Le confidenze di due assessori comunali riaprono il caso Dall’Olio: il M5S presenta un secondo esposto in Procura

Foto: Fabio BlacoIl caso dell’incarico esterno assegnato dalla Giunta di Forlì al geologo Dall’Olio, allora capogruppo del Pd di Parma, si arricchisce di un nuovo, e più inquietante, aspetto che potrebbe dare una svolta decisiva alle indagini della Magistratura e, soprattutto, scoperchiare il pentolone di legami e favori tra questa Giunta ed esponenti di spicco del Partito Democratico. Due assessori dell’attuale Giunta comunale di Forlì, infatti, in separate circostanze, hanno confidato al consigliere del M5S Daniele Vergini e all’attivista Alessandro Ruffilli, fatti gravissimi relativi appunto a quell’incarico. E da quelle confidenze risulterebbe qualcosa di completamente diverso da quanto emerso finora. Risulterebbe, cioè, che il nome del geologo Dall’Olio sarebbe stato indicato da altri due membri della Giunta stessa. E non solo. Perché ad inquietarci e, nel contempo indignarci, ci sarebbe un altro aspetto, decisamente molto più grave: uno dei due assessori ha aggiunto, nella sua rivelazione, di sospettare che ci potesse essere, a monte dell’incarico al dott. Dall’Olio, addirittura un accordo tra lo stesso Dall’Olio e membri della Giunta comunale di Forlì. Accordo in base al quale Dall’Olio avrebbe agito per far vincere, appunto, all’amministrazione comunale di Forlì, il bando europeo “S.O.S. 4 Life – Save Our Soils for Life” in cambio dell’assegnazione proprio di quell’incarico professionale.

Questo, se corrispondesse al vero, dimostrerebbe chiaramente una volontà precisa di almeno una parte della Giunta Pd, e dunque non dei tecnici e dei funzionari del Comune di Forlì, di assegnare un incarico professionale ad un loro collega di partito. Ecco perché abbiamo depositato alla Procura della Repubblica di Forlì un nuovo e dettagliato esposto. Riteniamo, infatti, indispensabile e non più rinviabile, alla luce dei fatti di cui siamo venuti a conoscenza, fare piena luce sulla fitta rete di “favori” e “clientele” del Pd nella nostra regione e nella nostra città (è ancora caldo il caso della cognata di un assessore del Comune di Forlì alla quale è stato affidato il terzo incarico professionale di fila proprio in Comune). Un’assenza di meritocrazia che sta ingessando i nostri territori solo al fine di “tutelare” gli interessi di pochi a scapito della collettività.  Abbiamo deciso di non fare pubblicamente i nomi degli assessori in questione per permettere, in primis, alla Magistratura di fare i dovuti accertamenti. Ma, anche, perché immaginiamo l’angoscia personale che questi Amministratori stanno vivendo da mesi, custodendo segreti, evidentemente, troppo pesanti.

Ricordiamo che su questo caso c’è già un’indagine in corso da parte della Procura di Forlì, partita a seguito di un nostro primo esposto, che coinvolse tutti i membri della Giunta comunale oltre ad un Dirigente e ad un Funzionario del Comune di Forlì. Indagine che portò all’archiviazione della posizione dei politici, ma non dei due tecnici che risultano tuttora indagati. Quello che, però, spalancò dubbi e perplessità furono le motivazioni date all’archiviazione ovvero quel “resta, comunque, un ragionevole dubbio che tali componenti dell’organo collegiale (sindaco e Giunta, ndr) siano stati ignari dei profili di illegittimità dei provvedimenti amministrativi, in presenza di ‘personalità’ forti ed autorevoli, che li hanno condotti a determinate dichiarazioni di voto favorevole, tenuto conto soprattutto del ‘ruolo gregario’ svolto negli accadimenti”. Insomma, motivazioni che sembravano sottolineare una sorta di “sbadataggine” dei politici al governo della nostra città, non responsabili per le loro azioni, e che firmerebbero qualsiasi cosa senza neppure leggerla. Ma attenzione, il punto chiave sta nella sottolineatura del giudice che lascia intendere che questi politici sarebbero soggetti alle pressioni di non meglio precisate “personalità”. Chi sono questi soggetti? Ora risulta più che lecito chiederlo!

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì

 

Unione dei comuni allo sbando più totale, Consigli convocati in contemporanea per approvare l’accordo capestro con la Regione!

gonfalone-unione-dei-comuni-romagna-forliveseDeve aver creato un po’ di scompiglio la data ultima del 25 settembre entro la quale si può aderire all’accordo per il “piano di riordino territoriale” della Regione Emilia Romagna che obbligherà i comuni a gestire in forma associata nell’Unione almeno 6 funzioni (invece delle 4 attuali).

Tanto che il consiglio dell’Unione dei Comuni viene convocato per venerdì 21 settembre, in contemporanea (stesso giorno stessa ora) al Consiglio Comunale di Dovadola (e forse anche altri Comuni?) per approvare in tutta fretta questo accordo scellerato che renderà la città di Forlì ostaggio di una Unione dei Comuni che non funziona!

Ci chiediamo il Sindaco di Dovadola e i consiglieri comunali assegnati a quale dei due consigli parteciperanno!!! Una vicenda veramente ridicola che da l’idea dello stato di sbando totale in cui versa l’Unione forlivese…

Anticipiamo che come M5S Forlì faremo una forte opposizione a questo colpo di mano che avviene, fra l’altro, a fine mandato. L’accordo con Regione, al voto in consiglio a Forlì nella seduta straordinaria del 20 settembre, è stato recepito tale quale senza modifiche. Si dice solo di volersi avvalere di uno studio aggiuntivo, previsto come opzione dall’accordo: un piano di sviluppo che l’accordo prevede per “ampliare e rafforzare le gestioni associate”, non certo per creare unioni più piccole come asserito dai sindaci Roccalbegni e Vietina, che sembrano esserci “cascati” in pieno… A nostro parere questo accordo contiene solo l’ennesimo, inutile, incarico esterno da 150.000 euro in 3 anni a carico dei contribuenti… Non servono studi per confermare che questa Unione non funziona, questa toppa dopo 5 anni di fallimenti è peggio del buco!

 

Caso “mucca pazza”, esposto M5S in Procura e interrogazione in Regione

mucca_pezzata_rossaSull’assurda, quanto inquietante, vicenda della ‘mucca pazza’ ridotta, prima a colabrodo con 19 pistolettate esplose dagli agenti della Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni, e poi, dopo l’intervento del personale veterinario dell’Ausl Romagna, finita a fucilate tra Magliano e San Martino, abbiamo presentato un esposto in Procura. La dinamica, ma, soprattutto, le dichiarazioni rilasciate dai soccorritori non ci convinsero già nell’immediato. Ma ora che abbiamo ottenuto i verbali, che la Municipale non volle inizialmente consegnarci, il fatto è accaduto a giugno, quei dubbi sono diventati sospetti concreti. Abbiamo infatti rilevato informazioni discordanti e contraddittorie fra quanto riportato dai verbali dell’AUSL e dei vigili presenti sul posto. Per questo ci siamo rivolti alla Procura della Repubblica di Forlì perché è giusto fare chiarezza sull’accaduto. Anche per la gravità della cosa. Perché gli operatori del servizio veterinario dell’Ausl e gli agenti della Polizia municipale non hanno utilizzato la telenarcosi, come da prassi in questi casi? Perché forse non ne erano in possesso? Aspetto questo preoccupante, al di là del maltrattamento nei confronti dell’animale. Quello che, infatti, emerge da questo caso e che ci preme maggiormente evidenziare è la scarsa sicurezza dei cittadini: cosa sarebbe successo se, invece, di una mucca in fuga, fosse fuggito da un circo un animale feroce o un elefante? Si sarebbe usato un mitra per fermarlo o abbatterlo? Insomma, siamo seri! Non è normale, come risulta dai verbali, aver sparato 19 colpi di pistola per “difendersi” da una mucca, poi abbattuta con un fucile a pallettoni, peraltro, non di ordinanza. Questo pone parecchi dubbi sull’efficacia della catena di comando della Polizia Municipale, vorremmo quindi che si facesse chiarezza su chi ha realmente dato l’ordine di sparare, senza però cercare la facile soluzione di trovare un capro espiatorio nell’agente che ha materialmente premuto il grilletto.

Della vicenda si è interessata anche la Capogruppo in Regione del Movimento 5 Stelle, Silvia Piccinini, che ha depositato un’interrogazione con la quale chiede alla giunta Bonaccini di fare chiarezza sull’accaduto. “Vogliamo sapere – scrive la Piccinini – cosa sia realmente accaduto, perché non sia stata usata la telenarcosi che somministra farmaci sedativi o anestetici a distanza invece di sparare; e soprattutto se la Regione abbia una specifica normativa che regolamenti la pratica dell`immobilizzazione tramite telenarcosi e quale sia la procedura operativa adottata in casi come questo e le operazioni che dovrebbero svolgere i soggetti coinvolti (Ausl, Polizia municipale, Forze dell`ordine, Vigili del fuoco, Comune, eccetera)”

 

Nuovo incarico in Comune per la cognata dell’assessore, M5S: “inaccettabile l’attribuzione di incarichi ai parenti o affini dei politici!”

a sinistra l'assessore Francesca Gardini, a destra la cognata Serena Nesti

a sinistra l’assessore Francesca Gardini, a destra la cognata Serena Nesti

Ci sono cose che, seppur corrette da un punto di vista formale, creano imbarazzi profondi nella collettività. Quel senso di impotenza e collera che sono stati, tra l’altro, la miscela esplosiva che ha allontanato la gente dalla politica. Stiamo parlando del clientelismo, quella pratica tutta italiana che “premia” la raccomandazione e disconosce il merito. Ed il Pd in questo “campo” ne sa molto: come dimenticare, del resto, la dichiarazione, di appena un anno fa, dell’allora ministro del Lavoro, Poletti: “per trovare lavoro meglio una partita di calcetto che un curriculum” che indignò noi tutti??? Indignazione che, probabilmente, non alberga affatto in casa “Democratici” visto che proprio un mesetto fa il Comune ha affidato un nuovo incarico di consulenza esterna per progetti europei, all’architetto Serena Nesti, a quanto risulta dall’anagrafe, cognata dell’assessore all’Edilizia, Francesca Gardini: un bel contratto da 62mila euro spalmati sul periodo 2018-2020, più un possibile compenso aggiuntivo pari ad un massimo di 25mila euro, che sarà quantificato successivamente se il progetto europeo proseguirà. Che sia chiaro: non vogliamo discutere la regolarità dell’affidamento, né la capacità professionale della Nesti. Quello che a noi stona, non piace, e ci indigna profondamente, è quel grado di parentela che lega il consulente esterno nominato dal Comune con l’assessore dello stesso Comune che l’ha “assunta”. Anche perché la stessa cosa si era verificata lo scorso anno quando sempre noi scoprimmo che all’architetto Serena Nesti erano stati affidato incarichi, sempre nell’ambito delle consulenze esterne per progetti europei per un totale di 52mila euro, l’ultimo dei quali sarebbe, appunto, scaduto un mesetto fa.

Delle domande, di natura politica, a questo punto sorgono spontanee: per quale motivo l’architetto Nesti ottiene importanti incarichi principalmente dal Comune di Forlì? La Nesti fa ancora parte dell’Assemblea territoriale del Pd? Nel 2017 ne faceva sicuramente parte perché il suo nome compariva sul sito del Pd forlivese. Com’è possibile che la Nesti, proprio in questo mandato, sia diventata, di fatto, una collaboratrice fissa del Comune di Forlì in modo quasi continuativo dal luglio 2015 fino ad oggi, attraverso ben 3 incarichi esterni di cui uno prorogato e, a seguito di quest’ultimo affidamento, lo sarà fino al 2020 e forse addirittura oltre? Perché il Comune di Forlì non si è dotato, tramite concorso pubblico, di una professionalità da assumere in modo stabile per assolvere alle funzioni richieste e, invece, ha preferito fornire un incarico esterno, casualmente affidato sempre alla cognata dell’assessore?

Al di là delle norme, corrette che siano, consideriamo eticamente inaccettabile l’attribuzione di incarichi ai parenti dei politici al governo della città. Ecco perché, se i forlivesi ci daranno fiducia alle elezioni 2019, uno dei nostri primi atti sarà la modifica dei regolamenti per impedire l’assegnazione di incarichi a parenti, coniugi o affini, di chi riveste cariche politiche. Perché per il M5S il concetto di meritocrazia non deve restare solo una parola con cui riempirsi la bocca, ma deve diventare il principio cardine dell’amministrazione della cosa pubblica. Sarà, insomma, nostro compito smantellare il vecchio “sistema” clientelare che da decenni opprime la nostra città. Perché solo così Forlì potrà ripartire.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì

 

Resoconto Consiglio Comunale n°115 del 11 settembre 2018

Ordine del giorno e delibere
Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU NON CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI ALLE FESTE CITTADINE [scarica testo]
la risposta è stata parzialmente soddisfacente

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU NUOVO INCARICO ALLA COGNATA DELL’ASSESSORE [scarica testo]
la risposta è stata non soddisfacente

DELIBERA SU FUSIONE FORLI’ CITTA’ SOLARE CON FORLI’ MOBILITA’ INTEGRATA
voto M5S in consiglio: non abbiamo partecipato al voto
esito: approvata

INTERROGAZIONE SU DATI DISOCCUPAZIONE COMUNE DI FORLI’ [scarica testo]
la risposta è stata parzialmente soddisfacente

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

Ore d’attesa al pronto soccorso, la nostra proposta per evitare che si ripeta

pronto-soccorsoI pronto soccorso degli ospedali italiani trasformati in veri e propri gironi danteschi. Dove sai quando entri, ma mai quando esci. Ed il Morgagni-Pierantoni di Forlì non è esente da questo “andazzo”. Anzi, accade sempre più spesso che pazienti forlivesi siano costretti a lunghissime ore di attesa prima di essere curati, se non addirittura messi nelle condizioni di andarsene, stanchi e sofferenti. Come, ieri, quando, apprendiamo dalle cronache giornalistiche locali, un forlivese, giunto al pronto soccorso alle 15, dopo nove ore trascorse in sala d’attesa senza ricevere cure e medicazioni per contusioni varie, una anche alla testa, alle 24 se n’è andato, firmando il modulo di rinuncia, per poi recarsi in una struttura cittadina privata. E prima di lui, sempre secondo quanto sostenuto dalla madre del giovane ferito, altri avevano firmato il modulo d’uscita. Tutti codici verdi e bianchi, s’intende, ma che non esimono la direzione sanitaria dell’ospedale dal porvi rimedio. E anche subito. E’ assurdo. Inconcepibile. Non si può tenere un cittadino, anche se non in gravi condizioni di salute, ma, tuttavia, sofferente e bisognoso di cure, per ore e ore in attesa di un intervento medico. In un paese civile questo non può essere consentito. “Ebbene – sottolinea la consigliera regionale del M5S, Raffaella Sensoli – i codici bianchi e verdi, accusati di essere quelli che rallentano il servizio di pronto soccorso dovrebbero essere seguiti dalle case della salute, che ad oggi risultato essere un servizio poco chiaro e che, tra l’altro, non apporta alcun miglioramento al servizio sanitario regionale, visto che le risorse umane impiegate non sono aggiuntive, ma le stesse che prima erano presso i nuclei di cure primarie”. E, aggiunge il consigliere regionale del M5S, Raffaella Sensoli “con le case della salute così organizzate si è solo fatto il gioco delle tre carte, tacciando per riforma quello che è poco più di un cambio d’insegna”. Tra l’altro, vorremmo ricordare, ai corti di memoria, che quella dei codici verdi e bianchi “abbandonati” al loro destino al pronto soccorso è un caso ricorrente all’ospedale di Forlì. Qualche anno fa fummo proprio noi del M5S a denunciare l’odissea a cui fu costretto un cittadino emofiliaco che, giunto in pronto soccorso con un’emorragia in corso, dovette attendere ben dieci ore prima di ricevere la somministrazione del fattore IX. Ebbene, sarebbe ora di porre rimedio a questo andazzo tipico di una sanità del terzo mondo, a cui il Pd regionale ci ha, purtroppo, destinati. “Una visione politica lungimirante – rilanciano Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì – porterebbe ad un unico risultato, quello della creazione di un Nucleo di cure primarie all’interno dell’ospedale e contiguo al Pronto soccorso. I Nuclei di cure primarie, infatti, sono già previsti dalla normativa regionale e gli ambulatori destinati a questo servizio sono ricavabili dalle centinaia di stanze del nuovo Pierantoni. Anche i medici, che sono medici di medicina generale, sono già inseriti nei turni dei diversi Nuclei di cure primarie della città, ai quali potrebbero aggiungersi i medici di Guardia Medica. I due ambienti di Pronto soccorso e Nucleo di medicina offrirebbero un servizio sanitario idoneo a tutti i pazienti con codici giallo e rosso (che verrebbero destinati al Pronto soccorso), e bianco e verde (che sarebbero, invece, indirizzati al Nucleo di cure primarie). Il tutto col risultato di ottenere tempi d’attesa molto ridotti e, comunque, sopportabili.

 

Unione dei Comuni, è ora di voltare pagina: ecco la proposta del M5S

Sindaci-dellUnioneCoperti e allineati i sindaci dell’Unione hanno detto sì. Sì alla proroga di altri tre anni di vita (fino al 2020) dell’Unione dei Comuni; sì alla gestione associata, addirittura, di 6 servizi (invece dei 4 attuali); sì all’erogazione di ulteriori contributi (800mila euro) da parte della Regione. Insomma, il “generale” comanda e il “soldato” risponde signorsì. Anche quei 5/6 sindaci “ribelli”, come il primo cittadino di Meldola, Gianluca Zattini, che solo pochi giorni fa parlarono apertamente di “esperienza fallimentare dell’Unione forlivese”, si sarebbero espressi a favore dell’accordo, accodandosi, così, all’andazzo generale… tanto per non disturbare il manovratore. Un manovratore, peraltro, stiamo parlando della Regione a guida Pd, sempre più arrogante e autoritario. Sembra infatti sia stata fatta un forzatura, con tanto di minaccia di commissariamento dell’Unione e di conseguente restituzione di tutti i contributi fin qui erogati, per convincere anche i più scettici ad approvare l’accordo. Una cosa davvero inaccettabile a meno da un anno dalle elezioni amministrative che vedono coinvolti gran parte dei Comuni aderenti. Ma quello che maggiormente infastidisce è il conferimento di altri due servizi ad un ente che ha già grossi problemi anche solo a gestire l’ordinaria amministrazione, che si regge su traballanti accordi politici, lasciato allo sbando anche dal punto di vista della gestione del personale, dove i dipendenti sono senza dirigenti di riferimento a cui potersi rivolgere, in carenza di organico (70 unità solo tra gli agenti di Polizia municipale), senza un fondo comune per il salario accessorio, da tre anni senza “progressione orizzontale”, e da quest’anno senza nemmeno i premi di produzione perché nessuno ha fatto le “schede di valutazione” per il raggiungimento degli obiettivi. E tutto questo nell’indifferenza totale di tutti, sindacati compresi. Basta, quindi, con questa politica scellerata targata Pd che ha strappato al Comune di Forlì addirittura la gestione diretta della propria Polizia municipale. E dopo i gravi fatti dell’ultimo mese (rissa con coltello e aggressione ad una ragazza con tanto di furto del portafogli in pieno centro storico) sappiamo quanto sia necessaria la presenza di divise, notte e giorno, sull’intero territorio cittadino (centro e periferie). Per questo il M5S è pronto a cambiare pagina, se i forlivesi lo vorranno. Secondo noi, infatti, un’Unione a 15 non può reggere. Come diciamo da anni devono essere create Unioni più piccole a seconda degli equilibri tra i vari Comuni. Ed in questo caso un governo 5 Stelle della città di Forlì non si sottrarrà alle sue responsabilità e sarà sempre disponibile ad aiutare gli altri Comuni (o Unioni) che vorranno convenzionarsi con servizi, però, gestiti interamente dal Comune di Forlì. E cambiare pagina vuol dire anche non chiudere un occhio sul passato, ma andare a fondo su come sono stati spesi i fondi dell’attuale Unione, chiamando in causa tutti gli amministratori che hanno contribuito a questo disastro con possibile sperpero di denaro pubblico.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Più polizia municipale sulle strade e meno in ufficio, ma prima riprendiamoci dall’Unione il servizio e poi riequilibriamo l’organico con nuove assunzioni

municipaleUn fallimento totale il Piano sicurezza del Comune. Fatto di idee confuse e di interventi inefficaci e tardivi. La dimostrazione evidente sono i gravi fatti accaduti in questo ultimo mese in pieno centro storico (la rissa con coltello e l’aggressione con tanto di palpeggiamento e di furto del portafogli nei confronti di una giovane forlivese) che creano insicurezza e paura tra i cittadini. Urge, dunque, un intervento deciso. Fatto non solo di telecamere ma di presenza sul territorio di uomini in divisa. Quelli della Polizia municipale che, secondo noi, sono il vero deterrente contro i malintenzionati. Perché è evidente che più agenti circolano, di notte e di giorno, in città, meno facilità d’azione c’è per balordi e delinquenti. Ma per fare questo dobbiamo riappropriarci del servizio di Polizia municipale. Già, proprio così: riappropriarci. Perché adesso, per una scellerata decisione presa qualche anno fa dall’amministrazione comunale targata Pd, gli agenti di Polizia municipale sono finiti sotto il controllo dell’Unione dei Comuni. Che, tra ripicche e guerre intestine tra sindaci, è incapace di offrire una normale gestione delle risorse. Risultato? Diminuzione dell’organico degli agenti, tra pensionamenti e mancate assunzioni, e aumento delle azioni criminose nella nostra città. Basti pensare che oggi mancano non una decina, ma circa 70 operatori rispetto agli standard previsti dalla Regione Emilia Romagna di 204 vigili urbani sul territorio dell’Unione e solo un terzo, circa, del personale “cessato” è stato sostituito. E tutto questo è avvenuto, come ammesso dallo stesso sindaco in risposta ad una nostra interrogazione, proprio per una mera scelta politica del Pd. La domanda allora sorge spontanea: a cosa sono serviti i 4 milioni di euro di contributi regionali ottenuti dall’Unione dei Comuni se non è stato possibile nemmeno coprire al 100% il turnover? Quello che però irrita maggiormente è sapere che, mentre il cittadino è sempre più esposto alle azioni criminali, il personale di Polizia municipale non viene utilizzato su strada per la vigilanza e la sicurezza del territorio, ma impiegato in ufficio a svolgere pratiche amministrative non di sua competenza (notifica atti, rilascio di licenze ecc. ecc.). Insomma, siamo al ridicolo. Ecco perché la prima cosa che il M5S farà, se i forlivesi ce lo permetteranno, sarà quella di riportare il servizio di Polizia municipale sotto la gestione diretta del Comune attraverso il recesso della convenzione con l’Unione. Ma non solo. Come secondo atto riporteremo in equilibrio l’attuale organico, ora fortemente sottodimensionato, attraverso l’assunzione, previo concorso pubblico, di nuovi agenti di Polizia municipale. Infine, come terzo atto, potenzieremo il controllo del territorio comunale (centro storico e periferie) inviando su strada, notte e giorno, attraverso un turnover h24, pattuglie appiedate e motorizzate della Polizia municipale che dovranno vigilare parchi, piazze e vie. Questo, almeno, durante l’estate ed i periodi festivi, quando cioè i forlivesi sono portati di più ad uscire di casa per trascorrere serate all’aperto.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Allarme sicurezza in città, l’amministrazione comunale latita, ecco la proposta del M5S

violenzaA fine luglio la furibonda rissa con tanto di coltello, pochi giorni fa il palpeggiamento con furto di portafogli subìto da una ragazza forlivese. E tutto in pieno centro storico. Sono alcuni dei gravissimi episodi, verificatosi in questi mesi, che dimostrano come l’allarme sicurezza, a Forlì, sia più attuale che mai. Mentre l’amministrazione comunale a guida Pd latita. Anzi, sembra quasi disinteressarsene. E pensare che appena un paio d’anni fa raccogliemmo 2000 firme di cittadini d’ogni credo politico per lanciare proposte mirate a garantire l’ordine pubblico. Cosa fece il Pd come risposta? Ci bocciò la petizione proponendo un proprio ordine del giorno dimostratosi, nei fatti, farlocco e inefficace. E allora non ci resta che rilanciare, con più intensità, il tema sicurezza e cosa sarebbe opportuno fare per rassicurare la popolazione. In primis, riteniamo necessario e urgente rafforzare la presenza sul territorio della Polizia municipale. Almeno d’estate e durante le festività quando, cioè, la gente è portata di più ad uscire di casa per trascorrere serate all’aperto. In questi periodi centro storico e periferie necessitano di controlli continui: notte e giorno. Per questo pattuglie appiedate e motorizzate della Polizia municipale dovrebbero essere inviate su strada, attraverso un turnover h24, come “strumento” di prevenzione crimine. Perché è evidente che più divise circolano in città, meno facilità di azione c’è per balordi e delinquenti. Insomma, meno Polizia municipale negli uffici e dietro le scrivanie, più Polizia municipale in giro per piazze, parchi e vie. Nel contempo, e questo sarà compito del M5S, forza di governo, una volta alla guida del Comune di Forlì, ci si dovrà attivare affinché i ministeri competenti dell’Interno e della Difesa rafforzino, in città, l’organico della Polizia di Stato e dei Carabinieri inviando, soprattutto nei periodi estivi e festivi, nuovo personale.

Daniele Vergini e Simone Benini, Consiglieri Comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Mobilità e piano del traffico, dalla Giunta solo bugie e spot elettorali!

put“A fine luglio, a seguito della petizione contro i tir del quartiere Cava, avevano nuovamente criticato per l’ennesima volta l’Amministrazione per non aver realizzato il piano urbano del traffico (PUT), obbligatorio per i comuni con più di 30.000 abitanti, costituito da un insieme coordinato di interventi per il miglioramento delle condizioni della circolazione stradale, uno strumento indispensabile per garantire soluzioni organiche in grado di risolvere realmente i problemi di traffico e mobilità della città”, si legge in una nota a firma di Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì.

“Un piano che fu solo parzialmente pianificato nel lontano 2007 ma da allora mai attuato, nonostante la legge prevedesse fra l’altro l’obbligo di aggiornarlo ogni due anni! Avevamo presentato anche una interrogazione e chiesto un parere al segretario comunale sull’inadempienza alla normativa, ma tutto è stato “abilmente” rinviato a dopo la pausa estiva, perchè la giunta doveva ovviamente confezionare l’ennesima favoletta per nascondere una delle loro tante inadempienze – attaccano i pentastellati – L’invenzione dell’assessore Ravaioli è stata quella di spacciare il piano della mobilità sostenibile (PUMS), questo si realizzato con delibera di giunta, come equivalente al piano del traffico (PUT), ma gli addetti ai lavori ci insegnano che si tratta di due piani completamente diversi: il PUMS infatti è un piano strategico di medio-lungo termine, con il quale si progettano nuove opere per poter partecipare a bandi, il PUT al contrario è un piano di gestione di breve periodo, che si attua a “risorse infrastrutturali inalterate”, serve in parole povere ad organizzare al meglio l’esistente, ed è questo il piano che servirebbe alla città ma non è mai stato realizzato! Sostituendolo di volta in volta con soluzioni tampone, senza una visione d’insieme”, spiegano Vergini e Benini.

“Sui motivi del perchè questo piano non sia mai stato fatto abbiamo poi un grosso sospetto: quando a fine 2016 venne approvata la variante tematica al piano del commercio, che diede il via libera potenzialmente a 96 nuovi centri commerciali con medio-grandi strutture di vendita, ci colpirono molto le grosse critiche mosse da alcune associazioni di categoria all’Amministrazione, Confesercenti parlò addirittura di “forzatura incoerente” e di come fosse insensata l’assenza di valutazioni degli impatti sul traffico veicolare di queste nuove strutture. Ora, facendo una facile deduzione, è evidente capire come la presenza di un piano del traffico, che avesse fotografato lo stato della mobilità forlivese, avrebbe forse reso più difficile deliberare la possibilità di dare il via libera all’edificazione di tutti questi centri commerciali ignorando l’impatto che questi avrebbero avuto sul traffico veicolare, è quindi evidente come l’assenza del piano lasci maggiormente le mani libere all’Amministrazione anche in ambito urbanistico per favorire le solite e inutili cementificazioni”.

“Infine rispediamo al mittente anche gli altri spot elettorali dell’assessore Ravaioli che, partendo del millantato futuro raddoppio da 90 a 180km della rete di piste ciclabili fino ad altre poco credibili promesse elettorali, vorrebbe far credere agli elettori che la sua parte politica sia a favore della mobilità dolce, quando durante questo mandato è stato dimostrato esattamente il contrario! La triste realtà è invece che tutte le nostre proposte per favorire l’uso della bicicletta sono sempre state bocciate, e Forlì ha il record negativo di massima incidentalità per chi utilizza le due ruote, con piste che sono spesso non manutenute e quindi pericolose. Ma i cittadini ormai sanno bene che la situazione potrà cambiare non certo continuando a votare i soliti, ma solo ed unicamente con il Movimento 5 Stelle al governo della città per un vero cambiamento”, concludono i pentastellati.