più virtuosi
che, rispettando determinati canoni di qualità, contribuiscano ad attrarre
turisti a Forlì.
Una vocazione che tradizionalmente
ha caratterizzato ma che ancora oggi riveste una discreta importanza in campo
nazionale per circa il 39% dell'intera produzione nazionale è il comparto del
salotto
imbottito (divani, poltrone ecc.) che nonostante alti e bassi mantiene un
ruolo di rilievo anche per il numero di addetti del settore.
Non ultimo la vicinanza con la
nostra riviera adriatica ha localizzato nel tempo la nostra area come meta
vacanziera/turistica che con lo sviluppo del nostro Appennino
(agriturismi -
bed and breakfast - fattorie didattiche).
Da questo punto di vista, il
nostro futuro è sempre più legato al miglioramento della nostra storia
imprenditoriale con le nuove richieste a cui stiamo già dando risposte sia qualitative
sia organizzative caratteristiche queste indispensabili per poter porre in
evidenza il nostro territorio.
Il lavoro ed in particolare il lavoro giovanile non possono
essere “creati” come per magia dalle istituzioni, né tantomeno dal Comune. Ciò
non toglie però che a livello locale possano essere messe in atto tutta una
serie di iniziative volte a “stimolare” più o meno direttamente e con diversa
intensità la creazione di posti di lavoro, o quantomeno, la creazione di
condizioni favorevoli affinché le imprese possano tornare ad investire e quindi
creare lavoro.
Riteniamo quindi che il tema lavoro vada visto in sinergia
con quanto già presente in altri punti del programma:
·
La spinta decisa verso una società post-incenerimento e la
creazione di un
distretto del rifiuto non potrà che avere una ricaduta
positiva in termini di occupazione.
·
La creazione di condizioni favorevoli ad una
riqualificazione
energetica diffusa degli edifici, privati e pubblici, con l’intervento
diretto dei privati o l’utilizzo del sistema delle ESCO non potrà che favorire
le imprese locali con una conseguente ricaduta positiva in termini
occupazionali.
·
La spinta verso un consumo più consapevole e a favore dei
prodotti
km zero, lo sviluppo dei DES (Distretti di Economia Solidale)
potrebbe avere una ricaduta positiva sull’economia con benefici indiretti
sull’occupazione.
·
Una
rivitalizzazione marcata del centro storico non potrà
che avere una ricaduta positiva, oltre che per i commercianti, anche per
l'occupazione in genere.
·
Ulteriori interventi più mirati e specifici per favorire
l’occupazione, in particolare quella giovanile, non potranno prescindere dalla
spinta al
rafforzamento del rapporto impresa-scuola e impresa-università;
la previsione di un maggior interscambio scuola lavoro va intesa a tutti i
livelli, sia tecnico professionale, che a livello universitario.
·
Fondamentale sarà anche migliorare gli strumenti già esistenti
per cercare di mettere in contatto in maniera rapida ed efficacie domanda ed
offerta di lavoro.
·
Per quanto nelle possibilità dell’amministrazione locale, vanno
create le condizioni più favorevoli alla sperimentazione di iniziative di
telelavoro.
·
Una particolare attenzione sarà posta sul tema delle
neo
imprese, con la previsione di misure volte a creare le condizioni migliori
per il loro sviluppo. In questo senso sarà da valutare il sistema migliore da
adottare per creare un “
incubatoio per start up”, con il compito di
assistere i giovani imprenditori nelle fasi di sviluppo dell’idea, redazione di
business plan realistici, ricerca di finanziamenti, e verifica dei risultati
nei primi esercizi dell’attività.
·
Il comune potrà mettere a disposizione i propri
locali
inutilizzati per concederli in locazione a canoni agevolati alle neo
imprese giovanili, che siano essi professionisti o piccole imprese.
Le Energy Service Company (anche dette ESCO) sono società che
effettuano interventi finalizzati a migliorare l'efficienza energetica,
assumendo su di sé il rischio dell'iniziativa e liberando il cliente finale da
ogni onere organizzativo e di investimento. I
risparmi economici
ottenuti vengono condivisi fra la ESCO ed il cliente finale con diverse
tipologie di accordo commerciale.
La caratteristica più interessante delle ESCO, alla luce
dell’attuale carenza di risorse pubbliche da destinare ad investimenti, va
ricercata nel fatto che queste società permettono comunque all’Ente locale di
raggiungere un miglioramento dell’efficienza energetica delle proprie
strutture, e quindi un risparmio di spesa, attingendo a risorse private che
come contropartita riceveranno in cambio una parte degli stessi risparmi
ottenuti (in concreto la remunerazione della ESCO sarà calcolata sulla
differenza fra la bolletta energetica pre e post intervento).
Le forme contrattuali e le tipologie di intervento possibili
sono le più disparate: si va dagli interventi di efficienza energetica nell’
illuminazione
pubblica (ad esempio la sostituzione totale delle lampade tradizionali con
lampade a tecnologia LED) alla
riqualificazione energetica degli edifici,
alla produzione di energia da
fonti rinnovabili (esempio i pannelli
fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici).
Altro aspetto da non sottovalutare riguarda il fatto che il
ricorso generalizzato alle ESCO potrebbe innescare nel medio periodo un circolo
virtuoso di “efficientamento energetico” generalizzato per il patrimonio
immobiliare pubblico, che avrebbe un triplice vantaggio: un ritorno economico
per le casse degli enti locali misurabile in termine di riduzione delle spese
energetiche, un indiscusso vantaggio per l’ambiente, ed un importante
volano
per l’economia locale e regionale.
La formula delle ESCO, se adeguatamente pubblicizzata ed
incentivata sarebbe applicabile con successo anche ad interventi su
edifici
privati; l’unico limite, in questo caso, riguarda il fatto che visto che
tali operazioni hanno un senso dal punto di vista economico solo su interventi
di una certa rilevanza, sarebbero applicabili ovviamente su grandi condomini o
gruppi di condomini appositamente consorziati o raggruppati.
Alcuni
esempi di successo:
·
TARANTO. Tra i casi più innovativi segnaliamo quello
presentato da Rienergia, E.S.Co. della provincia di Taranto, che ha messo a
punto un prodotto ingegnerizzato denominato SEM (Storage Energy Management)
che, grazie all’utilizzo di un accumulatore d’energia a volano permette di
ridurre la potenza impegnata dalla rete e l’energia elettrica consumata del 33%
nel funzionamento degli ascensori in ambito residenziale. I risparmi vengono
suddivisi per due terzi a favore della E.S.Co. e per un terzo a favore
dell’utilizzatore (a cui va anche interamente l’incentivo fiscale previsto),
permettendo nell’ambito di un contratto E.S.Co. della durata di dieci anni la
remunerazione dell’investimento.
·
L'AQUILA. Un’altra innovazione metodologica è stata invece
protagonista del caso di un condominio de L’Aquila presentato da SEA, Servizi
Energia Ambiente, E.S.Co. abruzzese, certificata UNI CEI 11352. Il condominio,
gravemente danneggiato dal terremoto, doveva essere demolito e ricostruito. SEA
ha proposto ai condomini di sostenere la differenza di costo esistente tra una
costruzione “a norma” e una “Servizio Energetico Plus”, che può beneficiare
degli incentivi legati all’efficienza energetica e dell’abbattimento al 10%
dell’IVA su tutte le bollette del cliente finale. L’upgrade a “Plus” comporta
l’installazione di un cappotto termoisolante sull’involucro edilizio, la
realizzazione di un impianto di riscaldamento che integra pannelli solari e
pompe di calore elettriche alimentate da pannelli fotovoltaici e di un sistema
di recupero delle acque piovane con serbatoio interrato da 11.000 litri.
·
PROVINCIA DI CREMONA. Nel 1999, la Provincia di Cremona ha
deciso di ricorrere allo strumenti del Finanziamento Tramite Terzi per
migliorare le strutture e la gestione energetica di 37 edifici scolastici della
propria amministrazione.
Preventivamente è stata effettuata
una analisi energetica degli edifici da parte del Punto Energia di Cremona (Agenzia
locale per l’Energia), che ha utilizzato a tale scopo il CENED (Certificazione
energetica degli Edifici), una procedura di calcolo sviluppata dalla Rete di
Punti Energia, l’associazione delle Agenzie per l’Energia Lombarde.
Sulla base di tale analisi sono
stati analizzati, per i singoli edifici, gli interventi di riqualificazione
economicamente sostenibili nel periodo di affidamento dei servizi, previsto in
5 anni. I principali interventi mirati al risparmio energetico individuati sono
stati di tre tipi:
-
Telegestione e telecontrollo dell’intero parco edifici;
-
Sostituzione di generatori di calore;
-
Sostituzione di corpi scaldanti.
I risparmi energetici annui
conseguibili attraverso i soli interventi di regolazione e telecontrollo sono
risultati compresi tra il 4 ed il 14% rispetto alla situazione iniziale, mentre
gli interventi di riqualificazione basati sulla sostituzione di componenti
(caldaie o corpi scaldanti) possono determinare risparmi aggiuntivi dell’ordine
del 10% .
L’assegnazione del contratto di
servizio energia è avvenuta attraverso una gara basata su un capitolato
d’appalto speciale sviluppato dalla Rete di Punti Energia, che hanno anche
seguito le procedure di valutazione delle offerte presentate. La base d’asta
complessiva nei 5 anni di affidamento è stata di circa 6,5 milioni di Euro, e
la gara è stata vinta dalla società Orion di Cavriago (RE). Il ruolo della Esco
in questo caso ha compreso:
-
la riqualificazione tecnologica e normativa degli impianti termici;
-
la realizzazione del sistema di telegestione e telecontrollo;
-
la fornitura dei combustibili;
-
il servizio energia, comprensivo della gestione degli impianti e della
manutenzione ordinaria e straordinaria;
Da monitoraggi svolti dal Punto
Energia di Cremona su incarico dell’Amministrazione, le percentuali di
risparmio energetico effettivo dei primi interventi risultano
significativamente superiori alle valutazioni iniziali, necessariamente
conservative.
In conclusione, l’obiettivo di questo punto programmatico è
quello di passare da un approccio attuale piuttosto “timido” (a Forlì il comune
ha come ESCO “Forlì Città Solare Srl” nella governance di Livia Tellus S.p.a.),
ad un maggiore sfruttamento di questa forma di finanziamento. Nel medio periodo
è ipotizzabile la messa in cantiere di pochi mirati interventi di ampio
respiro, per giungere nel giro di qualche anno ad un generale miglioramento
dell’efficienza energetica del patrimonio immobiliare pubblico, innescando un
circolo virtuoso che potrebbe apportare i molteplici benefici già citati in
termini di risparmio, minor impatto ambientale e spinta per l’economia.
La decrescita è una corrente di pensiero politico, economico
e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della
produzione economica e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire relazioni di
equilibrio
ecologico fra uomo e natura e di
equità fra gli esseri umani
stessi. Come afferma Serge Latouche, uno dei principali fautori della
decrescita, è necessario e urgente un “
cambio di paradigma”,
un'inversione di tendenza rispetto al modello dominante della crescita e
dell'accumulazione illimitata di merci.
Considerando che fino ad ora la spina dorsale della civiltà
occidentale poggia sull'aumento continuo dei consumi e sulla massimizzazione
del profitto, parlare di decrescita significa immaginare non solo un
nuovo
tipo di economia, ma anche un
nuovo tipo di società. Questo nuovo
concetto invita, dunque, ad una messa in discussione delle principali
istituzioni socio-economiche, per renderle compatibili con la
sostenibilità
ecologica, la
giustizia sociale e l'
autogoverno dei territori,
restituendo una possibilità di futuro ad una civiltà che sembra tendere
all'autodistruzione.
Nato come critica alle dinamiche economiche prevalenti,
attorno al progetto della decrescita si articola ormai un insieme variegato di
proposte e riflessioni che investono la sfera ecologica, sociale, politica e
culturale oltre a una molteplicità di “buone pratiche” (Distretti di Economia
Solidale, agricoltura biologica, permacultura, Gruppi di Acquisto Solidale,
difesa dei territori e dei beni comuni, risparmio energetico, consumo critico,
cohousing, car pooling), che realizzano un'importante circolarità tra
esperienze concrete e ricerca teorica.
- L’
attuale modello di sistema produttivo/economico,
dipendendo da risorse non rinnovabili, è basato sulla crescita illimitata del
PIL, ma i principi della termodinamica e la limitatezza delle risorse
materiali/energetiche presenti sulla Terra, lo contraddicono. Vladimir
Ivanovic Vernadskij, mutuando dal secondo principio della termodinamica il
concetto di entropia, rileva che la crescita del PIL comporta la diminuzione
dell'energia disponibile e l'aumento di rifiuti, danneggiando gli ecosistemi
terrestri
- Non c'è alcuna prova della eventuale possibilità per l’uomo
di separare la crescita economica dal suo
impatto ecologico negativo.
- La ricchezza prodotta dai sistemi economici non consiste
soltanto in beni materiali e servizi privati: esistono
altre forme di
ricchezza pubblica e sociale, come la salute degli ecosistemi, la qualità
della giustizia, le buone relazioni fra i membri di una società, il grado di
uguaglianza, il carattere democratico delle istituzioni, il welfare, e così
via. La sola crescita materiale, misurata secondo indicatori monetari,
generalmente ignora queste altre forme di ricchezza.
- Le società attuali, condizionate dai consumi materiali
(telefoni cellulari, viaggi aerei, uso costante e non selettivo dell'auto,
ecc.) percepiscono solo parzialmente lo scadimento
di ricchezze più
essenziali come la qualità della vita e sottovalutano le reazioni degli
esclusi (la violenza nelle periferie o il risentimento contro gli occidentali
nei paesi esclusi dallo sviluppo economico di tipo occidentale).
L'assunto della decrescita è che le risorse naturali sono
limitate e gestite in modo iniquo; la decrescita è uno strumento per avviare
una equa
redistribuzione delle risorse del pianeta tra tutti i suoi
abitanti, perseguendo il principio dell'eguaglianza tra i popoli. I paesi più
ricchi dovrebbero ridurre i loro standard attuando un processo di decrescita,
limitando i consumi e sviluppando modelli energicamente autosufficienti.
Ma la decrescita non è solo una questione quantitativa
(accontentarsi di una minor quantità dei medesimi aspetti/valori) ma, anche e
soprattutto, un riordino paradigmatico degli stessi (in particolare la
riaffermazione dei valori sociali ed ecologici e la ripoliticizzazione
dell'economia). Lo sviluppo basato sulla crescita ha dimostrato di accrescere
l'ineguaglianza sociale, concentrando le ricchezze nelle mani di pochi, invece
di generare maggior benessere e aumentare gli standard di vita di molti.
I critici della decrescita affermano che un rallentamento
della crescita economica provocherebbe un aumento della disoccupazione e della
povertà e che invece, almeno nel Sud del mondo, occorre consentire la crescita
economica. Per i fautori della decrescita invece rilocalizzare e abbandonare
l'economia globale nel Sud permetterebbe a queste popolazioni di aumentare il
loro grado di autosufficienza e indipendenza, impedendo il sovra-consumo e lo
sfruttamento delle loro risorse da parte del Nord.
Nel vocabolario della decrescita l'aggettivo “sostenibile”
allude alla proposta di organizzarsi collettivamente affinché la diminuzione
della produzione di merci non riduca anche i livelli di benessere dei singoli.
La teoria della decrescita non implica, evidentemente, il perseguimento della
crescita negativa ma si pone come mezzo per la ricerca di una
qualità di
vita migliore. Dato per assodato che la crescita del PIL non coincide
sempre con quella del benessere (un incidente d'auto, ad esempio, è comunque un
fattore di crescita del PIL) occorre smettere di utilizzare tale indicatore
statistico come unica bussola. Questa tesi è ormai accettata anche da
economisti e scienziati estranei alla decrescita (H. Daly, R. Costanza e
altri).
Il principio della decrescita non va confuso con quello dello
sviluppo sostenibile (che non mette in discussione il perseguimento della
crescita economica). Per la decrescita lo sviluppo sostenibile è quindi
ritenuto un paradosso.
L'impronta ecologica è un indicatore, espresso in “ettari di
superficie terrestre”, che misura l'impatto della popolazione su di un
territorio. Tale indicatore mette in relazione la capacità delle superfici
terrestri e marine di produrre materie prime e di assorbirne i rifiuti, con i
consumi della popolazione. Secondo il rapporto del 2005 della Rete Globale di
Impronta Ecologica, mentre gli abitanti dei Paesi sviluppati utilizzano 6.4
ettari globali (gHa), quelli dei Paesi meno sviluppati hanno bisogno di 1 solo
gHa. Ad esempio, mentre ad ogni abitante del Bangladesh basta quello che si
produce su 0.56 gHa, un nordamericano necessita di 12.5 gHa (22,3 volte tanto);
il valore medio mondiale ha raggiunto i 2.7 gHa pro capite: da un conseguente
semplice calcolo se tutta la popolazione mondiale volesse raggiungere gli
standard dei paesi europei, sarebbero necessarie le risorse di
tre/otto
pianeti Terra.
Avviamento di un progetto tipo Ecomondo (come Follonica):
per ridare corpo e vita ad oggetti che troppo spesso, con grande leggerezza,
trasformiamo da beni di consumo in rifiuti da discarica, grazie ad un mercato a
cui tutti i cittadini possono partecipare con una semplice tessera magnetica
che registra ogni transazione (rigorosamente senza denaro) in dare e avere. Il
punto di riferimento di tutta l’operazione sono le stazioni ecologiche: ogni
cittadino può conferire oggetti che non usa più (giocattoli, biciclette,
mobili, ecc.), sulla tessera vengono accreditati punti con i quali potrà
recuperare oggetti lasciati da altri di suo gradimento, in un gioco di scambio
in cui chi ci guadagna è l’ambiente.
Diminuire l’impronta ecologica: il Comune dovrebbe
assegnare un contributo economico a quei soggetti (associazioni, cooperative,
fondazioni, ecc.) che, promuovendo iniziative all’aperto, decidano di
“diminuire il peso della propria impronta ecologica”, utilizzando stoviglie
biodegradabili, obbligando la raccolta differenziata e il recupero avanzi alimentari,
sviluppando campagne di sensibilizzazione rivolte ai partecipanti
dell’evento/serata; con costi bassi si avrebbero risultati enormi!
Favorire direttamente l’installazione di pannelli solari
(come Castellarano): i privati residenti sono agevolati nell’installazione
di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua. Il cittadino non deve far
altro che rivolgersi all’ufficio ambiente del Comune, dove troverà un albo
degli installatori convenzionati con l’amministrazione, moduli cartacei della
ditta che ha firmato un accordo pluriennale a prezzi convenzionati e le
indicazioni per accedere a finanziamenti agevolati da parte dell’istituto di
credito coinvolto dal comune nel progetto. Insomma, in un colpo solo, sono
stati raggruppati e risolti gran parte dei problemi che oggi un singolo
cittadino ha per soddisfare la giusta esigenza di consumare meno/meglio; molto
importanti anche gli aspetti dell’operazione per cui il comune garantisce il
cittadino sulla affidabilità della ditta fornitrice e promuove ogni anno corsi
di formazione/aggiornamento per idraulici e artigiani locali.
In Italia già esistono realtà in cui è possibile scambiare
beni e servizi affiancando il denaro ufficiale con valute complementari. Questi
scambi e commutazioni vengono accettate all’interno di gruppi e comunità e
quindi si pongono due ambiti obiettivi:
aiuto reciproco fra le persone e
mantenimento della ricchezza all’interno del territorio nella quale si è
generata.
Le strade che possono essere percorse sono molteplici e vanno
dallo scambio basato sul “tempo” (
banca del tempo), sulle
merci a
compensazione, sotto forma di sconti e tanti altri, tutti declinati alle
peculiarità ed esigenze del territorio. In questo ambito si identificano i
progetti attivi denominati “Barter” e “SCEC” tanto per citarne alcuni. In
alcuni paesi ad esempio è già una realtà la possibilità di ricevere sconti su
acquisti o biglietti di trasporti pubblici a fronte di una differenziazione dei
rifiuti.
Il Movimento 5 Stelle di Forlì promuove lo sviluppo e
l’applicazione dei “
buoni sconto a rendere” nel proprio territorio.
L’ente locale, che ha un ruolo fondamentale nella diffusione e nella
realizzazione dell’uso di SCEC o Barter, dovrà:
·
Agevolare lo sviluppo di
piccoli centri di commercio locale,
anche reperendo i locali nel patrimonio immobiliare comunale
·
Agevolare il disbrigo di tutte le
attività burocratiche
legate a queste attività (farmer market, supermercati locali, ecc.) aprendo uno
sportello dedicato a sostenere l'iniziativa con campagne informative per
cittadini e imprese che valorizzino il consumo e l'acquisto di beni prodotti
localmente
·
Sostenere il reale lancio dei “
centri commerciali naturali”
grazie ai Buoni Locali ed ai progetti aziendali collegati
·
Supportare le
famiglie meno agiate e gli immigrati
mediante lo strumento dei Buoni Locali della Solidarietà ChE Cammina (SCEC); il
maggior contatto interpersonale creato dal buono e la migliorata condizione
economica, favorirà l'integrazione e contrasterà la delinquenza.
·
Agevolare la
raccolta differenziata dei rifiuti con
incentivi alle famiglie rappresentati dai Buoni Locali, consorziandosi con comuni
limitrofi per potenziare l'iniziativa e interagendo con le eventuali
associazioni di categoria
·
Concedere una
tassazione agevolata alle imprese che
allestendo un'attività nel territorio comunale aderiscano al circuito
Arcipelago SCEC, facendo pagare una percentuale dei tributi direttamente in
Buoni Locali (ad es. le rette per le mense scolastiche, per le famiglie uno
sgravio e per il comune nessun costo in quanto si approvvigiona dai produttori
locali)
·
Costituire un team di lavoro formato da
esperti con
professionalità nei diversi settori (manager, agronomi, economisti, energy
manager) per sostenere azioni mirate allo sviluppo dell'economia locale, che:
o
raccolgano informazioni sull'economia locale ed elaborino
dati sull'iniziativa
o
prendano contatti e si raccordino con le
attività
imprenditoriali per la creazione di mercato, agevolato dai Buoni Locali
o
effettuino
studi di fattibilità sull'applicazione dei
progetti al territorio per lo sviluppo dell'economia locale
o
organizzino
incontri e convegni informativi con gli
imprenditori per la diffusione del progetto
o
facciano
consulenza agli imprenditori (agricoli e non) per
l’avvio di attività basate sulla qualità dei prodotti e che possano avere un
impatto positivo sui redditi.
o
sviluppino la
interdisciplinarietà tra i settori economici
ancora assenti nel nostro comune e già presenti invece nelle zone limitrofe
o
ottimizzino i
trasporti e la logistica delle merci del
circuito locale ed interregionale aderente al circuito Arcipelago SCEC tramite
l'adozione di brevetti a disposizione dell'Associazione che può ridurre i costi
di trasporto del 30%
o
sviluppino
circuiti di qualità alimentare e
rete del
turismo anche interregionale in Buoni Locali (ristorazione, agriturismo,
ecc.)
o
valorizzino l'
artigianato locale e altri prodotti di
eccellenza attraverso la piattaforma informatica di scambio predisposta da
Arcipelago SCEC
o
assistano le aziende senza
competenze informatiche per il
circuito Buoni Locali
Appurato che l’attuale sistema economico “globalizzato” ha
generato i seguenti problemi che incombono anche sulla nostra realtà locale:
·
il caro prezzi ha determinato una forte
riduzione delle
capacità di acquisto dei cittadini e negli ultimi anni si è assistito ad un
progressivo depauperamento di una fascia sempre più ampia della popolazione e
delle famiglie (un tempo appartenenti al cosiddetto ceto medio) e anche nella
nostra città un numero significativo di famiglie e di anziani lamenta una
difficoltà ad arrivare al fine mese
·
anche nel nostro tessuto socio-economico il denaro manovrato dai
numerosi Istituti di Credito non viene
quasi mai reinvestito in città,
con grave danno e nocumento per l'economia locale
·
nella nostra città ci sono moltissimi
giovani disoccupati,
spesso costretti ad emigrare o, nel peggiore dei casi, a delinquere
Possiamo prendere esempio da molti paesi europei, come la
Germania, dove sono state avviate positive esperienze di attività pubbliche,
esercizi commerciali e cittadini che, attraverso convenzioni ad hoc hanno visto
la nascita di
circuiti economici locali virtuosi (dove lo sconto
riconosciuto dai commercianti ai loro clienti convenzionati, compreso fra il 10
e il 20%, è stato tramutato in SCEC, utilizzato come valido titolo di pagamento
alternativo all'euro, come una sorta di moneta parallela). L'attivazione di un
tale sistema, facendo sì che la parte corrente della ricchezza prodotta in un
territorio venga reinvestito nel mercato del medesimo, rappresenta un evidente
beneficio per tutti gli attori di quel luogo (sia imprese che
cittadini/consumatori). Questo nuovo metodo economico consiste nel distribuire
ad un sempre maggior numero di persone un “
buono sconto”, denominato
SCEC, in grado di fronteggiare la scarsità di moneta circolante creata
dall'attuale sistema economico; con questo “buono sconto” si vuole mettere in
moto un circolo virtuoso grazie al quale rilanciare l'economia locale per il
benessere di tutta la collettività
L'uso dello SCEC promuove un nuovo concetto di “economia
solidale”, in cui il denaro è al servizio delle persone e non le persone al
servizio del denaro, per conseguire tutto ciò, il Comune dovrà proporre un
patto
tra commercianti e consumatori (i primi, accettando una percentuale dei
pagamenti in SCEC, daranno modo alle persone di acquistare beni/servizi ai
quali, in assenza dei buoni, avrebbero dovuto rinunciare; la conseguenza sarà
che i commercianti riusciranno a vendere più facilmente i loro prodotti ed
aumentare la propria clientela: a differenza del normale circuito di sconti,
essi stessi non perderanno gli SCEC che hanno incassato, perché potranno
spenderli a loro volta presso altre attività/rivendite commerciali della zona o
con l’amministrazione pubblica.
Questa soluzione ci consentirà con poco sforzo di ottenere i
seguenti benefici:
·
il
permanere della ricchezza prodotta nel territorio a
beneficio dei consumatori e delle imprese locali
·
un
incremento delle capacità reali di acquisto dei
cittadini e delle famiglie
·
benefici economici significativi per le attività commerciali
locali aderenti, determinati dall'elevazione/consolidamento dei ricavi generati
da una
clientela fidelizzata
·
un
consolidamento del tessuto commerciale della
città a salvaguardia e potenziamento degli esercizi commerciali esistenti
“Noi non vogliamo che la gente sia felice,
perché la gente felice non consuma”
(Frederic Beigbeder, ex pubblicitario)
Il Movimento 5 Stelle di Forlì, in accordo con la visione
nazionale, fa sua la necessità di tendere ad una economia basata sulla felicità
delle persone. L’idea di fondo su cui si basa questo nuovo concetto di economia
è la
Localizzazione (intesa come opposto della attuale globalizzazione)
Questa filosofia di vita, bandiera dell’ambientalista svedese
Helena Norberg Hodge, può racchiudersi in queste sue parole:
“per noi la
localizzazione è l'economia della felicità perché aiuta il nostro sé interiore,
la nostra interiorità psicologica e spirituale, e ci permette di riconnetterci
con il mondo vivente attorno a noi. Per non essere isolati in alte torri a
guardare schermi, senza sapere nulla del terreno sotto i nostri piedi, delle
piante attorno a noi, per riconnettersi con la vita. E' stato dimostrato in
innumerevoli terapie che le persone dei Paesi industrializzati soffrono di
alcolismo, violenza, abusi, droga. La costruzione di comunità e la consapevole
connessione con la natura, con gli animali, con le piante, la vita, questo è
ciò che porta di nuovo gioia e felicità.”
Le persone iniziano ormai a capire il nesso tra cambiamento
climatico, instabilità economica globale e la loro personale sofferenza/stress,
solitudine, depressione e in questa consapevolezza si inserisce la potenzialità
di un movimento che, attraverso una economia civile, di prossimità,
collaborativa, solidale e sostenibile potrebbe cambiare il mondo!
Saranno individuati terreni comunali, anche recuperando aree
dismesse (previo controllo ed analisi per eventuali bonifiche) da destinare ad
orti sociali col vincolo di coltivare con metodi sostenibili per passare
dall’agricoltura tradizionale all’agricoltura biologica, permacultura,
naturale. L’uso sarà concesso
gratuitamente ad anziani o persone bisognose
e gli orti potranno essere utilizzati anche nell’ambito di
progetti
didattici con le scuole. Figura fondamentale il custode/organizzatore che
deve vigilare sull'uso sconsiderato di pesticidi, diserbanti e concimi chimici,
riducendoli al minimo.
Sarà molto importante informare ed incentivare la
cittadinanza in merito ai vari tipi di reti di economia solidale.
I GAS (
Gruppi di Acquisto Solidali) sono formati da un
insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso
prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro.
I DES (
Distretti di Economia Solidale) sono reti in
cui i soggetti partecipanti si aiutano a vicenda per soddisfare quanto più
possibile le proprie necessità di acquisto, vendita, scambio e dono di beni,
servizi e informazioni, secondo principi ispirati da un'economia locale, equa,
solidale e sostenibile.
In Italia, i DES spesso riuniscono più GAS assieme ai
produttori: normalmente, un DES raggruppa realtà territoriali di una o più
province; su scale più grandi, invece, si parla spesso di RES (
Reti di
Economia Solidale).
Il Comune metterà a disposizione di GAS e DES, sia una
struttura
informatica che permetta loro di organizzarsi al meglio, sia locali per
organizzare riunioni, punti di incontro e scambio di beni di consumo; metterà
inoltre in pratica tutte le forme di aiuto per far crescere i GAS, DES, RES,
ascoltando le realtà locali già presenti sul territorio, cercando di risolvere,
per quanto di sua competenza, i problemi legati alla conoscenza, alla
diffusione ed all'utilizzo delle risorse locali, anche promuovendo l'utilizzo
da parte dei fornitori di servizi mense scolastiche e comunali dei prodotti a
km0 ottenuti con agricoltura sostenibile, naturale o permacultura.
4.13
Fondo di Garanzia per le PMI del distretto del riciclo
Il Comune si adopererà per la creazione e la gestione di un
fondo per le PMI volto e finalizzato alla nascita di
nuove startup per
il distretto del riciclo, in collaborazione con l’università per la
gestione delle realizzazioni e sostenibilità economico/finanziaria dei
progetti, con le banche locali e soprattutto etiche per l’ampliamento del
fondo, con le associazioni di categoria per il supporto alla nascenti imprese
nel settore.
La campagna “Città Equosolidali” si rivolge a cittadini e
istituzioni (Comuni, Province, Regioni) per orientarli all'acquisto di prodotti
equosolidali. Il
commercio equosolidale è un eccellente argomento per
informare/sensibilizzare i cittadini al problema degli squilibri economici e
ambientali, ma è anche un mezzo diretto che permette loro di agire concretamente.
La campagna è promossa da Fairtrade TransFair Italia, dal coordinamento
nazionale degli Enti locali per la pace ed i diritti umani e dal coordinamento
nazionale Agenda 21.
L'
Agenda 21 è un documento di orientamento rivolto
alle politiche globali, nazionali e locali, sottoscritto da 178 governi di
tutto il mondo, dopo il summit delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo,
svoltosi a Rio de Janeiro nel ‘92 ed ha lo scopo di promuovere nel XXI secolo
uno sviluppo più equilibrato. In considerazione delle peculiarità di ogni
singola comunità, invita le autorità locali di tutto il mondo a dotarsi di una
propria Agenda, realizzata attraverso il dialogo con i cittadini, le
organizzazioni locali e le imprese private. L'Agenda 21 locale rappresenta uno dei
percorsi più rilevanti per lo sviluppo sostenibile a livello locale. I suoi
fondamenti sono:
·
La pianificazione e la gestione
sostenibile delle risorse
ambientali
·
La
prevenzione nella gestione
·
Il coinvolgimento e la
partecipazione della comunità
locali
·
La
trasparenza, la
responsabilità condivisa,
la
giustizia sociale, l'
equità e la
crescita culturale
della comunità.
L’adesione dell’ente locale è sancita da una mozione di
indirizzo, approvata dal consiglio comunale, provinciale o regionale; con tale
mozione l’amministrazione si impegna a inserire nei propri consumi i
prodotti
del commercio equosolidale (ad esempio nei distributori automatici, nelle
mense scolastiche o in altri luoghi di ristorazione gestiti dall'ente) e a
sensibilizzare i cittadini a questo tipo di commercio, riscoprendo un ruolo
fondamentale nel favorire modelli di produzione sostenibili.
Abbiamo perso la metà delle grandi foreste primarie del
pianeta e appena un quinto resiste ancora su aree vaste. La loro distruzione
procede a ritmo crescente: negli ultimi cento anni oltre un terzo è stato
distrutto. Ogni due secondi un’area di foresta grande quanto un campo da calcio
scompare. Le foreste vengono abbattute per fabbricare carta e prodotti in
legno, lasciando un ambiente devastato alle comunità locali e incertezza alle
relative economie nazionali. Raccogliendo l'appello di Greenpeace, numerosi
comuni e amministrazioni locali si sono uniti per scongiurare questa minaccia e
cambiare il mercato di carta e legno verso prodotti responsabili,
sottoscrivendo l'impegno ad acquistare prodotti in legno certificati FSC
(Forest Stewardship Council) e carta riciclata con tecnologie pulite. Gli
acquisti pubblici, che rappresentano circa il 17% del mercato italiano, possono
rappresentare un potente motore di promozione e orientamento per tutto il
mercato. Le così definite “Città Amiche delle Foreste” con tali atteggiamenti
contribuiscono a fermare la distruzione della biodiversità e a diminuire la
criminalità/i conflitti armati strettamente collegati al taglio illegale.
L'Associazione Città del Bio nasce per valorizzare le
esperienze già fatte dalle amministrazioni locali e per sviluppare nuovi
progetti riguardanti la ristorazione biologica, la
promozione delle
produzioni biologiche e di uno
sviluppo ecosostenibile,
l'orientamento dei cittadini verso un
consumo etico e consapevole,
l'impiego di tecniche e di
prodotti ecocompatibili, la qualità della
vita nelle città. In tal senso il biologico non deve essere esclusivamente un
settore produttivo, ma un percorso culturale, di conoscenza e d’informazione, a
favore di cibi sani e buoni anche per l'ambiente in cui viviamo. L'adesione è
aperta a tutte le amministrazioni locali che già hanno investito in politiche a
favore del biologico, ma anche a quelle che sono intenzionate a farlo.
La Rete dei Comuni Solidali,
Comuni della Terra per il
Mondo, un progetto nato nel 2003 per volontà di alcuni amministratori
piemontesi, sta trovando consensi e adesioni fra i Comuni di tutta Italia. In
seguito ad alcuni viaggi “solidali” in America Latina, gli amministratori di
Carmagnola e di altri piccoli Comuni capiscono che è giunto il tempo in questo
nuovo millennio, di “guardare” oltre i propri confini:
aiutando
concretamente il Terzo Mondo, in effetti, si aiutano le prossime
generazioni (i nostri figli) a vivere in un mondo con meno differenze sociali
ed economiche.
L'impegno è teso a scavalcare le lunghe burocrazie delle
Organizzazioni Non Governative e puntare su progetti magari piccoli, ma di
facile e veloce realizzazione. I Comuni che hanno aderito alla Rete sono
politicamente trasversali e puntano a obiettivi concreti e alla massima
trasparenza. Nasce l’esigenza di una
cooperazione decentrata, che
coltivi il contatto diretto fra amministratori, tecnici, volontari, dei comuni
“ricchi” con paesi e amministrazioni “meno fortunate”.
Per promuovere la cooperazione non occorre avere né grandi
cifre a disposizione né personale a tempo pieno: attraverso la rete è possibile
superare molti problemi pratici/tecnici. I Comuni che hanno aderito al
progetto, infatti, sono in gran parte medio-piccoli, con bilanci ridotti e
risorse minime (come il Comune di Sambuco, in provincia di Cuneo, con i suoi 89
abitanti). Un esempio: per costruire un pozzo nel Sahel bastano1000/1500€ per
cui cinque/sei comuni possono facilmente partecipare investendo cifre
facilmente sostenibili.
Per ogni cittadino il Comune di appartenenza rappresenta un
punto di riferimento sotto numerosi aspetti, in modo particolare nelle realtà
medio piccole; per questo il comune può diventare un punto di contatto fra i
cittadini per nuovi progetti. Occorre per questo liberarsi da una vecchia idea
di Comune come luogo atto a svolgere semplicemente l’amministrazione ordinaria:
l'amministrazione comunale non deve significare solo burocrazia, ma impiego di
energie, intelligenze, persone capaci di comunicare, progettare, amministrare;
si tratta di un cambio di prospettiva ovviamente non automatica, un cambio di
mentalità e di ruolo, un ampliamento dell'orizzonte troppo spesso limitato ai
problemi spiccioli della macchina organizzativa. Non solo asfalto, fognature,
illuminazione, ma anche guardare oltre.
L'articolo 5 dello Statuto della Rete precisa come l'adesione
sia un obiettivo perseguito per
migliorare lo scambio fra culture diverse.
Gli aderenti si impegnano a promuovere sul territorio manifestazioni che
coinvolgano la popolazione in genere e le scuole in particolare. L'adesione
dunque non contempla nessun obbligo, se non quello morale di promuovere
solidarietà e sensibilizzazione. Si confida, infatti, che la presenza in Rete e
dunque la conoscenza dei progetti di cooperazione, siano sufficienti ad
innescare il meccanismo di coinvolgimento.
Cittaslow è una associazione fondata con lo scopo di
perseguire obiettivi comuni, coerenti con un codice di comportamento condiviso.
I Comuni che aderiscono a questa iniziativa sono:
·
Animati da individui “curiosi del
tempo ritrovato”, dove
l’uomo è ancora protagonista del lento, benefico succedersi delle stagioni
·
Rispettosi della
salute dei cittadini, della genuinità dei
prodotti e della buona cucina
·
Ricchi di affascinanti
tradizioni artigiane, preziose
opere d’arte, piazze, teatri, botteghe, caffè, ristoranti, luoghi dello spirito
e paesaggi incontaminati
·
Caratterizzati dalla spontaneità dei riti religiosi, dal rispetto
delle tradizioni e dalla gioia di un
lento e quieto vivere.
I valori di riferimento saranno periodicamente discussi sotto
il profilo tecnico/scientifico, dal comitato di coordinamento, che pianificherà
periodicamente progetti di miglioramento delle Cittaslow.
Si definisce “transition town” una città, o un quartiere o un
borgo, che si pone l’obiettivo di
liberarsi dal petrolio, o almeno da un
suo uso eccessivo, promuovendo atti e accorgimenti, sia pubblici che privati,
che limitino sia direttamente che indirettamente il ricorso al petrolio (e ad
altre energie di origine fossile). Il modello è nato nel 2003 in Inghilterra
sulle intuizioni di un professore che, in un’esercitazione con i suoi studenti,
prova a immaginare una città senza il petrolio. Da quella sperimentazione è
cominciata una diffusione in tutto il mondo occidentale. In Italia si sta
sviluppando a
Monteveglio (provincia di Bologna) grazie a Cristiano
Bottone, principale promotore in Italia di questo modello.
Nelle transition town:
·
Le verdure per l'alimentazione quotidiana vengono coltivate in un
orto, privato o comune; le persone potranno così evitare di recarsi in
auto al supermercato e diminuirà il traffico degli autoveicoli che riforniscono
il supermercato e che trasportano gli alimenti da coltivatore a centro di
raccolta
·
Il riscaldamento fa pieno affidamento sulle
energie
rinnovabili, solare termico e fotovoltaico innanzitutto, eliminando l’uso
di gas metano o di derivazione petrolifera
·
Gli acquisti vengono fatti attraverso i
Gas (Gruppi di
acquisto solidali) con un’auto ed una persona che fa spesa per dieci
famiglie, liberando così la strada da nove auto; inoltre così facendo ci sono
nove famiglie che hanno più tempo per sé e i propri figli
·
La condivisione da parte di tutta la comunità di un progetto dai
valori ideali decisamente forti ha come lieta conseguenza una maggiore
coesione
sociale, una maggiore
partecipazione ed un maggiore
senso civico;
non sono risultati da poco, visti i tempi che stiamo vivendo! In una comunità
di questo tipo non è necessario parlare in dialetto per intendersi, ma chiunque
vuole farlo è liberissimo di usarlo.
Si tratta di quartieri, realizzati sia in aree di espansione
che in ex aree industriali, in cui l’auto privata viene totalmente
disincentivata in varie maniere: si danno
incentivi a chi rinuncia all’auto
privata, a chi attua il
telelavoro, non vengono costruite
autorimesse, ma aree parcheggio all’esterno dei quartieri. Le strade interne
sono ad uso esclusivo di pedoni e ciclisti; unica eccezione sono i mezzi di
soccorso e il carico/scarico di materiali. Per la mobilità a lunga distanza,
vengono proposti servizi come l’
auto in affitto, ma la parte principale
viene svolta da un
capillare servizio pubblico. Uno dei quartieri car-free
più conosciuto è il quartiere di Voban, a circa 3 km dal centro di
Friburgo:
6.000 abitanti in circa 2.000 edifici nuovi, in un’area precedentemente
occupata da caserme. Ma gli esempi in Europa cominciano ad essere molti,
purtroppo non in Italia, sono quartieri che sviluppano anche tutte le
potenzialità delle energie alternative e gli edifici costruiti sono tutti a
basso o nullo consumo energetico. La sfida proposta dall’attuale crisi
economica, e dalla ancor più grave crisi ambientale, se vista da occhi
pessimisti è un serio problema, mentre se la si guarda con occhi ottimisti
rappresenta una grande opportunità! Pensiamo alle tante grandi opportunità che
ha Forlì, molte sprecate negli anni scorsi ma tante ancora da cogliere.
E’ un progetto iniziato nel 2008, quando a Todmorden, una
cittadina di poco meno di 15.000 abitanti della contea del West Yorkshire in
Inghilterra,
Pamela Warhurst mette dei cartelli nel suo orto di casa per invitare i passanti ad entrare
e prendere qualche verdura.
L'idea prende piede e si allarga a
macchia d'olio, nasce un'associazione e ben presto passeggiando per la
cittadina inglese si incontrano coltivazioni di patate alla stazione di
polizia, orti di broccoli alla stazione dei treni, aiuole con lamponi, alberi
di mele e albicocche lungo il sentiero del canale, fagioli e piselli sono invece fuori dal college, le ciliegie nel
parcheggio del supermercato, ribes rosso e fragole dietro uno studio medico e
timo, finocchio, rosmarino, menta e altre spezie vicino all’ospedale. I
cittadini sono liberi di
fare “la spesa” nelle aiuole, nelle rotonde e nei
luoghi incolti della città per nutrirsi
con prodotti freschi e di stagione, a km zero e ottenuti con agricoltura
biologica. I luoghi coltivati sono
geolocalizzati
su Google Maps e stanno aumentando ogni anno di più; l’obiettivo è
di raggiungere l’autosufficienza totale entro il 2018. Anche Michelle Obama
trasforma un prato della Casa Bianca in un orto, il Vegetable Garden. Quale
modo migliore e simbolico per ricordare agli americani di tornare ad essere
persone in grado di provvedere a se stesse autonomamente e ad avvicinarsi alla
natura Ma un giardino non è terra incolta e qui
sta la
differenza tra Washington e Todmorden. Rendere fruttuoso
(è proprio il caso di dirlo) quello che prima non lo era è la vera novità,
anche perchè è dalla notte dei tempi che nei villaggi e nelle comunità funziona
così:
collaborare e condividere. E' così che Incredibile Edibile di Todmorden
è considerato uno dei progetti simbolo della
cultura partecipativa e uno degli esempi di maggior successo di agricoltura
solidale e orticultura urbana. Incredible Edible ha oltrepassato i confini di
Todmorden, di molte località dell’isola inglese e si è diffuso in
Francia, in Germania, in Spagna, in Canada e addirittura a Cuba e Hong Kong.
Poco tempo fa è sbarcato pure in Italia con il nome di Incredibili
Commestibili, per ora solo a San Bonifacio in provincia di Verona.
Pam Warhurst oltre ad essere ancora la Leader di
Incredible Edible, è diventata membro della Forestry Commission inglese ed è
stata invitata a centinaia di conferenze, utili a promuovere il suo progetto.
In una logica di recupero e rivalutazione
storico-urbanistica, la street art, una galleria d'arte a cielo aperto, vede
una piena realizzazione nel
progetto M.U.Ro (Museo Urban di Roma),
curato dall'artista David “Diavù” Vecchiato e organizzato dall'art agency
Mondopop: il quartiere Quadraro di Roma. Ieri “borgata” di periferia, oggi
“paese nella città”, il Quadraro pur conservando il suo spirito schietto, pieno
di romanità popolare, rappresenta un museo all'aperto, composto da una
variegata collezione di opere artistiche che provengono da tutto il mondo,
realizzate per i cittadini del quartiere nelle strade e in spazi privati e
pubblici. La prima visita guidata per inaugurare il percorso museale tra le
strade del Quadraro vecchio è stata organizzata in bicicletta: in largo dei
Quintili un disegno rievocativo dei drammatici momenti del rastrellamento del
1944; sul muro, in Piazza dei Tribuni, un enorme serpente rosa, in procinto di
attaccare un altrettanto grande topo verde, rappresentazione allegorica del
potere, realizzata da Nicola Alessandrini; nel Giardino dei Ciliegi, un parco
giochi per bambini, tanti murales colorati dedicati al mondo dell'infanzia; in
via Antinori un'opera di Alice Pasquini con mongolfiere sospese in un'atmosfera
onirica... e molto altro ancora!
Le comunità tradizionali basano la loro coesione su affinità
“di fatto”: stessa razza, tribù, lingua, religione, modo di sopravvivere e
prosperare, visione del mondo, ecc. Sono dette infatti “comunità affini”. Oggi
questo non è più realizzabile, siamo troppo diversi; i membri di una comunità
tradizionale condividevano valori, principi, norme: quali valori avremmo noi
oggi I miei i tuoi Come fare allora, visto che sentiamo un profondo bisogno
di ritornare alla comunità
Il vecchio paradigma della comunità basata su ciò che ci
accomuna più superficialmente, razza, religione, appartenenza politica, squadra
del cuore, dieta, intolleranze, ecc., è la premessa di conflitti, pestaggi,
violenze, guerre e stermini vari tra le varie comunità diverse. In contesti
simili, così eterogenei, visto che non ci sono più le affinità, su cosa si deve
basare una comunità Invece di valutare e apprezzare le somiglianze, bisogna
valutare e
apprezzare la diversità tendendo ad integrare le molteplici
realtà coesistenti. Abbiamo perciò bisogno di una comunità basata sull'esperienza
palpabile che noi esseri umani siamo comunque interconnessi ad un livello ben
superiore di quello somiglianze/differenze. Questa nuova comunità potrebbe
essere descritta come l'esperienza condivisa dell'interconnessione, come una
comunione sociale o uno stato collettivo di coscienza.
Sono emerse recentemente esperienze capaci di generare questi
stati di “coscienza unitiva” o “comunitas”, come la chiama l'antropologo Victor
Turner. Egli ha osservato che questi processi creano uno “spazio rituale”
marginale al normale contesto culturale del gruppo. In uno spazio rituale, le
strutture culturali si sciolgono, assieme a tutte le forme di identità
riconducibili a un singolo status culturale. In questo spazio “intermedio” alle
consuete strutture sociali, i partecipanti al rito si incontrano come esseri
integri e uguali, per esaminare le loro relazioni e la loro cultura. La comunitas
viene così descritta come “sacra” e “santa” e appare soffusa di un potere
rinnovatore e generativo. Queste osservazioni spingono Turner a suggerire che
la trasformazione sociale potrebbe essere attribuita all'effetto della comunitas
sulle collettività.
Il
Community Building Workshop di W. Scott Peck: è un
“workshop intensivo di gruppo”, totalmente esperienziale, che si svolge in tre
giorni, con sessioni dalle 9 alle 17. L'unico compito dei partecipanti è di
creare un'esperienza di comunità: a questo scopo si siedono in cerchio e
interagiscono. Due facilitatori della FCE (Foundation for Community
Encouragement,
Fondazione per incoraggiare la comunità) conducono
l'evento. Forniscono linee guida semplici: ascoltare profondamente, parlare
quando si è mossi a parlare, parlare in prima persona con messaggi “Io”,
praticare l'inclusività, osservare in che modi ci manteniamo separati, e
assumersi la responsabilità per il risultato del workshop. I facilitatori fanno
uso del silenzio, raccontano storie didattiche, ricordano le linee guida e
fanno dei brevi feedback (riscontri) all'insieme del gruppo. Secondo Peck il
workshop attraversa
quattro fasi: la pseudo-comunità, il caos, lo
svuotamento e la comunità. Lo stadio iniziale della pseudo-comunità è
caratterizzato da interazioni congeniali, convenienti e ben educate che cercano
di evitare i conflitti per preservare un senso di armonia, anche a costo di rimanere
nel superficiale. Il caos arriva quando cominciano a emergere le differenze e
si manifestano i primi tentativi di stabilire qual è l'atteggiamento “giusto”
per il gruppo. Le differenze di opinione appaiono, i partecipanti cercano
d'ignorare o di cambiare le posizioni degli altri; questo processo crea
tensione e porta sfiducia nel gruppo. Il caos rende manifeste le lotte per il
potere, le stesse dinamiche che esistono nella nostra cultura e che portano
alla paura, all'odio e all'isolamento. Questa fase riproduce su piccola scala
la crisi culturale che si manifesta nelle strade delle nostre città e nei
saloni dei nostri governi. Nel CBW i partecipanti si confrontano con l’aspro realizzare
che, nonostante le loro intenzioni, sono loro stessi la causa di questo
terribile dilemma. Nello schema di Peck ci sono due modi per uscire dalla fase
del caos. Entrambi funzionano, ma soltanto uno conduce alla comunità. Il gruppo
può uscire dal caos (e rinunciare alla possibilità di comunità) focalizzandosi
su un compito da fare, su una persona da “guarire” o su un sottogruppo da far
diventare capro espiatorio. Oppure può svuotarsi da tutte le aspettative,
preconcetti e pregiudizi che impediscono alla comunità di emergere. Lo svuotarsi
richiede che l'individuo muoia. I membri del gruppo creano uno spazio per la
comunità sacrificando volontariamente il loro bisogno di aver ragione, di
controllare e di rimanere invulnerabili. I membri abbandonano le strategie con
cui proteggono la loro personale ed esistenziale vulnerabilità. La comunità
emerge man mano che aumenta la vulnerabilità. I membri rinunciano alle loro
aspettative e entrano insieme nello sconosciuto.
L’analisi delle esperienze di oltre 200 partecipanti a
diversi CBW con l’utilizzo della tecnica statistica chiamata analisi
fattoriale, rivelò tre fattori o coefficienti principali che caratterizzavano
l'esperienza dei partecipanti. Questi fattori furono descritti come “un senso
di comunità”, “l'esperienza della diversità” e “il senso del dilemma della
nostra esistenza”. Relativamente al
primo fattore, il “senso di comunità”
molti partecipanti vissero una esperienza descritta come importante e profonda.
Essa comportò un allargarsi della coscienza ad un senso più ampio del proprio
sé. Questo mutamento era accompagnato da un sentimento di pace e tranquillità.
Quelli che segnarono un punteggio alto a questo coefficiente rapportarono un
forte sentimento di connessione, di empatia e benevolenza. L'esperienza aveva
avuto aspetti transpersonali quali senso di unità, sentimenti di sacralità, una
qualità ineffabile ed un senso di atemporalità. Essenzialmente i partecipanti
riferirono di aver vissuto uno spostamento collettivo verso uno stato unitivo
di coscienza. Sorprendentemente questo spostamento della coscienza avvenne
nonostante il gruppo fosse molto consapevole delle differenze al suo interno,
cioè vivesse il
secondo fattore, l'esperienza della diversità. Questa
esperienza spesso aveva stimolato sofferenza e grande turbamento con sentimenti
quali fastidio, risentimento, alienazione, sfiducia e ostilità verso altri
partecipanti. Questi stessi partecipanti manifestarono di essere stati
consapevoli che giudicavano gli altri e che le cose che credevano su di loro o
su sé stessi erano causa della separazione tra loro e gli altri. Questo fattore
rendeva chiaro quanto fosse difficile l'incontro con la diversità. Il
terzo
fattore, il senso del dilemma della nostra esistenza, evidenzia che il CBW
risolve sentimenti molto difficili e contestualmente preserva la diversità del
gruppo. Lo fa creando l'opportunità per il gruppo di vivere l'esperienza
dell'umana vulnerabilità esistenziale. Quelli che assegnarono un punteggio alto
a questo fattore indicarono di avere sperimentato una profonda consapevolezza
di aspetti importanti come l'incertezza umana, i propri limiti e la
vulnerabilità di altre persone. I partecipanti, pur riconoscendo di aver
tentato di sottrarsi alla sofferenza e all'incertezza inerente la nostra vita,
riferirono che la consapevolezza di quanto siamo vulnerabili, aveva generato
sentimenti compassionevoli ed un senso di profonda connessione emotiva.
I risultati di questa ricerca indicano che alcuni grandi
gruppi sono in grado d’integrare la diversità e di superare le difficili
tensioni che accompagnano la presenza di “altri” , che ciò è possibile quando
il gruppo vive insieme l'esperienza della vulnerabilità umana e che questo fa
emergere uno stato collettivo di coscienza; dimostrano che gruppi numerosi
possono generare esperienze in cui riconosciamo la nostra palpabile
interrelazione e confermano la nostra fondamentale interdipendenza sociale ed
ecologica. Allo stesso tempo lo studio rivela come esperienze trans-personali
di un sentimento allargato di sé possano capitare ad un livello che si trova
aldilà dell'individuo. Questi risultati hanno importanti ricadute per la
psicologia e la pratica della psicoterapia; stabilendo che dei gruppi numerosi
sono in grado di affrontare le tensioni che creano e mantengono le
problematiche culturali, si apre la via a una nuova psicologia
dell'interdipendenza. Questa psicologia, che poggia sull'esperienza diretta
della fondamentale interconnessione della vita, riconosce che gli esseri umani
soffrono in una cultura che nega l'interconnessione. Questa sofferenza offre
informazioni importanti che riguardano i processi culturali che devono essere
trasformati. Consapevole che gruppi come questi rappresentano un microcosmo
della cultura in generale, questa psicologia nascente si occupa delle sofferenze
derivate dalle tensioni culturali. Esplora ed esamina i fattori psicologici e
culturali, le dinamiche che creano il razzismo, la sfiducia etnica, il fenomeno
dei senzatetto e il nostro rapporto abusivo con l'ambiente. In quanto
psicologia trans-personale, assiste i collettivi con una serie di passi
evolutivi, mentre insegna agli individui come contribuire a questa transizione.
In questo modo questa psicologia tratta allo stesso tempo le persone e la
cultura.
Questa nuova prospettiva psicologica scaturisce da diverse
fonti. Alcuni professionisti indipendenti stanno sviluppando nuovi modelli,
tecniche, ed esercitazioni, che riguardano la nostra capacità di armonizzare
con le persone. Lo psichiatra britannico Patrick de Mare ha chiamato “socioterapia”
gli effetti benefici che i processi tematici generano; De Mare ha osservato che
i gruppi scoprono le dinamiche sottostanti alle strutture culturali grazie al
“dialogo”, una forma di libera associazione collettiva; questo metodo rende consapevole
delle premesse fondamentali che danno forma all'interagire nel gruppo; rende
esplicita la base ideologica dei sottogruppi e delle strutture culturali che ci
separano, dividono e creano i conflitti.
Il fisico David Bohm, famoso per la sua teoria di un universo
olografico, ha sviluppato in venti anni un suo esercizio di dialogo di gruppo.
Considerando questo dialogo un “trasformatore di cultura”, Bohm lo descrive
come un metodo per far sì che il gruppo raggiunga la “presenza mentale di
gruppo”. Con la pratica il gruppo realizza un senso di amicizia impersonale e
la coscienza di gruppo. A questo livello è possibile esaminare le premesse
culturali e osservare gli effetti che questi pensieri collettivi producono.
Bohm e De Mare insistono entrambi che tanto l'individuo come la società possono
essere contemporaneamente umanizzati con l'uso del dialogo.
Arnoll Mindell, fondatore del Global Process Institute, ha
sviluppato una forma di psicoterapia di processo, che lui utilizza quando
lavora con gruppi anche di diverse centinaia di persone. Mindell affronta
conflitti culturali come tensioni etniche o razziali attraverso processi
pensati per rendere l'incosciente collettivo più cosciente. Per Mindell ogni
gruppo genera un “campo” d'informazione che impatta sul comportamento del
gruppo e ogni gruppo fa parte di questi campi culturali. Rendendoci coscienti
dei loro contenuti e lavorando con i conflitti inerenti, il lavoro di processo
globale raffigura la “democrazia profonda”, una forma più inclusiva di partecipazione
alla nostra essenziale interrelazionalità.
L'impresa è sempre più vista come una “comunità che impara”,
in cui si possono praticare i processi collettivi che beneficiano della
crescita dei partecipanti individuali, dell'organizzazione e della cultura in
generale. Il clima sta cambiando nelle aziende ed è diventato imperativo
adattarsi velocemente e efficacemente. Questa esigenza di flessibilità e
capacità di reagire ha avviato metodi innovativi di gestire i processi
collettivi. Esperti di gestione e organizzazione come il prof. Peter Senge, di
MIT, stanno sperimentando tecniche che sottolineano l'importanza del pensiero
di sistema, del dialogo, della visione condivisa e della partecipazione totale.
Queste nuove pratiche, nell'allargare il contesto e poter
così focalizzare le dinamiche culturali, offrono una risposta opportuna alla
preoccupazione di chi era critico sulla psicoterapia per la sua scarsa
effettività nel campo del cambiamento sociale. Questa preoccupazione si basa
sull'importanza data dalla pratica psicoterapeutica al “uno a uno”, e dei suoi
limiti nel contesto di disturbi sociali, come dipendenza, malattie ambientali e
violenza nel mondo delle gang. La guarigione nel contesto terapeutico viene
percepita come una esperienza “interiore”. Nel dare importanza all'esperienza
soggettiva del cliente si rafforza il suo individualismo e isolamento. Questo
conduce a una passività culturale invece di un attivismo sociale e politico. James
Hillman suggerisce che l'io dovrebbe essere ridefinito per farlo diventare più
inclusivo, che l'io dovrebbe essere visto come un’ interiorizzazione della
comunità.
Ambientalisti critici stanno argomentando su di una
prospettiva terapeutica che veda la persona e il pianeta come parte di un unico
continuum. Per loro, un trattamento riuscito dovrebbe includere i bisogni della
vita nel suo insieme. Sono convinti che la sofferenza dell'ecosistema si
esprima attraverso la nostra angoscia emotiva e spirituale. Li preoccupa che
questo travaglio non possa essere efficacemente compreso da una psicologia che
riduce questo sentire a una patologia individuale.
Alla base di questa inquietudine diffusa sentiamo
essenzialmente il riconoscimento che in questo momento, se vogliamo guarire,
abbiamo bisogno di modelli comunitari. Il che ci rimanda alla domanda di Rodney
King: viviamo nell'incertezza e urgenza che essa presuppone Il miglior modo di
rispondere è di avere il coraggio di rimanere con la domanda, appoggiandoci su
di essa, finché come ci dice Rilke, potremo “vivere la risposta”. La domanda di
Rodney King ci invita a lottare per giungere a capire profondamente le
dinamiche psicologiche che sono alla base delle tensioni e dei conflitti
culturali che ci minacciano. Coinvolgerci con questa domanda potrà anche
portarci ad una nuova sensibilità psichospirituale che emerge e si sveglia
attraverso l'esperienza di Comunitas. Rendendoci conto che il benessere
individuale è vincolato inestricabilmente al benessere del gruppo, scopriamo
che la pratica della comunità diventa una disciplina spirituale. Victor Turner
descrisse il vincolo sociale nato dalla comunitas come un “intenso sentimento
del senso di umanità”. Praticare la comunità vuol dire coltivare le condizioni
che rendono reale l'esperienza del senso di umanità. Praticando la comunità
stiamo investendo la nostra vita e la nostra speranza in uno sforzo reciproco
per assicurare che noi e le generazioni future possiamo “trovare il modo
d'intenderci”.
6.
TRASPARENZA E GESTIONE
DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
L’amministrazione comunale è considerata come un pachiderma
per lo più immobile, con qualche sussulto occasionale di vitalità, subito
pronto a rientrare nel rassicurante torpore dello stipendio fisso garantito e
dell’impunità nel caso di cattive condotte/gestioni. Il Movimento 5 Stelle non
rappresenterebbe quel salto culturale che auspica se accettasse passivamente
questa visione comune della situazione. E’ chiaro che scontrarsi con i problemi
riguardanti le amministrazioni statali ed in questo caso comunali vuol dire
andare contro la cultura italiana. Per un qualunque cittadino che non si senta
parte viva di una società, risulta più “scusabile” il cercare sotterfugi per
trarne profitto personale anche a discapito delle altre persone, e può
facilmente trasformarsi in ladro, imprenditore disonesto, evasore o semplice
dipendente statale che aspetta fine mese senza contribuire attivamente al buon
funzionamento dell’apparato statale. Le situazioni di emergenza e lo stato di
crisi sociale/economica non fanno altro che rafforzare quel pensiero comune del
“tanto non si può cambiare”, un modo semplice per lavarsi la coscienza e
giustificare la propria immobilità.
Quello che il Movimento 5 Stelle si prefigge è che finalmente
“
l’onestà torni di moda” assieme ad uno stile di vita intellettualmente
integro, che ci faccia camminare a testa alta e che non si basi più su
sotterfugi, furbizie e ruberie, pratiche che in effetti non ci interessano e
gratificano. In un’amministrazione comunale ciò che viene principalmente richiesto
agli amministratori è un atteggiamento culturale tanto semplice quanto di
difficile attuazione: l’applicazione della cosiddetta “
diligenza del buon
padre di famiglia”, ovvero l’attuazione di quelle scelte e decisioni che
chiunque farebbe “governando la propria famiglia”. Noi del Movimento 5 Stelle
di Forlì aggiungeremo anche la
trasparenza, perché è provato che regole
chiare e trasparenti portano più raramente verso situazioni di corruzione o
cattiva gestione.
Questi i nostri intenti:
·
Ruoli della politica: quelli di Sindaco, Assessore e
Consigliere devono essere considerati ruoli politici di
durata limitata
e non più “un mestiere”. Per queste figure deve essere precluso qualsiasi tipo
di doppio incarico, per impedire conflitti di interesse e insufficiente
impegno.
·
Ricambio della classe politica: è il presupposto
indispensabile per evitare rischi di possibile predominio di una oligarchia,
che, come ampiamente dimostrato dalla storia del nostro paese, porta
inevitabilmente verso una sensibile diminuzione dei servizi erogati ma
soprattutto ad una totale squalificazione delle nostre istituzioni; devono
essere previsti opportuni “contrappesi” per evitare l'esercizio arbitrario,
fazioso, mafioso e clientelare delle funzioni amministrative. Deve essere impedita
qualsiasi forma di “interconnessione” fra istituzioni e interessi privati.
·
Adozione del codice etico: per quanto riguarda gli
amministratori locali occorre adottare un codice etico, riassunto nella così
detta “
Carta di Pisa”. Tra i vari impegni fissati sono previste le
dimissioni immediate dell’amministratore in caso di rinvio a giudizio per
concussione o corruzione, il divieto di cumulo delle cariche e il divieto di
accettare regali durante l’esercizio delle funzioni. I candidati del Movimento
5 Stelle eletti in consiglio comunale, firmeranno un impegno di dimissioni
immediate e irrevocabili qualora, a seguito di consultazione semestrale dei
cittadini (utilizzando il sistema della democrazia diretta online), la loro
condotta fosse considerata non confacente ai principi e valori promossi dal
Movimento.
·
Mandati elettorali: per ogni candidato possono essere al
massimo
due, senza possibilità di deroga alcuna. Il concetto che si vuole affermare
è che ricoprire un ruolo pubblico solo per una fase limitata di tempo impedisce
al “politico” di entrare in un quasi certo “meccanismo collusivo/corruttivo”.
·
Assessori: riduzione al numero minimo possibile; anche per
loro
incompatibilità di doppia carica: chi amministra non può
partecipare ai consigli di amministrazione delle partecipate. Richiesta più
efficienza, maggior snellimento delle pratiche e rigore/equità
nell’applicazione delle norme. Attribuire maggior considerazione al cittadino
per assicurarsi il suo rispetto.
·
Controlli su eletti e Comune: verifica delle competenze
con curricula pubblicati e controlli ogni 2 anni, con corsi obbligatori di
formazione per aggiornamenti. Il portale del Comune deve offrire informazione
chiare su tutte le attività della pubblica amministrazione.
·
Consulenze esterne: fare uso delle risorse umane e
professionali interne all'amministrazione senza ricorrere a consulenze esterne,
un sistema collaudato per distribuire denaro a “persone ben introdotte”. Porre
un limite massimo agli stipendi dei dirigenti delle aziende controllate/partecipate
dal comune.
·
Ristrutturazione organizzazione comunale: evitare ruoli
dirigenziali non necessari, soprattutto se ricopribili da cariche già presenti
all’interno dell’organizzazione: rivedere in definitiva la struttura stessa
dell’organigramma comunale alla ricerca di ruoli ridondanti e/o inutili.
·
Qualità dei servizi: rispettare i principi della
ISO
9004, organizzando le risorse umane e materiali a disposizione del comune
in ragione della loro massima efficienza, seguendo i suggerimenti di buona
gestione richiamati dalle normative internazionali ISO 9004, ISO 14000, ISO
18000. Creare una struttura organizzativa comunale in grado di fornire servizi
ottimali, di buona qualità al costo più basso possibile. Si tratta di misurare
la soddisfazione dei cittadini agendo di conseguenza per massimizzarla; occorre
invertire la tendenza degli ultimi decenni che ha portato alla
esternalizzazione di troppi servizi pubblici.
·
Burocrazia comunale: ottimizzazione del lavoro, riduzione
delle pratiche burocratiche, utilizzo di PEC (posta elettronica certificata)
per le comunicazioni protocollate tra uffici e verso i cittadini, utilizzo di
software open source e organizzazione di corsi obbligatori di
formazione/aggiornamento professionale per i dipendenti comunali.
Queste le nostre proposte:
·
elenco completo di tutti i procedimenti e di tutti i servizi
erogati dal Comune sulla home page del sito del Comune di Forlì. Per
ciascun procedimento e per ciascun servizio sarà indicato:
-
tipologia dell'atto e/o provvedimento richiesto
-
settore/ufficio competente
-
responsabile del procedimento
-
contatti e la sede dell'ufficio
-
modalità di presentazione della domanda (come e dove)
-
termine di conclusione del procedimento
-
elenco dei documenti richiesti
-
normativa di riferimento
-
modulistica da utilizzare
·
saranno realizzate apposite
piattaforme informatiche per
facilitare l'accesso ai servizi e la presentazione di qualunque istanza online
·
i
dipendenti pubblici dovranno essere impiegati per almeno
i due terzi per fornire assistenza ai cittadini
·
dimezzamento entro il primo anno di mandato dei
tempi
di rilascio di: DIA, SCIA, permessi di costruire
·
riduzione dei costi amministrativi attraverso
convenzioni con altri enti per la gestione di tutti i servizi non rivolti
direttamente all'utenza
·
orari di apertura degli sportelli al pubblico
secondo le esigenze espresse dai cittadini sulle piattaforme di democrazia
partecipata (totem presso urp e sito del comune)
·
investimento della professionalità dei dipendenti comunali
e massima valorizzazione della competenza, del merito e della professionalità;
premialità legate ai risultati
·
introduzione di sistemi di
customer satisfaction
·
servizi a domanda individuale: proporremo ai cittadini
l'attivazione di servizi pubblici per soddisfare i bisogni della collettività
Le decisioni prese dall'amministrazione comunale influenzano
la vita di ogni cittadino che deve avere quindi la possibilità di conoscerle
anticipatamente e di partecipare attivamente al processo amministrativo che le
renderà effettive.
In punti di forza della nostra proposta sono la chiarezza, la
trasparenza e l’informazione, e nello specifico proponiamo i seguenti
miglioramenti:
·
Sito ufficiale del comune di Forlì: deve essere efficiente
ed aggiornato, strumento “vivo” di consultazione/partecipazione alla vita del
comune e di controllo sulla gestione dello stesso. Si deve impostare una pagina
“sportello virtuale” dove il cittadino possa esprimere opinioni sull’operato
dell’amministrazione, segnalare abusi, problematiche ed inefficienze, alle
quali l’amministrazione dovrà dare risposta certa secondo una tempistica
predeterminata. Nel sito ufficiale devono essere pubblicate le schede
personali, comprensive di fedina penale, stipendi percepiti e curriculum di
servizio di dirigenti e consulenti e di tutti i componenti la giunta e il
consiglio comunale.
·
Modulistica online: rendere agevolmente fruibile online
agli utenti la modulistica relativa alle pratiche comunali, affinché ogni
cittadino possa informarsi sui documenti necessari all’espletamento di una
qualsiasi pratica (dall’apertura di un nuovo negozio alla richiesta della carta
di identità…); pubblicare sul sito ufficiale ogni regolamento, pianificazione
d’interventi e decisione di carattere amministrativo riguardanti gare
d’appalto, forniture e contratti di consulenza; pubblicare annualmente un
rendiconto comprensibile e verificabile sui progetti attuati ed i reali
obiettivi raggiunti.
·
Sedute di giunta e del consiglio online:
le sedute di giunta e consiglio comunale dovranno essere trasmesse “in diretta
web” e nel caso non fosse possibile per qualsiasi motivo, dovrà essere
garantita una registrazione audio e/o audio/video la quale dovrà essere resa
disponibile sul sito ufficiale del Comune senza limiti di tempo secondo i
termini di legge previsti. Ogni cittadino potrà così valutare direttamente
l’operato degli amministratori, e queste registrazioni costituiranno anche
verbale della seduta stessa.
·
Contratti: sarà prevista l’introduzione obbligatoria della
clausola rescissoria nei contratti che eccedono la durata del mandato
amministrativo e la segnalazione di quelli anomali con motivazione. Saranno
previste penali, da quantificare, a carico dei responsabili politici e/o
amministrativi - Art. 60 (contratti). Riguardo alla partecipazione a consorzi e
società di capitali introdurremo negli statuti, ove non già previsto, la
possibilità da parte degli organi tecnici comunali di accesso totale ed in
qualsiasi momento, ai relativi documenti contabili. I provvedimenti urgenti
presi senza gara di appalto dovranno essere pubblicati tempestivamente on-line.
Eviteremo, per quanto possibile, il rinnovo di cariche o contratti oltre la
scadenza del mandato amministrativo; motiveremo, nel caso, il provvedimento con
possibili penali a carico del responsabile inadempiente. I concorsi per le
nomine dei rappresentanti nei consigli di amministrazione delle società
controllate diventeranno pubblici.
·
Equitalia: al momento del nostro insediamento, se ancora
esistente, le toglieremo ogni incarico.
·
Opere pubbliche: le opere pubbliche ed i progetti saranno
vincolati all’esistenza di una effettiva copertura finanziaria; sarà inoltre
verificata la possibilità di avviare procedure giudiziarie contro gli
amministratori che hanno legato l’amministrazione a strumenti finanziari
sofisticati/aleatori come i cosiddetti “contratti derivati”.
·
Parco macchine comunale: adeguamento dello stesso alle
reali esigenze di servizio, riparametrando gli eventuali rimborsi chilometrici
degli utilizzatori, ai valori della vettura più economica del mercato.
L'utilizzo del mezzo pubblico o della vettura in dotazione al Comune per
trasferte di lavoro dovrà sempre essere privilegiato.
·
Referendum propositivi e consultivi: modifica dell’art.13
dello Statuto Comunale con l’introduzione di referendum consultivi/propositivi
locali, senza quorum, con vincolo di adozione delle scelte adottate dalla maggioranza
dei cittadini votanti. Obbligatorietà di referendum consultivi per le opere che
superino un determinato importo e utilizzo di “Forum territoriali” dove
raccogliere attivamente critiche e proposte da presentare alla giunta (in fase
di decisione assegnare maggiore importanza ai contributi dei Forum, valutandoli
preventivamente e rendendoli di fatto strumenti reali per il miglioramento del
governo della città). I Forum dovranno essere in numero limitato per potere
fornirli di maggiori risorse. Occorre stimolarne la partecipazione e l’uso
introducendo una sorta di consultazioni online dei cittadini.
·
Democrazia partecipata: effettueremo incontri pubblici con
i cittadini per ascoltare/individuare i loro bisogni reali e condividere con
loro le scelte sull’amministrazione della città. I cittadini che partecipano,
acquisiscono competenze non solo sul funzionamento dell’amministrazione
comunale, ma anche su come dibattere, deliberare e mobilitare risorse per
raggiungere gli obiettivi. I cittadini devono avere accesso agli atti. Nel
portale internet dell'amministrazione i documenti devono essere raggruppati in
aree tematiche dedicate e pubblicati anche in formato PDF, senza termini o
scadenze temporali (sempre reperibili)! La legge 241/90 deve essere applicata
dall'amministrazione sempre e comunque nel modo più ampio e favorevole al
cittadino richiedente; a questo fine sarà redatto un regolamento applicativo
che preveda anche sanzioni disciplinari per il dipendente pubblico inadempiente
alle richieste del cittadino. Si presterà speciale attenzione ad eventuali
negligenze da parte degli uffici in relazione agli obblighi di cui all'art
10bis della legge 241/90 sul cosiddetto “preavviso di rigetto”: la giusta
applicazione di tale articolo assieme ad una puntuale indicazione delle cause
che impediscono il rilascio di un parere favorevole, hanno infatti una
fondamentale importanza nel ridurre il contenzioso giudiziario
dell'amministrazione e le conseguenti spese legate alla sua gestione.
·
Bilancio Partecipato: sulle spese di investimento di
maggiore rilevanza e per tutte le spese che impegnano l'ente oltre il mandato
amministrativo. Prima di essere approvate dovranno essere condivise con i
cittadini attraverso strumenti della massima semplicità e facilmente
accessibili a tutti i cittadini tramite specifiche
piattaforme informatiche
sul sito web del Comune di Forlì e tramite
totem informativi presso
l’URP. Useremo termini semplici, chiari e comprensibili a tutti, non il solito
politichese
al quale siamo stati fin troppo a lungo legati. Le assemblee dei lavori
pubblici potranno essere filmate e registrate, e se dovessero esserci deroghe
non dipendenti dalla nostra volontà sarà nostra premura informare comunque i
cittadini. In un futuro dove tutto verrà digitalizzato e messo a disposizione
della gente occorre rimanere al passo, cambiando il vecchio approccio del
cittadino nei confronti dell’amministrazione, trasformandolo in un modello più
critico e propositivo attraverso il quale molti, se non tutti, possano rendersi
partecipi della ricostruzione di Forlì.
7.1 Centro storico
Il centro storico di Forlì - il nostro spazio comune - soffre
ormai da anni di indiscutibili problemi d’identità, resi evidenti da una
assenza di partecipazione dei cittadini alla sua vita sociale e da una crisi
economica legata a commercio e artigianato.
Le
cause sono molte, tra le principali:
·
Le politiche di
delocalizzazione verso la periferia,
attuate fino agli anni ‘90, hanno progressivamente svuotato il centro storico.
Da allora si è registrata un’inversione di tendenza dovuta alla scelta di molti
stranieri di abitare in centro; il numero attuale di abitanti entro le mura è
circa 12.000 di cui quasi il 30% straniero, questi numeri fanno ben capire come
il forlivese abbia difficoltà a riconoscersi in un centro dove le percentuali
sono così sbilanciate
·
Le
difficoltà burocratiche/economiche sulla possibilità di
intervenire su edifici esistenti hanno dirottato gli investimenti su aree nuove
e più convenienti. Le ristrutturazioni degli edifici del centro seguono regole
di conservazione assurde al punto tale da rendere “obbligati” interventi in cui
gli aspetti sicurezza sismica, risparmio energetico e qualità acustica siano
“secondari”
·
Anni di
trascuratezza del patrimonio artistico e dell’arredo
urbano (il cui ultimo intervento risale agli anni ‘90) hanno favorito la
tendenza all’abbandono. Il centro storico andava protetto, non nella maniaca
conservazione di edifici di scarso pregio, ma nella protezione di quella rete
di spazi commerciali/produttivi che da sempre rappresentano il fulcro
attrattivo della vita in centro
·
L’
apertura indiscriminata dei centri commerciali: era
essenziale realizzare seri studi preventivi sull’impatto che avrebbero avuto
sul tessuto commerciale della città, favorendo contemporanei e massicci
investimenti sulle potenziali attrattive del centro, che evitassero la
decimazione delle attività commerciali
·
Lo
spostamento da Piazza Saffi del punto Bus; la cui
attuazione, pur avendo una sua logica, andava rimandata nelle tempistiche al
dopo crisi
·
La
mancanza di un piano parcheggi che consenta
l’occupazione gratuita della metà dei posti disponibili ai residenti, lasciando
i rimanenti a pagamento ma con tariffe meno onerose
·
La “cristallizzazione” dei due
mercati settimanali che non
consente una programmazione a lungo termine dello spazio pedonale
E’ chiaro che non essendo possibile invertire una tendenza
generale che dura ormai da qualche decennio con piccole ricette del tipo
“apriamo la zona pedonale alle auto”, gli interventi dovranno essere organici e
su vari fronti. E’ altrettanto chiaro come il centro storico che abbiamo
conosciuto negli anni ‘70 e ‘80 non sia più riproducibile essendo cambiata la
società e scomparsi certi attori. Sarebbe altresì disonesto, non riuscendo a
trasformare il centro storico in uno spazio “bello”, dove i forlivesi possano
riconoscersi e di cui andare orgogliosi, tentare di “caricare” solo sul
Museo
San Domenico la responsabilità di uno sviluppo.
Il Movimento 5 Stelle di Forlì, che vede nel
centro
storico il cuore pulsante della città, convinto che la sua guarigione avrà
un effetto benefico anche sulla periferia, è certo che la soluzione dei suoi
problemi meriti un’azione del tutto straordinaria come nelle scorse legislature
non si era mai vista. Qualsiasi progetto di valorizzazione e di elaborazione
deve considerare l'aspetto economico NON come un problema, ma come un
investimento.
Gli
interventi che proponiamo saranno perciò
sia di
tipo emergenziale (per dare una risposta a breve termine)
che
strutturale (a lungo termine):
Interventi immediati o a breve termine:
·
Forte
ridimensionamento della tassazione comunale sulle
imprese commerciali, artigianali ecc
·
Riorganizzazione delle aliquote dei parcheggi con
semplificazione a due tariffe: sosta lunga e sosta breve.
·
Istituzione di
parcheggi per donne in gravidanza o per bambini
su carrozzina.
·
Adeguato
potenziamento delle linee di trasporto pubblico
con fermata in centro in modo da fornire un collegamento diretto tra frazioni
limitrofe e centro
·
Apertura di uno
sportello specifico per il centro storico
che si occupi di formazione, sostegno e sviluppo di nuove imprese e organizzi
un rapporto costante con cittadini e operatori
·
Redazione di un
piano del commercio in centro storico che
sia anche guida e consulenza per chi vuole aprire un’attività in centro storico
·
Apertura di un dibattito con attività finanziarie (banche ecc.)
per la creazione di
vetrine sul piano stradale dedicate ai cittadini.
·
Rimodulazione dei vari mercati (settimanali e non) che non
consentono una programmazione di altri servizi per la città. Si inizierà con lo
spostamento del mercato estivo da piazza Saffi (collocazione in area da concordare
con gli operatori)
·
Realizzazione di
appuntamenti culturali ricorrenti
(musicali, cinematografici, fotografici, teatrali, gastronomici, sportivi)
·
Monitoraggio continuo delle attività, dei costi e delle
presenze, per verificare in tempo reale l'effetto di ogni singolo intervento
·
Massima attenzione su tutto ciò che può contribuire alla bellezza
della città e all'accoglienza dei suoi cittadini
·
Manutenzione, pulizia, vigilanza e logistica del centro
cittadino
·
Verifica, con i proprietari, del numero di
immobili “non messi
a disposizione” del territorio, per valutarne la gestione/acquisizione
·
Eliminazione dei “rapporti ideologici sulle
collaborazioni” che l'amministrazione tiene con le realtà associative,
economiche ed imprenditoriali della città
Interventi strutturali a lungo
termine:
·
Ricerca delle risorse economiche necessarie alla
realizzazione/incremento dei
progetti legati alla città, favorendo una
maggiore integrazione tra risorse pubbliche e private
·
Riprogettazione urbanistica del centro con nuovo arredo
urbano
·
Concessione
incentivi e semplificazioni burocratiche che
riportino i nostri cittadini ad abitare in centro storico
·
Identificazione, all’interno del centro storico, di
tre poli
di attrazione denominati: grandi eventi, ristorazione e vita serale, e
culturale
·
Concessione
incentivi e sgravi fiscali per favorire il
ritorno degli
artigiani
·
Realizzazione
servizi di promozione e coordinazione
dell'immagine “città di Forlì”
·
Apertura di un
dialogo con cittadini, imprenditori,
politici, società civile e tutte le figure che vivono il nostro centro città
nella sua quotidianità, per creare un serbatoio di idee/suggerimenti che alimentino
un tavolo progettuale sempre aperto, con l'unico obiettivo di
RIDARE UNA
GRANDE FORLI' AI SUOI CITTADINI
Forlì ha bisogno di prendere vita, di avere una propria
identità, anche turistica; occorre
incentivare l'arte a cielo aperto,
creare
aree adibite ai murales (stile Berlino) con vere e proprie opere
d'arte; esistono già strutture (pensiline, panchine, rampe per
anziani/disabili) intelligenti (con doppia funzione artistico/pratica) in
materiale anti-intemperie, che possono essere “sponsorizzate” con immagini e
pubblicità (il loro costo sarebbe a carico del committente e la città ne
beneficerebbe come servizio); si può studiare una “
mascotte di Forlì”,
come già avviene in certi paesi nordici e creare una sorta di
caccia al
tesoro dove i turisti possano divertirsi girando per vie e quartieri alla
ricerca delle statuette/logo, trovandosi “senza accorgersene” negli angoli più
belli e nascosti della città. Si possono piazzare
lampioni intelligenti
dove installare telecamere, pannelli solari, sensori di accensione e
auto-spegnimento, pannelli informativi e punti di ricarica bici/auto
elettriche. Si possono rivestire buchette, bidoni e altre brutture nel centro
storico con immagini decorative anti-intemperie. Installare
raccoglitori a
forma di sigaretta (magari sonori) per evitare che la città diventi la
discarica dei fumatori.
Recuperare vecchi edifici e trasformarli in progetti di
Co-housing,
Co-office, Co-shop:
dove Co sta per comune/condiviso; quindi esempi di:
co-abitazioni (alloggi privati con spazi comuni condivisi: lavanderie, cucine,
ecc.); co-uffici e co-negozi (unico spazio di lavoro ed energie collaborative
condivise: segretaria, commessa, attrezzature, arredamenti, bollette, ecc.) con
creazione di nuovi posti di lavoro.
Il recupero e la nascita di questi ambienti deve essere
incentivata
dal Comune esclusivamente con soluzioni
100% ecologiche (sia
costruttivamente che come smaltimento rifiuti). Ci sono esempi innovativi di
abitazioni (Earthship) costruite interamente con materiali di recupero
(bottiglie e copertoni d’auto).
Le incertezze conseguenti alla profonda crisi economica, alla
mancanza di lavoro ed alla diminuzione del tenore di vita, hanno determinato
nella popolazione una insicurezza assoluta. Tra queste si inserisce
prepotentemente anche la paura della criminalità e negli ultimi dieci anni,
secondo un dato Istat, a fronte di una insicurezza media che non accenna a
diminuire, aumentano “coloro che non escono di casa” mentre calano i “molto
sicuri”: questo non è vivere, specialmente in Romagna dove la qualità della
vita è sempre stata alta! La nostra provincia subisce il costante aumento dei “
reati
predatori”, sempre più presenti soprattutto in alcuni mesi dell'anno e che
colpiscono maggiormente i quartieri più periferici e le case isolate. Tutto
questo pone il tema della sicurezza ai vertici delle preoccupazioni e delle
priorità del cittadino forlivese.
Il problema non va affrontato da solo ma esteso anche ad
altri ambiti (legalità, trasparenza, solidarietà) e il Movimento 5 Stelle
ritiene che lo strumento della “
prevenzione” rimanga sempre il metodo
principe per risolverlo. I punti di partenza fondamentali sono il
rispetto
degli altri, la solidarietà e la capacità d’ascolto delle idee altrui: non
devono essere viste con paura e chiusura, ma considerate come ricchezza per la
società e contributo alla ricostruzione di un tessuto sociale che, agevolando
l’integrazione, getti le basi per una convivenza civile e dignitosa per tutti.
Diffondere e soddisfare questa sete di cultura e legalità
spesso non richiede nemmeno investimenti eccessivi in termini economici e di
risorse umane, è spesso sufficiente usare o riattivare strumenti che già
esistono, come riproporre l’insegnamento di basilari elementi di civismo
innestandoli nelle materie scolastiche più compatibili, incoraggiare la pratica
sportiva come strumento formativo di solidarietà, responsabilità e
socializzazione ed, infine, adottare adeguate e realizzabili politiche di
integrazione/partecipazione; questi semplici aspetti sarebbero già una buona
base per ricreare quel substrato sociale che negli anni passati si è andato
rapidamente disgregando.
L’impegno del Movimento 5 Stelle tende alla decisa
riduzione
dell’incidentalità stradale e sul lavoro, tramite un maggior ricorso alla
prevenzione e ad un efficace sistema dei controlli, considerando l’aspetto
repressivo come residuale. Lo stesso patrimonio edilizio strategico come
scuole, ospedali, e uffici pubblici, in una logica di riduzione del rischio,
saranno assoggettati a controlli e verifiche sia della salubrità dei locali che
sulla conformità alle
norme antisismiche, impiegando gli stessi uffici
tecnici comunali.
In materia di sicurezza, il Sindaco potrà avvalersi della
propria Polizia Municipale in modo concreto e diretto, e agevolerà
collaborazioni con le altre forze di polizia presenti sul territorio, compresi
gli organismi di controllo quali l’Ispettorato del Lavoro, l’Agenzia delle
Entrate, e l’Inps.
Il Movimento 5 Stelle mette il benessere del cittadino e la
qualità della sua vita al primo posto, obbiettivi non raggiungibili
singolarmente ma soltanto come comunità !
I punti principali del nostro impegno sono riassunti di
seguito:
·
Miglioramento servizio di videosorveglianza: sulle strade
principali dei quartieri e delle zone periferiche, che si ponga come efficace
strumento preventivo/repressivo (indagini a seguito di reati) nelle mani delle
Forze dell’Ordine. In quest’ambito si valuterà la possibilità di concedere
incentivi
per l’installazione di telecamere in locali privati con accesso diretto alle
aree pubbliche in modo da
incrementare le aree monitorate e sorvegliate.
·
Sicurezza sulle strade: sistemazione e rimodulazione delle
piste ciclabili, degli attraversamenti pedonali, delle rotonde, con
ridefinizione di alcuni criteri costruttivi per evitare che possano essi stessi
diventare pericolosi per automobilisti e pedoni. Indirizzata alla riduzione
dell'incidentalità stradale anche l’istituzione di un
servizio navetta da e
per le discoteche della riviera nelle serate del venerdì e sabato; il
trasporto “comunitario” dei nostri ragazzi è sicuramente utile perché aumenta
la tranquillità dei familiari e riduce il numero di veicoli in movimento sulle
strade negli orari più a rischio (sonno e uso di alcool/stupefacenti).
·
Sicurezza sul lavoro: la prevenzione degli infortuni sul
lavoro è spesso vista come un mero costo; in realtà fare impresa nel rispetto
delle regole riduce i costi a lungo termine ed aumenta assieme alla qualità di
vita del lavoratore, la qualità della sua prestazione. La riduzione
dell'incidentalità e del rischio in cantieri, scuole, ospedali e pubblici
uffici, mediante un efficace sistema di controlli e verifiche, sia in riferimento
alla salubrità dei locali che alla conformità delle norme antisismiche, con
impiego anche di tecnici comunali. L'aspetto repressivo deve rappresentare solo
la parte residuale di tutte le attività.
·
Riqualificazione della Polizia Municipale: assegnarle
al più presto la ex sede di Romagna Acque, già acquisita per questo scopo,
molto più vicina dell’attuale al centro città e che risulti unica per tutti gli
operatori; aggiornare l'organico secondo quanto previsto dall'Accordo di
Programma in essere con la Regione Emilia Romagna, portandolo
dalle attuali
100 unità alle 139 previste; con riferimento alla prevista Unione dei 15 Comuni,
prendere in considerazione gli aspetti che interessano direttamente la polizia
Municipale solo dopo aver raggiunto l'organico generale necessario di almeno
170 unità; potenziare il servizio di
Vigile di Quartiere (la presenza
costante nel quartiere favorisce la nascita di un utile rapporto di conoscenza
diretta tra operatori, cittadini e commercianti) con la previsione di servizi
notturni, aumentando le unità impiegate dalle 33 attuali ad almeno 50; sgravare
la Polizia Municipale da compiti puramente amministrativi, trasferendo più
agenti sulle strade per un necessario e migliore controllo del territorio;
potenziare
e incentivare il Servizio Volontariato degli assistenti civici, forma di
collaborazione attiva con la Polizia Municipale per cui costituiscono valido ed
indiscutibile supporto in materia di controllo del territorio e vicinanza al
cittadino.
·
Contrasto alla criminalità organizzata: l’impegno è di
attivare una rete di verifica, controllo e
contrasto a tutti i casi di
infiltrazioni mafiose, già da molti anni presenti sul nostro territorio e
all’evasione fiscale in genere. Il Movimento 5 Stelle ritiene che l’unico
sistema per mettere in evidenza circostanze e fatti che presentino forme di
inquinamento mafioso/corruzione, sia proprio quello di fare rete fra i
principali attori economici (uffici comunali gestione gare d’appalto, attività
economico-produttive, uffici entrate tributarie, uffici tecnici di edilizia
pubblica e privata, rappresentanze di categoria del mondo produttivo) che
dovranno incrociare i dati in loro possesso e trasmetterli agli organi di
verifica e controllo. E’ attualmente allo studio l’utilizzo di piattaforme
open-data e di segnalazione anonima al fine di reperire il maggior numero di
dati possibili provenienti dalla cittadinanza stessa.
Le idee sul tipo di società e nello specifico anche sulla
sicurezza devono scaturire dal comune buonsenso, totalmente svincolate da
interessi di parte, lobby o classe sociale. La nostra convinzione di fondo è
che l’equilibrio comunitario si costruisce insieme e non calandolo dall’alto.
Questa è la forza di una visione a medio/lungo termine che vede la costruzione
di una Forlì diversa da quella attuale; la finalità degli interventi punta ad
una
cultura della legalità intesa non come semplicistico rispetto delle
leggi ma anche delle altre persone, per raggiungere, attraverso la solidarietà
una
coesione sociale positiva e una consapevolezza che la propria
sicurezza passa attraverso la sicurezza della comunità tutta.
In questo quadro si inseriscono le proposte di:
·
Contrasto alla mala gestione pubblica: con atteggiamenti e
comportamenti virtuosi per favoriscono “atti di emulazione”; per questo il
Movimento 5 Stelle perseguirà i propri obbiettivi nella massima coerenza di
intenti ad iniziare proprio dall’ottimizzazione della gestione della pubblica
amministrazione all’adeguamento a quanto disposto dal D.Lgs. 33/2013 e
correlati per quanto concerne la trasparenza e l’accessibilità dei dati del
Comune di Forlì, affinché la parola trasparenza non rimanga uno slogan ma sia
una concreta garanzia di partecipazione per tutti i cittadini. Tutti devono
partecipare alla gestione della città e la trasparenza è il modo migliore
perché ciò avvenga. Un esempio è quello di
rivedere se non ostacolare il
progetto Unione dei 15 Comuni, che interessa pienamente i rifiuti, la
sanità e la Polizia Municipale in quanto oggetto di deleghe, ma che a nostro
avviso non porterà alcun beneficio se non la solita assegnazione partitocratica
di cariche dirigenziali a scapito di una sempre minore presenza sul territorio.
In questo caso renderemo trasparente ogni processo decisionale in modo da
condividere con più gente possibile la gestione ed il controllo di quello che
sarà il futuro del nostro territorio.
·
Controllo di vicinato: rendere noto, mediante
l'apposizione di cartelli, a chiunque passi nella zona che la sua presenza non
passerà inosservata. Gli abitanti del quartiere dell'area segnalata sono
attenti e consapevoli di ciò che accade nella loro zona e, in caso di
necessità, possono contattare direttamente le forze dell’ordine.
·
Community care: si intende una comunità che trova in se
stessa e nei propri componenti le risorse per affrontare e risolvere i problemi
che la attraversano. Questo avviene tramite le cosiddette reti sociali
informali (famiglie, amici, vicini, ecc.), formali (organizzazioni e servizi) e
sopratutto attraverso la sinergia fra esse.
·
Comunità resilienti: si intende una comunità che abbia la
capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi negativi/traumatici,
riorganizzando positivamente la propria vita di fronte alle difficoltà. Sapersi
ricostruire restando sensibili alle opportunità positive che la vita e il
territorio offrono, senza mai perdere la propria umanità.
·
Partecipazione attiva: l’importanza di una partecipazione
cittadina attiva alla società è il fulcro per costruire il nostro futuro, nessuno
è un’isola e tutti siamo parte integrante di questa società da cui traiamo
benefici ed ereditiamo doveri.
L’idea de “la città che vorrei” nasce dal desiderio del
Movimento 5 Stelle di Forlì di avere una città dove i cittadini co-abitano
uniti da un forte senso civico, di appartenenza a tradizioni e territorio ma
sempre con lo sguardo rivolto al futuro. Come modello abbiamo preso le Smart
City e le realtà che già esistono in giro per il mondo, applicandole alla città
ed ai cittadini di Forlì.
Il concetto di
cittadinanza attiva, dovrebbe a nostro
parere includere: educazione, rispetto delle regole e dell’ambiente, cambio di
mentalità/sensibilità personale, generosità/disponibilità nel fornire parte del
proprio tempo e delle proprie capacità/competenze personali alla collettività,
senso di appartenenza al proprio territorio, ecc. Tutti noi potenzialmente
sappiamo come farlo, e abbiamo qualche peculiarità che ci contraddistingue e
potrebbe dare un contributo alla nostra comunità.
Noi sogniamo una città più viva, più pulita, più ospitale,
più turistica, più capace, più nuova,
più giovane, più occupata, più competitiva, più sicura! La
città deve diventare una “Grande Casa Comune”. Le nostre parole chiave saranno
mobilità, sostenibilità, sicurezza, condivisione, utilità, rifiuti zero,
energie rinnovabili, ecologia sostenibile, eco città, assistenza, zero
barriere, verde pubblico, social green park, soluzioni multifunzionali,
transition
town. “La città che vorrei” si pone come obbiettivo finale quello della
garanzia sociale al cittadino:
casa, alimentazione, sanità, istruzione,
formazione professionale e avviamento al lavoro devono essere le garanzie obbligatorie
perché la società possa definirsi civile.
Di seguito riportiamo alcune idee e progetti, tutti
realizzabili se saremo maggioranza in consiglio comunale, ma che tenteremo di
portare avanti anche se saremo minoranza. Non si tratta di un “libro dei sogni”
ma delle “utopie concrete”, cioè di
progetti già realizzati altrove e
che tutti assieme (amministratori e cittadini) potremmo rendere possibili anche
nella nostra città!
Invitiamo tutti voi a segnalarci altre idee e progetti
innovativi che avete visto in giro per il mondo e pensate possano essere
applicabili anche a Forlì.
Favorire riuso, riciclo e recupero: Forlì deve
puntare, per quanto possibile, all'indipendenza sia energetica ed economica,
partendo dai singoli progetti residenziali e commerciali e premiando le aziende
virtuose che saranno in grado di produrre imballi 100% ecologici. Il progetto
“Rififi” propone un sito che favorisce lo scambio di materiali tra chi li
dismette e chi li cerca. Occorre individuare “luoghi di deposito temporanei”
chiamati Ri-circoli dove poter conservare il materiale fino al recupero.
Bisogna poi creare una mappa dei luoghi dove si trovano gli oggetti abbandonati
(es. uno specchio vicino a un bidone) che permetta a chiunque è interessato di
andare a recuperarlo direttamente. Si deve creare un “punto di raccolta
medicinali non ancora scaduti” da distribuire a chi ne ha bisogno.
Incentivare l'utilizzo delle biciclette: con
iniziative culturali/sportive, con parcheggi sicuri, con incentivi
sull'acquisto, con adeguate piste ciclabili anche per lunghi spostamenti e
favorendo la possibilità di poterle trasportare su treni e bus. Creazione di
isole “bike sharing” “bike taxi” e società di “cargo bike” per aziende e uffici
sia privati che comunali per il trasporto di pacchi, posta e oggetti di
piccolo/medio ingombro. Introduzione di piccoli autobus a metano/idrogeno (come
si vede negli aeroporti) per brevi spostamenti dotati di barre
porta-biciclette.
Istituire un concorso per le scuole d'arte della
Romagna: con relativa borsa di studio, il cui tema sarà “OPEN
AIR-RESISTEREMO A TUTTO” . Le opere più belle saranno esposte in luoghi tattici
della città.
Studiare indicazioni turistiche innovative:
segnalare i percorsi turistici più caratteristici della città con simboli colorati
a terra, dove ogni colore corrisponde ad un diverso itinerario segnalato in
apposita cartina.
Creare una competizione tra pasticceri: per
“inventare” un dolce che diventerà il simbolo di Forli (es. dolce di San
Michele) per avere un prodotto unico ed esclusivo della zona.
Dare spazio alle tradizioni del passato in chiave
moderna: sagre, feste, eventi.
Si potrebbe organizzare un evento come “ballando sotto le
stelle” dove ogni piazzetta della città sarebbe “specializzata” in uno stile di
ballo. Invece dei soliti mercatini di Natale, si potrebbe creare un evento con
i cibi di strada natalizi, dove assaggiare tutte le specialità natalizie del
mondo.
Mettere libri sugli autobus: per incentivare
contemporaneamente la cultura e l'utilizzo dei bus.
Sviluppare il verde pubblico: Forlì potrebbe
trasformarsi in una “città commestibile”, sullo stile di “incredible edible” a
Todmorden: in aiuole, rotonde e altro verde urbano, finora esclusivamente
decorati con fiori, si potrebbero piantare anche alberi da frutto e verdure
commestibili dando l’opportunità a chiunque di servirsene (ovviamente è
necessario che la cittadinanza si prenda cura autonomamente di questi).
Favorire il recupero nei supermercati:
favorendo l’inserimento all'interno delle proprie strutture (come già succede
in Germania) isole, facilmente accessibili, per il recupero di vetro, plastica
e alluminio; in cambio del comportamento civile il cliente avrà un buono spesa
da utilizzare all'interno del supermercato (fidelizzazione del cliente e
recupero di materiale di valore). Nel caso fosse il Comune a gestire e
organizzare l’isola, gli sconti al cittadino potrebbero vedersi in bolletta.
Convertire spazzatura e scarti alimentari in biogas:
per alimentare bus, ambulanze, taxi e mezzi pubblici, come già succede nella
città svedese di Malmo.
Promuovere aziende, materiali e prodotti locali:
attraverso sagre, mercati, fiere e spot pubblicitari, creando collegamenti e
filiere tra loro. Incrementare ed estendere il concetto di Km.0 oltre che
all’agroalimentare, anche ai settori edilizi manifatturieri e artigianali.
Favorire le costruzioni interrate: dove
possibile creare uffici, negozi, garage, centri commerciali interrati per non
consumare suolo agricolo, parchi pubblici e sportivi (come già succede a
Montreal in Canada).
Migliorie alla sanità: nelle sale d’aspetto di
ospedali e pronto soccorso installare un “
sistema centralizzato di accettazione”,
dove il paziente, mentre aspetta, inserisce i suoi dati permettendo al medico
che lo visiterà di vedere in anticipo su PC la sua storia clinica, gli esami
effettuati precedentemente, le medicine assunte ed eventuali allergie, per
evitare, ad esempio la ripetizione di esami inutili. Tendere all’equiparazione
delle tariffe mediche pubbliche e private, consentendo al paziente di scegliere
il medico e la struttura che preferisce. Il sistema sanitario svedese prevede
una copertura sociale per diverse prestazioni mediche, fra cui il
dentista
gratis fino ai 19 anni d'età. Le medicine e le cure sono a pagamento per
tutti in modo che pagano tutti e pagano poco, via le esenzioni via i privilegi,
fino ad un tetto massimo di pagamento, oltre il quale provvede lo Stato.
Favorire i GAS (gruppi di acquisto
solidali): oltre che per il cibo anche per bollette di luce e gas.
Favorire il “vicinato elettivo”: spingendo iniziative
di “
social street”, per ridare vita a quartieri periferici e degradati,
seguendo il modello di via Fondazza a Bologna. La condivisione da parte di
tutta la comunità di un progetto dai valori forti e d'impatto sociale ha come
conseguenza una maggior partecipazione e un maggior senso civico.
Artisti di strada no limits: permettere
agli artisti di strada di usare la città in modo decoroso come palcoscenico per
mostrare e condividere la propria capacità circense, musicale, artistica,
teatrale.
Istituire una galleria fotografica permanente:
spazio dove chiunque, a proprie spese, possa allestire una mostra fotografica
Provvedere ad una programmazione dei mercati rionali:
dedicare settimanalmente una piazza ad un'unica categoria merceologica che
venda esclusivamente prodotti a Km 0 (alimentari o non). Cercare uno spazio da
adibire di giorno a mercato coperto, che la sera si trasformi in ambiente
culturale per i giovani, con aperitivi, presentazioni, concerti.
Creare il nelle scuole il referente ambientale di
classe: che facendo da tramite tra classe e dirigenza scolastica, si assumerà
la responsabilità di garantire la corretta differenziazione dei rifiuti
all’interno della classe.
Favorire eventi e iniziative culturali: come ad
esempio i festival vegano, vegetariano, dei cibi di strada (con dei contest
pubblici), dei cibi del mondo (magari invitando qualche chef rinomato), il
mercato delle pulci mensile aperto a tutti, il festival dei “madonnari
d'europa” (artisti pittori che disegnano direttamente sull'asfalto), i giochi
della gioventù da tenersi in piazza Saffi abbinandoli ad una specie di “junior
masterchef”, dove i più piccini possano imparare a fare dolci. E ancora,
sviluppo del social trekking (passeggiate guidate dove si affrontano argomenti
diversi dalla storia, alla cultura, all'architettura) e di pedalate di gruppo
enogastronomiche. Incrementare i concerti e musical al Palafiera.
Asili e scuole materne con orari ampi e flessibili:
dalle 7 alle 20 con libertà di frequenza ma con un massimo di ore 8/9 al giorno
per bambino, per adattarsi alle esigenze lavorative di un mondo che è
notevolmente cambiato rispetto al passato.
Dotazioni pubbliche nei parchi urbani:
barbecue, tavoli e sedie per pic-nic cittadini, palchi per concerti domenicali.
Copertura Wi-FI gratuita estesa: se non
in tutta la città almeno in tutta l’area del centro.
Recupero di acqua piovana: tramite
apposite vasche da utilizzare almeno per gli orti pubblici.
Favorire i “makers”: estensione tecnologica del
tradizionale mondo del "fai da te" tramite realizzazioni elettroniche/robotiche,
dispositivi per la stampa 3D, ma anche attività più convenzionali, come
lavorazione del metallo, del legno e dell'artigianato tradizionale. Per
favorire questi nuovi inventori sarebbe utile:
·
mettere a disposizione degli spazi, anche all'interno di edifici
pubblici, come scuole, centri giovani, sale di quartiere, o edifici dismessi,
dove allestire dei FabLab.
·
dare supporto economico per l'allestimento dei cosiddetti
“FabLab”, per l'acquisto di macchinari ecc.
·
supportare e/o organizzare eventi divulgativi su queste
tematiche.
·
una volta avviati i FabLab, interagire con essi per lo sviluppo
di soluzioni a problematiche reali del comune, ad esempio sistemi di
monitoraggio del traffico, delle emissioni, e comunque qualsiasi cosa richieda
l'utilizzo di tecnologie interattive, sensori, intelligenza artificiale ecc.
che poi verranno rilasciate sotto licenza open source / open hardware.
Istituzione di un cimitero pubblico per animali
domestici nel territorio comunale: con l’introduzione di un nuovo
regolamento comunale a tutela degli animali domestici e d'affezione che
preveda, oltre
all'istituzione della figura del
Garante dei
diritti degli animali, anche la possibilità concreta, non soltanto per i
soggetti imprenditoriali privati, ma anche per l'ente pubblico, di realizzare
aree sepolcrali da destinare alla sepoltura delle centinaia di animali che quotidianamente
vivono in famiglia con uomini, donne e bambini e dunque la creazione di un
cimitero pubblico per animali domestici. Il Comune potrebbe individuare aree
pubbliche per la conservazione delle ceneri e/o la tumulazione degli animali di
affezione o concedere uso del terreno finalizzato alla cremazione e alla
conservazione delle ceneri o alla tumulazione. La sepoltura, in particolare,
dovrebbe essere preceduta dall'accertamento sanitario da parte della ASL o dal
certificato rilasciato dal veterinario che aveva in cura l'animale per
accertare che non sia deceduto in seguito a una malattia infettiva per non compromettere
la salute pubblica.
Il progetto di istituzione di un cimitero pubblico per
animali domestici
parte da una constatazione: ormai gli animali
domestici fanno parte a tutti gli effetti delle famiglie, dunque è giusto che
anche loro possano avere un luogo di sepoltura accessibile e consono al valore
affettivo che è stato loro riconosciuto. In assenza di una normativa nazionale
specifica, ma nello spirito della legge della Regione Emilia Romagna in materia
di servizi funebri, necroscopici e cimiteriali, che cerca di definire e
disciplinare, in modo organico, la questione del cimitero per piccoli animali
domestici, proponiamo per la città di Forlì di seguire l'esempio di Roma (che
si è dotata di un cimitero pubblico per animali) e di Milano (che si appresta a
farlo) e si chiede di aderire alle indicazioni delle normative Europee
(l'ultima del 2009) che definiscono l’animale da compagnia e d’affezione come
“un animale appartenente a una specie abitualmente nutrita e detenuta, ma non
consumata, dall’uomo a fini diversi dall’allevamento” e che merita sia
tutelata, in senso etico e in punta di diritto, anche per tutto ciò che
riguarda “l’ultimo viaggio”.
Nella pratica la realizzazione finale potrebbe essere quella
di un cimitero “all'inglese” con prato e semplici cippi con il nome e le date
di nascita e di morte dell'animale, che potrebbe anche prevedere da parte dei
cittadini il pagamento di un contributo per la sepoltura e la tomba del proprio
caro a quattro zampe in base al reddito.