Codici bianchi e disagi al Pronto Soccorso

Presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Forlì molti cittadini, tra cui moltissimi anziani, sono spesso costretti a lunghe, inutili ed estenuanti attese. Se poi le attese comportano anche complicazioni alla loro salute allora il problema diventa serio. Si tratta di situazioni talmente frequenti nei PS del nostro Paese che il Ministero della Sanità ha pubblicato il 22 marzo 2013 una serie di raccomandazioni contenute nell’informativa: “Morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto soccorso”. L’ennesimo caso di malasanità a Forlì ci viene da un giovane paziente emofilico che, nonostante  la persistente perdita ematica dal cavo orale, ha atteso oltre 10 ore prima di ricevere la somministrazione del fattore IX. Questa lunghissima attesa, per un emofilico che ha una emorragia in atto, non è certo da Paese civile, per non parlare poi degli eventuali aspetti legali.  Ogni 10/30 minuti il paziente consegnava la garza tampone imbevuta di sangue e ritirava la nuova, ed anche dopo che l’infermiere aveva iniziato a sollecitare i medici attraverso il PC nulla è cambiato.
La piccola, ma continua perdita di sangue durata 10 ore, si è rivelata fortunatamente non significativa dal punto di vista clinico, sebbene a distanza di tre settimane i valori dell’emoglobina fossero ancora al di sotto della norma. Questo ritardo potrebbe apparire un problema di assistenza medica; in realtà è una responsabilità politica. Ostinarsi a proporre codici bianchi dopo oltre dieci anni dalla loro attivazione, senza aver risolto il problema degli accessi al PS, e nonostante l’introduzione dei successivi ticket, rappresenta un fallimento politico.
Includere i codici bianchi e verdi che non presentano una urgenza in un servizio di emergenza sanitaria  è semplicemente un paradosso.

I pazienti ai quali vengono assegnati i codici bianchi nella fase di smistamento (triage), non accettano quasi mai di essere indirizzati ai nuclei di cure primarie della città, preferendo così l’attesa in Pronto Soccorso.
Una visione politica coerente e lungimirante con questa realtà dei fatti,  porterebbe ad un unico risultato: creare un Nucleo di cure primarie all’interno dell’ospedale e contiguo al Pronto Soccorso. Questa proposta è contenuta nel Programma del M5S di Forlì. I Nuclei di cure primarie, infatti, sono già previsti dalla normativa regionale e gli ambulatori destinati a questo servizio sono ricavabili dalle centinaia di stanze del nuovo Pierantoni. Anche i medici, che sono medici di medicina generale, sono già inseriti nei  turni nei diversi Nuclei di cure primarie della città, ai quali potrebbero aggiungersi i medici di Guardia Medica. I due ambienti di Pronto Soccorso e Nucleo di medicina, offrirebbero un servizio sanitario idoneo a tutti i pazienti con codici rossi per il Pronto Soccorso, ed ai pazienti con codici bianchi e verdi destinati al Nucleo di Cure primarie dell’Ospedale con attese ridotte a poche decine di minuti.

I cittadini si stanno lamentando sempre più per la riduzione dei servizi sanitari locali a cominciare proprio dal Pronto Soccorso, ma anche per la diminuzione degli ospedali trasformati in case della salute, per gli infermieri che sostituiscono medici, per le cooperative che in alcuni casi andranno a sostituire gli infermieri, per i farmaci sempre piú generici in nome di un risparmio per lo Stato che non esiste. Allo stesso tempo assistiamo alle centinaia di migliaia di euro in premi offerti a decine di burocrati PD impegnati nelle ex varie AUSL regionali, capaci anche di buchi finanziari di decine di milioni di euro.

Con queste realtà, i cittadini sono sempre piú critici per la mancanza di risposte adeguate e responsabili. Il M5S ritiene che la politica debba essere al servizio dei cittadini, non il cittadino al servizio di politici capaci di dividersi ricchi premi col denaro pubblico, ed incapaci di evitare l’attesa di 10 ore ad un giovane emofiliaco sanguinante al Pronto Soccorso.

Movimento 5 Stelle Forlì

 

“Riparte il Futuro” e Carta di Pisa, il M5S Forlì c’è! e il PD?!

Nei giorni scorsi abbiamo appreso con piacere dell’adesione del Sindaco Davide Drei all’iniziativa di “Riparte il Futuro”, sancita dalla simbolica consegna di un braccialetto bianco riportata dagli organi di stampa.

Riparte il Futuro è un “gruppo di pressione” apartitico e trasversale, sostenuto da varie associazioni (Libera, Gruppo Abele ed altre) che si sono distinte per il loro impegno nell’ambito della trasparenza, dell’etica pubblica e del contrasto alle mafie. La campagna contro la corruzione lanciata in occasione delle elezioni comunali ed europee 2014 ha raccolto l’adesione di più di 532.000 cittadini, e recentemente Leonardo Ferrante, coordinatore della campagna, ha riconosciuto il ruolo di guida del M5S nazionale nella lotta alla corruzione in parlamento.

A livello comunale sono 76 le città dove è stato eletto un sindaco che ha aderito all’iniziativa, nell’area della Romagna solo Forlì e Bagnacavallo; aderendo gli amministratori locali si impegnano ad attuare entro 200 giorni una “delibera trasparenza a costo zero” che consiste in 5 punti:

  1. una anagrafe degli eletti (curriculum e compensi) più dettagliata e fruibile
  2. bilancio e dati delle partecipate pubblicati in una forma facilmente comprensibile ai cittadini
  3. adozione di un codice etico stringente (la Carta di Pisa)
  4. istituzione di una “tavola pubblica per la trasparenza” partecipata dalla società civile
  5. messa online dei dati sui beni confiscati alle mafie su un database unico nazionale

Ritenendo questa adesione molto importante, e riconoscendoci nei principi di questa iniziativa, uno dei nostri primi atti è stato quello di chiedere conferma al sindaco degli impegni presi e dei termini entro i quali si impegna ad attuarli. Sui termini abbiamo ricevuto conferma dei 200 giorni, mentre per quanto riguarda il dettaglio degli impegni abbiamo ricevuto una risposta un po’ “fumosa”: a nostra precisa interrogazione “question time” sull’adozione della Carta di Pisa il sindaco ha risposto che si tratta di un “documento che non fa parte dell’impegno adottato”, che sono necessari approfondimenti, e che ci verrà data una risposta precisa nel prossimo consiglio comunale.

Ad essere sinceri ci aspettavamo una risposta più netta… ma, in attesa di un chiarimento che speriamo arriverà nel prossimo consiglio del 29 luglio, tutti i 3 consiglieri del M5S Forlì hanno già aderito pienamente all’iniziativa, Carta di Pisa compresa, in linea con il modus operandi del MoVimento 5 Stelle di applicare prima a se stessi gli impegni richiesti ad altri

E il PD? cosa intende fare?!

Ricordiamo che la Carta di Pisa è un codice etico che contiene varie norme di buona politica che si sovrappongono in gran parte ai principi del M5S, ricordiamo fra i più importanti:

  1. No alle regalie per se stessi e parenti
  2. Dichirazione preventiva di qualsiasi conflitto di interessi e conseguente astensione in caso di votazione
  3. Divieto di cumulo delle cariche
  4. No ad attività lavorativa/professionale presso soggetti privati destinatari delle proprie decisioni come amministratore, nei 5 anni successivi
  5. Rendicontazione pubblica dei finanziamenti alla propria attività politica
  6. Rendicontazione pubblica dell’attività svolta
  7. Opposizione ad ogni modalità di reclutamento del personale amministrativo che non sia meritocratica
  8. Nomine presso enti e partecipate solo previa adesione alla Carta di Pisa
  9. Dimissioni in caso di rinvio a giudizio per corruzione, concussione, mafia, estorsione, riciclaggio, traffico illecito di rifiuti

MoVimento 5 Stelle Forlì

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Sul passaggio al gruppo misto del Consigliere Fabio Corvini

Il Movimento 5 Stelle di Forlì prende atto della scelta del consigliere comunale Fabio Corvini di passare al gruppo misto e si interroga sulle motivazioni (ha parlato di “divergenze insanabili”) addotte ai mass media per giustificare la sua mossa politica.

I pentastellati, che hanno prontamente informato Beppe Grillo della vicenda, per voce del capogruppo Daniele Avolio, ricordano alcuni passaggi che potrebbero spiegare la presa di distanza di Corvini:

“Si era rifiutato di firmare l’adozione della “Carta di Pisa”: un codice etico-comportamentale destinato agli amministratori pubblici, contenente specifiche regole di condotta finalizzate al rafforzamento di trasparenza e legalità all’interno delle istituzioni pubbliche.
Per il Movimento 5 Stelle etica e legalità degli amministratori pubblici devono essere i cardini principali del rapporto corretto tra cittadini ed istituzioni pubbliche/rappresentative, un elemento imprescindibile per governare un Comune. Il suo diniego a sostenere questo  documento ci ha lasciati perplessi”, si legge nel comunicato del Movimento 5 Stelle di Forlì!

“Poco corretta è stata anche la condotta tenuta dallo stesso Corvini in campagna elettorale. Tutti i candidati consiglieri del gruppo di Forlì,Corvini compreso, prima dell’avvio della campagna stessa, avevano firmato un codice etico di autoregolamentazione che, tra gli altri punti, prevedeva a chiare lettere, come non fosse possibile sponsorizzare il singolo consigliere con stampa/distribuzione di “santini” recanti il proprio nome, a favore di una campagna incentrata sul gruppo e non sul singolo personaggio. Bene, Corvini aveva fatto stampare in proprio e distribuito biglietti da visita recanti il suo nome. Questo fatto aveva portato l’assemblea e la cerchia dei candidati a chiedergli ufficialmente un passo indietro”, si legge ancora nella nota del Movimento 5 Stelle.

“In una fase politica particolarmente delicata per la città e per la Regione intera, a giunta comunale appena insediata e con il governatore Vasco Errani dimessosi a causa della condanna nel processo “Terremerse”, riteniamo fondamentale, senza attardarci in questioni personali continuare a condurre battaglie concrete e stringenti sulle priorità indicate dai nostri elettori: lotta alla corruzione, alla povertà, alla burocrazia ed agli apparati di potere che stringono in una morsa anche la città di Forlì”, conclude il comunicato del  Movimento 5 Stelle di Forlì.

 

Resoconto Consiglio Comunale n°2 del 8/7/2014

Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico
[scarica il verbale completo della seduta]

FABIO CORVINI PASSA DAL M5S AL GRUPPO MISTO

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME”: INIZIATIVA “RIPARTE IL FUTURO” E ADESIONE ALLA CARTA DI PISA [scarica testo] [scarica testo]
rinviato

DELIBERA NOMINA RAPPRESENTANTI DEL COMUNE ALL’UNIONE DI COMUNI DELLA ROMAGNA FORLIVESE
voto M5S in consiglio: Daniele Avolio (M5S)
eletti: Davide Drei (PD), Michele Bertaccini (PD), Davide Minutillo (Fratelli d’Italia), Daniele Avolio (M5S)

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME”: REATI IMPUTATI AL DIRETTORE GENERALE [scarica testo]
la risposta è stata non soddisfacente

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

Hera certifica il disagio ambientale con l’ennesimo bluff

La convenzione tra Hera Ambiente ed il Comune di Forlì, relativa al riconoscimento di un disagio ambientale dovuto all’inceneritore di via Grigioni, prevede, per i prossimi sette anni, un “indennizzo economico” che la ‘multiutility’ Hera dovrà versare al Comune.
Questa paradossale convenzione, da un lato certifica che l’inceneritore inquina, dall’altra non propone minimamente la risoluzione del problema.
Il contributo economico riconosciuto a titolo di risarcimento è di 8,00 € per tonnellata di rifiuti incenerita (120.000 tonnellate/anno) a partire dall’ anno 2014 e fino al termine della Convenzione nel 2020: 960.000 €/anno; a questa cifra, come se non bastasse, si aggiungerà un’ indennità una tantum di 700.000 € che porterà il risarcimento totale, nei 7 anni considerati, a circa 7.420.000 €.
Il M5S denuncia questo scandalo perchè il disagio ambientale (parole dolci usate per smorzare il drammatico danno alla salute) non si annulla con il riscatto del denaro, ma con la chiusura immediata dell’inceneritore che è la fonte stessa del problema; un Comune serio, inoltre,  non dovrebbe accettare milioni di euro per un baratto vergognoso che riguarda la salute di tutti noi!
Questa convenzione è solo una banale e pubblicitaria “partita di giro”, realizzata con una parte dei soldi prelevati in bolletta ai cittadini: quella parte di “guadagno puro”, che rimane dopo aver pagato stipendi, azionisti e costi d’esercizio, viene semplicemente dirottata verso un altro degli “Enti PD”. Con bollette meno pesanti questi soldi, sarebbero almeno rimasti da subito nelle tasche dei forlivesi, evitando flussi di denaro farsa.
Evitare la riscossione di 7.420.000 €  “sgonfiando” le bollette, produrrebbe un risparmio di circa 150 € per ogni famiglia forlivese.
La scrittura privata di Hera Ambiente e Comune di Forlì non porta soldi nelle tasche dei forlivesi, non risolve i problemi del disagio ambientale e non prospetta la demolizione dell’inceneritore.

Movimento 5 Stelle Forlì

 

Autostrada Orte-Mestre (E45-E55): noi diciamo no!

Il progetto di ammodernamento della E45 / E55, approvato nella seduta dell’8 novembre 2013 dal CIPE (Comitato Interministeriale per la programmazione economica) e che rientra nell’elenco delle infrastrutture strategiche, in conformità a quanto previsto dalla «legge obiettivo» e automaticamente inserita nel Piano Generale dei Trasporti e della Logistica (PGTL), nel post elezioni europee, torna prepotentemente di attualità.

L’autostrada Orte-Mestre, costituisce una delle opere più grandi e impattanti previste nella «legge obiettivo» ma come confermato dalla Commissione europea, il corridoio autostradale Civitavecchia-Orte–Mestre non è ricompreso tra i corridoi infrastrutturali e intermodali considerati strategici per lo sviluppo delle vie di comunicazione in Europa.

Come noto, il soggetto promotore del progetto autostradale risulta essere insieme ad ANAS S.p.A., una cordata di imprese e di banche capeggiata dalla Società GEFIP Holding, di proprietà dell’europarlamentare Vito Bonsignore, coinvolto nella Tangentopoli di vent’anni fa, con una sfilza di procedimenti giudiziari, ora artefice del rilancio della mega opera con la benedizione del Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, ovviamente desideroso di legare il suo nome ad un’opera destinata a restare nella storia d’Italia, dimostrando che il governo delle larghe intese (prima LETTA e ora RENZI) non solo è vivo e vegeto, ma quando si tratta di affari con nove zeri anche molto attivo.

Tale infrastruttura, verrà realizzata quindi integralmente in regime di project financing con un investimento complessivo stimato in quasi 10 miliardi di euro, circa 2 miliardi e 600 milioni in più di quelli inizialmente preventivati dal CIPE e sarà affidata in concessione per 50 anni. La società che si aggiudicherà l’appalto e la concessione dell’opera potrà inoltre beneficiare della prima applicazione della legge per la defiscalizzazione delle opere di project financing, con un credito di imposta, quantificabile in circa 2 miliardi di euro, riconosciuto su Ires, Irap e Iva e valido per 15-20 anni. I rimanenti 8 miliardi di euro necessari per realizzare l’opera dovrebbero essere anticipati dalla stessa società privata utilizzando il sistema di project financing e di project bond, fatto salvo il sostegno pubblico, qualora le condizioni pattuite in sede di convenzione sulla base del Piano economico e finanziario dovessero venire meno (ad esempio livelli di traffico insufficienti).

L’opera prevede la realizzazione ex novo di una autostrada a quattro corsie nel tratto Ravenna-Mestre e l’adeguamento della superstrada E-45, per un percorso complessivo di 396 chilometri, con139 chilometri di ponti e viadotti, 64 chilometri di gallerie, 20 cavalcavia, 226 sottovia, 83 svincoli 2 barriere di esazione e 15 aeree di servizio, attraversando Lazio, Umbria, Toscana, Romagna e Veneto, interessando 11 province e 48 Comuni. Il tracciato della nuova autostrada interferisce con importanti zone di interesse storico, paesaggistico ed ambientale come, per esempio, il Parco delle Foreste Casentinesi, la Valle del Tevere, il Delta del Po, le Valli del Mezzano, la Laguna di Venezia, la zona archeologica nei dintorni di Lova, la Riviera del Brenta. Solo nel tratto Romagnolo-Veneto il consumo suolo sarebbe stimato in 3.300.000 mq di terreno, per la quasi totalità agricolo ed il tracciato autostradale andrebbe ad interessare 11.000 ettari di siti di interesse Comunitario, 5800 zone a Protezione Speciale, e 8300 ha di parchi regionali.

La strada statale 309 Romea, è stata classificata, come riportato dai rilevamenti statistici dell’ACI e dell’ISTAT, come una delle strade più pericolose di Italia, come numero di incidenti stradali per chilometro e al numero di decessi per incidente. Governo, Regione Veneto e ANAS S.p.A. hanno demandano la risoluzione del problema legato alla insicurezza dell’arteria SS 309, alla realizzazione della nuova autostrada Orte-Mestre, parallela all’attuale Romea commerciale, ma il progetto preliminare approvato dal CIPE non contiene alcun provvedimento significativo diretto alla riqualificazione messa in sicurezza della SS 309 Romea, come scarsi sembrano i fondi per la manutenzione della E45 esistente, il cui stato di degrado e perenne presenza di cantieri è tristemente nota a tutti i cittadini.

A fronte delle gravi ripercussioni che la realizzazione della nuova autostrada comporterebbe in termini di consumo di suolo, aumento dell’inquinamento atmosferico ed acustico, aumento del rischio idrogeologico, danni al settore agricolo e turistico, riversamento di traffico sulla viabilità locale e sulle vecchie arterie statali (non a pagamento), per noi del MoVimento 5 Stelle il ritiro del progetto preliminare è l’unica soluzione.

Chiediamo che siano assunte iniziative per avviare, in tempi rapidi, un programma di interventi urgente per la messa in sicurezza del tracciato dell’attuale E45 e della SS 309 Romea, finalizzato alla riqualificazione e al potenziamento delle infrastrutture esistenti, al fine di migliorare la viabilità e la sicurezza sull’arteria.

Di aprire un tavolo di confronto con tutte le amministrazioni locali interessate dal tracciato, le associazioni di categoria, le forze sindacali, le associazioni e i comitati ambientalisti, al fine di raccogliere le loro istanze ed individuare alternative più sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico, sia sul breve che sul medio periodo.

Noi chiediamo con forza a tutti i cittadini Romagnoli (Veneti, Toscani, Umbri e Laziali) di non permettere la realizzazione di questa OPERA e di gridare con forza il proprio sdegno. E’ pura follia !

Se non ti occupi di politica, la politica si occuperà di te !

MoVimento 5 Stelle Forlì

 

Resoconto Consiglio Comunale n°1 del 16/6/2014

Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico
[scarica il verbale completo della seduta]

DELIBERA NOMINA COMMISSIONE ELETTORALE
voto M5S in consiglio: Daniele Vergini (M5S)
eletti: Sonia Giulianini (PD), Paolo Bertaccini (Con Drei per Forlì), Daniele Vergini (M5S)

DELIBERA NOMINA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
voto M5S in consiglio: Simone Benini (M5S)
eletto: Paolo Ragazzini (PD)

DELIBERA NOMINA VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
voto M5S in consiglio: Simone Benini (M5S)
eletto: Vanda Burnacci (Forza Italia)

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

Inceneritore Mengozzi: Non è più tempo di aumenti… E’ ora di chiudere!

inceneritore1“Con la presentazione della VIA (valutazione impatto ambientale), presso l’istruttoria pubblica tenutasi nei locali della Provincia di Forlì, la ditta Mengozzi SpA ha chiesto per il suo impianto non solo “modifiche gestionali e potenziamento trattamento fumi” ma, contestualmente, anche “di aumentare la capacità oraria di kg inceneriti di ben 1000 kg/h (dagli attuali 4000 ai desiderati 5000 kg/h)”. Il copione ricalca pari pari quello che, nel 2006, permise allo stesso inceneritore di rifiuti speciali di passare dalle 16000 t/anno alle 32000 t/anno: anche allora, infatti, si chiese, e tranquillamente si ottenne, l’autorizzazione a “raddoppiare” da 2000 a 4000 kg/h la quantità di rifiuti inceneriti. E oggi, nello specifico, si afferma che questo aumento di 1000 kg/h non inciderà sulla portata annua dei rifiuti, mantenuta identica alla attuale!!! Vi sembra possibile?!” A lanciare l’accusa è il Movimento 5 Stelle di Forlì.

“Va ricordato agli amministratori titolati a decidere – continuano i pentastellati – che questa VIA, una volta approvata, andrà a sostituire completamente l’attuale, dove il limite insuperabile è esplicitamente dichiarato in 32000t/anno di rifiuto speciale incenerito. Nella nuova VIA, invece, sembra che questo limite massimo non sia  più specificato e sembra che si parli solo di portata oraria (5000 kg/h), basta moltiplicare 5000 per 24 e per 365 per capire come la potenzialità massima, al lordo dei fermi macchina, potrebbe in linea teorica raggiungere i 5000x24x365 = 43800000 kg/anno, (43800t/anno), davvero un bell’aumento (136,875%)!!! Naturalmente questo porterebbe ad un maggiore introito dovuto alla maggiore produzione di energia incentivata tramite le sovvenzioni pubbliche CIP6 per le fonti di energia “assimilate” alle rinnovabili; ancora una volta, quindi, una operazione dove il pubblico procura ricavi ad un privato: è ora di finirla, una amministrazione pubblica deve portare ricavi e vantaggi esclusivamente ai suoi cittadini!

Nel caso la valutazione di impatto ambientale venisse malauguratamente accolta, il mancato cambio di strategia politica (tanto sbandierato come necessario… ma solo a parole) finirà inevitabilmente per ritorcersi sulla credibilità delle attuali amministrazioni Regionali e Provinciali. Dire finalmente un NO significherebbe invece cogliere una ghiotta occasione per trasferire la “moderna politica del rifiuto zero” anche sui rifiuti speciali degli ospedali, “togliendo finalmente carburante” ad un inceneritore altamente inquinante.

Noi del Movimento 5 Stelle di Forlì, consci che le possibilità tecniche e le conoscenze scientifiche per attuare una strategia di riduzione del rifiuto (che ponga i presupposti per raggiungere i rifiuti zero prima del 2020) sono presenti e attuabili da subito, basta volerlo! Siamo assolutamente contro ogni forma di incenerimento (a maggior ragione se “fatta passare come valorizzazione del rifiuto”).

Per far giungere il nostro disappunto alla cittadinanza abbiamo creato un piccolo flash mob, proprio di fronte all’ingresso della Provincia, nella piazzetta dedicata all’illustre concittadino Morgagni, rappresentativo della drammatica situazione in cui versa Forlì: la presenza contemporanea di ben 2 inceneritori (Hera e Mengozzi) che continuamente “sparano” sulla testa dei cittadini tonnellate di nanopolveri, portando ad un evidente aumento di patologie (come appurato da tantissimi studi… non ultimo il progetto moniter).”

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Case popolari ACER di via XXIV Maggio: sfratti, disagi e bugie

DSC_9177_3“A Forlì e in tutta la Provincia si sconta una vera e propria emergenza abitativa (al 2010 solo il 10% delle richieste di case popolari era stata soddisfatta) e tutta la Romagna continua a essere penalizzata sul fronte dell’edilizia sociale come emerge chiaramente negli ultimi bandi regionali rispetto all’Emilia. I nostri cittadini sono costretti ad affrontare vere e proprie odissee nell’iter di assegnazione degli alloggi e devono sopportare tante ingiustizie: la ripartizione degli alloggi fra stranieri e italiani è squilibrata (divise quasi al 50%); sono ancora troppo elevati i livelli di morosità e, per ultimo, segnaliamo anche un caso di mancata organizzazione che ha arrecato disagio a molte famiglie”. A lanciare l’accusa è il Movimento 5 Stelle di Forlì che porta ad esempio un caso in particolare.

Nel mese di dicembre 2012, in presenza del sindaco Roberto Balzani e dell’assessore al Welfare Davide Drei, sono stati inaugurati 40 alloggi a canone sociale per 126 abitanti, realizzati da ACER su mandato del Comune di Forlì in Via Fellini (civici 6, 8 e 10, area ex Foro Boario).

Un intervento di edilizia residenziale pubblica costato – come aveva riportato la stampa – ben 5 milioni di euro per realizzare unità residenziali in classe energetica B/C e quindi in teoria case che consentano un consumo ridotto.

Nello stesso periodo 2012/13, come è stato riferito dai diretti interessati, ACER ha sfrattato (anche “in malo modo”) gli inquilini dalle case di via XXIV Maggio i quali sono stati sistemati in nuove abitazioni con grossi problemi per tutti.

La motivazione “ufficiale” di questo trasferimento? La giustificazione era che le case di Via XXIV Maggio dovevano essere vendute.

“Ma oggi, a distanza di oltre un anno – aggiunge il Movimento 5 Stelle di Forlì – non solo quelle abitazioni non sono state vendute, ma non risultano neppure in vendita. Col risultato che, senza il quotidiano funzionamento di acqua, gas e pulizia di interni ed esterni, i fabbricati invenduti andranno incontro ad usura e deprezzamento… a questo punto gli inquilini potevano restare dov’erano riducendo il disagio al minimo! E’ questo l’esempio di welfare virtuoso di cui parla il candidato sindaco del centrosinistra?”.

 

Inceneritore, Forlì ottiene riduzione a 80.000 tonnellate dal 2020. M5S: “Solo propaganda elettorale: in quella data entrerà in vigore il divieto UE”

“Il via libera della Regione alla la richiesta del Comune di confermare le prescrizioni attualmente vigenti per l’inceneritore di via Grigioni di riduzione della quantità autorizzata a 80.000 tonnellate di rifiuti inceneriti dal 2020 altro non è che una manovra elettorale sbandierata dall’ufficio stampa del Comune e rimbalzata negli interventi di vari consiglieri del PD, ma soprattutto si tratta di un’ovvietà amministrativa: visto che proprio dal 2020 il gruppo Hera dovrà trovarsi un’altra forma di business a Forlì”: commenta in una nota il Movimento 5 stelle di Forlì.

Il Parlamento Europeo, ricordano i pentastellati, già dal 2012, ha approvato, nell’ambito del Sesto programma d’azione in materia di ambiente e nelle priorità del Settimo, l’introduzione di norme che prevedono il divieto, entro il 2020, di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati.

Ma le stesse norme – aggiunge il M5S di Forlì – definiscono obiettivi di miglioramento delle politiche delle risorse, dei rifiuti e di protezione dell’ambiente attraverso la raccolta differenziata spinta ed il riciclaggio ottimale dei rifiuti, la produzione di materie prime secondarie come risultato del trattamento dei rifiuti al fine di ridurre in modo significativo l’importazione di costose e rare materie prime naturali e con obiettivo ultimo il raggiungimento dei Rifiuti Zero.

Gli obiettivi fissati dall’Unione Europea saranno rivisti nel corso del 2014 per effetto della revisione della politica in materia di rifiuti e tra gli altri potrebbe essere contemplata anche l’imposizione di un divieto assoluto, piuttosto che di una semplice direttiva, di superare il limite massimo di rifiuti che si possono mandare in discarica. Un divieto che avrebbe validità per tutti gli stati membri e dunque da applicare anche a Forlì.

“Questo iper attivismo in tema di rifiuti del Partito Democratico si spiega solo con un fatto: temono il programma elettorale del Movimento 5 Stelle che della chiusura dell’inceneritore ben prima del 2020 ha fatto la sua bandiera e su questo non transigeremo una volta conquistato il Municipio”: commenta Daniele Avolio, candidato a sindaco del Movimento 5 Stelle di Forlì.