“Il Movimento 5 Stelle di Forlì manifesta fortissime perplessità per la situazione che si è venuta a creare nella gestione dell’aeroporto Ridolfi. L’Enac, senza valide e specifiche motivazioni, ha concesso all’imprenditore americano Robert Halcombe, amministratore unico di Air Romagna, una proroga dell’apertura, inizialmente fissata al 31 ottobre 2015, al 20 novembre prossimo. Questa agevolazione, ottenuta in assenza di un vero e proprio piano industriale e senza rassicurazioni sull’utilizzo del personale dell’ex società di gestione Seaf, continua a lasciare in ansia e senza stipendio quella quarantina di persone che da mesi attende di conoscere la propria sorte. Nonostante i proclami dei politici locali come il sindaco Drei e dei parlamentari Pd come Marco Di Maio, che, fino a poco tempo fa, esultavano per quella cordata di imprenditori in grado di garantire il decollo dello scalo, a tutt’oggi l’aeroporto di Forlì nient’altro è che una struttura fantasma a concreto rischio degrado”. A lanciare questo allarme sono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini che, per sottolinearne la gravità, lanciano sul web un video puntando proprio sull’ironia dei voli fantasma, che ha tutte le carte in regola per diventare una “clip virale”.
“In questa vicenda – aggiungono i due pentastellati – sono emerse più che evidenti le gravi responsabilità della giunta Regionale dell’Emilia-Romagna che, oltre a non essere stata all’altezza di varare un Piano Regionale integrato dei Trasporti in grado di evitare la guerra fra gli scali aeroportuali del nostro territorio, si è anche dimostrata incapace di salvaguardare i livelli occupazionali degli scali di Forlì e Rimini. L’unico risultato ottenuto infatti, nonostante da mesi gli organi istituzionali, gli enti locali, alcune forze politiche ed il Pd forlivese in particolare, avessero espresso quelle rassicurazioni che si sono dimostrate velleitarie alla verifica di queste ore, è che i dipendenti ex Aeradria Rimini ed ex Seaf Forlì sono gli unici che scontano sulla propria pelle gli errori commessi da politica e mala gestione.”: aggiungono Daniele Vergini e Simone Benini.
“Nonostante la proroga al 20 novembre, oltretutto non vincolante e che sembra offrire allo stesso Halcombe opportunità, mai smentite, di vendere la maggioranza delle sue quote in Air Romagna, si potrebbe addirittura configurare, nella peggiore delle ipotesi, la chiusura dell’operatività di entrambi gli aeroporti, con conseguenti pesanti danni economici e lavorativi all’indotto del ramo avio-trasporto di Forlì e Rimini. Per un movimento come il nostro, che ha a cuore i livelli occupazionali e la gestione oculata delle risorse economiche pubbliche e private, si prefigurerebbe una situazione inaccettabile, dal sapore ancora più amaro viste le parole spese al vento, le promesse mancate e le tante strumentalizzazioni che i politici locali hanno fatto delle vicende relative agli scali romagnoli. Marco Di Maio, Drei e l’assessore regionale Donini soltanto oggi si dicono “preoccupati”… ma non potevano pensarci prima?!”: concludono consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini.
“Al consigliere PD Lodovico Zanetti, che, mentre a Roma nel suo partito “volano i coltelli”, chiama in causa il M5S con un comunicato stampa in tema di immigrazione (pubblicato su Corriere e Carlino), rispondiamo, per mero dovere di cronaca, che non è alimentando la confusione che si concorre a promuovere, come lui stesso vorrebbe, un dibattito serio su una materia che implica ampi risvolti sociali ed economici. Lo stesso consigliere PD si confonde quando parla con leggerezza di migranti, profughi e richiedenti asilo… dovrebbe studiare di più l’argomento”: replicano i consiglieri del M5S di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini.
“Forse il consigliere non è a conoscenza, come riferisce il ministero dell’Interno della sua stessa coalizione, che sul totale delle pratiche esaminate, ben il 50% delle domande di asilo nei primi mesi dell’anno sono state rifiutate ed appena il 10% di chi fa domanda ottiene effettivamente asilo politico, che al 27% non viene riconosciuto nessun tipo di protezione internazionale e che quasi la metà (il 40%) delle persone sbarcate non ha nemmeno fatto richiesta di protezione. Sono proprio le statistiche diffuse dal premier Renzi, fino a prova contraria segretario del PD, che ci ricordano come delle migliaia di stranieri momentaneamente ospitati in Italia non tutti siano richiedenti asilo o fuggano dalla guerra… tutto il contorno è spesso ideologia e convenienza politica”: aggiungono Daniele Vergini e Simone Benini.
“Il consigliere PD non accenna poi minimamente alla questione dei “tempi di identificazione” degli stranieri che approdano in Italia: finchè un migrante non viene identificato non è né un profugo, che deve essere accolto secondo le leggi vigenti, né un immigrato economico, che, sempre secondo le stesse leggi, deve essere espulso o rimpatriato. Finchè non viene identificato, il migrante costa 35 euro al giorno al popolo italiano! Perchè in italia il tempo di identificazione va tranquillamente oltre l’anno e può arrivare fino a due anni, mentre, in altri paesi d’Europa, la media è un mese e mezzo. Perchè queste lungaggini? Chi ci guadagna? E’ vero che il regolamento di Dublino, attualmente in vigore, impone all’Italia, meta obbligata dei barconi che partono dai Paesi del Nord Africa, di trattenere ed identificare i migranti nonostante la maggioranza di loro non voglia restare nel nostro paese, ma, checché ne dica l’esponente PD, favorevole all’accoglienza indiscriminata di massa – spiegano Daniele Vergini e Simone Benini – a nessuno può sfuggire come trattenere persone contro la loro volontà, anche per 2 anni ed a colpi di 35 euro al giorno, generando spesso insofferenza nelle popolazioni locali, sia un evidente paradosso…. sarebbe stato ed è veramente difficile fare peggio di questo governo che non è mai stato in grado di far sentire la sua voce a Bruxelles. Ricordiamo poi che i famosi 35 euro al giorno per profugo non vanno a lui ma alla cooperativa che gestisce la sua accoglienza, ci chiediamo quindi come siano gestite le gare d’appalto e di subappalto e che livello di trasparenza garantiscano!”.
“Nelle intercettazioni di Mafia Capitale, Buzzi, quello che il tesoriere del Pd Cotticelli ha dichiarato di aver incontrato al massimo due volte, diceva al suo interlocutore: “gli immigrati rendono più della droga”… purtroppo è proprio così – aggiungono i consiglieri comunali del M5S di Forlì – l’immigrazione è business per la cattiva politica ed a farvi affari sopra sono proprio, purtroppo, pezzi dello Stato: lo dimostrano sia l’inchiesta della magistratura romana che scoperchia la saldatura fra partiti, criminalità organizzata ed alcune Coop, sia quella di Catania che vede il sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione indagato per turbativa d’asta negli appalti al Cara di Mineo. I morti in mare sono il “cemento” di questo sistema marcio…. se non ci fossero le tragedie non arriverebbero nemmeno i fondi europei: 4 miliardi di euro nel 2007-2013 e altri 3,2 per il periodo 2014-2020, “segui i soldi e troverai la mafia” diceva Giovanni Falcone… un’indicazione valida ancora oggi…”.
I pentastellati replicano poi all’ironia del consigliere Pd sul fatto che hanno votato favorevolmente ai “lavori gratuiti” (intesi evidentemente da Zanetti come “forzati”) dei profughi: “vogliamo essere chiari, quello che abbiamo votato è esclusivamente la possibilità, come sta succedendo ad esempio nella Cesena a guida PD, che i profughi possano eseguire volontariamente, come del resto richiesto espressamente da molti di loro, alcuni lavori socialmente utili per il solo motivo di dare un senso alle loro giornate contraccambiando quello Stato che offre loro vitto e alloggio,”
“Siamo e restiamo, infine, assolutamente concordi con la decisione presa dai nostri parlamentari di votare per l’abolizione del reato di clandestinità, un reato penale mai realmente applicato che, concretizzandosi unicamente nella consegna di un inutile “foglio di via” occupava però, altrettanto inutilmente, fondi ingenti e numerosi effettivi delle Procure, soprattutto siciliane, meglio utilizzabili in campi e questioni sicuramente più importanti … vedi lotta alla mafia.” concludono i consiglieri comunali del M5S di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini
Il Comune di Forlì ha “sborsato” 6.000 euro per la cerimonia di nomina di mons. Erio Castellucci a vescovo di Modena-Nonantola del 12 settembre scorso. I Consiglieri Comunali del MoVimento 5 Stelle Forlì Daniele Vergini e Simone Benini hanno presentato un’interrogazione al fine di conoscere per quale motivo e secondo quale normativa la cifra è stata impegnata nel bilancio comunale per questa iniziativa promossa dalla diocesi di Forlì-Bertinoro. La domanda verrà posta direttamente al sindaco Davide Drei nella seduta del consiglio comunale del 6 ottobre. Si parla di un impegno di spesa di 6.000 euro, soldi dei cittadini, corrisposti direttamente all’Ente Fiera di Forlì SpA a parziale copertura dei costi organizzativi dell’evento legati all’affitto dei locali del Palafiera che in totale sarebbero ammontati a 18.000 euro iva esclusa. “La Giunta avrebbe deciso questa erogazione nella seduta di giunta del 10 settembre, ovvero due giorni prima dell’evento religioso. Ma questa delibera non esisteva fino ad un’ora prima della nostra richiesta, né sull’albo pretorio né sul protocollo informatico del Comune, solo dopo è ‘miracolosamente’ comparsa!”: evidenziano i due consiglieri pentastellati. La figura del Vescovo è riconosciuta in un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri come autorità che riveste carica pubblica: a questa giustificazione si appellano i funzionari del Comune nella determina firmata dal Direttore Generale Vittorio Severi. Ma Daniele Vergini e Simone Benini ricordano però come il decreto che lo stesso Severi indica per legittimare la spesa riguardi solo l’ “ordine di precedenza” nel protocollo cerimoniale di eventi istituzionali come parate o simili e non vi è alcun riferimento alla possibilità di destinare soldi pubblici a manifestazioni organizzate da terzi, materia regolata invece da un apposito regolamento comunale su patrocini e altri contributi economici, in questo caso nemmeno minimamente citato. “Ricordiamo – concludono i consiglieri pentastellati – che in consiglio è in agenda anche la nostra proposta di creare un fondo per la spesa corrente degli istituti scolastici: forse il Sindaco e la Giunta, dovrebbero, prima di elargire soldi pubblici per cerimonie religiose, sistemare le scuole pubbliche… mentre i genitori nel 2015 sono ancora costretti a far portare la carta igienica da casa ai propri figli ci chiediamo: quanta se ne sarebbe potuta acquistare con 6.000 euro?!”
Al ritmo di tre, quattro furti e rapine al giorno Forlì si guadagna il suo poco onorevole primato negativo nazionale: fra le città più vulnerabili al crimine, in cima alla classifica nazionale dei furti in casa. Come certificano le statistiche, Censis: in provincia di Forlì-Cesena triplicati in 10 anni dal 2004 al 2013 i furti in abitazione: +312,9%; Sole 24 Ore: la Provincia di Forlì-Cesena è 5^ assoluta in Italia per il numero di furti in casa con un aumento del 24,2% in un anno e 655 casi per 100mila abitanti; Centro Transcrime dell’Università Cattolica di Milano e dell’Università di Trento: la provincia di Forlì-Cesena vanta un ritmo superiore a quello nazionale in tema di furti e razzie in appartamento: +232% in 8 anni (dal 2004 al 2012).
Che fare?
Il Movimento 5 stelle di Forlì ha elaborato un vero e proprio “pacchetto sicurezza” composto in 10 punti, tutti immediatamente realizzabili che è nostra intenzione presentare agli organismi istituzionali locali: questore, prefetto, etc. E i cittadini potranno anche sostenere la proposta sottoscrivendo una petizione popolare che prenderà avvio sabato 26 settembre, alle ore 15:00 in piazza Saffi, in occasione dell’evento pubblico a tema che vedrà la presenza del senatore M5S Vito Crimi, membro della commissione sicurezza.
I consiglieri comunali del Movimento 5 stelle: Simone Benini e Daniele Vergini, venerdì 25 settembre hanno illustrato in conferenza stampa il “decalogo sicurezza – Forlì città sicura”: “Il sindaco e gli amministratori locali parlano spesso di tavoli di lavoro, di piani e di provvedimenti vari contro la criminalità, misure sbandierate come slogan che purtroppo non trovano riscontro in qualcosa di concreto. Noi, invece, col nostro “Pacchetto Sicurezza” , abbiamo proposto invece soluzioni concretamente realizzabili ed in gran parte attuabili fin da subito, in grado di rendere di nuovo la città di Forlì capace di difendersi e di tornare ad essere fra le più sicure d’Italia”.
Nel piano in 10 punti coesistono elementi concretamente attuabili che prevedono: ordinanze comunali speciali riguardanti la sicurezza e la lotta al degrado, divieto di accattonaggio molesto, lotta all’abusivismo (commerciale e amministrativo) e in tema di prevenzione e sensibilizzazione dei doveri della cittadinanza e tutela dell’ordine pubblico; video sorveglianza mirata: a Forlì le 132 telecamere montate sono in gran parte non funzionanti o dislocate in punti non utili alle attività di indagine. Con solo 50 telecamere funzionanti e posizionate in punti strategici tutte controllate da una cabina di regia (in Questura) in funzione 24 ore, Forlì diventerebbe la città più sicura d’Italia.
E’ previsto, inoltre, il potenziamento di uomini e mezzi delle forze dell’ordine: i tagli eseguiti nelle scorse legislature hanno indebolito fortemente gli organici delle varie forze dell’ordine non contento il naturale e necessario ricambio generazionale, allo stato attuale ci si trova quindi con un organico mediamente “invecchiato” che necessita di forze fresche in aiuto. Il sindaco dovrà farsi parte attiva nei tavoli prefettizi per sollecitare le autorità nazionali e governative a concorrere maggiormente alla sicurezza cittadina.
Anche per la Polizia Municipale il M5S ha previsto una soluzione: meno multe, più controllo del territorio e della sicurezza urbana. “Proponiamo di sollevare il corpo della Polizia Locale da compiti meramente amministrativi, come è attualmente, e in particolar modo la riscossione delle multe e dislocarli intelligentemente sul territorio per formare dei presidi di sicurezza a cui il cittadino può ricorrere in maniera collaborativa”: dicono Simone Benini e Daniele Vergini. I consiglieri comunali del Movimento 5 stelle propongono poi più sinergia fra le forze preposte ai controlli, con il sindaco che dovrà farsi carico della proposta e mettere a disposizione risorse e tecnologie per far si che si intensifichino le collaborazioni e le sinergie tra le varie forze. L’impiego del personale della Vigilanza privata, che non dovrà sovrapporsi alla regolare attività delle forze dell’ordine, ma dovrà essere finalizzato al controllo diurno e notturno di aree a rischio di volta in volta identificate e segnalate quali: aree industriali abbandonate, zone cimiteriali, parcheggi a rischio rapina, aree urbane degradate, frazioni e quartieri periferici, etc. E assieme a questo anche la proposta di attivare percorsi di educazione alla sicurezza ed alla “sorveglianza di vicinato” perchè il M5S ritiene utile concorrere alla attivazione o favorire la nascita di gruppi territorialmente omogenei che possano essere informati ed educati a comportamenti virtuosi dal punto di vista della sicurezza e contemporaneamente che abbiano gli strumenti per comunicare tra loro e direttamente con le forze dell’ordine, eventuali anomalie del territorio in modo da creare una vera e propria rete preventiva di controllo di sociale. Fra le proposte più innovative contenute nel “Pacchetto sicurezza”: la stipula – a carico del Comune per conto di tutte le famiglie forlivesi – di un’assicurazione contro i furti in abitazione: “Esistono in ambito nazionale compagnie assicurative che coprono il rischio dei danni conseguenti ai furti in abitazione con prezzi convenzionati di cui si dovrà fare carico integralmente l’amministrazione comunale. I soldi ci sono. Molti milioni di euro sono stati spesi invano… Le risorse vanno stornate dai capitoli di bilancio dove come movimento 5 stelle abbiamo riscontrato maggior grado di disorganicità e quindi si chiede di definire nel bilancio annuale una voce specifica relativa a tale destinazione” . Poi c’è il capitolo dell’illuminazione intelligente, il M5S ritiene necessaria la nascita di un progetto che potrebbe diventare pilota a livello nazionale per l’utilizzo dell’illuminazione intelligente in maniera utile alla dissuasione dei reati e nel contempo rispettosa del risparmio energetico. L’utilizzo di sistemi a fotocellule consente l’attivazione solo quando necessaria, fermo restando l’utilizzo della illuminazione permanente dove necessaria, per esempio in tema di sicurezza stradale. Infine, ultimo punto, la richiesta a viva voce della certezza della pena e dell’inasprimento delle pene per reati così odiosi e gravi come i furti in appartamento, che tuttora ricadono sulle norme indultate e svuota carceri. “Demandiamo ai parlamentari del nostro movimento l’incarico di verificare la fattibilità di rendere più congrue le pene in materia di reati alla persona o il danno di cose e beni appartenenti ai cittadini e ritenendo fondamentale garantire la certezza della pena. Proprio di questo parleremo con il nostro parlamentare Vito Crimi invitato sabato 26 settembre a Forlì, in piazza Saffi, per un incontro pubblico con i cittadini, a lui il compito di sostenere il nostro progetto e indirizzare l’azione del M5S verso le nostre richieste”: concludono i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Simone Benini e Daniele Vergini.
La maggioranza monocolore del PD ha bocciato la proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle di istituire una commissione d’inchiesta specifica che indaghi sulla regolarità di affidamento e gestione, da parte del Comune di Forlì, di quegli incarichi legali che hanno generato spese fuori bilancio per quasi 1,5 milioni di euro. Un “pasticcio” che ha destato stupore, sconcerto e perplessità anche nel consiglio dell’ordine degli avvocati di Forlì-Cesena. Una cifra elevatissima che costringerà l’amministrazione, come ammesso da alcuni esponenti di giunta, a “tirare la cinghia” ed a risparmiare, per esempio, sugli interventi di emergenza ambientale. “A nostro parere chi ha votato contro l’istituzione di questa commissione è da considerarsi moralmente ‘complice’ degli eventuali profili di responsabilità erariale o penale che dovessero emergere; la motivazione addotta dal PD di voler attendere il pronunciamento della Corte dei Conti è del tutto inaccettabile, come descritto più avanti, ed il M5S presenterà, nei prossimi giorni, un dettagliato esposto alla magistratura sulla vicenda”: avvertono Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, inchiodando alle sue stesse affermazioni il sindaco Davide Drei che, nei giorni scorsi, aveva dichiarato come le linee guida dell’azione della giunta comunale siano da sempre improntate alla massima trasparenza: “cosa evidentemente non vera, vista la totale indisponibilità a fare luce su questa questione”. In piena seduta di consiglio comunale il M5S ha indicato quelle che ha definito le “tempistiche sospette di tutta questa situazione”. “Nella loro relazione i revisori dei conti, che hanno accertato il debito extra bilancio, parlano di irregolarità contabili che si protraevano da 20 anni: possibile che in tutti questi anni nessun amministratore, a partire dall’assessore Briccolani, si sia mai accorto di nulla? Di come le spese legali fossero costantemente e stranamente molto basse? Forse faceva comodo non vedere per avere più margine di manovra e più potere di spesa!?”. Fra i motivi che giustificavano l’attivazione di una commissione d’inchiesta il M5S cita anche le difficoltà riscontrate per ottenere i documenti relativi a questo “scandalo”: “Solo 3 settimane dopo il voto in consiglio, gli uffici hanno terminato di consegnarci “determine di assegnazione incarichi” e “note pro forma”, la documentazione minima che sarebbe stata necessaria ai consiglieri per produrre un voto realmente informato alla delibera di legittimazione, approvata nel consiglio comunale del 28 luglio scorso. Inoltre le note pro forma erano tutte non registrate al protocollo e, nonostante si riferissero anche a cause che risalgono a 20 anni fa, presentavano tutte date molto recenti. Le assegnazioni degli incarichi avvenivano poi impegnando a bilancio, per ciascuna di esse, sempre e solo un fondo spese iniziale di circa 1000 euro, senza pattuire un compenso in fase di stipula del contratto, e senza che si procedesse ad un aggiornamento costi man mano che i processi evolvevano, lasciando al legale, di fatto, la facoltà di decidere il prezzo: un modo di procedere poco corretto e soprattutto non nell’interesse del Comune”. I consiglieri comunali M5S ricordano anche il ruolo giocato dal dirigente Alessandro La Forgia, ormai prossimo alla pensione, cui faceva capo l’Ufficio legale del Comune, reo di non avere effettuato la ricognizione annuale dei debiti maturati, obbligatoria per legge, la cui condotta potrebbe essere passibile di danno erariale: “Pare che La Forgia abbia stipulato un accordo per il pagamento delle parcelle degli avvocati Di Giovanni e Alberti (che sommati formano il 90% del debito fuori bilancio) rispettivamente in data 23 luglio e 20 luglio; guarda caso solo il 23 luglio è stata convocata la commissione consiliare che ha informato noi consiglieri di questo buco facendo scoppiare il caso. Questi accordi, che noi del Movimento 5 Stelle abbiamo scovato mediante accesso agli atti, sono stati stipulati da La Forgia a nome del Comune e di fatto hanno interrotto ogni possibile prescrizione e vincolato il Comune di Forlì al pagamento del debito; con i medesimi accordi si è esautorato il consiglio comunale, unico deputato a legittimare il debito, dall’effettuare le sue valutazioni, rendendo di fatto inutile anche l’emendamento, proposto dalla Giunta nel consiglio del 28 luglio, con il quale si intendeva vincolare il pagamento dei debiti alla verifica di un ente terzo”. Nel mirino del M5S anche il sindaco (“davvero non sapeva che La Forgia il 23 luglio aveva già messo per iscritto agli avvocati il pagamento del 90% di questo debito?”) e di alcuni capigruppo (Maltoni, Peruzzini, Avolio) che hanno impedito di portare con urgenza in consiglio comunale la richiesta di sospensione cautelativa di La Forgia da tutti gli incarichi. Il Movimento 5 stelle di Forlì si dice infine esterrefatto dall’intenzione espressa dalla giunta comunale di sborsare altri 15.000 euro per una ulteriore valutazione sulla congruità delle spese legali in oggetto da parte di un cosiddetto ente terzo: “come se non fossero finiti in fumo già tanti soldi, come se si potesse considerare ‘ente terzo’ un professionista a libro paga del comune! E, ciliegina sulla torta, la selezione avverrà mediante l’invio di lettera d’invito, senza bando interno o esterno!”
Il M5S ritiene opportuno ed urgente, a seguito degli ultimi fatti emersi, convocare ed interpellare nuovamente il collegio dei revisori per capire se il loro parere su opinamento delle parcelle, legittimazione e pagamento del debito extra bilancio vada eventualmente rivisto e riformulato!
Cognomi e nomi di chi ha votato contro e a favore (ricordatevene la prossima volta che andate a votare!)
Benini Simone (M5S)
Vergini Daniele (M5S)
Biondi Lauro (Forza Italia – centro destra)
Burnacci Vanda (Forza Italia – centro destra)
Catalano Marco (Forza Italia – centro destra)
Ragni Fabrizio (Forza Italia – centro destra)
Mezzacapo Daniele (Lega Nord)
Casara Paola (Noi Forlivesi – centro destra)
Minutillo Davide (Fratelli d’Italia – centro destra)
Corvini Fabio (Gruppo Misto)
4 astenuti
Davide Drei (PD – sindaco)
Gentilini Tatiana (Gruppo Misto – ex PD)
Bertaccini Paolo (Con Drei per Forlì – centro sinistra)
Peruzzini Mario (Noi con Drei – centro sinistra)
non presenti in aula
Bertaccini Beatrice (Forza Italia – centro destra)
Avolio Daniele (Gruppo Misto)
“Continuiamo a ritenere che il grave buco di bilancio di 1 milione e 429mila euro creato dalle parcelle dovute per le spese legali affidate ad avvocati esterni al Comune e rimaste chissà come lì da saldare per anni e anni, sia il vero problema politico, che il parziale ridimensionamento del dirigente Alessandro La Forgia non risolve. Anzi, il fatto che la giunta Drei non abbia sfilato cautelativamente al dirigente ex responsabile dell’ufficio legale La Forgia anche la direzione dell’Unità Affari generali e delle Risorse Umane, come da noi richiesto, dimostra che non c’è la volontà politica di fare chiarezza in nome dell’interesse collettivo”.
Questo l’attacco di Simone Benini e Daniele Vergini i due consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì che ricordano come la responsabilità del debito sia stata attribuita in Commissione Consiliare ad Alessandro La Forgia dal vicesindaco Veronica Zanetti e dall’assessore al Bilancio Briccolani, che lo hanno rimproverato per non avere più conteggiato annualmente le spese legali dal 2011 ad oggi.
“Ma non è sostenibile l’assunto che chi aveva responsabilità politiche e di controllo della cosa pubblica, sindaci e assessori, ovvero di chi amministra, per ultima l’assessore al Bilancio Briccolani, non sapesse nulla di questo baratro finanziario che si è creato nel corso di 20 anni! Così come è pacifico che la tardiva segnalazione inviata il 28 luglio dal Comune alla Corte dei Conti, di cui abbiamo ottenuto copia dopo varie insistenze, altro non è che un atto formale per far partire i tempi della prescrizione, ed è volutamente evasiva sull’effettiva cronologia dei fatti e lacunosa sulle motivazioni che hanno portato all’affidamento di 159 cause di vario genere, alcune risalenti finanche al 1994, a 9 avvocati esterni all’amministrazione e più di un centinaio di esse assegnate ad un solo legale: Mario Di Giovanni dello studio legale di Roberto Pinza, guarda caso presidente della Fondazione Carisp, che ha “conguagliato” in oltre un milione di euro la richiesta delle varie difese legali sostenute”: continuano i due consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.
Il vicesindaco Veronica Zanetti ha illustrato in un’intervista sulla stampa locale la costituzione di un “gruppo di lavoro” che si avvarrà di una perizia terza per “individuare gli interventi organizzativi da mettere in campo per far sì che in futuro non si verifichino più situazioni simili”, da indiscrezioni sembra che si tratterà della Regione…
“Ma noi ricordiamo – aggiungono Simone Benini e Daniele Vergini – che questa materia doveva essere affrontata in consiglio comunale e che non ci è stato consentito di farlo, non riteniamo molto credibile affidare a un ente terzo, ma politicamente contiguo all’attuale amministrazione, come la Regione la verifica della congruità degli incarichi legali e degli onorari presentati al Comune dagli avvocati coinvolti in questa vicenda. E, con tutto il rispetto per le persone inserite in questo ‘gruppo di lavoro’, ci diciamo comunque perplessi sulla scelta di figure che non possono vantare esperienza e particolare specializzazione nell’analisi di criticità finanziarie e contabili così gravi come quelle di cui si parla. Un buco di bilancio che mette il Comune in grave difficoltà, come ha ammesso la stessa Briccolani, perchè quei fondi servivano per tamponare le varie emergenze, come le nevicate o gli allagamenti, che ad ogni stagione invernale non mancano”.
“E siamo convinti che il Comune nella prossima manovra finanziaria per riempire le casse metterà mano alle leve fiscali di cui gode: magari con un ulteriore aumento dell’Irpef, a danno di lavoratori e pensionati, e toccando anche la casa, agendo su Tasi e Imu e sbloccando il progetto che non si sa ancora come si chiamerà, se Sirio, Icarus, o altro, che prevede il controllo elettronico dei varchi del centro storico per avviare una nuova stagione di multe stradali. Questo è quello che una giunta monocolore Pd, che ha tradito il patto con i propri elettori, saprà regalare nell’anno che verrà”: concludono Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì.