Il M5S chiede formalmente che Alessandro La Forgia sia sospeso da tutti gli incarichi dirigenziali

“Chiediamo che Alessandro La Forgia, il dirigente comunale rimosso dall’incarico di vertice dell’Ufficio legale e contenzioso per non aver comunicato un debito fuori bilancio di quasi un milione e mezzo di euro derivato dalle consulenze legali, sia sospeso in via cautelativa da tutti gli incarichi dirigenziali che gli sono stati conferiti, quindi non soltanto dai ruoli di dirigente dell’Ufficio Legale, Responsabile della Trasparenza e Vice Segretario, ma anche da altri importanti ruoli dirigenziali fra cui Affari Generali e Risorse Umane”: a sollecitare questo provvedimento restrittivo sono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Simone Benini e Daniele Vergini che per rafforzare questa richiesta hanno inviato a tutti i consiglieri un’apposita mozione, volutamente senza logo di partito per raccogliere eventuali firme congiunte, anche di consiglieri di maggioranza e accertare quindi che nessuno sia invece intenzionato a “salvare” La Forgia, che in ogni caso andrà in pensione nel 2016.
Le responsabilità emerse a tutt’oggi a carico di La Forgia sono gravissime, il collegio dei revisori dei conti: “rileva una grave e ripetuta irregolarità contabile costituita dal protrarsi, nell’arco di un ventennio, del conferimento di incarichi legali senza la contestuale assunzione dei corrispondenti impegni di spesa”; il vicesindaco Zanetti e l’assessore al bilancio Briccolani hanno illustrato e denunciato questo grave fatto che ha costretto la Giunta a coprire circa 1,5 milioni di euro di debiti fuori bilancio con fondi di riserva e nel consiglio comunale del 28 luglio scorso lo stesso La Forgia ha ammesso di avere responsabilità riguardo alla manca ricognizione dei debiti fuori bilancio contratte attraverso consulenze che risalgono a procedimenti e cause vecchie anche di vent’anni e che per l’ammontare delle parcelle degli avvocati avranno ripercussioni gravissime sugli equilibri contabili del Comune.
Lo stesso assessore al Bilancio Emanuela Briccolani ha spiegato che l’entità del debito è tale “da creare grosse difficoltà al Comune che è dovuto intervenire immediatamente attingendo ai fondi di riserva. Risorse utili e funzionali al Comune che sarebbero stati utilizzati in casi di emergenze (nevicate, trombe d’aria etc…) o per coprire le spese che si rendevano necessarie in corso di mandato”. L’impegno di spesa per coprire queste parcelle legali non previste avrà quindi forti ripercussioni sulla disponibilità di bilancio del Comune; questo buco di bilancio causato da La Forgia, sembra che sia emerso soltanto dopo le ripetute sollecitazioni di Guglielmo Senni, dirigente delle Entrate Tributarie, Bilancio, Investimenti, in servizio nel Comune di Forlì da pochi mesi.
E in attesa di sapere se il valore delle cause affidate ai legali esterni e i benefici poi ottenuti dal Comune siano stati proporzionati alle consulenze richieste (circa un centinaio di procedimenti affidati in gran parte all’avvocato Mario Gabriele Di Giovanni dello Studio Pinza) i consiglieri del Movimento 5 Stelle Daniele Vergini e Simone Benini chiedono ufficialmente di sospendere da ogni incarico dirigenziale Alessandro La Forgia fino a quando non venga fatta chiarezza sulle sue responsabilità. Come è noto sull’operato di La Forgia adesso pende il giudizio della Corte dei Conti e la verifica di una commissione interna che avvierà un’apposita istruttoria.

Aggiornamento del 4 agosto 2015:

“In consiglio comunale si è deciso di rinviare a settembre lo scandalo delle spese legali non conteggiate a bilancio facendo slittare la nostra proposta di sospensione in via cautelativa da tutti gli incarichi dirigenziali che sono stati conferiti ad Alessandro La Forgia, il dirigente comunale rimosso dall’incarico di vertice dell’Ufficio legale e contenzioso per non aver comunicato un debito fuori bilancio di quasi un milione e mezzo di euro. I consiglieri che in conferenza dei capigruppo hanno chiesto di non affrontare immediatamente il problema si chiamano Maria Maltoni (Pd) Mario Peruzzini (della lista civica “Noi con Drei”) e Daniele Avolio (Gruppo Misto). Tre persone che per motivi a noi sconosciuti hanno ritenuto la questione non urgente ponendo di fatto il veto alla discussione in consiglio della mozione. Di questa scelta se ne assumono tutta la responsabilità politica di fronte alla cittadinanza ed agli elettori”: questo il commento di Daniele Vergini e Simone Benini, in piena seduta di consiglio comunale.

 

Resoconto Consiglio Comunale n°29 del 28 luglio 2015

Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

DELIBERA RICONOSCIMENTO DI LEGITTIMITA’ E RIPIANO DI DEBITI FUORI BILANCIO PER CIRCA 1,5 MILIONI DI EURO
voto M5S in consiglio: siamo usciti dall’aula
esito: approvato

DELIBERA PROGETTO CULTURALE ATR CONTEMPORANEO, RECUPERO DEPOSITO CORRIERE
voto M5S in consiglio: astenuto
esito: approvato

DELIBERA VARIAZIONE POC SAN LORENZO IN NOCETO
voto M5S in consiglio: astenuto
esito: approvato

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

Comune di Forlì a rischio commissariamento per le omissioni di un dirigente? La Giunta attua misure tardive e insufficienti!

Alessandro La Forgia, dirigente del Servizio Affari Generali e Risorse Umane del Comune di Forlì, responsabile – fra l’altro – dell’Unità Legale e Contenzioso e dell’Avvocatura Comunale, è stato sospeso dal ruolo di vicesegretario comunale.

La sua condotta nel corso di una commissione consiliare è finita nel mirino degli assessori Zanetti e Briccolani, che gli hanno rimproverato di non aver effettuato la ricognizione annuale sui debiti maturati, e il non essersi accorto che si era accumulato negli anni un debito fuori bilancio di ben un milione e 429mila euro. Una cifra che s’è composta sommando le spese legali e le parcelle emesse dagli avvocati esterni a cui l’ente si era affidato, e che potrebbe causare un sostanzioso danno erariale.

Il Comune s’è già mosso inviando gli atti alla procura della Corte dei conti e annuncia di voler condurre un’istruttoria interna e una verifica da affidare ad un ente terzo (magari la Regione) per accertare la congruità degli incarichi affidati e e degli onorari presentati dagli avvocati esterni.

“Ed è quanto ci aspettiamo di conoscere anche noi, visto che lo stesso La Forgia ha detto di “non potersi esimere dalla responsabilità formale del debito fuori bilancio”. Vorremmo proprio sapere con quale criterio abbia selezionato gli avvocati e come sia stato possibile non vigilare e non segnalare per tempo i costi all’amministrazione che lievitavano a cifre che oggi non possono non farci sollevare dubbi sulla congruità. In particolare si parla di un debito di un milione e 93mila euro nei confronti di un solo avvocato, Di Giovanni dello Studio Pinza! Come è stato possibile non negoziare queste cifre? Perché non sono stati imposti agli avvocati esterni, come accade in Comuni limitrofi come Cesena, i minimi tariffari?”: sono le critiche e le domande che Simone Benini e Daniele Vergini, i due consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, pongono in una nota stampa anticipando che sul terreno dell’esposto alla Corte dei conti si stavano già muovendo e che l’azione di tutela annunciata dall’amministrazione comunale è comunque “tardiva e soprattutto non risolve il problema del dissesto economico che s’è venuto a creare”.

Tanto che, come hanno annunciato gli assessori Zanetti e Briccolani, il Comune si trova oggi in grave difficoltà economica perchè i soldi che dovranno eventualmente essere stanziati a copertura delle parcelle – ammesso che sia tutto legittimo – “servivano per coprire i costi delle emergenze ambientali come le nevicate”.

“Su questa vicenda siamo anche dell’idea che non ci troviamo di fronte ad un singolo dirigente eventualmente inadempiente. Esistono responsabilità soggettive, sì, ma riteniamo poco plausibile che nessuno all’interno della ‘macchina’ comunale si sia mai accorto del debito accumulato in anni di parcelle e affidamenti esterni”: insistono Simone Benini e Daniele Vergini.

I due consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, detto questo, tornano a criticare Alessandro La Forgia ricordando il ruolo che assunse nella questione della vicenda della rotazione a capogruppo dentro il M5S: “Negò questa nostra indicazione con una motivazione che noi rigettammo, a nostro parere ingerendo  negli affari interni ad una forza politica, e successivamente si oppose strenuamente (perchè?) alla nostra richiesta di accesso a Iride, il protocollo Informatico comunale che permette di visionare gli atti amministrativi. In lui abbiamo sempre trovato un ostacolo e un freno alla trasparenza con una tenacia per noi sospetta che andava al di là del ruolo. I provvedimenti presi nei suoi confronti in queste ore dal Comune ci sembrano insufficienti e, pur essendogli state sfilate le responsabilità dell’Unità Legale e del ruolo di vicesegretario comunale, a lui sono ancora ricondotte tante, troppe, mansioni dirigenziali chiave, come per esempio: Trasparenza, Risorse Umane, Affari Generali, Partecipazioni, Anagrafe e Stato Civile, Elettorale, Unità Amministrativa – Ambito Posizione Giuridica, l’unità Amministrativa – Ambito Sicurezza e Presenza sul Lavoro e l’Unità Contabile. Troppo potere concentrato su un solo dirigente che rischia, oggi, per le sue confessate (come riporta la stampa) responsabilità di mancata vigilanza, di far commissariare il Comune di Forlì. Ci prenderemo noi la responsabilità in ogni sede di vigilare e intervenire per correggere questa scandalosa anomalia poltico-amministrativa”: conclude la nota dei consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, Simone Benini e Daniele Vergini.

 

Via libera allo smaltimento nella nostra regione dei rifiuti dalla Liguria: disatteso l’indirizzo del consiglio comunale di Forlì aveva impegnato la Giunta a non fare eccezioni in caso di emergenza!

L’assessore regionale all’ambiente Paola Gazzolo ha confermato che i rifiuti provenienti dalla Liguria saranno portati negli impianti di incenerimento dell’Emilia-Romagna, 200 tonnellate al giorno per un termine massimo di 90 giorni. Nella stessa occasione – un vertice a Bologna – la stessa Gazzolo ha dichiarato che tutti i territori provinciali hanno espresso un “orientamento positivo” a questa operazione vista anche “la dimensione limitata dei rifiuti da smaltire, la scadenza certa e la non reiterabilità della richiesta”. I termini completi e l’indicazione degli inceneritori che dovranno farsi carico di smaltire i rifiuti liguri (si parla di Piacenza o Parma) saranno forniti a breve dalla stessa Regione dopo che saranno consultati anche i capigruppo dell’Assemblea legislativa.
“Ci troviamo costretti a ribadire la nostra perplessità sull’intera operazione e vorremmo ricordare agli amministratori regionali del Pd che stanno portando a termine questa operazione che siamo la regione d’Italia dove si respira l’aria peggiore e non possiamo consentire che invece di andare verso una progressiva diminuzione dei rifiuti bruciati e la definitiva chiusura di tutti gli inceneritori si continui ad aumentare la loro capacità o a farli funzionare più del previsto con la scusa di risolvere emergenze ambientali di chi – come in questo caso la Liguria – non ha messo al centro delle proprie politiche il corretto smaltimento dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata ed il riciclo”: affermano in una nota Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del M5S di Forlì che sottolineano l’incongruenza della stessa Regione che appena pochi giorni fa aveva sbandierato il fatto che non avrebbe più ricevuto rifiuti da fuori i propri confini, salvo situazioni eccezionali e limitate nel tempo: “che si sono immediatamente verificate incrementando, in deroga alle autorizzazioni vigenti, la capacità di incenerimento e dunque di inquinamento della nostra aria”.
Riguardo al patto tra Emilia-Romagna e Liguria, perfetta sintonia, dunque, del Movimento 5 stelle di Forlì con i consiglieri regionali del M5S che per voce di Gian Luca Sassi avevano dichiarato: “Dire di sì a questo accordo è semplicemente da irresponsabili. Anche perché non c’è al momento nessuna garanzia che si tratti di bruciare dei rifiuti una tantum. La Liguria non ha un piano efficiente e di certo l’emergenza in cui sono piombati non si esaurirà grazie al nostro soccorso. Senza contare che visto che in Italia le emergenze legate ai rifiuti sono all’ordine del giorno presto ci troveremo ad affrontare dei casi analoghi”.
Infine, nel merito, i consiglieri del Movimento 5 stelle di Forlì si chiedono se sia vero – come sbandierato dall’ufficio stampa della Regione – che tutti gli assessori interessati, compreso dunque Bellini, della Giunta comunale di Forlì, hanno concesso il via libera allo smaltimento nella nostra regione dei rifiuti dalla Liguria: “Si tratterebbe di un suo “tradimento” dell’impegno assunto in consiglio comunale a non accogliere nel nostro territorio rifiuti venuti da fuori. L’ennesima prova – aggiungono i consiglieri comunali del M5S di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini – dell’ambiguità giocata dalla giunta Drei verso i propri elettori, la giunta Regionale e le società che inceneriscono come Hera: a parole combattute e nei fatti sostenute!”. Sempre in tema di rifiuti da segnalare che nella seduta del Consiglio Comunale di martedì è stata approvata, con un emendamento del PD, una mozione del M5S sull’incentivare stoviglie lavabili/compostabili nelle feste cittadine: “Forse hanno capito che bocciare a prescindere mozioni condivisibili e di buon senso, come era accaduto nel caso del nostro testo sui “Rifiuti Zero” non paga… meglio tardi che mai!”: concludono Simone Benini e Daniele Vergini.

 

Resoconto Consiglio Comunale n°28 del 21 luglio 2015

Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

DELIBERA SU PIANO SERVIZI EDUCATIVI 0-6 ANNI
voto M5S in consiglio: astenuto
esito: approvato

MOZIONE M5S SULL’USO DI STOVIGLIE LAVABILI E/O COMPOSTABILI NELLE FESTE CITTADINE [scarica testo]
emendamento PD [scarica testo]
voto finale M5S in consiglio: favorevole
esito: approvato

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

Rifiuti, già emergenza in deroga alle promesse della Regione?! in arrivo 60.000 tonnellate dalla Liguria?!

“Come volevasi dimostrare gli inceneritori dell’Emilia-Romagna accoglieranno i rifiuti da altre regioni d’Italia. La prima che s’è fatta avanti è la Liguria ed i contatti fra i due governatori Giovanni Toti e Stefano Bonaccini sembra che siano già in fase avanzata, tanto che si parla di un accordo che i due presidenti stipuleranno entro 10 giorni per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti venutosi a creare in Liguria.“
“Altro che spegnere i camini Hera ed Iren… qui si continua a farli lavorare a pieno regime! Le nostre riserve erano fondate e così come le nostre considerazioni che nulla in Italia sia più definitivo e incombente delle emergenze che – per incapacità dei governanti – diventano cancrene definitive!”: commentano così i due consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, Simone Benini e Daniele Vergini, la notizia rimbalzata in queste ore nei mass media sul pre-accordo fra Liguria ed Emilia Romagna per smaltire nei termovalorizzatori ‘Hera’ e ‘Iren’ della nostra regione i rifiuti della vicina terra governata da Toti.
Chiediamo agli amministratori locali che confermino o smentiscano le notizie che stanno circolando. Chiediamo che si interpongano con la Regione per far valere i principi di precauzione e di tutela della salute pubblica facendo diminuire e non incrementare le masse di rifiuti avviate ad incenerimento e soprattutto chiediamo che l’inceneritore prescelto per eliminare le 60.000 tonnellate di rifiuti liguri che verrebbero accolti in Emilia-Romagna non sia quello di Forlì”: aggiungono Simone Benini e Daniele Vergini.
“Avevamo visto giusto quando manifestammo perplessità per le dichiarazioni degli assessori regionali del Pd all’indomani dell’accordo con Hera ed Iren. Ci avevano detto che il patto con le multiutility prevedeva di limitare l’utilizzo degli impianti unicamente per assicurare l’autosufficienza regionale, secondo le esigenze dei rispettivi ambiti territoriali di gestione, e nemmeno poche ore dopo ci troviamo già a discutere di accogliere tonnellate di rifiuti provenienti da fuori regione per motivi di emergenza!”.
“Avevamo visto giusto anche quando evidenziammo che nel documento della Regione sulle politiche dei rifiuti non c’era accenno alcuno alla chiusura degli inceneritori ma si enunciavano solo dichiarazioni di principio che, a nostro parere, non avevano e non hanno alcun valore”: aggiungono Benini e Vergini che lanciano un’ultima accusa: “la Regione prima di fare accordi con i gestori avrebbe dovuto consultarsi con i territori, cosa che non è avvenuta. Così come non vi è stata la necessaria trasparenza e comunicazione alla cittadinanza da parte degli enti pubblici coinvolti (Comune e Provincia) dei particolari della richiesta di Hera di implementare il contratto di smaltimento. Di questo passo la società post incenerimento di cui si riempiono la bocca Drei e Bellini altro non sarà che uno slogan ad effetto, ma vuoto di significato”.

PS: abbiamo presentato un question time sull’argomento

 

Accordo fra Regione ed Hera: nessuna reale garanzia ai cittadini, disatteso l’emendamento M5S “nessuna eccezione in caso di emergenze!”

L’utilizzo degli inceneritori dell’Emilia Romagna dovrà essere limitato unicamente al fabbisogno regionale. E’ quanto sancisce un’intesa raggiunta venerdì fra la giunta Regionale e le società di servizi Hera e Iren, che gestiscono gli impianti di smaltimento, in merito a un eventuale flusso di rifiuti provenienti da territori oltre i confini regionali, come è fattibile e previsto con il decreto sblocca Italia. “Questa intesa, purtroppo non ci soddisfa, perchè a ben leggere i punti del protocollo ci si accorge subito che il patto stretto fra la Regione e le multiutility prevede sì di limitare l’utilizzo degli impianti in un’ottica di autosufficienza regionale, ma questo non significa che l’immondizia non si potrà più importare da fuori. Anzi è previsto in caso di cosiddette “emergenze temporanee” i rifiuti urbani provenienti da tutta Italia e magari dalle regioni dove il problema dello smaltimento esiste tuttora (come in Sicilia e Campania) potranno essere inceneriti, a Forlì, come a Parma, in un’ottica di solidarietà fra territori. E’ scritto proprio così. E allora diciamo che in Italia ed anche in Emilia-Romagna, nulla è più definitivo delle emergenze, nulla è più prevedibile e scontato della solidarietà che entra in gioco quando chi amministra non è in grado di risolvere i problemi. Oltretutto, quando nel Consiglio del 14 aprile fu votato l’ordine del giorno proposto dal Pd per dichiarare l’indisponibilità ai rifiuti da fuori provincia, proprio un nostro emendamento aveva fatto togliere la clausola delle “emergenze”, emendamento accolto ma a quanto pare ignorato e disatteso… Come dicemmo allora ribadiamo: il concetto di solidarietà del Pd non ci trova concordi, la salute dei cittadini emiliano-romagnoli non può essere barattata con l’incapacità amministrativa di chi guida le altre regioni!”, questo il commento dei consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, Simone Benini e Daniele Vergini. Il problema evocato dagli esponenti pentastellati è che Hera ed Iren hanno già avanzato richiesta di adeguamento allo Sblocca Italia per aumentare la portata dei rispettivi forni di incenerimento dell’impianto di Coriano a Forlì e di Ugozzolo .
“Nessuna garanzia viene offerta ai cittadini forlivesi che sia garantito un autentico stop all’attività degli inceneritori e, slogan a parte, sbandierati in pompa magna da esponenti del Pd locale e regionale, nemmeno nella nuova legge regionale sul settore che il governatore Bonaccini ha presentato nei giorni scorsi e che dovrebbe essere approvata entro fine anno si parla di effettiva chiusura degli impianti di smaltimento. Ma si parla genericamente di probabile dismissione degli inceneritori più vecchi, come forse Ravenna, e certamente non ci si riferisce alla struttura più nuova di Forlì. E’ un compromesso che non possiamo accogliere favorevolmente perchè intanto l’impianto Hera di Forlì, città che ha due inceneritori, non brucerà più solo rifiuti locali, ma dovrà accogliere camion carichi di spazzatura da tutte le nove province dell’Emilia-Romagna e poi dalle altre regioni d’Italia che non hanno saputo risolvere il problema dello smaltimento”: concludono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, Simone Benini e Daniele Vergini.

 

Rinnovata la fiducia del Movimento 5 stelle di Forli ai due consiglieri comunali Simone Benini e Daniele Vergini

I simpatizzanti e gli attivisti hanno approvato all’unanimità l’attività svolta dai consiglieri nel secondo semestre dall’inizio del mandato ad oggi secondo una “pratica democratica” che assegna agli elettori la possibilità di valutare direttamente se i loro “portavoce” in Comune si sono attenuti ai doveri etico/politici, al programma elettorale e alle logiche dell’attuazione della democrazia partecipata all’interno del gruppo e nei confronti del Meetup “Forlì per le 5 Stelle”. Una modalità che marca la differenza sostanziale del M5S rispetto ai partiti ed ai politici “tradizionali” che una volta eletti non rispondono più ad alcun obbligo o alcuna verifica esterna.

Daniele Vergini e Simone Benini, dopo aver vestito i panni dei camerieri – per sottolineare anche materialmente lo spirito di servizio verso la comunità che li ha eletti – nella cena di autofinanziamento con cui si è aperta giovedì sera l’assemblea, hanno elencato le attività svolte in Consiglio Comunale nei 6 mesi precedenti, come interrogazioni, mozioni, ordini del giorno e accessi agli atti sulle tematiche più scottanti. Un lungo elenco che comprende: la lotta all’inceneritore e la mozione rifiuti zero, lo stop agli Ogm, la bocciatura della super addizionale Irpef che stava per essere varata dalla giunta Drei, le proposte su acqua pubblica, la trasparenza negli appalti pubblici, a partire dal caso di uno degli arrestati nell’inchiesta sulle presunte mazzette della Cooperativa Cpl Concordia girate per la metanizzazione dell’isola di Ischia che è risultato essere anche il rappresentante in una società che sta gestendo l’appalto dei servizi cimiteriali per conto del Comune di Forlì, la proposta di creazione del registro bigenitorialità, la mozione presentata contro il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il “Trattato Trans­Atlantico sul commercio e gli investimenti” che lede il principio costituzionale della sovranità delle autonomie locali, fino all’ultima battaglia contro Livia Tellus Romagna: un “mostro finanziario” che toglierà i servizi dal controllo dei cittadini.

L’elenco potrebbe anche continuare…. così come continua, dunque, dopo la prima semestrale di gennaio scorso, la rendicontazione dell’attività svolta in Municipio dai due consiglieri del Movimento 5 stelle senza dimenticare anche la prima scelta etica che hanno adottato di rinunciare ai vari benefit concessi ai consiglieri ed ai fondi pubblici erogati ai gruppi consiliari.

 

Livia Tellus Romagna: un “mostro finanziario” per togliere i servizi dal controllo dei cittadini

Il Movimento 5 stelle di Forlì boccia Livia Tellus Romagna, la holding di tutte le partecipazioni societarie dei 15 Comuni dell’Unione forlivese, nell’atto di creazione presentato martedì pomeriggio in consiglio comunale dopo l’informativa del primo luglio in commissione. I pentastellati non condividono l’ approccio “finanziaro e centralistico” alla gestione della cosa pubblica, che dovrebbe garantire invece beni e servizi per le comunità, nessuna esclusa, anche quelle periferiche. “Il fatto che questa società che andate a creare, operi per tutti i comuni, ci mette a disagio, perché già non la vogliamo per il Comune di Forlì, figuriamoci allargarla, e quindi perderne totalmente il controllo, agli altri Comuni limitrofi, che saranno inevitabilmente soggiogati a questa entità, più che un colosso … un “mostro” che vorreste far nascere con la pretesa di far parlare gli altri Comuni con “una sola voce”, mentre è storia di tutti i giorni la divergenza di vedute sulle varie politiche di governance e l’annosa guerra dei campanili”: spiega il consigliere comunale del Movimento 5 stelle Simone Benini che puntualizza anche la posizione del gruppo sul progetto della società in house per la gestione dei rifiuti. “La società in house si poteva creare anche senza gestirla tramite una holding, esistono i consorzi intercomunali, per esempio. Se a questo progetto si fosse giunti attraverso un percorso condiviso, si sarebbe dovuto chiedere un parere alla cittadinanza, comune per comune, così da rendere la scelta della giunta Drei veramente democratica. Perché di democratico in questa avventura finanziaria, in realtà, non vi è nulla, se non una parte del nome del partito che l’ha proposta e portata avanti in tutte le amministrazioni locali: il Pd. Mentre gli stessi amministratori che l’hanno presentata hanno dimostrato una risibile confusione di idee, perché non è corretto sostenere che la società in house si possa costituire soltanto all’interno di una holding, esistono altre forme, più leggere e controllabili dal punto di vista della trasparenza politica e finanziaria. Trasparenza che si cercherà di ottenere comunque, attraverso la legge 190/2012 ed il Piano Nazionale Anticorruzione, che ci ricordano come “le holding comunali e le società partecipate dalle stesse siano ricomprese nella categoria degli enti di diritto privato di controllo pubblico, a condizione che esercitino attività di gestione di servizi pubblici ovvero siano sottoposte a controllo da parte di diverse amministrazioni pubbliche.”. “Davvero gli altri 14 comuni, aderendo alla nuova società LTH, rinunciando al 3,5% dei dividendi azionari (noi a Forlì lo facciamo già da 4 anni, da quando c’è LTG), pensano di aver fatto un buon uso della “cosa pubblica”? Come la pensano i loro cittadini? Ma soprattutto, i loro cittadini, sono stati informati?”: chiede ancora Simone Benini. “Un po come la storia delle Unioni e la mancata realizzazione delle Fusioni”, spiega Simone Benini. “Questo succede perché al governo dei Comuni, le scelte strategiche vengono varate dal Pd, che ovunque suggerisce la strada delle Unioni, altrimenti, noi 5 Stelle, avremmo percorso la strada delle Fusioni che rimane l’unica forma di alleggerimento della pubblica amministrazione senza variare, anzi, migliorando (avendo a disposizione più risorse grazie agli incentivi e alle deroghe al patto di stabilità), i servizi ai cittadini e garantendo una maggiore rappresentatività politica e una maggiore aderenza alle istanze locali, avendo quindi chi amministra la possibilità di risolvere i problemi e in una parola garantire il buon governo”: conclude il consigliere del Movimento 5 stelle Simone Benini.