Approvata la proposta di legge “Elezioni Pulite”: più trasparenza e tutela degli elettori

elezionipulite“Senza elezioni “pulite” non c’è democrazia. E’ per questo che con la proposta di legge presentata dal MoVimento 5 Stelle recante, tra le altre, “Disposizioni in materia di procedimento elettorale e di esercizio di voto fuori dal Comune di residenza” approvata oggi alla Camera e che passa ora all’esame del Senato, vogliamo garantire il massimo della trasparenza in tutte le votazioni. Per noi è uno strumento semplice ed utile alla democrazia, perché va a scoraggiare il voto di scambio e contrasta i brogli elettorali” dichiara il parlamentare del Movimento 5 Stelle Carlo Ugo de Girolamo.

“Abbiamo previsto, ad esempio – prosegue – cabine elettorali pensate per evitare scorrettezze, urne in plexigas contro i brogli, regole più rigide per scegliere i componenti dei seggi elettorali: le novità sono tante, ma l’obiettivo è semplicemente quello evitare che la volontà dei cittadini sia inquinata dai soliti traffichini”.

“Via i vecchi scatoloni di cartone bianco, che non consentono di controllare se ci sono irregolarità. Le nuove urne saranno in un materiale semi-trasparente. Usare dei contenitori di questo tipo, ad esempio in plexigas opaco, permette agli scrutatori e ai cittadini di controllare che non vengano inserite schede elettorali già “votate”, prima dell’inizio delle votazioni. Con questo sistema evitiamo i brogli, e la segretezza del voto è garantita comunque”.

“Le nuove cabine elettorali saranno aperte su tre lati e “copriranno” gli elettori solo per lo stretto necessario. Anche in questo caso, il voto resterà segreto, ma si eviteranno tanti brogli. Si pensi, ad esempio, a chi scatta foto alla scheda per dimostrare di aver votato questo o quel candidato, perché è stato pagato per farlo. Questo genere di cose non accadranno più”.

“Vogliamo anche dire basta con scrutatori nominati da consiglieri comunali e politici locali”, incalza de Girolamo. Anche per questo, serve la massima trasparenza. La nostra proposta prevede che gli scrutatori siano estratti a sorte dall’albo, durante una seduta pubblica. Inoltre, oltre alle limitazioni che esistono già, abbiamo stabilito che anche chi è stato condannato in via non definitiva per reati contro la pubblica amministrazione o per mafia, non potrà fare lo scrutatore”.

“Le elezioni sono anche una opportunità di lavoro. Per questo abbiamo voluto inserire una regola per favorire chi non ha un impiego: il 50% degli scrutatori saranno selezionati tra i disoccupati iscritti alle liste. Per “svecchiare” gli albi abbiamo abbassato il requisito dell’età. Con la nostra proposta lo scrutatore “più anziano” potrà avere al massimo 65 anni”.

“Siamo altresì consci – prosegue il parlamentare – che Presidenti e segretari di seggio, cioè coloro che dirigono le attività di voto nelle sezioni, hanno un ruolo fondamentale garantendo che tutto si svolga in modo regolare. È importante quindi che siano persone trasparenti. Per questo, stabiliamo che non possano essere parenti dei candidati né condannati per gravi reati, come quelli contro la Pubblica Amministrazione (ad esempio corruzione) o mafia. Ma vi è di più. Capita spesso che presidenti, segretari di seggio e scrutatori svolgano questo lavoro sempre nella stessa sezione. Così c’è il rischio che prendano sempre più confidenza con gli elettori di quella zona e, se hanno cattive intenzioni, possano manipolarne il voto. La nuova normativa stabilisce quindi un sistema di turni: le persone che hanno questi ruoli non potranno essere nominati per più di due volte consecutive nella stessa sezione”.

“Con questa nostra proposta – continua de Girolamo – diciamo anche stop al mercato delle assunzioni nelle aziende partecipate a ridosso delle elezioni. Un posto di lavoro in una partecipata locale è spesso la merce di scambio per ottenere voti. Per questo, abbiamo previsto il blocco delle assunzioni nei 60 giorni che precedono e seguono le elezioni comunali e regionali”.

“Infine conosciamo bene la situazione di chi vive lontano dalla località di residenza, soprattutto al Sud Italia: sempre più persone, in particolare studenti fuori sede o altre, per motivi di lavoro o salute, si trovano lontano dal Comune di residenza. Questo impedisce di esprimere la propria opinione attraverso il voto. È per questo che proponiamo di permettere ai fuori sede di votare anche nel luogo in cui vivono al momento delle elezioni europee e dei referendum. Anche questa è uguaglianza” sottolinea il parlamentare.

“Votare è un diritto per il quale i cittadini hanno lottato duramente. Votare è anche un dovere, per questo con le nostre proposte cerchiamo di riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Votare significa esprimere le proprie idee e partecipare alla vita politica del Paese: in poche parole, il popolo è sovrano, come dice la Costituzione. Dobbiamo quindi garantire che i cittadini abbiano più fiducia nei meccanismi della politica, soprattutto nel modo in cui si svolgono le votazioni. Rendiamo così le elezioni finalmente pulite, libere!”

Anche i consiglieri comunali di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini esultano per la notizia: “Era stata una nostra battaglia anche a livello locale fin dal 2014, quando avevamo chiesto di sorteggiare tutti gli scrutatori, ma la proposta fu ovviamente bocciata da Pd e Centro Destra compatti! Da allora noi abbiamo comunque continuato a sorteggiare sempre la “quota” a noi spettante, mentre i partiti hanno continuavano sempre a nominare chi volevano. Rimase inoltre carta morta anche la proposta di favorire disoccupati e persone a basso reddito che il Pd aveva promesso di realizzare, siamo molto felici che l’inerzia locale sarà ora superata da una norma nazionale”, concludono i pentastellati.

 

L’ennesimo aiuto del Pd alle banche: approvata delibera per saldare debito della Fiera con la Cassa dei Risparmi ed a pagare è sempre il cittadino! Ecco cosa avrebbe fatto invece il M5S

fieraQuando ci sono di mezzo le banche, quando ci sono interessi forti da tutelare, quando la finanza chiama a rispondere è sempre il Pd. Diventato ormai il partito del capitale, quello che per decenni era stato il Polo di centrodestra (Forza Italia, Alleanza nazionale, Lega). Alla faccia dei cittadini. E così, come accaduto con Monte Paschi di Siena (col governo Pd a veicolare miliardi di euro degli italiani nelle casse dell’istituto senese), anche a Forlì, in una sorta di politica del copia incolla, milioni di euro (dei forlivesi) finiscono nella pancia di una banca: in questo caso della Cassa dei Risparmi di Forlì (da poco fusa nel gruppo Intesa Sanpaolo). Precisamente 1,7 milioni di euro, ovvero l’ammontare del mutuo che la società partecipata Fiera di Forlì ha acceso con Cassa dei Risparmi per gli immobili di proprietà. In sostanza, la banca decide di rientrare nell’esposizione? E il Pd cosa fa? Trova subito l’escamotage giusto, a discapito, come sempre, dei cittadini.
Ecco cosa è successo. Ieri il Consiglio comunale, col solo voto dei consiglieri Pd, approva la delibera “Soldi in Cassa”, come la definiamo noi. Perché? Si domanderanno i forlivesi. Semplice: per azzerare un debito (inteso come mutuo sui padiglioni di proprietà) che Fiera di Forlì, società partecipata (31% dal Comune di Forlì, attraverso la Holding Livia Tellus; 21% dalla Fondazione Cassa dei Risparmi e 7% dalla Cassa dei Risparmi Spa; 27% dalla Camera di Commercio), ha, come emerso in Commissione, proprio con Cassa dei Risparmi (uno dei soci).
E’ evidente lo stato di difficoltà in cui versa la Fiera di Forlì con un bilancio 2017 chiuso in forte passività e un disavanzo di 4,9 milioni di euro: ricordiamo che la legge Madia impone la chiusura o la liquidazione di quelle “partecipate” con bilanci in perdita per più anni. Ebbene, cosa s’inventa la giunta Pd per cercare di sanare la falla e risollevare la situazione? Forse la rinegoziazione del mutuo col “socio” Cassa dei Risparmi? Assolutamente no! Forse un bel piano di marketing per rilanciare la Fiera? Ma neanche per sogno! Il Pd s’inventa l’indispensabile e indilazionabile necessità del Comune di acquistare gli immobili della Fiera per, guarda caso, 1,7 milioni di euro (di avanzo di bilancio, soldi dei forlivesi) che la stessa Fiera utilizzerà per estinguere il mutuo con Cassa. Solo i padiglioni, però, non l’impianto fotovoltaico situato sopra, che produce utili dagli incentivi: quello resterà alla Fiera.
La domanda sorge spontanea: chi ci guadagna da tutta questa operazione? Il socio banca, naturalmente, che, non fidandosi, evidentemente, dell’Ente Fiera, decide di rientrare subito del proprio capitale scaricando, così, sulla collettività il costo degli immobili. Se un domani, infatti, stretta da Fiera di Bologna e Fiera di Rimini, Fiera di Forlì dovesse fallire, Cassa dei Risparmi non ci rimetterebbe nulla, grazie alla generosità della politica Pd.
Ma è nell’esaminare attentamente l’intera operazione che sale l’indignazione. Secondo la delibera “Soldi in Cassa” l’operazione sarebbe vantaggiosa per il Comune perché, acquistando gli immobili a 1,7 mln, potrà poi darli in affitto alla Fiera ad un canone di 100mila euro all’anno per 20 anni, incassando, così, 2 mln e guadagnandoci 300mila euro. In 20 anni, però. E se in questi 20 anni la Fiera dovesse chiudere, o, viste anche le attuali perdite, non dovesse farcela a pagare l’affitto? Il Comune, e quindi i forlivesi, ci rimetterebbero un bel po’ di soldini. Non solo, gli “scienziati” del Pd ci spiegano che gli 1,7 milioni vengono pagati, appunto, con avanzo di bilancio, che sono ottenuti spostando il finanziamento della nuova strada tra via Veclezio e via del Partigiano da avanzo di bilancio a mutuo. Insomma, una vera e propria alchimia contabile: il mutuo si spegne in Fiera per riaccendersi in Comune, con i conseguenti oneri a carico dei contribuenti naturalmente. Convenienza??? Questa è una vera e propria presa per i fondelli per tutti noi cittadini che con fatica paghiamo le tante tasse che ci sono.
Ma non è finita qui. Manca la ciliegina sulla torta, la vera chicca finale. La legge impone che per poter acquistare immobili, gli enti locali devono documentare una comprovata indispensabilità e indilazionabilità dell’acquisto. Ebbene, la delibera “Soldi in Cassa” spiega che la motivazione dell’acquisto si lega ad una finalità di protezione civile (valutazione firmata dal geologo Arfelli). In sostanza, i padiglioni della Fiera verrebbero acquistati per essere utilizzati in caso di “terremoto importante” per alloggiare fino a 5000 sfollati (domanda ovvia: visto che il servizio di Protezione civile è conferito all’Unione dei Comuni perché ad acquistarli non ha provveduto l’Unione?). Ma attenzione, il “comico” o meglio il “tragicomico” arriva adesso. Sempre nella relazione allegata alla motivazione dell’acquisto si legge che il “complesso non risulta costruito con criteri antisismici”. Ma come: compriamo degli immobili per ospitare degli sfollati da terremoto e questi sono pericolosi perché non antisismici?

LA NOSTRA PROPOSTA
Secondo noi sarebbe stato più ovvio e vantaggioso per i cittadini forlivesi accordarsi con Cassa dei Risparmi per ristrutturare il mutuo e spalmare così il debito rimasto nei prossimi 20 anni. Dopodiché pianificare un progetto di rilancio e di marketing della Fiera con adeguati manager, prerequisito indispensabile per la rinegoziazione del mutuo con la banca. Oppure dare in gestione la fiera ad una società privata con idonee garanzie: esempio una fideiussione a copertura di almeno 2 o 3 anni di canone d’affitto. O, ancora, privatizzare la Fiera vendendo le quote del Comune (31%) nell’Ente Fiera per investire il capitale in progetti per la città.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

Hanno votato favorevolmente all’operazione i seguenti consiglieri comunali:

Ancarani Valentina (PD)
Bertaccini Paolo (Verdi/Socialisti)
Castellucci Patrizia (PD)
Chiodoni Annalisa (PD)
Drei Davide (PD – sindaco)
Fiorentini Loretta (PD)
Freschi Massimo (PD)
Giulianini Sonia (PD)
Laghi Andrea (PD – dipendente Cassa dei Risparmi Forlì / Intesa Sanpaolo)
Maltoni Maria (PD)
Maretti Paride (PD)
Peruzzini Mario (Forlì SiCura)
Ragazzini Paolo (PD)
Zanetti Lodovico (Liberi e Uguali)
Zani Nada (PD)
Zoli Massimo (PD)

 

Resoconto Consiglio Comunale n°118 del 9 ottobre 2018

Ordine del giorno e delibere
Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU PIANO DEL TRAFFICO [scarica testo]
la risposta è stata non soddisfacente

DELIBERA SU FINANZIAMENTO ACQUISTO TERRENO ALEA
voto M5S in consiglio: favorevole
esito: approvata

DELIBERA SU ACQUISTO IMMOBILI FIERA DA PARTE DEL COMUNE
voto M5S in consiglio: non abbiamo partecipato al voto
esito: approvata

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU MANCATA COSTITUZIONE CONSULTA E CONSIGLIERE UNIVERSITARIO [scarica testo]
la risposta è stata soddisfacente

è intervenuto il consigliere Daniele Vergini

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

Evento “Lavoro, Impresa e Professioni”. L’analisi dei problemi e l’individuazione delle soluzioni

Impresa e libera professione tra leggi, leggine e tanta burocrazia. E’ il tema dell’incontro promosso dal M5S, che si terrà venerdì, 12 ottobre, alle 19:00, presso il salone comunale in piazza Saffi a Forlì. Una serata dedicata all’analisi dei problemi e all’individuazione delle soluzioni. Interverranno tecnici ed esperti che si confronteranno col mondo delle professioni per conoscere le problematiche forlivesi e trasformarle in potenzialità. Insomma, due ore di confronto rivolto a tutti i professionisti e cittadini in attesa di risposte concrete a criticità mai risolte.
Tra i relatori ci saranno: Manuela Sangiorgi, sindaca di Imola e ragioniera responsabile del patronato Uil di Imola; Carlo De Girolamo, deputato del M5S, docente universitario e giurista specialista in Diritto del commercio internazionale; Ricky Salvatore Lantino, docente di Fiscalità internazionale, specialista di Diritto tributario e Diritto dell’economia e della finanza; Valerio Tacchini, notaio milanese impegnato nella riforma del notariato (esercita per importanti brand, per il M5S e per l’associazione Rousseau), consigliere del Ministero per i Beni e le attività culturali.

Al termine (ore 21:00 circa) cena di autofinanziamento. Per informazioni/prenotazioni telefonare al numero 335 585 4710.

volantino-evento-professioni

 

Zona Portici, un destino annunciato: giunta Pd incapace di intervenire. Ecco il “Piano della Rinascita” del M5S

porticiE alla fine per riportare legalità e ordine nella zona Portici si sono dovuti mobilitare, prima i cittadini, attraverso denunce e segnalazioni, e poi i Carabinieri con un vero e proprio blitz. Decine di spacciatori, tutti stranieri richiedenti asilo, sono stati arrestati, e la piaga dello smercio di droga, per ora, debellato. Per quanto tempo però? Si chiedono i cittadini e ci chiediamo noi. Una cosa è certa: se quell’area, a due passi dal centro storico e adiacente la stazione ferroviaria, continuerà ad essere abbandonata a se stessa, così come lo è stata in questi ultimi anni, delinquenti e malintenzionati continueranno a vederla come terreno fertile per i loro sporchi affari. A nulla, infatti, sono servite le proteste degli abitanti, i nostri interventi, le nostre interrogazioni, l’ultima discussa in consiglio proprio ad inizio anno: il Comune non si è mosso, non è intervenuto nemmeno potenziando i controlli o installando delle semplici videocamere. E così spaccio di droga e, addirittura, tentativi di stupro, sono aumentati nel tempo. Creando un vero e proprio porto franco della delinquenza a due passi del cuore della città.
A portare alla ribalta delle cronache la grave situazione di degrado della zona Portici fummo proprio noi un paio d’anni fa con “Movimento d’ascolto”, il nostro ciclo di assemblee pubbliche. Incontri con gli abitanti dei quartieri per comprendere problemi e difficoltà e girarli all’amministrazione comunale per la loro soluzione. Lo scorso anno incontrammo di nuovo i residenti dell’area Portici e, attraverso un’interrogazione, elencammo a sindaco e giunta tutte le cose che non andavano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: per riportare legalità ed ordine quei cittadini hanno dovuto chiedere aiuto ai Carabinieri. Perché l’amministrazione a guida Pd non è stata in grado di intervenire al di la degli annunci. Avevamo chiesto anche una commissione per discutere i millantati interventi sbandierati da questa giunta per l’area Portici, ma non ci è mai stata concessa.
Cosa fare? Come abbiamo avuto già modo di dire in altre situazioni legate alla sicurezza pubblica è necessaria una maggiore presenza, in città, di uomini in divisa. In primis degli agenti della polizia municipale che devono tornare sotto il controllo del Comune di Forlì e non più dell’Unione dei Comuni. Se i forlivesi ce lo permetteranno, la prima cosa che faremo è riprenderci, appunto, il controllo della Polizia municipale, potenziarne l’organico, attualmente sottodimensionato, e ripristinare il servizio su strada. Con noi i vigili torneranno a fare il lavoro per il quale vengono pagati e cioè controlleranno strade, piazze e parchi e non più uffici e scrivanie come oggi. Più divise circolano in città, meno facilità di azione hanno malintenzionati e delinquenti. Tra l’altro nella manovra economico-finanziaria del Governo Conte c’è l’incremento dell’organico dei Carabinieri e della Polizia, attraverso nuove assunzioni.
Non solo divise. La nostra azione passerà per il “Piano della rinascita”, un vero e proprio progetto di rilancio del centro storico che vedrà l’abbassamento delle tasse comunali agli esercizi commerciali (negozi, locali), incentivi per la ristrutturazione di abitazioni e palazzi, aiuti per la creazione di piccole attività ricettive, e facilitazioni nell’apertura di nuove attività da parte dei giovani. E, naturalmente, rimuoveremo tutti quei lacci e lacciuoli burocratici che hanno bloccato, finora, lo sviluppo ordinato e armonico dell’area Portici

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

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centro storico 2019

 

Uffici dell’Agenzia delle Entrate al posto dei negozi, una soluzione c’è: si attivi un tavolo tecnico. Positivo incontro del M5S col Direttore

daniele-carlo-AdEPer gli ex negozi “da serie A” si può trovare una soluzione. Si deve promuovere un tavolo tecnico fra Comune, Agenzia delle Entrate e Agenzia del Demanio (quest’ultima proprietaria dello stabile e titolare della procedura di ampliamento). Ieri mattina abbiamo avuto un cordiale incontro con il Dott. Natale Antonino Galasso, direttore dell’Agenzia delle Entrate di Forlì-Cesena per comprendere le loro esigenze e abbiamo riscontrato disponibilità ad affrontare il problema. Riteniamo per questo necessario far incontrare gli attori interessati da questa vicenda affinché trovino la soluzione migliore per i forlivesi. Una cosa è certa: in quei locali all’angolo tra via delle Torri e corso Mazzini, nel centro storico di Forlì, secondo noi devono tornare i negozi. E così, mentre gli altri partiti, per ultimi Lega e Pd, litigano sui giornali, noi scegliamo la strada dei fatti e della concretezza. Siamo davvero sorpresi del fatto che, fino ad oggi, siamo stati gli unici ad andare a parlare coi diretti interessati per cercare una soluzione. Sollecitiamo il Comune a muoversi con la massima celerità per organizzare un tavolo tecnico per parlare di possibili soluzioni. E’ ora che su questa vicenda l’inerzia amministrativa a cui siamo purtroppo abituati venga messa da parte. In ballo c’è il futuro del centro storico di Forlì, del cuore cittadino, che, proprio a causa di questa “paralisi” politica della giunta a guida Pd, è ridotto in uno stato di completo abbandono. Un ragionamento, questo, che avrebbe dovuto fare da tempo il Comune e che, invece, non è stato fatto. Anzi, come abbiamo potuto constatare dalle carte, l’ultima variante al Regolamento edilizio approvata, nel dicembre scorso, proprio da questa maggioranza di centrosinistra, non impediva l’uso ad uffici di quei locali. Una leggerezza grave, che ora rischia di essere pagata molto cara dalla città, vista la necessità di andare a correggere un iter avviato da tempo a causa della scarsa lungimiranza di questa Amministrazione. Il nostro auspicio è che si sia ancora in tempo per correggere questo errore trovando una soluzione che faccia gli interessi, esclusivamente, della collettività. Per questo motivo abbiamo presentato un ordine del giorno sul quale speriamo ci sia la convergenza anche di tutti quei consiglieri comunali che, coi fatti, e non solo a parole, tengono a cuore il nostro centro storico che deve tornare ad essere un luogo attrattivo, organico, aggregante anche nelle ore serali, e in grado di invogliare i cittadini a tornare a frequentarlo per il suo shopping e per i suoi locali e ad abitarlo per le sue belle case.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali M5S Forlì e Carlo de Girolamo, parlamentare M5S

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Dopo il caso Dall’Olio e quello della cognata dell’assessore si va a processo sul caso Morelli! Alla faccia della meritocrazia! Solo con il M5S si cambierà questo modo di fare!

drei-zanettiEcco il solito andazzo politico targato Pd. Che fa sospettare favori a parenti, amici o compagni di partito a discapito della comunità e alla faccia della meritocrazia. E così la lista dei “prediletti” dalla giunta di centrosinistra aumenta. E si arricchisce di un nuovo esponente, quel Giovanni Morelli, professionista ferrarese al quale l’amministrazione comunale a guida Pd affidò l’incarico per coadiuvare l’Unità verde del Municipio attraverso un bando pubblico. Bando che si ritiene evidentemente irregolare, al punto che Veronica Zanetti, la vice sindaca del tempo (era il 7 settembre del 2015), è stata rinviata a giudizio dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Forlì, Monica Galassi, per il reato di turbativa d’asta insieme al direttore generale del Comune di Forlì, Vittorio Severi, e dello stesso Morelli.
Questa è solo l’ennesima vicenda di una lunga serie: e così dopo il caso Dall’Olio, cioè l’ex capogruppo Pd al Comune di Parma che ricevette un incarico professionale direttamente dalla giunta Pd di Forlì; dopo il caso Nesti, cioè la cognata dell’assessore all’Edilizia al Comune di Forlì, Francesca Gardini, alla quale l’amministrazione ha affidato tre incarichi professionali di fila; dopo il caso Prati, la signora nominata direttamente dal Sindaco in un incarico che non poteva ricoprire in quanto non laureata; ecco il caso Morelli.
I forlivesi sono stanchi di tutto ciò: è ora di farla finita con la politica dei parenti, dei compagni di partito e degli amici degli amici. E ora che a Forlì sia premiata la meritocrazia, nel 2019 ci sarà la concreta possibilità di cambiare questo andazzo con l’unica seria alternativa: il MoVimento 5 Stelle.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Agenzia delle Entrate negli ex negozi da serie A, Così il Comune finisce per annientare il centro storico! Ecco il “Piano della Rinascita” del M5S

centro“Prima il cantiere abbandonato per quasi due anni nel portico degli Uffici statali di piazza Saffi, ora l’Agenzia delle Entrate che si trasferirà negli ex negozi da “Serie A”. Ecco come ti uccido il centro storico. Scientificamente. E’ stato dato il colpo di grazia al cuore di Forlì. Spento per sempre. Gli ex negozi del piano terra, infatti, diventeranno il front-office dell’Agenzia delle Entrate per la “bellezza” di ulteriori dodici vetrine che spariscono dal centro storico”, accusano i consiglieri del M5S di Forlì Vergini e Benini.

“E la giunta a guida Pd che fa? Nulla. Anzi, il sindaco si è, addirittura, vantato di essere riuscito a far riprendere i lavori al portico. Certo per spianare la strada a tutto, tranne che al commercio, come, invece, qualsiasi altra normale amministrazione comunale avrebbe fatto. Non è possibile, infatti, lasciare in questo stato il cuore antico di Forlì, spento, abbandonato, privo di vitalità. Una scellerata politica del Pd ha, infatti, favorito l’apertura dei centri commerciali nelle periferie, senza uno studio di impatto che prevedesse gli effetti negativi sul tessuto commerciale della città. Ovvero le continue chiusure di negozi e l’inesorabile desertificazione del centro. Come si può pensare di attirare gente senza una via dello shopping? Come si può ingenerare attrattività senza luci accese e vetrine da ammirare? La Forlì del declino è servita. Grazie alle cervellotiche politiche di chi ha governato la città per tutti questi anni”, ribadiscono i pentastellati Vergini e Benini..

“Ma è ora di girare pagina, di cambiare registro. E’ ora che Forlì si svegli da questo lungo letargo, che risorga. Si può, ma soltanto se i cittadini lo vorranno veramente. Piazza Saffi, via delle Torri, piazza del Duomo, i corsi Mazzini e Garibaldi, non meritano questo destino. Vanno rivitalizzate!

LA PROPOSTA
Il M5S ha già pronto il “Piano della Rinascita” che, a breve termine, sempre se i forlivesi ce lo permetteranno, prevedrà un deciso intervento di ridimensionamento delle tassazioni comunali sulle imprese commerciali e artigianali presenti nel centro storico: la tassa per l’occupazione del suolo pubblico è un esempio, ma anche Imu e TARI/Tariffa Puntuale hanno margini di riduzione; non solo, anche incentivi a chi ristruttura, riqualifica, adegua sismicamente attraverso sconti sulle tassazioni e semplificazione burocratica. Ad esempio sarà anche creata una smart card che consente uno sconto su ogni acquisto fatto negli esercizi convenzionati del centro storico (possibilmente anche in formato elettronico, per raggiungere anche i giovani e stare al passo con le tecnologie).” annunciano Vergini e Benini, consiglieri del M5S di Forlì.

“Nel frattempo, in attesa del ritorno graduale delle attività commerciali, prevediamo di disincentivare il fenomeno delle vetrine abbandonate: se i locali non sono affittati sarà chiesto ai proprietari di mettere a disposizione del Comune gli spazi espositivi, in cambio di alleggerimenti sulle tassazioni, perché non si vedano più quegli orrendi “buchi” durante il passeggio lungo le vie considerate strategiche. Tutto questo però non può prescindere da una migliore manutenzione, pulizia, controllo del centro cittadino, per questo ultimo aspetto ricollocheremo un ufficio della Polizia Municipale in centro storico, con specifiche funzioni di presidio. Piazza Saffi e Piazza del Duomo diventeranno un polo attrattivo. Riapriremo Rocca di Ravaldino dopo lo spostamento del carcere per farne un punto di attrazione turistica. Razionalizzeremo la zona pedonale nelle porzioni di centro più di pregio. E poi lanceremo l’idea che “abitare in centro è bello” mediante una serie di interventi coordinati che comprendano incentivi, semplificazioni burocratiche e investimenti sulla sicurezza e sulla mobilità sostenibile”, continuano spiegando parte del programma del M5S di Forlì per il prossimo governo della Città, i consiglieri Vergini e Benini.

“Sempre citando il nostro programma di Governo della Città, all’interno del centro storico, inoltre, saranno individuati quattro poli di attrazione che diventeranno veri e propri quartieri: “Quartiere dei Musei” (San Domenico, palazzo Romagnoli, palazzo Gaddi); “Quartiere della vita serale e dell’enogastronomia” (piazza delle Erbe, via delle Torri, piazza Orselli; “Quartiere degli eventi” (piazza Saffi) e “Quartiere della Cultura” (palazzo Merenda, corso delle Repubblica, Università). Quartieri o poli di attrazione che dovranno essere collegati da una viabilità pedonale che esalti le bellezze dei palazzi presenti, ciò consisterà nella riqualificazione completa delle principali strade che portano in piazza Saffi e nel rifacimento delle pavimentazioni e dell’arredo urbano con il medesimo schema architettonico in tutta la città. Infine, sarà dato il via al sistema degli “alberghi diffusi” attraverso l’utilizzo a fini turistici delle case vuote o dei locali storici per rendere, così, conveniente il recupero degli edifici del centro”, concludono i pentastellati Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì.

Nell’articolo sono presenti solo alcune delle nostre proposte per vedere il programma Centro Storico integrale
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“Total Recall” anche a Forlì, atto di forza del Comandante per una manifestazione “privata”

giulianini-drei“L’assemblea sindacale della polizia municipale, indetta per il 22 settembre, in concomitanza con la manifestazione “Ironman” che coinvolgerà i territori di Forlimpopoli e Bertinoro, è stata rinviata d’imperio dal neo-comandante Daniele Giulianini con un “ordine di servizio” al quale i dipendenti sono stati obbligati ad ottemperare, una cosa mai successa prima, che ha scatenato le ire dei dipendenti e l’immediata richiesta di verifica di comportamento antisindacale. A nulla sono valsi gli appelli a Prefetto, Presidente dell’Unione e Comandante.”, dichiarano Vergini e Benini consiglieri del M5S di Forlì, appresa la notizia.

“Un’azione di forza che anche noi condanniamo e riteniamo ingiustificata, perché volta unicamente a coprire le mancanze politiche e gestionali di questo Ente, l’Unione, lasciato ormai abbandonato a se stesso, senza prospettive di sviluppo ragionevoli.”, ribadiscono i consiglieri pentastellati Vergini e Benini.

“A questo proposito, dobbiamo ricordare che nel Progetto Esecutivo del Corpo unico di Polizia Municipale, datato 2013, si legge tra le altre cose: “Si rileva che lo standard minimo dell’organico non risulta rispettato da nessuno dei 15 Comuni mentre tutti i comuni, ad eccezione del comune di Forlì, hanno un orario di servizio giornaliero inferiore a 20 ore. Inoltre, solo i Comuni di Forlì e Bertinoro sono dotati di centrale operativa.” Continuando nella lettura si legge inoltre: “Riguardo agli standard essenziali di organico individuati dalla Regione, ossia quelli minimi da rispettare nell’ambito del corpo unico di polizia municipale dell’Unione della Romagna Forlivese, è previsto un numero minimo di operatori di 205 unità”, ricordano i consiglieri Vergini e Benini.

Ci chiediamo quindi: “Cosa è cambiato da allora? Dove sono stati spesi i circa 4 milioni di euro arrivati in 5 anni come finanziamenti dalla Regione? Questo a conferma che i duri anni di lotta sindacale portata avanti dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria dell’Unione, purtroppo non sono stati presi in considerazione. Cosa rimane degli intenti, dei progetti del Corpo Unico di Polizia Municipale? Nulla, solo disorganizzazione e carenza del servizio”, affermano i consiglieri 5 Stelle.

“E’ incredibile come tutto ciò sia avvenuto per la manifestazione “Ironman”, concordata tra Regione e Comuni interessati, prevedendo l’uso della forza di polizia municipale in maniera apparentemente gratuita per gli organizzatori e quindi a carico dei contribuenti. Per questo martedì prossimo, chiederemo in un question time al Sindaco di Forlì, di spiegarci quanto è costato tale servizio e a quali partite di bilancio verrà addebitato, visto che quando svolge la propria opera per il privato, la PM dovrebbe avere un tariffario e non essere gratuita”, concludono i pentastellati.

 

Resoconto Consigli Comunali n°116 del 20 settembre 2018 e 117 del 25 settembre 2018

Ordine del giorno e delibere
Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

DELIBERA SU FINANZIAMENTO UNIONE DEI COMUNI ROMAGNA FORLIVESE
voto M5S in consiglio: contrario
esito: approvata

DELIBERA SU BILANCIO CONSOLIDATO
voto M5S in consiglio: non abbiamo partecipato al voto
esito: approvata

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU EVENTO PRIVATO IRONMAN E SERVIZO RESO DALLA POLIZIA MUNICIPALE [scarica testo]
la risposta è stata parzialmente soddisfacente

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU RADUNO ALPINI E LORO SISTEMAZIONE NON CONSONA [scarica testo]
la risposta è stata parzialmente soddisfacente

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video