Nel consiglio comunale dell’11 aprile scorso è stata approvata una mozione dei consiglieri 5 Stelle Simone Benini e Daniele Vergini che aveva per oggetto l’istituzione nell’ambito dello statuto e del regolamento Comunale del consigliere aggiunto universitario.
“Si tratta di un passo avanti nel riconoscimento del diritto di partecipazione attiva al futuro della città di una parte consistente di persone che vivono e fruiscono delle strutture universitarie e cittadine di Forlì pur provenendo da città anche molto lontane”, dichiarano entusiasti i consiglieri Benini e Vergini, “Stiamo parlando di una realtà che vede nel polo di Forlì e Cesena circa 10mila studenti, più’ un migliaio di professori, ricercatori, borsisti e personale amministrativo”
“Forlì è una città universitaria ed anche le istituzioni di controllo e di governo devono poter accogliere una figura proveniente da quello che non è un ‘mondo parallelo’ e disconnesso, ma che vive e produce valore per la città. L’idea, tra l’altro già sperimentata in altre città che ospitano poli universitari, affonda le radici in una semplice considerazione: gli studenti sono una risorsa culturale ed economica per la città, sono portatori di giovinezza, di vitalità, di idee, di scambio culturale, di crescita anche economica per tutta la cittadinanza, ci è quindi sembrato naturale ed opportuno proporre l’introduzione in consiglio comunale di una figura che sarà scelta democraticamente tra i giovani universitari”
“Siamo soddisfatti di aver visto il voto consiliare una volta tanto unanime su una nostra proposta, abbiamo accolto favorevolmente anche un emendamento della maggioranza che prevede che il nuovo consigliere aggiunto sia lo stesso presidente della già prevista Consulta degli universitari (che è però un organo privato di supporto alla sola Giunta), in modo da avere un unico interlocutore eletto dagli studenti stessi. Ovviamente il giovane consigliere non avrà diritto di voto, ma potrà parlare liberamente durante le sedute consiliari, dare spunti e fungere da cerniera tra il mondo giovanile universitario e le istituzioni democraticamente elette”, concludono i Consiglieri Comunali del MoVimento 5 Stelle Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.
E’ stata approvata mercoledì scorso in consiglio comunale la nascita della NewCo per la gestione del servizio di raccolta rifiuti per 13 comuni del comprensorio forlivese. Una separazione della gestione del sistema di raccolta da quello dello smaltimento dei rifiuti, da tempo richiesta, fin dal lontano 2003, da associazioni ambientaliste e cittadini forlivesi, veri e lungimiranti ispiratori del progetto, purtroppo spesso poco ascoltati.
“Il nostro voto in consiglio è stato favorevole per coerenza con il nostro programma elettorale”, dichiarano Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì, “ma non è stato un voto a cuor leggero, considerati i numerosi interrogativi e dubbi che rimangono tuttora irrisolti: in primis sull’aleatorietà del piano economico-finanziario che di fatto lascia carta bianca alla holding finanziaria Livia Tellus Romagna (guidata da Gianfranco Marzocchi, uomo di fiducia del sindaco Drei) su come procedere nella costituzione e gestione della Società, piano criticato, lo ricordiamo, anche dai Revisori dei Conti del Comune che avevano dato un parere con riserva”
“Nel corso della discussione abbiamo presentato tre emendamenti, il primo per venire incontro alla richieste dei revisori e vincolare la costituzione della società alla realizzazione di un piano economico dettagliato da porre nuovamente al vaglio di revisori e consiglio comunale; il secondo per mettere nero su bianco la massima estensione territoriale ai comuni della provincia della nascente società, evitando la possibile futura trasformazione della NewCo in una “nuova HERA”; il terzo per inserire nello statuto l’obiettivo “rifiuti zero”, specificando che mai e poi mai si sarebbe fatto ricorso allo smaltimento in inceneritori, anche di altre città, regioni o stati”, sottolineano i consiglieri comunali Benini e Vergini, “Ma, come ampiamente prevedibile, nessuno dei nostri emendamenti è stato accolto, con le solite scusanti addotte dal Pd per mistificare le nostre reali intenzioni, che erano unicamente quelle di mettere dei paletti affinché la “in house” fosse degna delle lotte che associazioni e cittadini hanno condotto da più di un decennio in questo territorio martoriato dall’inquinamento”, ribadiscono Benini e Vergini.
“Siamo ansiosi di vedere i primi passi di questa nuova società, la prima prova sarà quella della nomina del CdA che speriamo vivamente sarà formato da esperti tecnici, mentre dovrà subito suonare un campanello di allarme se invece si dovesse trattare dei soliti “politici riciclati”. L’unica certezza per i cittadini sarà che il M5S non mancherà di passare ai raggi X l’operato della NewCo, si tratta di un progetto troppo importante perchè sia lasciata carta bianca al Pd!”, concludono i pentastellati.
NOTA: la delibera sulla nuova società in house è passata all’unanimità ma si segnala che i seguenti consiglieri erano assenti al momento del voto in consiglio:
Fabrizio Ragni (Forza Italia)
Lauro Biondi (Forza Italia)
Marco Catalano (Forza Italia)
Beatrice Bertaccini (Forza Italia)
Davide Minutillo (Fratelli d’Italia)
Daniele Mezzacapo (Lega Nord)
Daniele Avolio (Gruppo Misto – Centro Destra)
Luigi Sansavini (PD)
Andrea Laghi (PD) (assente per motivi di salute)
Lodovico Zanetti (MDP) (assente per un lutto)
Le difficoltà politico-organizzative dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese hanno spinto le principali sigle sindacali ad indire un’assemblea ed un presidio in piazza Saffi nella giornata del 19 aprile 2017, dove hanno sottolineato come “le parole spese da sindaci” che hanno spinto per la costituzione dell’Unione – una delle più grandi d’Italia – siano rimaste ad oggi “mere promesse da marinaio” e chiedono in tempi brevi (entro il mese di maggio) risposte concrete o metteranno in atto azioni di protesta anche clamorose, anche in concomitanza di importanti eventi pubblici come il Giro d’Italia.
I Consiglieri Comunali del MoVimento 5 Stelle Forlì Daniele Vergini e Simone Benini hanno presentato un’interrogazione in consiglio comunale chiedendo al sindaco Davide Drei di conoscere dalla sua viva voce le motivazioni che hanno portato, dopo tre anni di vita dalla nascita dell’Unione, ad un innegabile fallimento politico/amministrativo.
“Condividiamo le problematiche evidenziate dai sindacati – spiegano in una nota Daniele Vergini e Simone Benini – nel caso dell’Unione sono state usate dai sindacati parole molto efficaci per descrivere la grave situazione che si è venuta a creare: “immobilismo politico”, e ulteriori problemi arrecati ai singoli Comuni, che avevano scelto invece la strada dell’Unione con la promessa di semplificare le procedure. Basta parlare con qualsiasi dipendente per capire che tutti servizi passati sotto l’Unione hanno subito dei peggioramenti e i problemi si sono moltiplicati fino ad arrivare all’immobilismo politico/amministrativo”.
Il MoVimento 5 Stelle Forlì elenca alcuni casi: “a Forlìmpopoli non vengono più concesse le occupazioni di suolo pubblico perchè l’ufficio dell’Unione che se ne dovrebbe occupare non risponde, manca una programmazione della spesa del personale che preveda la copertura dei troppi posti vacanti oggi presenti, ed in particolare nel caso della gestione del personale della Polizia Municipale si raggiunge l’apice dell’impossibilità di garantire un servizio per tutto il territorio 24 ore su 24”.
“Questa più che la ‘rivol-unione’ promessa in campagna elettorale dal sindaco Drei, sembra solo un gran pasticcio. Un Ente voluto con insistenza dal Pd che però ha dimostrato in più occasione di non essere in grado di amministrarlo. Vedasi il caso dell’ex segretaria dell’Unione, Anna Maria Galassi, nominata dal sindaco Drei che ricopriva il suo incarico senza averne i titoli, costretta poi alle dimissioni a seguito dei nostri esposti. E la sua erede la Dott.ssa Pamela Costantini che l’ha sostituita non è rimasta in sella più a lungo: solo pochi mesi, Infatti da quello che abbiamo appreso l’Unione è attualmente di nuovo senza segretario e direttore dal 1° aprile”: si legge nella nota del M5S di Forlì.
Daniele Vergini e Simone Benini accusano direttamente il Pd: “Non riuscite nemmeno a trovare qualcuno che metta mano in questo pasticcio che avete creato. Noi dal canto nostro anticipiamo che nel nostro futuro programma elettorale metteremo seriamente in discussione l’opportunità che il Comune di Forlì resti dentro un’Unione così mal gestita; speriamo che si vada presto al voto perché è necessario che qualcun altro si faccia carico al più presto di risolvere i problemi che il Pd ha creato”.
Ben 13mila 500 euro per il servizio di cattura dei conigli presenti all’interno del Parco Urbano “F. Agosto”, l’allestimento di una zona di controllo sanitario effettuato dal Servizio Veterinario dell’Ausl e la soppressione dei soggetti malati con eutanasia (tramite gas), la distruzione degli animali morti e il successivo smaltimento delle carcasse. Queste le cifre e i dettagli della mattanza che andrà in scena nel “polmone verde” di Forlì. I conigli sono malati e verranno sterminati.
A darne notizia è il Movimento 5 stelle, che è andato a spulciare delibere e determine comunali.
“Dopo le nutrie da abbattere adesso anche i conigli. Segno che il benessere animale non è fra le priorità di questa giunta comunale, del tutto insensibile agli appelli che già in rete circolano per evitare questa “strage””: commentano Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S.
Già nel 2012 ci fu una “mattanza” di conigli sempre a causa di un’epidemia di mixomatosi, già allora era stata allestita la “quarantena” e molte decine di conigli furono uccisi, ora il copione sembra ripetersi.
“La comparsa dei cartelli che informa su questa procedura ci è stata segnalata da un cittadino e a seguito di verifiche abbiamo rinvenuto una nuova determina che impegna la relativa spesa per l’allestimento di una nuova “zona quarantena”, “l’abbattimento dei conigli infetti” e il “conseguente smaltimento delle carcasse”. Fra le motivazioni addotte dall’amministrazione comunale per il provvedimento : il “numero elevato di conigli” circa un migliaio, che starebbe “producendo danni alla vegetazione arbustiva ed arborea, al suolo con la formazione di estese gallerie, possibile rischio epidemico per gli animali”: spiegano Vergini e Benini.
Il M5S ritiene la presenza dei conigli nel Parco urbano comunale sicuramente piacevole, ma non “obbligatoria”…
“Nel senso che se devono ammalarsi ed essere abbattuti regolarmente ogni 4-5 anni allora la cosa non può funzionare. Diciamo ‘stop’ a queste crudeltà inutili! Basta con questi stermini e se si ritiene il numero di conigli incontrollato e incontrollabile allora si faccia di tutto per catturarli e trasferirli in altra area più consona”: aggiungono i due consiglieri comunali del M5S di Forlì.
“Sempre in tema di benessere animale non possiamo esimerci dal ricordare che il gruppo comunale del Pd non ci permette di discutere la nostra mozione per garantire l’ingresso dei cani nel Parco: la maggioranza fa sempre mancare il numero legale quando ci si avvicina all’ora di cena, non permettendo che si discutano gli ultimi argomenti all’ordine del giorno. Una cosa vergognosa, un comportamento scorretto, che è diventato purtroppo una prassi consolidata con le nostre mozioni che hanno atteso in alcune occasioni anche un anno prima di essere di discusse. Chiediamo di prendere in maggior considerazione l’espressione di una volontà condivisa non soltanto da noi ma soprattutto da una larga fetta della popolazione tiene a cuore il benessere animale”: concludono Vergini e Benini.
AGGIORNAMENTO DEL 10/4/2017:
Il M5S di Forlì torna sul tema della “mattanza” dei conigli al parco urbano con una interrogazione nel consiglio comunale di martedì 11 aprile. “Nel frattempo apprendiamo – dichiara il consigliere Daniele Vergini – che è in atto nella giornata di oggi 10 aprile un “blitz” che probabilmente prevederà l’uccisione di numerosi esemplari, sono stati apposti nuovi cartelli all’ingresso del parco citando una delibera di giunta pubblicata sull’albo pretorio solo questa mattina che stanzia altri 5.500 a favore dell’associazione “A.T.C. AMBITO TERRITORIALE DI CACCIA FO1” per la cattura dei conigli. Inoltre segnaliamo che alcuni assitenti civici stanno impedendo l’ingresso dei cittadini nel parco, la motivazione che viene riferita è lo sfalcio di erba ma in realtà sembra proprio che sia la “mattanza” di conigli che non si vuole venga vista… Domani chiederemo al sindaco se tutto questo derivi realmente da una epidemia di mixomatosi oppure questo sia solo il pretesto per risolvere nel modo più semplice la sovrappopolazione dei conigli, che il comune avrebbe dovuto gestire più seriamente con un apposito programma di sterilizzazione invece che procedere con una crudele eliminazione a ogni 4-5 anni degli animali in eccesso.”
“Ai forlivesi ricordiamo un fatto: è stato concesso il via libera del Pd in consiglio comunale ad un aumento ingiustificato della Tari, con un aggravio medio del 3,3% pari a 714 mila euro. Giunta e assessore hanno promesso che presenteranno ricorso al Tar. Ma intanto c’è il via libera al salasso agli aumenti ingiustificati imposti da Atersir che a sua volta è passacarte del gestore: Hera. Ravvisiamo una tardiva indignazione del Pd e rimaniamo stupefatti dall’ipocrisia di chi, per anni, ha votato sempre “si” agli aumenti a “occhi chiusi” e ora invece si “straccia le vesti” annunciando che si troverà il modo di stoppare i rincari. Abbiamo denunciato questo ‘meccanismo perverso’ fin dal nostro ingresso in consiglio, ma solo ora il Pd sembra aver accolto le nostre perplessità, un ritardo ingiustificabile”: così Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del M5S di Forlì dopo l’ultima delibera in consiglio.
“Resta però difficile spiegare ai cittadini il motivo per cui la maggioranza abbia approvato comunque gli aumenti con la promesse di ricorrere al TAR successivamente. La delibera approvata dal Comune presentava a nostro parere vari profili di illegittimità (come confermato anche da una sentenza del TAR Lazio) e non era quindi votabile. Doveva essere ritirata e non approvata per dare un segnale più forte, come è stato fatto da vari comuni, ad esempio Savignano nella nostra provincia, ma anche da capoluoghi di provincia come Ferrara, il tutto senza nascondersi dietro a ipotetici “squilibri di bilancio” come è successo invece Forlì”: aggiungono in una nota i due pentastellati.
“Ma questo atto – spiegano Vergini e Benini – è stato bocciato dalla maggioranza del Pd; per chiedere di ritirare la delibera contenente gli aumenti Tari avevamo esplicitato due precise motivazioni: quella principale era la mancanza della documentazione propedeutica relativa al Pef (il Piano economico finanziario), funzionale all’ente locale per la determinazione della tariffa Tari, che doveva essere fornita da Atersir. E approvare questa delibera “alla cieca” ha probabilmente addossato tutte le eventuali responsabilità di terzi sui Consiglieri Comunali votanti, oltre ad esplicitare il loro ruolo di “passacarte” di Atersir, che a sua volta, invece di esercitare il suo ruolo di garante dei comuni, dimostra di essere passacarte del gestore privato”.
“In secondo luogo tutto l’iter di convocazione del consiglio comunale e della commissione consiliare dedicata alla Tari è avvenuto a nostro parere troppo velocemente e al di fuori dei termini regolamentari, adducendo una “urgenza” non giustificata in quanto il termine ultimo del 31 marzo per l’approvazione delle tariffe era noto da mesi. Perché la giunta non s’è attivata prima se davvero voleva contrastare gli aumenti?”: aggiungo i due esponenti del M5S.
“Questi avvenimenti purtroppo confermano il modus operandi di questa giunta comunale e della maggioranza Pd che sfocia come sempre in una gestione superficiale e poco oculata della cosa pubblica, che infine si riflette sulle tasche dei cittadini, cosa che denunciamo ormai da anni e che non mancheremo di segnalare nuovamente al Prefetto di Forlì”: concludono i consiglieri comunali del M5S di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.
Si è tenuta questa mattina, alle ore 10:30, una visita ispettiva al carcere di Forlì della portavoce alla Camera dei Deputati Giulia Sarti e del portavoce in Consiglio Regionale Andrea Bertani, attesi all’uscita dai portavoce Comunali di Forlì Benini e Vergini.
“Abbiamo chiesto ai nostri portavoce in Parlamento una visita ispettiva, come prerogativa dei parlamentari, poiché ci sono stati segnalati numerosi problemi che purtroppo affliggono il nostro carcere, in aggiunta alle già note vicende che hanno coinvolto la struttura negli ultimi mesi: un agente di polizia penitenziaria – in servizio presso il carcere – arrestato per detenzione di cocaina ai fini di spaccio, e la denuncia per truffa ai danni dello Stato per timbrature fasulle a due medici “furbetti del cartellino” in servizio presso l’infermeria”, raccontano Benini e Vergini.
“Oltre a tutto questo erano emerse altre segnalazioni, sia strutturali che organizzative: mancanza di acqua calda, cibo scadente e non idoneo ai fabbisogni dei carcerati (non è previsto cibo diversificato per chi soffre di intolleranze o di patologie più o meno gravi), situazioni di disagio per i visitatori, soprattutto nei periodi invernali, nonché l’ormai annoso problema dei “sovraffollamenti”.”, sintetizzano Benini e Vergini.
“D’inverno la sala d’attesa è lasciata senza riscaldamento e talmente fredda che si fatica ad aspettare il turno per entrare a visitare il detenuto, oltretutto, dopo le perquisizioni, ci si deve togliere l’abbigliamento pesante e quindi il freddo è ancora più pungente. I servizi igienici sono fatiscenti, non c’è una palestra, i detenuti non sanno come passare il tempo, c’è umidità nella struttura, poca acqua calda e non sufficiente per tutti. Oltre a tutto questo, con la motivazione del poco personale a disposizione, verrebbero anche costantemente rinviate le richieste di permesso e gli altri benefici penitenziari, con istanze in attesa anche oltre un anno perché non vengono fissate le camere di consiglio che dovrebbero decidere se i detenuti possano lavorare fuori dal carcere e quindi incominciare un percorso riabilitativo”, raccontano Benini e Vergini, riportando alcuni spezzoni delle segnalazioni ricevute.
“Dalla visita ispettiva è emerso che la struttura ha effettivamente problemi di manutenzione e infiltrazioni. Alcuni dei lavori di ristrutturazione erano sospesi per via del promesso e mancato trasferimento al nuovo carcere o per mancanza di fondi. Ad esempio la palestra, tuttora inagibile, sarà presto rimessa in funzione dopo i lavori effettuati dagli stessi detenuti.
Sono disponibili vari laboratori di lavoro interni con spazi adeguati ma purtroppo riservati a pochi soggetti.
Non abbiamo rilevato problemi di sovraffollamento, tuttavia qui c’è l’unica sezione femminile della Romagna, attualmente 21 detenute su un totale di 122, ed ogni nuovo ingresso può creare difficoltà di spazi adeguati. A dicembre è cambiato il magistrato di sorveglianza e si spera che le istanze dei detenuti vengano evase con maggiore celerità. Presenteremo interrogazioni in Parlamento e in Regione per evidenziare quanto emerso e sollecitare questo inaccettabile ritardo sui lavori del nuovo carcere” dichiarano Sarti e Bertani.
“La situazione è paradossale e la Politica, quella con la P maiuscola, dovrebbe prendere decisioni importanti: la Rocca di Ravaldino, conosciuta come la “Rocca di Caterina Sforza”, la “leonessa di Romagna”, potrebbe diventare un punto attrattivo storico/culturale della città, ma necessita di ristrutturazioni, di cure e di rivitalizzazione. Purtroppo, come sappiamo, ciò potrà avvenire solo a seguito della costruzione del nuovo carcere, il cui cantiere invece è ormai fermo da tempo nonostante le rassicurazioni di vari parlamentari locali del Pd. Per questo, chiediamo attraverso i nostri Portavoce in Parlamento, di sollecitare il Ministero ad attivarsi per velocizzare al massimo la realizzazione del nuovo carcere, e per avere date certe, il trasferimento dei detenuti nella nuova struttura sarebbe anche una soluzione a gran parte dei problemi riscontrati e darebbe loro maggiori possibilità di riabilitazione sociale”, concludono i Portavoce Comunali di Forlì Benini e Vergini.
Il M5S di Forlì torna a puntare i riflettori sul pericolo amianto, sul quale, secondo i “pentastellati”, l’amministrazione comunale non pone sufficiente attenzione. Alcuni esempi?
“Stiamo ancora aspettando una soluzione ad un problema da noi segnalato più di un anno fa relativo ai capannoni con amianto in pessimo stato di conservazione in via dei Molini, in una zona densamente abitata del quartiere Romiti, e vicino ad un parco giochi per bambini, dopo più di un anno non si è ancora arrivati ad una soluzione”: spiegano i consiglieri comunali del M5S Daniele Vergini e Simone Benini, che pongono anche alcune domande.
“Perché il sindaco Drei non ha ancora emesso un’ordinanza per obbligare la rimozione? Forse perchè gli stabili sono di proprietà della moglie di Paolo Talamonti: ex assessore comunale di centrosinistra ed ex presidente locale di Hera?”: si chiedono gli stessi Vergini e Benini.
“Inoltre, un’altra incredibile vicenda di cui siamo venuti recentemente a conoscenza è che la Giunta ha dato in concessione al Liceo Classico per l’anno scolastico 2016/2017 l’uso della “Sala Icaro”, sala che però contiene una “pavimentazione con colla contenente amianto classificata nella categoria “Materiali danneggiati” ai sensi del D.M. 06/09/1994, per i quali è consigliata la rimozione”: svelano i due consiglieri del M5S che si richiamano alla prescrizione della Provincia di Forlì-Cesena, che vista la “gravissima situazione finanziaria”, non può prendere in gestione l’immobile in quanto ”non si possono garantire i necessari interventi di manutenzione e rimozione dei materiali contenenti amianto, funzionali ed essenziali a garantire la salute e sicurezza degli utilizzatori”.
“Il Comune non si preoccupa quindi di bonificare la pavimentazione ma mette unicamente per iscritto che il concessionario deve “fornire una corretta informazione agli occupanti l’edificio sulla presenza di amianto nello stabile, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare”. A nostro parere questa è solo l’ennesima leggerezza del sindaco Drei e della sua Giunta, che non esiteremo a segnalare alle autorità competenti! Ci chiediamo se gli studenti siano veramente informati della presenza di amianto nella sala Icaro e soprattutto non comprendiamo per quale motivo non sia mai stata bonificata visto che è di proprietà del Comune”: aggiungono Benini e Vergini.
Secondo il M5S la questione amianto va affrontata più seriamente e con maggiore impegno.
“E poiché siamo soliti non limitarci alla sola protesta ma anche proporre soluzioni abbiamo presentato una mozione in consiglio comunale – annunciano i due pentastellati – per chiedere azioni concrete contro la piaga dell’amianto che devono partire da una seria mappatura delle coperture in materiali contenenti amianto su tutto il territorio comunale, come consigliato anche dalle linee guida regionali al fine di eliminare eventuali condizioni di rischio per la salute pubblica, tale mappatura può essere realizzata intelligentemente e a basso costo con mezzi tecnologici come i “droni”; esistono infatti aziende, anche italiane, che hanno le conoscenze specifiche per realizzare censimenti di questo tipo”.
Secondo il M5S una volta mappato il territorio sarà possibile procedere alla rimozione anche mediante risorse economiche messe a disposizione dai Fondi Strutturali e d’Investimento Europei che possono essere espressamente destinati anche a rimozioni di amianto da edifici privati.
“La nostra mozione chiede inoltre anche di utilizzare maggiormente lo strumento dell’ordinanza sindacale contingibile ed urgente, per sollecitare i privati alla rimozione nei casi più gravi, come ad esempio ai Romiti, in cui si ravvisi un concreto pericolo per l’incolumità pubblica. Chiediamo infine di promuovere presso la cittadinanza un’adeguata e corretta informazione sui pericoli e rischi per la salute connessi all’amianto. Le soluzioni per affrontare la piaga dell’amianto esistono e anche le risorse economiche, quello che manca purtroppo a Forlì è probabilmente la volontà e la capacità politica di farlo”: concludono i consiglieri comunali del M5S Daniele Vergini e Simone Benini.
Video dell’interrogazione dell’anno scorso sull’amianto in via del Molini ai Romiti:
Il benessere animale è completamente sconosciuto alla giunta comunale del sindaco Drei. E l’assessore Sara Samorì che si dovrebbe occupare di questa importante tematica – quasi il 50% degli italiani ha un animale domestico in famiglia – è del tutto inerte, non ha mai promosso una sola azione degna di nota a tutela di cani, gatti, o altri animali.
A muovere la critica è il M5S di Forlì che avanza un problema molto sentito da centinaia di cittadini forlivesi: poter accedere al parco urbano Franco Agosto con il proprio cane.
I consiglieri comunali “pentastellati” Daniele Vergini e Simone Benini hanno presentato un’apposita mozione che impegni la Giunta a realizzare un “progetto pilota” della durata di un anno che preveda di “rimuovere tutti i divieti indiscriminati di accesso al verde pubblico per cani regolarmente condotti”, non solo nel Parco urbano ma in tutte le altre aree verdi della città, con la premessa che è necessario realizzare un “Regolamento di Tutela della Fauna Urbana e benessere animale”.
“Forlì come sempre – ricordano Vergini e Benini – è più arretrata rispetto alle città limitrofe, come ad esempio il Comune di Bologna, che adotta già dal 2009 un apposito Regolamento all’interno del quale vi sono tutte le indicazioni ed i divieti necessari per la gestione degli animali compresa la corretta conduzione nonché particolari disposizioni per le aree di sgambatura. Tutte le aree verdi del Comune di Bologna, sono di norma percorribili con cani condotti al guinzaglio, escluse le aree adibite al gioco dei bambini”.
E’ necessario – insiste il M5S – mettere mano alla materia per evitare il ripetersi di situazioni incresciose: come quella delle tante persone venute da fuori Forlì con il loro animale domestico per assistere alla Festa delle mongolfiere al Parco Urbano e vistesi respingere per il divieto che ancora incombe nella principale area verde della città, situazione che sicuramente si ripresenterà in occasione della nuova edizione della kermesse prevista in aprile.
L’Anci già nel giugno 2013, ha redatto un modello di regolamento-tipo per la tutela degli animali e la loro convivenza con i cittadini e ha sottoscritto con la Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, un accordo quadro con l’impegno alla massima promozione del regolamento per la sua adozione da parte dei sindaci italiani.
“Drei dovrebbe soltanto recepire queste linee guida dell’Associazione nazionale dei Comuni”, spiegano in una nota i consiglieri comunali del M5S, “Siamo anche consapevoli che un’apertura indiscriminata agli animali sarebbe incontrollabile, per questo la nostra mozione chiede anche di garantire una adeguata azione sanzionatoria nei confronti dei cittadini che non rispetteranno il Regolamento, valutando la stipula, se necessario, di convenzioni con associazioni di Guardie Ecologiche Volontarie o simili. Si potranno inoltre prevedere divieti sporadici a particolari aree come ad esempio le aree giochi per i bambini, che dovranno comunque costituire l’eccezione”.
Il sindaco di Forlì Davide Drei ha mentito all’intero consiglio comunale in merito alla bocciatura da parte della Corte dei Conti del Piano di razionalizzazione delle società pubbliche partecipate. A lanciare l’accusa è il MoVimento 5 stelle di Forlì.
“Durante l’approvazione del bilancio di previsione avevamo criticato il sindaco per aver tenuto nascosto ai consiglieri un documento della Corte dei Conti che bocciava il piano di razionalizzazione delle società partecipate del Comune di Forlì. Drei nei giorni successivi ci accusò di aver “diffuso informazioni parziali e non veritiere”. Ebbene, oggi possiamo esibire le prove che il sindaco ha mentito a noi, al consiglio e quindi all’intera città!”: affermano in una nota i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Daniele Vergini e Simone Benini
“Da quanto risulta sul protocollo informatico il documento, indirizzato al Sindaco Drei ed al Presidente del Consiglio Comunale Paolo Ragazzini, era stato ricevuto il 31 gennaio – circa 2 settimane prima dell’approvazione del bilancio – eppure nessuno dei due si era minimamente degnato di comunicarlo ai Consiglieri. Il sindaco addirittura era arrivato a dire nella seduta del consiglio del 14 febbraio che “il documento non gli era ancora stato comunicato”. Ma sul sistema informatico del Comune risulta esattamente l’opposto, compresa la presa visione da parte dello stesso sindaco in data 1° febbraio!”: sottolineano i consiglieri pentastellati.
“E se il sindaco ha mentito su questo documento chissà in quanti altri casi politico-amministrativi può essere successo. Dunque, logica vorrebbe che sindaco e presidente del consiglio dopo essere stati “smascherati” così platealmente facessero un passo indietro… ma siamo purtroppo perfettamente consapevoli di come l’attaccamento alla poltrona prevarrà anche questa volta”: ironizzano Vergini e Benini.
“Dobbiamo purtroppo rilevare come quello di tenere nascoste le cose ai consiglieri sia il costante modus operandi di questa amministrazione – rimarcano i consiglieri comunali del M5S – è successo troppe volte perchè sia un caso, si tenta deliberatamente di tenerci all’oscuro è ciò denota la mancanza di collegialità fra giunta e consiglio e all’interno delle stesse funzioni assembleari. Ancora più preoccupante, il comportamento del Presidente del Consiglio Comunale, Paolo Ragazzini, che dovrebbe tenere informati i consiglieri invece che nascondere loro informazioni importanti”, rimarcano i due pentastellati.
“Intanto, si avvicina la data del 23 marzo entro la quale la giunta dovrebbe presentare un nuovo Piano di razionalizzazione delle società pubbliche partecipate che tenga conto dei rilievi della Corte dei Conti. Ma dubitiamo fortemente che questa giunta, sempre più in affanno, riuscirà a trasmettere e comunicare al Consiglio Comunale, tutti i documenti utili, permettendo così ai consiglieri di tutti i partiti di espletare al meglio il loro mandato”: concludono i consiglieri del M5S Vergini e Benini.
Forlì sconta un triste primato: terza nella classifica dei capoluoghi di provincia con il più alto tasso di mortalità riferito all’uso della bicicletta, ovvero: 2,54 morti ogni 100 mila abitanti, quando la media in Italia è 0,37, quindi 7 volte la media nazionale e addirittura superiore al tasso di mortalità riferito alle auto! Dati aggiornati all’ultimo “Focus mobilità urbana” 2016 dell’Istat.
“Più volte, e per ultima nel settembre scorso, abbiamo denunciato questa situazione. Ma il Pd e l’amministrazione comunale del sindaco Drei hanno sempre dimostrato massimo disinteresse al tema della mobilità su due ruote, tanto da snobbare lo scorso anno la settimana europea della mobilità al punto di non organizzare alcuna iniziativa, a differenza di quanto hanno fatto Cesena e molte altre città limitrofe”: denunciano i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Daniele Vergini e Simone Benini che ricordano come la maggioranza in Municipio abbia anche bocciato, adducendo motivazioni non rilevanti una mozione dei pentastellati che proponeva linee guida di buon senso e di facile praticabilità promosse dalla Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) per rendere Forlì una città a misura di bicicletta.
Ora si profila all’orizzonte una nuova opportunità in favore della “mobilità dolce”: grazie ad un emendamento in Parlamento del M5S (primo firmatario Michele Dell’Orco) sono stati sbloccati ben 12,5 milioni di euro a favore delle piste ciclabili e della sicurezza dei ciclisti. Ma in Italia, si sa, “sbloccare” è una parola grossa, e così, malgrado l’emendamento approvato nel 2013 fosse a tutti gli effetti diventato legge, i governi che si sono susseguiti hanno regolarmente lasciato quei soldi chiusi in cassaforte.
“E nel frattempo le nostre piste ciclabili hanno continuato a degradarsi, i ciclisti a morire come le cronache ci hanno raccontato. Dopo quattro anni di richiami, interrogazioni, proteste, mailbombing il ministro ha ceduto, ed i finanziamenti sono stati sbloccati e arriveranno finalmente ai Comuni e potranno essere spesi (il Ministero finanzierà i progetti al 50%) per sviluppo e la messa in sicurezza di percorsi e piste ciclabili e pedonali perché è necessario impiegare maggiori risorse per mobilità sostenibile e per gli utenti deboli della strada”: ricordano ancora i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Simone Benini e Daniele Vergini.
All’Emilia-Romagna spettano 1.281.571,97 euro e a questo punto mancano solo i progetti che i Comuni o le Regioni devono realizzare e presentare entro 150 giorni da quando il decreto è divenuto pienamente esecutivo l’1 febbraio 2017
“Sarebbe oltre che stupido politicamente “delittuoso” non approfittare di questa opportunità! E nel nostro Comune sollecitiamo l’assessore Marco Ravaioli a prendere contatti con l’assessore regionale ai trasporti al fine di chiedere immediatamente alla Regione di spiegare come intenderà gestire questi fondi, e presentare di conseguenza i progetti necessari ad redistribuirli”: insistono Vergini e Benini.
Esempi di interventi finanziabili?
Realizzare piste ciclabili, anche in funzione di disimpegno della sede stradale promiscua; percorsi e attraversamenti pedonali semaforizzati, attraversamenti con isole salvagente, attraversamenti pedonali mediante passerelle, sovrappassi, sottopassi; messa in sicurezza di percorsi ciclabili e pedonali; creare una rete di percorsi ciclopedonali protetti o con esclusione del traffico motorizzato da tutta la sede stradale; realizzare progetti per una mobilità sicura e sostenibile per pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili, secondo criteri di sistematicità, coerenza, integrazione, orientamento su obiettivi specifici e misurabili, monitoraggio dei risultati e valutazione della loro efficacia, condivisione dei risultati delle esperienze.
I criteri per definire e selezionare le proposte che potranno essere finanziati sono i seguenti: effettive esigenze di riduzione dei rischi, evidenziati dall’analisi di incidentalità; efficacia dell’intervento proposto in relazione all’eliminazione o riduzione dei rischi evidenziati; possibilità di concorso finanziario degli enti beneficiari, titolari delle infrastrutture oggetto dei lavori, tali da consentire un ampliamento delle ipotesi di attività, in relazione ai limiti dei finanziamenti statali assentiti e delle capacità di intervento finanziario regionale.
“Questo lo stato dell’arte e lo spettro delle possibilità: al Comune la prima mossa per rendere la nostra città più a misura di ciclista e di pedone”: concludono i due pentastellati.